Bachelet, trasparenza e competenza per il PD Lazio

di Delia Vaccarello.

Foto: kkarl

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Ironico e prof con modi d’oltreoceano. In una parola: ribelle. Nell’era dei professori al governo Giovanni Bachelet con la sua candidatura a segretario del Pd Lazio, presentata giovedì 15 dicembre nella sala di Palazzo Rospigliosi (piena e con gente in piedi), sceglie come biglietto da visita i criteri di trasparenza e di valutazione della propria produttività e non ultimo il sogno. Con l’occhio puntato a “curare” un partito regionale ferito dalle vicende degli ultimi anni, e imbozzolato nel commissariamento, Bachelet inizia il suo discorso con un “I have a dream” per tutte le età: canta “When you wish upon a star”, la canzone di Pinocchio che dice che “niente è troppo estremo se il tuo cuore è dentro il tuo sogno”, e conclude recitando tra gli applausi David Maria Turoldo “Questo cuore è impossibile che non si illuda ancora”.

In mezzo 50 minuti di serrata presentazione con grafici e tabelle delle attività da deputato e non solo. Il principio di fondo: voglio “cercare di rendere ragione di quello che si è fatto per dare qualche ragione di credere a quello che si spera di poter fare”. Implicito il senso: esibisce le competenze chi lo può fare.

Poi snocciola i numeri: proposte di legge presentate, presenze in aula a convegni, iniziative, documentazione patrimoniale on line, impegni su Costituzione, memoria, scuola e università, legalità, religione, diritti civili.. . In prima fila Rosy Bindi, che lo ha voluto candidato alla Camera e che lo sostiene in queste primarie per il Pd Lazio, e una manciata di sedie più in là Enrico Gasbarra, il competitor dato per favorito: “molti ringraziamenti a lui che è voluto venire alla mia presentazione come io sono venuto alla sua”, dice sorridendo Bachelet in apertura.

Qualche giorno prima, in via dei Giubbonari, Gasbarra, che ha ufficializzato la sua candidatura sul filo di lana laddove da tempo si faceva il suo nome come candidato unico, aveva visto Bachelet tra i primi ad ascoltarlo, inaugurando uno stile che non è passato inosservato. La corda tra i due è tesa, dietro la correttezza che si richiede. Tra i numeri citati, quelli del “sito che ci misura tutto”, Open polis, che in base a un suo indice di produttività piazza Bachelet al posto 402 su 630 deputati. Bassino, ma a scuola come all’università è noto che gli indicatori servono a valutare solo se ad essi si associa una “peer review”, un giudizio dei pari.”Ed Enrico?” “Per mia fortuna è al posto 551″, aggiunge Bachelet, confermando di non dar tanto peso alla classifica che pure cita. Non solo, da una tabella dell’Espresso viene fuori che “il prof candidato” è nella top ten di coloro che dissentono dal gruppo in aula. Voti “ribelli” su molti trattati internazionali.

Di fatto ribelle Bachelet lo è, pur essendo radicato a vario titolo nel cuore di una tradizione tutta italiana: in sala ci sono i colleghi deputati Giovanni Burtone, Margherita Miotto, Walter Tocci, poi Marco Miccoli, Eugenio Patanè ed Estella Marino (segretario, presidente e membro della segreteria del Pd di Roma), ma anche i cosiddetti “musicanti di Brema”, tra cui Ivan Scalfarotto (vicepresidente Pd) e Cristiana Alicata, scesi in campo per appoggiare Bachelet saltando le appartenenze di mozione. Negli ultimi giorni infatti oltre a Gasbarra, appoggiato da MoDem, bersaniani, lettiani e AreaDem, hanno presentato la candidatura Marta Leonori e Marco Pacciotti (entrambi, come però anche Alicata e Scalfarotto, provenienti dall’area Marino). Obiettivo di Bachelet, infatti, sembra quello di un confronto diretto con gli iscritti suoi potenziali elettori e per ottenerlo occorre sparigliare le carte dei voti attribuiti per area o per volere dei big. Di qui la battuta iniziale del “prof ribelle”: “voglio provare a fare qualcosa che non è molto probabile ma che se non si sogna un po’ non si può provare a fare”. Le prese di posizione coraggiose non mancano nel programma ormai noto dall’8 novembre : dimettersi da ogni altro ruolo elettivo nel caso di elezione a segretario (leggi: chi è segretario non è più deputato), voltare pagina sia rispetto a spartizione ed etichette sia nel metodo e nel merito delle nomine delle aziende partecipate, garantire trasparenza nei bilanci e parità di genere. Promuovere, con forum tematici a cascata, le competenze per prendere le distanze dalle clientele: un tema che gli è molto caro, come si è dedotto dal modo stesso di presentarsi, privo del lessico delle propagande elettorali.

