Crisi del debito. Evasione, burocrazia e Paesi PIIGS

di Maurizio Bovi.

Images of Money

Nessuno tra i cosiddetti Paesi PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) è stato risparmiato dalla crisi dei debiti pubblici. Va però osservato che il livello di inefficienza della PA e quello di evasione fiscale non è uguale tra di essi. Perché è importante farlo notare? La risposta è che tra i summenzionati elementi potrebbe esistere un collegamento forse in grado di chiarire parte dei recenti sviluppi economico-politici che hanno interessato i PIIGS. In ciò il movente di questo post.

Una premessa è d’obbligo. Quando si propone un’analisi basata su stime di fenomeni come l’evasione fiscale, la qualità della PA e simili, si deve ammettere sin da subito che la qualità dei dati è al limite della decenza. Un modo di aumentare l’affidabilità dei risultati consiste nel discutere di classifiche e valori medi. Si spera, cioè, che i dati riescano almeno ad indicare che, in media pluriennale, un Paese ha un ranking peggiore di un altro riguardo alla quantità di evasione, alla qualità della burocrazia… Se si crede che così facendo si riesca a superare la soglia minima di affidabilità, allora potrebbe valer la pena continuare a leggere.

Se state ancora leggendo siamo dunque ora pronti ad organizzare i numeri in maniera da esaltare le relazioni accennate sopra. Cominciamo con la relazione tra evasione e burocrazia. Si può immaginare che, a parità di aliquote tributarie, un settore pubblico onesto ed efficiente potrebbe costituire un valido deterrente per gli evasori. Il contrario vale per una cattiva PA, che, oltretutto, potrebbe fornire servizi di qualità e quantità scadenti, accrescendo la voglia di evadere e/o di ricorrere a servizi in nero. Ciò potrebbe spiegare la distribuzione dei dati nella figura 1.

 

 Figura 1: Evasione e Burocrazia (Institutional Setting) nei Paesi PIIGS, in altri EZ e in altri OCSE

Legenda: l’indice Burocrazia(=institutional setting) raggiunge il valore massimo di 20 se la PA è perfetta (fonte: Fraser Institute). L’evasione fiscale(=shadow economy) è in % del PIL dichiarato (si tratta di calcoli fatti da me e da R. Dell’Anno su dati di Schneider). EZ=Paesi dell’Euro zona. I punti nel grafico sono valori medi del periodo 1990-2003.

 La Figura1 mostra con sufficiente chiarezza che un miglior apparato burocratico è associato ad un minor livello di evasione. Si osserva anche che i PIIGS sono relegati nell’angolo dei “cattivi”, e cioè tra i Paesi con la maggior evasione e la peggior burocrazia. In effetti, però, l’Irlanda sembra un PIIGS di razza diversa. Ricordiamoci anche la posizione “né carne né pesce” del Belgio. Ci tornerà utile poi.

Ovviamente la storia non finisce qui. Quando si parla di evasione e burocrazia non si può non parlare di Fisco. Infatti alcuni studiosi hanno ipotizzato che tutte le variabili qui richiamate potrebbero essere interconnesse in un modo molto particolare. Telegraficamente, la loro intuizione è la seguente. Se una nazione ha una burocrazia valida, allora riuscirà a farsi pagare una sufficiente quantità di tributi. D’altronde, se una nazione riesce a raccogliere un sufficiente livello di tasse e imposte, allora potrà finanziare una valida macchina burocratica. Al contrario, se una nazione NON riesce a raccogliere un sufficiente livello di tributi, allora NON potrà finanziare una efficiente burocrazia che, a sua volta, NON sarà in grado di frenare gli evasori e così via. Insomma, i Paesi tenderanno a polarizzarsi in due situazioni opposte, l’una caratterizzata da poca evasione, molti incassi fiscali e buona burocrazia; l’altra caratterizzata da molta evasione, scarsi introiti per il Fisco e burocrazia inefficiente. In questo post mi concentro su quest’ultimo, perverso, equilibrio.

Anche la figura 2, come la precedente, si riferisce a valori medi 1990-2003. Essa però confronta l’aliquota totale media a carico dei contribuenti onesti (cioè il rapporto tra il totale delle entrate del Fisco e il PIL dichiarato) e l’evasione in quota del PIL dichiarato.

 

 Figura 2: Evasione e aliquota totale media nei Paesi PIIGS, negli altri EZ e negli altri OCSE

Legenda: Tax-to-GDP = aliquota totale media a carico dei contribuenti onesti (cioè il rapporto tra il totale delle entrate del Fisco e il PIL dichiarato). Vedi anche la legenda della figura 1.

In linea con le indicazioni a cui si è fatto cenno poc’anzi, nella figura 2 il Fisco dei Paesi PIIGS sembra incassare meno di quelli di altri Paesi. Ciò vale specialmente se si confrontano le posizioni delle social democrazie nordiche con quelle della penisola iberica e della Grecia: non sembra che maggiore evasione e alte aliquote vadano sempre a braccetto[1]. Ancora una volta l’Irlanda appare un PIIGS di razza piuttosto diversa dagli altri che, invece, sembrano tutti condividere situazioni perverse. Non a caso i Paesi PIIGS, esclusa l’Irlanda, sono anche raggruppati sotto il nome di nazioni dell’“olio d’oliva”. Fuori dal gruppo dei PIIGS, si fa notare ancora una volta la personalità “borderline” del Belgio.

