Lega e debito pubblico. Quattro grafici contro il revisionismo storico

di Alessandro Giovannini e Raoul Minetti.

Berlusconi è tornato ad attaccare il governo Monti durante la presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa. Alla domanda di un giornalista se non si sentisse di chiedere scusa all’Italia per la situazione del Paese, Berlusconi ha opposto un categorico “no”. Più o meno nelle stesse ore la Lega inscenava cori di protesta nelle aule del Parlamento contro la manovra “salva-Italia”. Bastano quattro banali grafici per smascherare il revisionismo storico a cui assistiamo in queste ore. Per comprendere le cose, in economia è spesso utile fare confronti.

Il Belgio, come l’Italia, e’ esposto alla crisi della zona Euro, ma si trova oggi ad affrontare la tempesta finanziaria con un rapporto debito pubblico/PIL di più di 20 punti percentuali inferiore a quello dell’Italia (97%  contro circa il 120%): una differenza di cui essere invidiosi se si pensa che molti economisti vedono un rapporto del 90% debito/PIL come la meta a cui l’Italia dovrebbe aspirare.

 

Figura 1: Rapporto Debito/PIL

Fonte: Commissione Europea, 2011

Eppure, come mostra il grafico 1, 20 anni fa la situazione delle finanze pubbliche dei due paesi era inversa: il Belgio aveva un debito pubblico pari a 130% il PIL, circa 20 punti percentuali piu’ alto di quello dell’Italia. Come l’Italia, il Belgio usciva da anni di finanza pubblica scellerata (in Belgio specialmente negli anni ’70, in Italia negli anni ’80). Come mostra il grafico 2, durante gli anni ’90 sia il Belgio che l’Italia intrapresero un deciso “consolidamento fiscale” (riduzione del rapporto debito/PIL), condizione necessaria per entrare nell’ Euro (Maastricht, lo ricordiamo, richiedeva una “manifesta tendenza a convergere verso un rapporto debito/PIL del 60%”).

 

Figura 2: Avanzo primario/PIL 

Fonte: Commissione Europea, 2011

Infatti, nonostante gli alti tassi di interesse e la conseguente onerosa spesa per interessi sul debito pubblico (che induceva le finanze pubbliche ad essere comunque in deficit), il grafico 2 mostra come sia i governi belgi che quelli italiani degli anni ’90 riuscirono ad ottenere consistenti avanzi primari (tasse meno spesa pubblica al netto degli interessi) contribuendo a ridurre così progressivamente il rapporto debito/PIL. Furono per entrambi i paesi risultati ottenuti con grossi sacrifici, tasse straordinarie ed aumento dell’imposizione fiscale. Ma la strada del risanamento sembrava imboccata, e lo Stability and Growth Pact europeo (che imponeva il pareggio di bilancio nel lungo periodo, ed un massimo del 3% annuo di deficit) sembrava assicurare ad entrambi i paesi uno scenario di debito in calo negli anni successivi.

Invece alla fine degli anni ’90 il Belgio e l’Italia presero direzioni diverse: ritornando al grafico 1, infatti, appare come da un lato il Belgio continuo’ la sua opera di risanamento (senza il ricorso a misure una tantum almeno fino al 2003), mentre la discesa del debito pubblico dell’Italia si arresto’ nel  2000, ed anzi l’Italia ricomincio’ a registrare un incremento del rapporto debito pubblico/PIL nei primi anni 2000. I grafici non lasciano dubbi sulle responsabilità dei governi Berlusconi-Lega del tempo. Il peggioramento non può essere di certo ricondotto ad un incremento dell’onere per interessi sul debito pubblico (come invece accade in questi giorni):  come mostra il grafico 3, infatti, Belgio e Italia nei primi anni 2000 avevano lo stesso onere per interessi sul debito pubblico, ad un livello sensibilmente più contenuto rispetto a dieci anni prima, grazie all’effetto della moneta unica che aveva allineato gli interessi sul debito di tutti i paesi dell’Eurozona a quelli della Germania.

 

Figura 3: Spesa per interessi/PIL  

Fonte: Commissione Europea, 2011

A cosa è da ricondurre quindi il peggioramento? Mentre il Belgio continuava a far registrare consistenti avanzi primari, l’Italia del governo Berlusconi-Lega si “mangiava” tutto l’avanzo primario, che precipitava in pochi anni praticamente a 0, come mostra il grafico 2. I grafici 4 e 5 consentono anche di analizzare come tale avanzo venne azzerato, separando il saldo finale nelle sue componenti: spesa pubblica (al netto degli interessi) e gettito fiscale.

 

Figura 4: Entrate pubbliche/PIL

Fonte: Commissione Europea, 2011

Figura 5: Spesa pubblica (esclusa spesa per interessi)/PIL

Fonte: Commissione Europea, 2011

Sia l’Italia che il Belgio nei primi anni 2000 registrarono incrementi del rapporto spesa pubblica/PIL. Al contempo l’Italia registrava una contrazione delle entrate fiscali: vale a dire, il governo Berlusconi-Lega finanziava la riduzione del gettito fiscale non con una politica di contenimento della spesa pubblica rispetto al PIL, ma interrompendo il processo di discesa del debito pubblico. La fine della discesa del rapporto debito/PIL dell’Italia implico’ che negli successivi l’Italia dovette sostenere una spesa per interessi sullo stock di debito sensibilmente superiore a quella sostenuta dal Belgio (si veda la parte destra del grafico 3). Il resto e’ cronaca dei giorni nostri. Le scelte dei primi anni 2000 fanno si’ che oggi l’Italia debba affrontare la crisi con un debito/PIL decisamente piu’ alto del Belgio. Come vedremo in un articolo successivo, l’Italia del governo Berlusconi-Lega fu in sostanza tra i primi paesi europei a “tradire” il trattato di Maastricht.

Un’ultima cosa: ci fu un beneficio per l’economia italiana dalla politica economica del governo Berlusconi-Lega nei primi anni 2000? No. L’erosione dell’avanzo primario non produsse alcun vantaggio in termini di migliore performance macroeconomica: come mostra il grafico 6, la crescita del PIL reale dell’Italia, sebbene molto simile a quella belga negli anni ‘90, proprio a partire dal 2000 rimase sostanzialmente inferiore (contribuendo cosi’ a peggiorare l’avanzo primario).

Che dire, a volte quattro grafici “urlano” più di un plotone di deputati leghisti …

 

Figura 6: Crescita reale del PIL (1980=100)

Fonte: Commissione Europea, 2011

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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