L’Italia del fotovoltaico: i benefici per l’economia nazionale

di Giulia Serio.

Alla fine del 2011 l’Italia si appresta a diventare il primo mercato al mondo per potenza fotovoltaica entrata in esercizio nell’arco dell’anno[1], confermando così un trend che ha visto il settore dell’energia solare crescere del 251% dal 2008 al 2009 e del 182% nel solo 2010[2]. Se nel 2010 il fotovoltaico rappresentava il 6% della produzione nazionale e riusciva a fornire il 2,6% dell’energia elettrica consumata in Italia, nei primi sei mesi del 2011 questa quota ha già superato il 3% e si prevede che raggiungerà il 3,8% del mix energetico nel 2012[3].

Nonostante questi dati siano più unici che rari in un periodo di crisi, l’espansione del settore sembra avvenuta in un generale clima di inconsapevolezza, nell’assenza soprattutto di un’analisi economica che ne valuti le ripercussioni sull’economia nazionale. Questo tipo di analisi è ancor più necessaria a livello di elaborazione delle politiche pubbliche, nel momento in cui si rende necessario considerare l’opportunità di sviluppo o abbandono di questa fonte di energia rinnovabile (FER).

Un primo tentativo di presentazione dei benefici apportati dal settore all’economia nazionale, seppur maldestro e incompleto, è il rapporto “Costi e Benefici del Fotovoltaico”, presentato in ottobre dalla Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche (ANIE) e dal Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane (GIFI)[4]. Tralasciando i vantaggi ambientali e geopolitici pur accennati nel testo, riassumiamo qui i risultati del rapporto ANIE/GIFI in termini di impatto aggregato su prodotto interno lordo (PIL), sviluppo e occupazione.

ENTRATE FISCALI – I primi benefici sul PIL sono contabilizzati in termini di entrate fiscali: secondo lo studio ANIE/GIFI, nel 2010 il fotovoltaico ha garantito 4 miliardi di entrate per lo stato. Di questi, 1,9 miliardi di euro corrispondono alle tasse pagate sugli incentivi del Conto Energia[5] (destinati a diminuire in vista della nuova regolamentazione[6]) e i restanti 2 miliardi sono riconducibili al gettito IVA derivante dalla vendita degli impianti. Nonostante queste entrate rappresentino, in termini relativi, solo lo 0,26% degli incassi complessivi dello Stato nel 2010[7], bisogna sottolineare che i dati si riferiscono ad un anno in cui, in termini di capacità installata, il mercato era un terzo dell’attuale. Si può quindi immaginare, senza per questo considerarlo la prima voce in bilancio, che nel 2012 il contributo erariale si avvicinerà allo 0,38%.

INVESTIMENTI – In termini di investimenti, i dati del rapporto ANIE/GIFI presentano interessanti risultati, che stimano il volume d’affari complessivo del totale della filiera a ben 40 miliardi di euro nel solo 2010. Tra questi, gli investimenti privati in tecnologia ammonterebbero ad oltre 10 miliardi di euro. In termini relativi il fotovoltaico è riuscito quindi ad attirare nel 2010 ben il 13% degli investimenti totali, contribuendo così al 2,5% del PIL. Purtroppo il rapporto non specifica né la percentuale di investimenti privati, né la quota di investimenti esteri. La lacuna non è irrilevante perché, come ha recentemente affermato Filippo Levati, presidente del Comitato Industrie Fotovoltaiche Italiane (IFI), in occasione del Festival dell’Energia, il peso degli investimenti esteri nell’industria delle FER italiana nel 2010 potrebbe aver raggiunto il 90%[8]. Se così fosse, solo il 6, forse il 10% dei pannelli installati nel 2010 sarebbero made in Italy e il contributo degli investimenti privati in termini di PIL risulterebbe sovraestimato.

