Italia, fashion boutique del nuovo mondo

di Raoul Minetti.

(Padiglione Italiano, 13 Giugno 2010, Shangai, foto: expo2010italy)

Aldo Cazzullo è giornalista di grande acume e spessore. Ma il suo editoriale di oggi sul Corriere della Sera (un editoriale in qualche modo storico — editoriale della Vigilia di Natale in un anno di profonda crisi) non mi è piaciuto. Cazzullo ha scritto l’editoriale con un intento nobile, contribuire ad infondere fiducia in un paese smarrito. Ma recita la sezione cruciale del suo editoriale:

“Pensiamo alla grande domanda di Italia che c’è non soltanto nel resto d’Europa o in America ma anche nel mondo di domani; a quanti cinesi, indiani, brasiliani vorrebbero vestirsi come noi, comprare i nostri prodotti, adottare il nostro stile di vita. Questo mondo globale, che ci impaurisce e ci impoverisce, è anche una grande opportunità per l’Italia; perché un mondo che diventa sempre più uniforme, sempre più uguale a se stesso, guarda con ammirazione al Paese simbolo della creatività, del design, della fantasia, dell’arte, dell’estro, del gusto per il bello. Ricordiamoci chi siamo, e quanto possiamo fare. In tempo di crisi, non c’è regalo migliore. Ed è alla portata di tutti.”

Ci sono due cose a cui mi fa pensare questo paragrafo:

L’Italia: fashion boutique del nuovo mondo?

All’Italia non rimane che “fashion e style”, il vanto dei suoi vestiti e del suo stile di vita? Mi ricorda il modo in cui l’Italia si presento’ al mondo all’ Esposizione Universale di Shanghai 2010, una sala immensa del padiglione con un vestito da sera gigantesco, molteplici stanze dedicate al vino, la pasta, e i monumenti (vestigia dei secoli di gloria che furono). E poi una saletta invisibile per tutto il resto dell’industria, delle tecnologie e della ricerca italiane, “fieramente” rappresentate dal casco di un famoso motociclista. Con tutto il rispetto per l’alta moda e per i bravissimi produttori di vino italiani, e’ tutta qua l’Italia? Una fashion boutique del nuovo mondo?

Smettiamola di sventolare l’ermellino ingiallito

Per ripartire, noi italiani non dovremmo lasciarci alle spalle una volta per tutte un po’ di supponenza che ci viene dal passato? Nelle strade di Shanghai, Pechino e San Paolo del Brasile non c’è una “borghesia dinamica ma un po’ parvenue che non riuscirà mai a eguagliare il nostro stile”. C’è una borghesia dinamica, punto e basta. Che lavora e costruisce, lasciandosi alle spalle, con dignità, un passato di sottosviluppo. Cosi’ come hanno saputo fare gli italiani 50 anni fa. Da questa consapevolezza può discendere per il nostro paese anche la voglia di rimboccarsi di nuovo le maniche.

L’atteggiamento della nobiltà in crisi che sventola l’ ermellino ingiallito davanti alla borghesia laboriosa del nuovo mondo e’ ricetta di sicuro fallimento per l’Italia.

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

10 Commenti

  1. Non sopporto Cazzullo, ma ci sta un ma grosso come una casa… Vedete io vivo in una realtà sanissima, ma che nessuno si fila. Guardate i conti di imprese come il consorzio di Parma, o Giacomo conterno, tasca d’almerita, spigaroli, prosciutto di Parma, cooperativa ortofrutticola di pachino, tramin, ecc. Ho volutamente mischiato piccoli e grandi, ma sempre con una elevata qualità di prodotto. Provate a guardare i conti del turismo in langa nel periodo del tartufo, o in Abruzzo durante la perdonanza… Insomma vivo in un mondo molto sano che esporta, produce e occupa nell’indifferenza della nostra classe dirigente (indifferenza quando siamo fortunati, se no danni!). Provate a parlare con Bersani o Di Pietro o Vendola di queste cose, vi diranno che si tratta di salami, alzeranno il sopracciglio e torneranno ad occuparsi di Pomigliano, pensando che il futuro dell’Italia sia in mano ad una visione industriale di impianto fordista… Mah, io penso che ere nuove abbiano bisogno di visioni nuove… Che settori come l’enogastronomico di qualità possa o dare una mano al futuro dell’economia italiano… E con lui tante altre nicchie di qualità. 
    Non sono Cazzullo, ma vi posso dire per conoscenza diretta che i numeri dell’export dei vini in Brasile o Cina e le performance di crescita dei marchi italiani sono impressionanti… :D
    Ciao A

    Ps. Per quanto riguarda Cazzullo, i nostri progenitori avrebbero detto “nomen omen” :D

  2. “L’atteggiamento della nobiltà in crisi che sventola l’ermellino ingiallito davanti alla borghesia laboriosa del nuovo mondo è ricetta di sicuro fallimento per l’Italia.”

    Non potrei essere più d’accordo. E aggiungo che è tutta l’Europa ad avere questo atteggiamento da aristocrazia decadente … e purtroppo sappiamo tutti come sono andate a finire le aristocrazie decadenti che sventolavano ermellini o che si rifugiavano nei propri nobili palazzi a criticare la rozzezza di quei borghesi parvenue che mai potranno eguagliare la loro classe …

  3. Gianni

    E’ triste un economista che non conosca Ricardo, e ci consigli di fare cose per le quali i cinesi o i tedeschi hanno un vantaggio comparativo.

  4. Raoul

    Caro Gianni, la teoria del commercio internazionale si e’ mossa dopo Ricardo. Detto con simpatia, tempo di aggiornare le tue letture

  5. Gianni

    Si e’ mossa anche dopo Sraffa?

  6. Filippo Zuliani Filippo

    Si’, Gianni. Anche dopo Sraffa. Aggiornati.

  7. Gianni

    OK, grazie. Prendo atto del fatto che la divisione internazionale del lavoro e’ terminata. Bisognera’ informare gli altri.

  8. Francesco Cerisoli

    Ricordo una discussione simile (era uguale pure l’immagine usata all’inizio) circa un anno fa. Non mi sembra che abbiamo fatto grandi passi avanti…

  9. Francesco Cerisoli

    Il link
    http://www.imille.org/2010/08/shangai-2010-litalia-e-un-paese-senza-futuro/

  10. Gianni

    Mi sembra che di passi avanti ne abbiamo fatti molti, invece. Abbiamo appena scoperto che Ricardo e Sraffa dicevano cazzate. Non mi pare poco.

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