E se si pone come ribelle, potenziale “uomo nuovo”, Bachelet si becca anche le domande “di messa alla prova”. Dall’uomo “nuovo” ci si aspetta di tutto.

Quale sarà la sua strategia con la camorra, i palazzinari, l’assenza di rispetto per i diritti civili? Lui risponde colpo su colpo. Non graffiando come qualcuno si aspetterebbe a proposito di ambiente, sindaci capitolini di sinistra e costruzioni sorte dal nulla, incassando il gradimento di chi si chiede: “è bravo, ma se continua ad accostare “gay” e religione lo scomunicheranno?”.

Tra i suoi affondi da “ribelle” più riusciti la chiamata a partecipare in modo aperto, per convinzione e condivisione di obiettivi, indirizzata al “cuore” dei suoi potenziali elettori che hanno inteso bene il messaggio tra le righe. “Dopo una legislatura in cui uno ha avuto l’onore di essere messo in lista da altri che lo stimavano, non potrei mettere la faccia su un simbolo di un partito che nella mia regione non fa quello che dicono le sue carte fondative – conclude tra gli applausi -. Voglio far vedere che si può far politica non solo nominati da altri, ma anche mettendo insieme energie nuove”.

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

14 Commenti

  1. Grazie Delia e grazie iMille!

    Osservo però che il link associato al mio programma è purtroppo sbagliato: cliccando non viene fuori niente. Segnalo allora che il link giusto al programma presentato insieme alla mia candidatura lo scorso 8 novembre è

    http://www.giovannibachelet.it/pag1vekkia/perEuropa081111.pdf

    mentre il link al programma definitivo, integrato dai suggerimenti degli 848 iscritti che hanno sottoscritto la mia candidatura e consegnato ufficialmente insieme alle loro firme al PD Lazio il 10 dicembre scorso è

    http://www.eadessoilpdlazio.it/wp-content/uploads/2011/12/programma__Bachelet_per-il-PD-Lazo2.pdf

  2. Gianni

    Io voglio esprimere la mia personale solidarieta’ a Ivan Scalfarotto e Cristiana Alicata, che ormai hanno girato tutte, ma proprio tutte le correnti, correntine e gruppuscoli del PD, contribuendo di persona a fondarne almeno una decina, nella speranza che finalmente abbiano trovato quella con la quale riescono a farsi eleggere a qualcosa. Qualunque cosa, perche’ la crisi non risparmia nessuno.

  3. Riccardo

    Che peccato sporcare il bell’articolo di Delia con queste insinuazioni, Gianni. Insinuazioni perchè meschine, insinuazioni perchè infondate, almeno da due punti di vista: pratico/economico e politico.
    Il primo è di facile disbrigo, hai citato due affermati professionisti, nei rispettivi campi, che non percepiscono nessun tipo di sgravio o contributo dalla politica e che anzi molto spesso si trovano a contribuire.
    Per il secondo, beh, basta guardare non alle persone o alle correnti, bensì ai contenuti e potrai facilmente scorgere che Cristiana e Ivan sono sempre stati coerenti con un’idea di società, di partito, di regole del gioco, di laicità, di ricette per lo sviluppo, a 360°, di questo Paese. Diciamo che loro hanno contribuito a formare e lanciare certe idee e visioni della società e del partito e, oggi, continuano a difenderle convinti della loro bontà ed equità. Altri, cavalcata l’onda di questa o quella elezione, hanno riposto i temi scomodi nello zainetto, sciolto o avvelenato correnti, per poi tornare con sfacciata ‘non’ verginità alal ricerca di ribalta.
    Come direbbe De Gregori, se mi è concessa la citazione, forse, un po’ melenza, sempre ‘dalal stessa parte, ci troverai’.

