di Simona Milio.
Martedì 22 Novembre 2011, un forte nubifragio si è abbattuto sulla provincia di Messina, in particolar modo nelle cittadine di Saponara e Barcellona Pozzo di Gotto. Scenari a dir poco apocalittici si sono presentati davanti agli occhi: frane, smottamenti e allagamenti hanno devastato un intera cittadina. Il torrente Longano, uno dei principali del territorio, è esondato, invadendo tutte le vie barcellonesi e provocando ingenti danni: negozi distrutti, cantinati ed abitazioni a pian terreno invasi dal fango, auto travolte. Quattro persone hanno perso la vita, tra cui un bimbo di 10 anni. Le zone colpite sono ricoperte di fango, manca l’elettricità, e sono circa 830 gli sfollati dai comuni della provincia tirrenica. In una situazione del genere, la solidarietà sembra dover essere scontata. E invece…
Dopo l’alluvione, sorprendono (quasi spaventano) le invettive razziste e quasi neonaziste che spopolano sui social network. E’ il caso di uno dei soliti ignoti che giusto pochi giorni fa ha aperto una pagina su Facebook dal titolo “Dopo l’alluvione speriamo nell’Etna per farvi sparire” che nel giro di poche ore ha raccolto circa 400 seguaci. La pagina è stata chiusa a seguito delle centinaia di segnalazioni. Ma se un ignoto lascia l’amaro in bocca della gente che, a causa della pioggia, ha perso ogni cosa, immaginate quanto male faccia che il quotidiano “La Repubblica” pubblichi un video (altrettanto razzista) sulle differenze tra la tragedia delle alluvioni in Liguria e quelle che hanno colpito la provincia di Messina due giorni fa. Video che ha sollevato le critiche di molti meridionali che si domandano come sia possibile che nell’affrontare un tema così delicato, come quello degli alluvioni ed i disastri idrogeologici che hanno colpito l’Italia in lungo e in largo nelle ultime settimane, si propone un servizio che esprime un giudizio razzista nei confronti delle popolazioni del Sud. Se le pagine dei social network si possono ignorare imputandole a un numero limitato di persone, è difficile che passi inosservato un video pubblicato da un’ importante testata giornalistica.
Il video, tra le tante cose, denuncia l’abusivismo edilizio come causa del disastro Barcellonese, dimenticando che lo stesso abusivismo era stato additato come responsabile dei disastri di Genova. Inoltre, si tralascia che nel Messinese pezzi di montagna si sono staccati e sono finiti addosso ad edifici regolarmente costruiti nell’area edificabile del paese. Queste catastrofi naturali non sono da imputare a nessuno.
Non voglio dilungarmi sui dettagli del video che descrive il Sud violento-imprevedibile-inaffidabile-sprecone-confusionario-corrotto-mafioso-camorristico, e che giustifica il fatto che nessuno “abbia messo mano al portafoglio per aiutare”….perche’ aiutare il Sud è pericoloso. Voglio invece soffermarmi sulle conseguenze che questo episodio rivela per la crescita sociale del nostro paese, fondamentale per qualsiasi crescita economica e politica.
Negli ultimi anni ci siamo “indignati” per vari atteggiamenti del nostro ex Primo Ministro, abbiamo chiesto e gridato di essere degnamente rappresentati. Abbiamo sofferto la crisi economica, i licenziamenti, il precariato. Oggi abbiamo un governo nuovo a cui continuiamo a chiedere queste cose. Perché? Perché vogliamo un Paese che si sviluppi economicamente, che offra opportunità di crescita. Ma se il governo può darci delle risposte economiche, chi può darci le risposte sociali? Chi può rendere il paese socialmente coeso e unito? Perché è la coesione sociale, la risposta per lo sviluppo economico.
Infatti, come riassunto perfettamente da Grootaer: “E’ ormai riconosciuto che il capitale naturale, il capitale fisico, e il capitale umano determinano solo parzialmente il processo di crescita economica, poiché non spiegano il modo in cui gli agenti economici interagiscono e si organizzano per generare crescita e sviluppo. L’anello mancante è il capitale sociale”.
Da dove viene questa idea? Sono tanti gli studi pubblicati in merito alla crucialità del capitale sociale e delle coesione sociale per garantire lo sviluppo economico del territorio[1]. Capitale Sociale al livello privato significa: “riconoscimento, cooperazione, fiducia personale, solidarietà, lealtà, reputazione”. Ad un livello pubblico si riferisce al “senso di appartenenza e di identità sociale, inclusione degli insiders in circoli sociali esclusivi “ e infine nelle sue forme più alte si riferisce a “senso civico, fiducia sistemica, norme condivise e valori”.