Detto dell’equilibrio perverso che accomuna i Paesi dell’olio d’oliva, si può a questo punto tentare una lettura della recente crisi del debito sovrano. Si può osservare, per esempio, che potrebbe non essere sorprendente che siano stati proprio i Paesi dell’olio d’oliva ad essere finiti nei guai non appena sono cominciate le crisi finanziarie internazionali. Alcuni economisti, infatti, hanno evidenziato come i Paesi con problemi di burocrazia e governance abbiano anche evidenti problemi di crescita economica e di credibilità. E ancora, si può notare come l’Irlanda sia stata, finora, l’unico PIIGS ad essere riuscito a trovare una soluzione alla crisi. Chissà, forse il fatto di avere istituzioni non “all’olio d’oliva” potrebbe aver agevolato l’Irlanda. Similmente, in certa misura, dicasi per il Belgio. Storicamente, in effetti, il Belgio è un Paese sia con un’alta evasione che con un’alta propensione a generare debito pubblico. Eppure esso è finora sempre stato in grado di venire fuori da complicati processi di consolidamento fiscale. È un caso che la figura 1 ci informi che il Belgio ha una PA di livello “nordico”? Infine, veniamo ai Paesi con una governance fragile per i quali si è detto che la situazione perversa in cui giacciono tende ad autoalimentarsi. Qui si può aggiungere che a pagare la citata situazione sono soprattutto i cittadini onesti e che, forse anche per questo, le forze per un cambiamento dall’interno sono insufficienti a farli uscire dalla trappola “molta evasione-scarsi introiti fiscali-inefficiente burocrazia.” Durante le crisi globali, tuttavia, alle forze interne si aggiungono le pressioni dei mercati e delle istituzioni internazionali, per cui il mantenimento dello status quo potrebbe divenire semplicemente insostenibile. Invero, con le dimissioni di Berlusconi, tutti i governi dei Paesi dell’olio d’oliva sono quest’anno divenuti “ex”. La cronaca sembra quindi suggerire che, per uscire dalla crisi, indire nuove elezioni o formare governi tecnici era necessario. È anche sufficiente? Forse sì, almeno per quanto riguarda il consolidamento fiscale. Sono più scettico, invece, se ci si riferisce alla capacità dei Paesi dell’olio d’oliva di liberarsi dalla trappola in cui sono trattenuti. L’Italia, ad esempio, ha già avuto vari governi tecnici e alcuni proprio all’inizio del periodo al quale si riferiscono i dati qui analizzati. Com’è andata a finire? Se da un lato i tecnici sono sostanzialmente riusciti a risolvere le peculiari emergenze per le quali erano stati chiamati (inflazione e riforma delle pensioni), l’evidenza empirica dice che l’Italia è tuttora tra i PIIGS all’olio d’oliva. Che dire, speriamo che la Storia non si ripeta…

 

iMille.org – Direttore Raoul Minetti


[1] Qui si può far notare che in Italia le regioni meno tartassate (quelle del Sud) sono anche quelle con la maggior evasione. Anche in questo caso, forse, la cattiva governance pubblica può avere un ruolo.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

5 Commenti

  1. Michele Epinio

    Da quanto leggo in giro per blog questa manovra conterrebbe solo aspetti di bilancio e non di sviluppo.
    Ma nche stando ai necessari aspetti di taglioiovorrei riportare una mia esperienza personale come operatore nel campo della televisione:
    perche’ la Rai non apre un’inchiesta interna sulll’impiego di denaro pubblico (moltissimo) per realizzare la serie Agrodolce su cui si sta scatenando un’inchiesta per soldi finiti nelle tasche dei parenti dei dirigenti Rai, nella migliore delle ipotesi, e in quelle delle cosche mafiose siciliane (terra in cui la fiction e’ stat girata), nella peggiore delle ipotesi?

    Quanti soldi dovra’ ingurgitare quell’idrovora che chiamiamo Rai, unica illusoria isola felice in un paese i recessione?

    Michele

  2. Maurizio Bovi Maurizio

    @Michele.
    Volendo trovare un nesso logico tra il tuo commento e il mio articolo si potrebbe dire che la cattiva gestione della Rai potrebbe essere collegabile alla elevata evasione del canone un po’ come la cattiva gestione di uno Stato va a braccetto col livello di evasione (vedi la figura 1). Grazie.

  3. L’articolo è convincente (e deprimente), e sicuramente la trappola inefficienza/evasione è un bel problema di difficilissima soluzione. E credo che dovremmo sempre più abituarci ai confronti internazionali per uscire dalle nostre trappole.

    Tuttavia, parlando di qualità dei dati, sono un po’ perplesso dall’indicatore “Institutional Setting” in Figura 1. A giudicare dalla posizione di USA e GB rispetto, ad esempio, a Olanda e Finlandia, viene il sospetto che misuri, più che la qualità della burocrazia, la sua “leggerezza”, insomma che misuri più l’atteggiamento più o meno deregolamentato dello stato, che non l’efficienza a prescindere dal modello di regolazione adottato.

  4. Maurizio Bovi Maurizio

    @Corrado. Hai ragione, infatti l’indice è la somma di bontà della PA e la sua invasività intesa come “eccessiva” regolamentazione. Se proprio sei interessato al tema, puoi leggere il mio articolo “The changing nature of the OECD countries” (insieme a Roberto dell’anno) pubblicato sul JEE dove puoi trovare altre indicazioni. Qui di più non si può. Grazie.

  5. uqbal

    Sono d’accordo sul convicente e deprimente. La morale, in definitiva, è: “Chi è causa del suo mal, pianga se stesso”…

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