RISPARMIO PRIVATO – I costi che come cittadini abbiamo dovuto sostenere negli ultimi anni per finanziare il sistema di incentivazione al fotovoltaico nel 2010 ammontavano circa all’1,5% della bolletta elettrica, per un totale di 826 milioni di euro. Questi costi di durata ventennale devono essere confrontati con i risparmi annuali in termini di abbattimento della bolletta elettrica che lo sviluppo del settore garantirà per tutti i cittadini ed in particolare per i soggetti proprietari di un impianto. È possibile prevedere almeno due tipi di effetti sul risparmio privato: (1) l’abbattimento dei costi della generazione elettrica tradizionale, che sarà meno soggetta alla volatilità del prezzo del petrolio grazie al progressivo abbandono delle fonti di energia fossile[9]; e (2) la completa indipendenza dei proprietari degli impianti rispetto ad altre possibili variazioni del prezzo dell’energia (oltre il 30% degli impianti oggi in funzione sono stati infatti realizzati sui tetti di edifici civili e industriali). Secondo uno studio dell’Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio (ASPO Italia), nel caso di un aumento del prezzo del petrolio l’introduzione di 2Gw di potenza fotovoltaica aggiuntiva consentirebbe un risparmio di 0,9 cc euro/kWh, che annullerebbe così l’effetto dell’aumento del prezzo dell’energia. Nel caso, meno probabile, in cui il prezzo del petrolio restasse stabile intorno ai 50 euro al barile, i risparmi ammonterebbero almeno a 1,5 cc euro/kWh. In termini aggregati, considerando un consumo domestico annuale pari a circa 70 TWh, lo sviluppo dell’industria fotovoltaica garantirebbe un risparmio netto sulla bolletta di circa 500 milioni di euro per 1.000 MW di potenza fotovoltaica aggiuntiva.

IMPORTAZIONI – Pur avventurandosi in considerazioni in materia di sicurezza energetica, il rapporto dimentica di sottolineare i benefici derivanti dallo sviluppo dell’industria del fotovoltaico sulla bilancia commerciale italiana. Ad oggi l’Italia importa infatti più del 90% del suo fabbisogno energetico in forma di combustibili fossili[10]. Questo fenomeno si traduce: (1) in termini di sicurezza energetica, in una estrema vulnerabilità nei confronti di possibili (nonché previsti[11]) aumenti del prezzo del petrolio; e (2) in materia di contabilità nazionale, nell’impossibilità di ottenere un surplus di bilancio, con inevitabili ricadute a livello di debito pubblico. Dati ANIE e GIFI alla mano, vediamo che nel 2011 il fotovoltaico è riuscito a garantire la copertura dell’aumento della domanda di energia registrata nell’arco dell’anno, sostituendo così le importazioni di petrolio nella misura di circa 2 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) e riducendo il livello totale di importazioni dall’estero del 7,3%.

DEBITO ESTERO – Sempre in termini di bilancia dei pagamenti, il rapporto sottolinea come lo sviluppo del settore fotovoltaico ci permetterà di ridurre il livello di emissioni di circa 6,3 milioni di tonnellate di CO2 (Mtco2) l’anno. Questa cifra, pur rappresentando solo l’1,3% della riduzione annua di gas serra alla quale si è impegnata l’Italia con la ratifica del Protocollo di Kyoto[12], garantirebbe un risparmio annuo di 83milioni di euro in termini di debito per mancato rispetto degli accordi. Il debito totale previsto per il quadriennio 2008-2012[13] potrebbe così essere ridotto di più del 17%.

OLTRE IL PIL, SVILUPPO E OCCUPAZIONE - Ancora più promettenti sono i benefici registrati in termini di sviluppo del territorio. Stando al rapporto, il numero delle aziende produttrici di pannelli ed elementi grecati sarebbe cresciuto del 13% nel 2010, ad un tasso quindi significativamente superiore alla media nazionale, che per il 2010 si attestava all’1,2%[14]. L’associazione italiana che riunisce i produttori di pannelli grecati (AIPEG) afferma inoltre di aver registrato un increamento medio di fatturato pari al 20% sempre nel 2010. A tale proposito, il rapporto specifica che la maggior parte di queste imprese sono italiane che mantengono sul territorio nazionale il 70% del reddito generato dal settore, attraverso il coinvolgimento di attori locali quali istituti di credito, investitori locali, produttori di materiali e distributori. L’effetto moltiplicatore in termini di reddito, consumi ed attività produttive si stima dunque non indifferente.

