Disabilità, scuola, integrazione. Una battaglia progressista

di Alessandro Bocchetti.

Foto: izahorsky

Foto: izahorsky

Mentre tu hai una cosa, questa può esserti tolta. Ma quando tu la dai, ecco, l’hai data. Nessun ladro te la può rubare. E allora è tua per sempre. 
 (James Joyce)

L’unico modo di conoscere davvero i problemi è accostarsi a quanti vivono quei problemi e trarre da essi, da quello scambio, le conclusioni. 
(Ernesto Guevara)

COLLABORAZIONE E SOLIDARIETÀ, due parole che nel linguaggio contemporaneo sembrano scontate, ma nei fatti non lo sono affatto. Neglette e de-negate in un’ottica privatistica e contegnosa.

La DISABILITÀ (e badate bene, non parliamo volutamente di diversa abilità) è una condizione di estrema fragilità, che partendo da un dato privato di debolezza e bisogno, investe a cerchi concentrici, come un sasso nello stagno, fasce sempre più ampie di persone. Dal disabile, si passa alla famiglia, poi agli amici, colleghi, compagni di scuola… Una rete di rapporti che ingloba al suo interno una moltitudine.

Insomma, quello che viene vissuto dai più come un fatto privato, ad un esame più ampio si dimostra come una faccenda molto più complessa e intricata dell’apparenza. In questo campo non esiste una differenza tra privato e pubblico, il privato diventa un interesse generale, che diventa politico.

I confini, in settori come questo, diventano più sfumati, quasi liquidi e la risposta dovrà essere precisa e forte. A questo bisogna aggiungere la crescita dell’area della disabilità. La Comunità Europea nella Carta dei diritti dei disabili, recepita da tutti gli stati membri, calcola nel rapporto di uno a dieci il tetto dei disabili europei rispetto alla cittadinanza.

I disabili aumentano per l’intersecarsi di due evenienze principali: a causa degli sviluppi medici dell’ultimo secolo i disabili sopravvivono di più, sia alla nascita che alle malattie, e si scoprono nuove forme di disabilità fino a poco tempo fa sconosciute (malattie genetiche, metaboliche, autismo, dislessia, ecc.). Da una parte la minore mortalità dei bambini problematici e dall’altra una maggiore sopravvivenza in vita nel tempo. Questo significa sostanzialmente una cosa: una maggiore presenza della disabilità nella vita di tutti i giorni e una maggiore durata della vita. Quindi più disabili adulti, che se non recuperati, costeranno un prezzo insostenibile al welfare statale.

Questa è un’altra parte del problema. La disabilità è un costo a carico dello Stato. Ma ancora di più lo è una disabilità adulta o addirittura anziana, non recuperata. Cioè laddove non esiste più, o si fa sfumato, l’appoggio genitoriale. La gestione (in questo caso si potrebbe parlare anche di contenimento) passa sostanzialmente allo Stato. I costi di un adulto disabile non recuperato diventano altissimi, e problematici per un welfare già zoppicante.

Da qui l’esigenza del recupero del bambino disabile. Della formazione, non per un’aleatoria possibilità di guarigione (non si guarisce!), ma per una più realistica esigenza di formazione e integrazione nella società. I bimbi disabili possono essere adulti integrati e produttivi nella società.

Bisogna però muoversi molto presto: tutti gli studi concordano sull’esistenza di un periodo finestra, in prima età scolare, in cui possono essere compiuti notevoli passi avanti in questa direzione. L’integrazione scolastica della disabilità è stata per lunghi anni un’eccellenza della scuola (soprattutto primaria) italiana. Sono stati fatti in questa direzione potenti passi in avanti, nel recupero e integrazione. Con evidenti benefici dei soggetti disabili, ma anche di tutta la classe, che si arricchiva di un rapporto umano fondante. Il bambino disabile, se ben supportato, diventa una risorsa e non più solamente un peso, una difficoltà per l’apprendimento collettivo. Purtroppo la difficile congiuntura economica e la mala gestio dei conti dello Stato hanno messo in seria difficoltà questa eccellenza.

Le finanziarie degli ultimi anni (anche del governo Prodi in verità) hanno via via tagliato massicciamente i fondi per la disabilità. Sino ad arrivare ai tagli incondizionati dell’ultimo governo Berlusconi e alla famigerata legge 244/2007, che fissava un limite definito al numero di ore dei sostegni. La Consulta, su azione della regione Sicilia, con sentenza n. 80 del marzo del 2010, ha dichiarato questa legge incostituzionale in quanto lesiva del diritto allo studio sancito dalla nostra costituzione nell’art. 34 nel famoso dettato “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.”

A questo punto siamo in una vera situazione di emergenza democratica, una forza progressista e riformista deve avere il coraggio di far propria questa battaglia, rendendo possibile il dettato della Carta dei diritti fondamentale dell’Unione europea (fonte primaria di diritto) che nell’articolo 26 sotto il titolo Inserimento dei disabili recita: “L’Unione riconosce e rispetta il diritto dei disabili di beneficiare di misure intese a garantirne l’autonomia, l’inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità”.

Perché solo un paese che sa affrontare la questione dei suoi figli più deboli, che sa vigilare e garantire pari opportunità a tutti, potrà essere un paese moderno e giusto.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

2 Commenti

  1. Carlo

    Bel pezzo!
    Fate bene a ricordarci che non è una faccenda privata! Ma cosa possiamo fare per contattare una questione tanto enorme? Mi piacerebbe leggere anche delle proposte, delle soluzioni. Il problema della sinistra è essere bravissima a individuare le questioni, meno a proporre soluzioni…

  2. grazie Carlo,
    le proposte arriveranno, intendo tediarvi a lungo con questi problemi :D . ritengo siano veramente centrali per uno stato moderno. Questo è solo un primo passo.
    per ora lancio una prima semplice proposta progressista… Si potrebbe iniziare con obbligare le scuole private che accedono ai contributi pubblici all’obbligo di attivazione dei sostegni, nei modi e tempi previsti dalla legge, come prerequisito, tra l’altro sarebbe anche in linea con quanto deciso dai costituenti quando parlano di “equipollenza”…
    Ciao A

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