  4. Gianni

    Io non niente contro i fan-club, ci mancherebbe. Ma l’eccesso di zelo e’ pericoloso.
    I due “affermati professionisti” fanno l’impiegato alla Fiat e il consulente (traendo vantaggio, legittimamente, anche dai contatti acquisiti con l’attivita’ politica). Che sono due lavori dignitosi, ci mancherebbe, ma non liberano dalle preoccupazioni per la pensione, sopratutto con questi chiari di luna.
    Le frequentazioni politiche vanno da Casa Pound a Pisapia, passando per tutto il resto. La attiva campagna della Alicata contro Rutelli a sindaco di Roma ha contribuito a creare il clima che Alemanno ha portato in citta’. Anche se, in tutta onesta’, non si puo’ imputare a Scalfarotto la fuoriuscita di Rutelli del PD, nonostante i suoi strepiti, guarda caso sempre in campagna elettorale. Di entrambi, l’unica analisi che si ricordi della societa’ italiana e’ la boiata dei “perpetui”, che fa un po’ impressione sentire ripetuta come un mantra da un quarantenne suonato che era gia’ in ballo nel 1995.
    Scalfarotto si e’ fatto mettere in lista in Italia quando abitava in Europa, e in lista in Europa quando abitava in Italia. Trombato in entrambi i casi, sia con le liste bloccate che con le preferenze, con ammirevole coerenza. Cosi’ come la Alicata alle regionali, se ricordo bene. Se a questo si aggiunge il loro sostegno al prossimo premier del centrosinistra (Soru, Chiamparino, Civati, Marino, la De Gregorio, la velina di Santoro che non ricordo come si chiama, Serracchiani, Renzi e probabilmente altri cinque o sei che ora mi sfuggono) si puo’ solo concludere solo dandoti ragione, Riccardo: loro sono sempre dalla stessa parte. Quella dei perdenti. Il che avrebbe anche una sua dignita’, se fosse fatto consapevolmente.
    Comunque, auguri a Bachelet, che non conosco, dato che fotunatamente non sono del PD Lazio. Lui che e’ un cattolico non sara’ d’accordo, ma se io avessi il supporto di Scalfarotto e Alicata un po’ di scongiuri al posto suo li farei.

  5. Commemorando nel 2003 gli 80 anni della morte di don Giovanni Minzoni, una delle prime vittime del fascismo, ricordavo agli scout che mi ascoltavano che il professor Roberto Ruffilli, pioniere del superamento del metodo proporzionale per un ricupero di sovranità dei cittadini, morto in un attentato nel 1988, ricordava che “in politica non sempre il successo immediato coincide con l’efficacia”. A volte, affinché la propria azione sia efficace –affinché qualcun altro, magari molti altri vivano meglio– bisogna morire, o almeno conoscere la disfatta e il dubbio atroce che tutto quel che abbiamo fatto non servisse a nulla. Chi non ha il coraggio di perdere non potrà mai vincere. Perciò al mio programma (http://www.eadessoilpdlazio.it/wp-content/uploads/2011/12/programma__Bachelet_per-il-PD-Lazo2.pdf) ho premesso questa citazione:

    Volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi sia rappresentato da un un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede. (Harper Lee, da “Il buio oltre la siepe”).

    So bene che per altri l’efficacia si misura solo con il successo immediato. So che le categorie di coraggio e paura sono per loro pressoché sconosciuto. So che diversi amici del PD, ad una sfida trasparente e senza rete per la leadership, preferiscono candidamente caminetti e grandi inciuci opachi in grado di cucinare, sulla testa di iscritti ed elettori, candidature blindate prive di concorrenti. Candidature in apparenza forti, ma debolissime in quanto frutto di un accordo sottobanco fra correnti ormai esauste e divise da tutto salvo che dalla sete di posti e potere. Si tratta spesso di parlamentari o consiglieri costretti a indovinare in anticipo il vincitore e correre in suo soccorso, visto che non hanno un lavoro e una vita normale e se non vengolo rieletti tornano a casa per sempre. Li capisco e li compatisco. Loro devono per forza stare con chi vince.

    Ivan, Cristiana ed io, che abbiamo invece la fortuna di avere un lavoro cui tornare in qualsiasi momento sia necessario, possiamo permetterci il lusso di porre temi difficili e rischiare la sconfitta.

  6. Gianni

    Mi sembra un programma molto coerente con la tradizione di una parte della sinistra italiana, per la quale l’ importante non e’ vincere ma divertirsi.
    Ripeto, auguri. Ma e’ chiaro che si sta parlando di persone per le quali la politica e’ al massimo una interessante sfida intellettuale, non certo uno strumento di emancipazione o addiritura di sopravvivenza. Persone che affidano la propria realizzazione al percorso personale, piu’ che al progresso collettivo, e per cui la differenza tra vittoria e sconfitta e’ al massimo qualche pomeriggio di mal di stomaco, non certo un cambio di esistenza. Persone per le quali la politica e’ un hobby, al massimo una passione, non certo una necessita’ di vita, e che possono quindi permettersi il lusso borghesotto della purezza e della verginita’ di ideali. Beh, buon divertimento. Male che vada ne discuteremo davanti a un aperitivo a Campo dei Fiori.