Le parole chiave che emergono da queste definizioni traslate a livello politico definiscono il concetto di democrazia rappresentativa, che richiede sia coinvolgimento attivo sia deferenza e lealtà verso le istituzioni. I Paesi dove è presente questa “cultura politica” meglio nota come “cultura civica” sono quelli maggiormente sviluppati. Secondo uno studio elaborato da Aren Lijphart, mettendo a confronto quattro nazioni – Italia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti – , la Gran Bretagna risultava il paese con il più alto grado di aderenza al modello della cultura civica. Subito dopo venivano gli Stati Uniti, con un grado medio-alto, poi Germania con un grado medio-basso, infine l’Italia che, con il grado più basso di cultura civica, si collocava all’ultimo posto.
Ma una spiegazione ancora più chiara del perché un paese senza capitale sociale non può sperare di svilupparsi la dà Robert Putnam nel 1993 e nel 2000. Putnam cerca di spiegare il diverso rendimento istituzionale delle regioni italiane indicando tre ingredienti principali della “l’impegno civico o civicness, ossia quelle “virtù civili” che contribuiscono al riconoscimento e al perseguimento del bene pubblico, anche a scapito di interessi esclusivamente individuali e privati; i sentimenti di fiducia, che gli individui mostrano gli uni verso gli altri e che promuovono o favoriscono la coesione sociale, intesa non come assenza di conflitto, ma come solidarietà basata sul rispetto delle opinioni altrui; il tessuto associativo, che connette gli individui tra loro, vera e propria trama di relazioni sociali che costituiscono la “stoffa” della società civile. Putnam, alla fine del suo studio evidenzia che le regioni con un basso capitale sociale sono al sud.
Ed ecco, che il problema è proprio questo: classificare l’Italia come la somma di 20 regioni diverse. Che se da un lato è vero, dall’altro alimenta la divisione che dilania il nostro Paese. Perché, l’errore è credere che le associazioni, la fiducia, le norme abbiano dei confini regionali. Questi valori, che sono alla base dello sviluppo di un territorio non dovrebbero avere confini all’interno dello stesso Paese.
Alcune delle reazioni scaturite in conseguenza dell’alluvione di Messina, sono solo un esempio che confermano che l’Italia è ancora troppo divisa. Questa divisione e’ il maggiore ostacolo a qualsiasi sviluppo e stabilità.
Aiutare Messina piuttosto che Genova o viceversa cosi come paragonare due sciagure non dovrebbe succedere in un Paese che si definisce civile e democratico. Messina e Genova sono parte dello steso territorio nazionale, e dovrebbe essere questa appartenenza l’unico tratto necessario per offrire supporto alla ricostruzione di città che hanno perso tutto.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti
iMille.org – Direttore Raoul Minetti








io consiglierei all’autrice del pezzo di RIGUARDARE, attentamente e e sino alla fine, il Video INTEGRALE. Il giornalista Francesco Merlo racconta i pregiudizi di chi guarda il meridione dall’alto della penisola con senso di superiorità, ma viene equivocato dalla massa. E’ facile cadere in un sentimento di disprezzo ed immediatamente etichettare una persona come razzista, soprattutto dopo una tragedia del genere. Però è anche importante mantenere una certa lucidità mentale per poter giudicare al meglio, e non seguire l’istinto della “massa”, succube di una disinformazione tremenda.
Ovviamente questo è il mio modesto parere.
Ps. Il video chiamato in causa è stato pubblicato su diversi blog e siti internet in maniera incompleta. Viene interrotto dove il giornalista afferma che “aiutare il Sud é pericoloso, fortemente pericoloso”. Non è corretto tagliare lo spezzone del documento-video, tra l’altro determinante, che legittima e rende più chiaro tutto il filmato.
Caro Yuri, grazie per il tuo commento. Vorrei chiarire che il mio articolo riassume l’opnione pubblica e la reazione generale su quanto e’ stato detto sull’alluvione. Ma il punto FOCALE dell’articolo e’ soprattutto il fatto che di fronte ad una tale sciagura la reazione sia stata paragonare Messina e Genova……ritengo che le tragedie come questa siano ognuna altrettanto drammatica. Paragonarle a mio avviso e’ errato. Siamo tutti italiani, e viviamo tutti sullo stesso territorio nazionale. Ci sono casi come questo in cui i paragoni non aiutano. MA piuttosto si dovrebbe fare appello all’appartenenza allo stesso Stato.