di Stefano Minguzzi.
Ad ottobre 2011 gli utenti connessi sono poco più di 27 milioni (+10,5%), il 49,8% degli italiani dai 2 anni in su. Un risultato che dimostra quanto la rete continui a “tirare” anche in assenza di investimenti. Certo è che su 27 milioni di utenti 21 milioni hanno un account su Facebook, il social network blu sarebbe in competizione diretta con la tv per pervasività.
Dai dati di Audiweb Database, che presenta la stima dell’utilizzo effettivo di internet da parte degli Italiani dai 2 anni in su, che si collegano attraverso un computer da casa, ufficio o altri luoghi, esce un quadro interessante dell’Italia online. Ogni giorno, mediamente, 13 milioni di persone navigano per 1 ora e 21 minuti e consultano 160 pagine. Chi sono? Uomini nel 55% dei casi (7,2 milioni) e donne nel restante 45% dei casi (5,9 milioni). In gran parte sono i 35-54enni (6,2 milioni) a stare online, seguiti dai 25-34enni (2,6 milioni di utenti attivi) smentendo il luogo comune che ci sarebbe una correlazione diretta tra bassa età e connessione. Anche il luogo comune sull’alta scolarizzazione è ribaltato: il 51% degli utenti attivi ha un diploma superiore o tecnico, mentre solo il 26% è universitario o laureato.
Se vogliamo lo sguardo dall’altra parte il Censis ci fornisce un quadro preoccupante. C’è un 20% degli italiani – donne, anziane e con basso titolo di studio – senza alcun rapporto né con internet né con i cellulari. Non sorprende che sia anche il pubblico di riferimento della tv generalista messa in crisi dal proliferare dei canali tematici digitali e satellitari. E’ un’Italia che sta letteralmente morendo, ma è tutt’altro che assente e marginale anche perché accompagnata da un altro 24% di popolazione che il Censis definisce “attardato” e che non ha alcun rapporto con internet (perché non sanno usare il computer), ma usano i cellulari con una qualche frequenza. Anche in questo caso parliamo di donne, di età meno avanzata, con un titolo di studio elementare o di licenza media.
Un paese ancora spaccato in due, dunque, che ripropone online le arretratezze e le punte di qualità dell’Italia reale. Se, come abbiamo già detto, gli investimenti non sostengono la crescita il mercato si orienta da solo in una sorta di legge della giungla digitale. Non sorprende dunque che secondo il rapporto dell’ITU “The World in 2011: ICT Facts and Figures”, riportato dalla newsletter Wireless, la banda larga Mobile sia più diffusa della fissa nel mondo, dai paesi in via di sviluppo a quelli già sviluppati.
Nel mondo sono 5,9 miliardi le utenze Mobile: quasi 6 miliardi su 7 (penetrazione dell’87%)! Solo un terzo del totale ha accesso ad internet. E c’è di più perché chi accede ad internet da mobile è già oggi in buona compagnia: 1,2 miliardi di persone con un +45% l’anno dal 2006 ad oggi.
Non sorprende nemmeno che la mappa dell’innovazione sia molto diversa da quella dei paesi industrializzati: la Corea del Sud, ha l’economia più avanzata al mondo in termini di diffusione delle tecnologie ICT ed è anche il Paese in cui più si utilizza la banda larga mobile (91 abbonamenti ogni 100 abitanti). L’Italia che passa per avere un mercato enorme in Europa ha “solo” 59 sottoscrizioni ogni 100 abitanti per il Mobile (53 ogni 100 per il fisso).
Il continente europeo però segna un record importante: è la regione con il maggior sviluppo della banda larga, sia mobile (26% degli europei) che fissa (54), nel mondo. Subito dietro i cosiddetti paesi in via di sviluppo che usano il mobile per aggirare il digital divide costituito da mancanza di infrastrutture e costi per impiantarle. Solo in Africa emerge che il mobile sia quattro volte più diffuso del fisso con una penetrazione del 4%.
Purtroppo però non possiamo pensare di riprendere a crescere lasciando tutto all’iniziativa privata, se non individuale. L’associazione che riunisce tutti i provider italiani questo mese ha lanciato l’ennesimo grido d’allarme: il rischio è quello di chiudere il mercato della banda larga, con possibili danni ai consumatori e alla concorrenza. La delibera, che l’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom) ha in esame questo mese, rimuove l’obbligo da parte di Telecom Italia di aprire la propria rete ad operatori terzi a prezzi orientati ai costi su tutto il territorio italiano tramite l’offerta all’ingrosso “bitstream”. Il bitstream sino ad oggi è stato un caposaldo per garantire una ricca scelta tra offerte a banda larga di operatori diversi.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