  7. Caro Gianni, grazie. Credo di aver dato da volontario un contributo non trascurabile ad almeno due vittorie, le elezioni del 1996 e il referendum costituzionale del 2006. Hai mai letto il mio curriculum? Lo trovi su http://www.eadessoilpdlazio.it/. Sarebbe bello sapere su quale sito web posso trovare il tuo.

  8. Gianni

    Bah, non so perche’ ti interessi, ma il mio curriculum puoi leggerlo su Linkedin o su Xing, hai il mio nome e la mia email, buona lettura. Spero che le mie qualifiche ti intimidiscano meno dei miei argomenti.
    Grazie per aver contribuito in modo “non trascurabile” alle vittorie del 1996 e del 2006. Magari poi, se non distraevi, grazie al tuo contributo volontario si vincevano anche le regionali, anche se mi rendo conto che per sostenere una “perpetua” come la Bonino ci voglia lo stomaco della Alicata.
    Comunque mi raccomando, eh, dovesse mai cadere il governo rimani focalizzato, non farci mancare il tuo contributo volontario non trascurabile, altrimenti non ci caviamo i piedi.

  9. Purtroppo nei tuoi commenti io vedo solo il nome “Gianni” dal quale è impossibile risalire a Linkedin. Se mi metti un link qui sul blog all’interno di un commento posso arrivarci. Ho fatto propaganda anche per la Bonino che a Roma città è andata bene, male in provincia dove però lei stessa ha fatto pochissimo lavoro in campagna elettorale.

  10. Gianni

    Lo so, alla nostra eta’ si ha poca pratica coi social networks e tutto l’ambaradan. Ti ho mandato un invito su Linkedin, cosi’ facciamo prima. Lo trovi nel tuo e-mail alla camera. Se hai domande chiedi pure.

  11. Il problema non è la pratica di social networks; il problema è che dai tuoi post non è possibile risalire al tuo cognome. Se hai chiesto o meno la mia amicizia su Linkedin rimane impossibile da stabilire. Visto che qui, in un post pubblico, hai messo in discussione il contributo mio e di altri amici ai successi del centrosinistra, ti ho dato qui, in un post pubblico, una fonte sulla quale approfondire il tema da te sollevato in modo piuttosto rude: il link http://www.eadessoilpdlazio.it/ dove tu e chiunque altro legge questi nostri post può trovare il mio curriculum. Ti ho poi chiesto di fare altrettanto: mettere su questo post pubblico il tuo curriculum, perché io e chi altro ha letto possa capire se e in quale misura tu stesso hai contribuito ai successi del centrosinistra. Prendo atto del fatto che non intendi farlo, perché per la seconda volta continui a deviare la mia richiesta di una risposta pubblica su rapporti privati impossibili da stabilire, visto che diversamente da me non hai fornito ai lettori di questo blog il tuo cognome. Grazie lo stesso.

  12. Gianni

    Io non ti ho chiesto il curriculum, non so cosa farmene. Io sostengo che Scalfarotto e Alicata siano degli opportunisti, e ho portato argomenti a sostegno. Tu non ne hai portato alcuno a confutazione, end of story. Se ti interessa il mio curriculum fatti spiegare come aprire il tuo email della camera, e clicca sulla mia “richiesta di amicizia su Linkedin” (sic). A me non interessa postarlo, non mi sono mica candidato a segretario regionale del Lazio.

  13. massimo prasca

    siamo 2 dei 3 voti che hai preso nel circolo Cinecittà. E’ la fiaccola sotto il moggio.Non posso entrare in quel circolo senza commuovermi. Sono stato il segretario della sezione del PCI che era in quei locali all’inizio degli anni 60 ed avevamo oltre 500 iscritti paganti e non so quante Unità diffondevamo.Tutto, al 100% lavoro volontario!
    Mi piace il tuo programma perchè, insieme a mia moglie, ci ritroviamo in molti dei suoi obbiettivi. A cominciare dal modo di essere di un partito e dei suoi militanti. Ci auguriamo, poichè la strada la vedo lunga, almeno quì a Roma, che tu non abbia a scoraggiarti. Sarebbe una sciagura. Roma ha conosciuto nella sua storia anche i lanzichenecchi e, in un modo o nell’altro ne è uscita. Auguri ! Massimo Prasca e Bruna Evangelista

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