Tra i dati più di rilievo spiccano infine gli effetti sul tasso di occupazione riconducibili allo sviluppo del settore dell’energia solare fotovoltaica degli ultimi anni. In un anno in cui il tasso di occupazione nazionale ha registrato un calo dello 0,7%[15], l’espansione dell’industria fotovoltaica ha garantito la nascita di quasi 13mila nuovi posti di lavoro nel solo 2010. Il totale degli occupati nel settore ha superato così le 100mila unità, tra cui si contano più di 18mila occupati diretti.

Per concludere, i dati del rapporto ANIE/GIFI, una volta opportunamente spiegati e contestualizzati, evidenziano la presenza di notevoli benefici per l’economia italiana. Ovviamente, un’analisi completa dell’impatto economico dovrà comprendere anche una stima dei costi del sistema in termini di efficienza, affidabilità e sicurezza, e includere gli effetti ambientali, sociali e geopolitici e le differenze in termini di competitività con altre FER.

Per quanto riguarda i benefici, ecco i numeri per l’economia nazionale nel 2010:

 

Valori assoluti

Valori percentuali

Entrate fiscali

+ 4 miliardi €

+ 0,26% del PIL

Investimenti

+ 40 miliardi €

+2,5% del PIL

Risparmio privato

+ 924 milioni €[i]

Riduzione importazioni

- 2 Mtep

(+ 1 milione €[ii])

- 7,3% import totali

Debito estero

+83 milioni €

+ 0,1% del PIL

Tasso di crescita delle aziende AIPEG

+13%[iii]

Nuovi occupati diretti

+12.800

+70%[iv]

 

iMille.org – Raoul Minetti


[1] Stime del Gestore Servizi Energetici (GSE): http://www.gse.it

[2] Monte dei Paschi di Siena (MPS) (2011), Energie rinnovabili: il fotovoltaico, Presentazione Banca Monte dei Paschi di Siena, Area Pianificazione strategica, Research & Investor Relations, Ottobre 2011. Disponibile online: http://www.mps.it/NR/rdonlyres/8366F04D-98EF-405B-ADBD-24A57EB61E88/59131/EnergieRinnovabiliilfotovoltaicoottobre2011.pdf

[3]Rapporto Statistico GSE sulle Fonti di Energia Rinnovabile 2009. Disponibile online su: http://www.gse.it/approfondimenti/Simeri/fer/DocumentLibraryStatisticheFER/statistiche_2009.pdf

[5] Il meccanismo di incentivazione dell’energia solare fotovoltaica, noto in Italia come Conto Energia, consiste nell’erogazione di una tariffa incentivante proporzionale all’energia prodotta dagli impianti, cioè un contributo versato dal Gestore Servizi Energetici (GSE) per ogni kwh generato lungo un arco di tempo di 20 anni.

[6] D. M. 5 maggio 2011

[8] il restante 90-94% proverrebbe da produttori asiatici:  http://gogreen.virgilio.it/b2b/news/fotovoltaico-pannelli-made-in-cina.html

[9] Secondo quello che viene comunemente chiamato Merit Order Effect le fonti con il costo marginale piu’ alto saranno progressivamente sostituite da fonti che presentano incrementi marginali piu’ bassi.

[11] L’Agenzia Internazionale per L’Energia (IEA) nel World Energy Outlook (2010) prevede un aumento del 10-20% del prezzo del petrolio nei prossimi anni. Il World Economic Outlook 2011 del Fondo Monetario Internazionale stima che la spesa italiana in importazioni di petrolio potrebbe così aumentare del 75% dal 2010 al 2015, passando dagli attuali 41 miliardi di euro sino a più di 58 miliardi nel solo 2015: http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2011/02/weodata/weorept.aspx?sy=2009&ey=2016&scsm=1&ssd=1&sort=country&ds=.&br=1&pr1.x=61&pr1.y=12&c=136&s=NGDP%2CNGDPD%2CTMGO&grp=0&a=

[12] Col Protocollo di Kyoto, l’Italia si e’ impegnata ad una riduzione annua pari a 4.857 Mtco2 da qui al 2012: http://unfccc.int/resource/docs/dpr/ita1.pdf

