Re:new. La Convenzione Progressista del PSE

di Renzo Rubele.

Foto: Party of European Socialists PES

Foto: Party of European Socialists PES

Si è svolta il 25 e 26 novembre a Bruxelles la «Convenzione Progressista», un evento organizzato dal Partito Socialista Europeo, che ha radunato numerose persone (più di 2.000, almeno sulla carta) per un fitto calendario di presentazioni e dibattiti sui temi principali della politica continentale e dell’azione “di sinistra” nell’attuale momento storico. E’ stata la prima volta che un Partito politico Europeo organizzava un incontro di questa portata, coinvolgendo strutturalmente anche il sindacalismo e l’associazionismo di area “progressista”, e nei fatti era aperto alla partecipazione di tutta la “società civile” Europea.

Va innanzitutto ricordato che i partiti politici Europei esistono, nella forma attuale, da appena vent’anni. Fu infatti con il Trattato di Maastricht, che li menzionava esplicitamente per la prima volta, che si manifestò la necessità di andare oltre le esistenti strutture di coordinamento sovranazionale a livello continentale, stabilendo un’organizzazione con una propria personalità giuridica. Non vogliamo dilungarci su questo frammento di storia, ma solo ricordare che le difficoltà incontrate per irrobustire la dimensione politica Europea sono il riflesso di situazioni e debolezze reali che si manifestano in una pluralità di settori, e quello dei partiti politici costituisce una vivida, e ovviamente determinante, incarnazione di tali problemi.

Detto questo, va anche chiarito che vi deve essere, e in effetti vi è, una concorrenza di più attori che contribuisce a dare linfa e spessore al livello politico Europeo. Mentre è evidente il ruolo delle attività degli organi dell’Unione Europea, a noi interessa considerare tutto ciò che esiste e si muove oltre le vicende istituzionali, e che dopotutto è determinante per l’esistenza di una vita politica e civile propriamente transnazionale e sovranazionale. In un precedente articolo avevamo avuto la possibilità di dare qualche cenno sulla Fondazione Europea per gli Studi Progressisti (FEPS), anche in considerazione del ruolo di Massimo D’Alema quale suo Presidente. Ora ci occupiamo del PSE e di questa Convenzione Progressista, riportando un po’ qualche impressione di ciò che abbiamo visto aggirandoci fra sale e corridoi.

Ma intanto chiediamo: alzi la mano chi sa nominare qualche dirigente politico del Partito Socialista Europeo. Ci possiamo immaginare espressioni pensose e sguardi dubbiosi. E’ probabile che a molti venga in mente il nome di Martin Schulz, che è in effetti il capogruppo del gruppo parlamentare dei “Socialisti e Democratici”, e dal primo gennaio prossimo assumerà la Presidenza del Parlamento Europeo, in virtù dell’accordo di alternanza con i Popolari. Tuttavia va tenuto presente non solo che il Gruppo parlamentare è una realtà (ovviamente) distinta dal partito – come del resto sanno anche gli Italiani, ai quali è nota la sempre attuale discussione sulla partecipazione del Partito Democratico al gruppo (S & D) senza per questo essere membro del PSE – ma pure che il Partito ha ben poca “presa” sull’attività e sulle decisioni del Gruppo, che vive di vita (politica e organizzativa) propria, e l’appartenenza al quale è oltretutto assai poco vincolante per i singoli parlamentari. In una delle sessioni di questa Convenzione, l’ex europarlamentare Pia Locatelli ricordava che durante il proprio mandato (2004-2009) non aveva in effetti mai ricevuto dei documenti con prese di posizione specifiche del Partito, né, inversamente, richieste di contributi politici. Tutto ciò va ovviamente inquadrato nel contesto della debolezza e delle “difficoltà” di cui abbiamo parlato prima. Situazione non ristretta al PSE, beninteso, ma che riguarda anche il PPE, l’ELDR (il Partito dei Liberali, Democratici e Riformatori) e i Verdi Europei; una situazione che in questi ultimi tempi si sta cercando in qualche modo di rimediare, in parallelo con l’irrompere del livello Europeo e internazionale nella attualità politica quotidiana di ciascun Paese.

Per tornare all’argomento principale, ed al PSE, vediamo cosa è successo in questi giorni di lavori brussellesi. Intanto la Convenzione vera e propria è stata preceduta dalla riunione dell’organo direttivo principale del partito – il Consiglio – dove sono rappresentati tutti i partiti nazionali membri. In tale occasione il PSE ha adottato, per la prima volta nella propria storia, un Manifesto dei Valori, tanto snello quanto utile per comprendere la sintesi teorico-politica del socialismo Europeo in questo momento storico. Il Partito ha poi approvato una Mozione generale per la propria piattaforma di azione politica, la cui lettura è altrettanto interessante, ed ha stabilito un percorso formale condiviso per la scelta di un candidato comune alla Presidenza della Commissione Europea nel 2014. Quest’ultima iniziativa andrebbe commentata separatamente, nei suoi aspetti controversi; limitiamoci per il momento a rilevare che si tratta di una novità politica significativa per l’impostazione stessa del dibattito pubblico sulle istituzioni dell’Unione Europea.