[13] Ad un prezzo pari a 13 euro a tonnellata, come previsto dal Kyoto Group: http://www.kyotoclub.org/index.php?go=30a162

[15] dati ISTAT, medie annuali: http://www.istat.it/it/archivio/21875



Note alla tabella:

 [i]Queste stime sono state calcolate considerando i risparmi netti in bolletta (pari a circa 500milioni di euro per 1.000MW di potenza fotovoltaica aggiuntiva, come stimato da ASPO Italia) e i costi annuali del sistema di incentivazione (calcolati dal rapporto ANIE/GIFI intorno a 826 milioni di euro), ipotizzando che il risparmio medio sia uguale al risparmio marginale;

[ii] Risparmi sulle importazioni per un prezzo del petrolio pari a 98,99 dollari al barile (quotazioni novembre 2011);

[iii] anno 2009-2010;

[iv] anno 2009-2010;

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. Fabio

    Una breve osservazione che potrà agevolmente verificare sui documenti ufficiali (ENEA, GSE, Terna, Governo etc.), dottoressa Savio.
    L’Italia spreca una quantità enorme di energia (quasi il doppio di quella che produce o acquista). Lo spreco si traduce in un costo superiore agli investimenti ed ai benefici prodotti dalle fonti rinnovabili.
    Ergo: i benefici determinati dalle rinnovabili, si azzerano nei loro effetti economici. Consideriamo poi lo spreco di risorse economiche, circa 60 miliardi di euro, dalle allegre forme di incentivazione alle rinnovabili (CIP6 compresi), tra le più alte al mondo (se non le più alte, come nell’eolico).
    Tutto questo sistema ha drenato risorse economiche enormi, che dovevano essere investite nell’efficienza energetica e nel risparmio energetico.
    Ricordo che gli incentivi, compresi i vergognosi CIP6, li abbiamo pagati tutti con le nostre bollette.
    Ora li stiamo pagando per l’ennesima volta, con una manovra che è a caccia dei miliardi sprecati. Visto che abbiamo buttato al vento miliardi che, se investiti in risparmio ed efficienza, avrebbero creato un volano occupazionale ben maggiore.
    Servono più competenze: dalla ricerca, agli installatori, ai manutentori – certificatori etc., per creare sistemi avanzati o reti per l’efficienza energetica, che non per installare e manutenere una pala eolica o un impianto a pannelli.
    Pensiamo alle reti di cogenerazione e teleriscaldamento: una utopia in Italia.
    Fino a quando l’Italia non investirà in queste strutture e nelle reti distributive (tra le più obsolete d’Europa), l’Italia non potrà considerarsi una nazione avanzata.
    E quindi, per quanto potrà vantarsi di produrre energia verde, sarà sempre al palo. Ovvero: come farsi del male da soli e buttare i nostri in un colabrodo pieno di buchi. I nostri acquedotti ci insegnano qualcosa?
    La Germania nal 2008 si è impegnata nel Green New Deal, ma possiede sistemi e infrastrutture di rete che riescono a creare il vero effetto volano, unendo risparmio, efficienza e produzione di rinnovabili. In Italia, invece, si pensa solo a produrre energia e non si investono risorse adeguate in efficienza e risparmio.
    E’ forse un caso che nel 2010, in piena crisi economica, l’industria abbia aumentato il suo consumo energetico del 3%?
    Forse perché ha sistemi produttivi inefficienti dal punto di vista energetico?
    Forse perché banche, imprenditori di settore, politici, perfino associazioni ambientaliste, raccontano solo il volto buono della energia verde, dimenticando di raccontare i dati agghiaccianti e vergognosi sullo spreco?
    Vogliamo parlare delle difficoltà distributive della nostra rete, che spesso non è capace di ricevere l’energia prodotta dalle rinnovabili e quindi, la manda sprecata? Energia che noi tutti abbiamo incentivato alla produzione?
    Colui che accenda, in pieno inverno, un impianto di riscaldamento in una casa senza vetri alle finestre, sarebbe preso per un folle!
    Questo accade in Italia con la produzione e lo spreco di energia.
    Primi a produrre, primi a sprecare. Complimenti Italia!

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