Vi è stato poi un cambio della guardia alla Presidenza del Partito. Quella di Presidente è la carica politicamente più rilevante, giacché il Segretario Generale ha il compito di dirigere la Segreteria permanente a Bruxelles, ma non ha una esposizione politica comparabile. Per 7 anni il danese Poul Nyrup Rasmussen ha guidato il PSE durante un periodo nel complesso abbastanza negativo per i Partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti – sia nei rispettivi Paesi, sia nelle prestazioni a livello di elezioni europee -, anche se meno disastroso di quanto possa sembrare attualmente. Ha voluto lasciare in anticipo rispetto alla scadenza naturale (manca un anno al Congresso), ufficialmente per un insieme di considerazioni personali, familiari e di salute, ma più probabilmente per consentire l’apertura di una discussione franca nella propria famiglia politica. Lo sostituisce ad interim il bulgaro Sergei Stanishev, anch’esso, come Rasmussen, ex primo Ministro del proprio Paese.

Va detto che il gradimento e il carisma di Rasmussen nel PSE erano, e rimangono, elevati. La sua opera, in questi anni, è stata largamente apprezzata, ed egli ha conseguito dei risultati significativi nell’azione di irrobustimento dell’identità del partito, di cui le decisioni prese dal Consiglio, a cui abbiamo fatto cenno, rappresentano un esempio. Rasmussen continua sempre ad essere benvoluto dagli altri dirigenti e dai militanti per la sua capacità comunicativa, di cui ha dato un saggio anche in questa Convenzione. Da una parte si esprime in un inglese fluente, ma sufficientemente semplice e chiaro (e pure con un atteggiamento informale e spiritoso), e dall’altra la sintesi politica che condensa nei propri discorsi può essere ben accolta da orecchie di varie nazionalità. In un certo senso si può dire che egli ha realizzato un’ibridazione della propria identità scandinava con una “alla francese”, e i suoi toni sono attualmente caratterizzati da critiche sempre più forti ai mercati, alla “finanza speculativa” e al neo-liberismo, senza per questo cedere ad un mero “vetero-sindacalismo” – del resto egli fu il Primo Ministro che negli anni ’90 introdusse la flexicurity in Danimarca. Rasmussen, in effetti, venne sostenuto al momento dell’elezione, nel 2004, dal PS francese, sconfiggendo Giuliano Amato, che si era candidato nel nome di una “via blairiana” allora ancora abbastanza forte ma oggi non più in auge nemmeno nel Labour Party. A conti fatti, e vista anche la successiva nascita del PD, si può dire che quella scelta non fu sbagliata, dal punto di vista del PSE.

A proposito di italiani, che ruolo hanno adesso? Qui si presentano dei nodi politici non indifferenti. Pochi sanno che accanto al PSI di Nencini (e Pia Locatelli) c’è ancora come membro ordinario del PSE anche il partito dei DS. Sì, avete letto bene: i Democratici di Sinistra, che permangono in vita come “guscio vuoto” anche, e forse proprio, per non perdere questa “postazione Europea”. La cosa, però si sta facendo politicamente imbarazzante un po’ per tutti, per cui è chiaro che la situazione dovrà essere risolta in qualche modo. Voci di cronaca attribuiscono alle fasi precedenti questa Convenzione degli scambi epistolari fra il Segretario Generale Philippe Cordery e Bersani per venire a capo della questione, anche in considerazione dell’avvicinarsi del Congresso dell’anno prossimo nel quale dovrà essere eletto il nuovo Presidente, e della partenza della gara per la scelta del Candidato alla Presidenza della Commissione Europea, di cui abbiamo detto. Per l’intanto, in occasione di questa riunione del Consiglio, i DS hanno provveduto a sospendere le proprie 6 deleghe, ed invece una delegazione del PD è stata accolta come “ospite”. Invero in tutto il programma della Convenzione, che come si è detto era aperta al variegato e più esteso mondo progressista, figuravano in posizione prominente diversi relatori italiani; tuttavia nessuno dei maggiori fra di essi (tra cui Bersani e D’Alema, che pure è Presidente FEPS) era presente. Ma in questo caso bisogna ricordare il calendario: in quei giorni era certamente più urgente la presenza negli ambienti romani, con il completamento delle nomine del Governo Monti e la definizione della manovra economica.

Nei discorsi pubblici alla Convenzione, comunque, c’era una grande benevolenza e comprensione verso il PD, citato sempre come il referente italiano della famiglia politica. Negli interventi delle principali personalità, da Rasmussen a Martin Schulz al nuovo Presidente ad interim Stanishev, si faceva affidamento anche sull’Italia e su Bersani per una riscossa della sinistra Europea, che ovviamente dovrebbe partire (con buone ragioni, secondo i sondaggi) con Hollande e la Francia nel 2012, e proseguire nel 2013 con il nostro Paese e con la Germania. Nell’attesa dell’avverarsi di questo futuribile scenario, rimane comunque da trovare una soluzione per i rapporti fra PD e PSE, anche in considerazione della sempre più conclamata rilevanza delle decisioni del livello politico Europeo, dai cui giochi il PD sembra in effetti un po’ tagliato fuori.

Per quanto i riguarda i lavori ordinari della Convenzione, essi erano stati organizzati attorno a quattro macro-temi: Fair economy, equal societies, just world, active democracy. Le numerose sessioni organizzate “dal basso”, con il coinvolgimento delle diverse organizzazioni della galassia progressista Europea e mondiale, erano poi seguite da un dibattito in plenaria con alcuni leaders politici dei vari partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti Europei. La documentazione sul sito (incluso i video) è a disposizione per chi volesse approfondire. Di certo noi abbiamo visto un mondo di cittadini, intellettuali, politici, interessati a muoversi, ragionare, discutere – insomma fare qualcosa per contribuire a riparare questa società Europea un po’ acciaccata e per la quale non si intravvede una medicina banale. E comunque non esiste più una ricetta ideologica univoca, ma il Socialismo Europeo vuole tornare a giocare pienamente la propria parte.

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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