Ridurre i costi della politica salvando la democrazia

di Guido Giuliani.

"Parlamento Europeo" di Alina Zienowicz

Tra le misure recentemente adottate per contenere i costi della politica vi è la diminuzione del numero degli assessori e dei consiglieri provinciali e comunali. Una ulteriore riduzione potrebbe compromettere il funzionamento del sistema democratico, poiché il numero dei consiglieri di opposizione diventerebbe così esiguo da impedire un adeguato controllo sull’operato dei sindaci. Avanziamo una proposta che prevede la riduzione del numero dei soli consiglieri di maggioranza, attribuendo ad alcuni di loro un valore doppio del voto in consiglio. Questa proposta consente mediamente di ridurre il numero complessivo dei consiglieri del 30%.

La legge n. 42 del 26 marzo 2010 ha imposto una giusta riduzione del numero degli assessori e dei consiglieri provinciali e comunali a partire dalle elezioni amministrative del 2011 (si veda qui per un riassunto degli effetti della legge e per la sua corretta interpretazione riguardo il numero degli assessori). Tale provvedimento è pienamente condivisibile, perché le normative precedenti prevedevano un numero dei consiglieri troppo elevato.
In questo periodo in cui l’Italia attraversa un crisi di credibilità a livello internazionale, potrebbe affiorare la tentazione di apportare ulteriori tagli al numero di consiglieri ed assessori. Il taglio di questi ultimi è sicuramente possibile e sensato, posto che gli enti locali si dotino di personale adeguato in qualità e quantità a fare fronte alle crescenti deleghe che il rappresentante politico (assessore) dovrà gestire. Avanziamo invece qualche dubbio sul fatto che la riduzione del numero di consiglieri possa essere effettuata in maniera convenzionale, ossia riducendo congiuntamente il numero dei consiglieri di maggioranza e di minoranza.

Il sistema per l’elezione di sindaci e presidenti di provincia, nonché dei consigli comunali e provinciali, è determinato dalla legge n. 81 del 25 marzo 1993, e dal suo regolamento di attuazione (D. P. R. n. 132 del 28 aprile 1993, qui). Si tratta del noto sistema a doppio turno con premio di maggioranza, per il quale, salvo casi particolari, il 60% dei seggi è attribuito alla coalizione vincente (maggioranza), ed il restante 40% alle coalizioni perdenti (minoranza).

La mia personale esperienza quale consigliere di minoranza nel consiglio comunale della città di Pavia mi ha confermato che il numero attuale di consiglieri (40, secondo le regole ante 2010, di cui 24 consiglieri di maggioranza più il Sindaco, e 16 consiglieri di minoranza) è troppo elevato, e che il nuovo numero di 32 consiglieri (19 di maggioranza più il Sindaco, e 13 di minoranza) sarebbe più adeguato.
Una ulteriore riduzione del numero dei consiglieri sarebbe però molto problematica, per motivi che riguardano l’efficienza e la garanzia del sistema democratico. Infatti, a fronte dell’ampio potere concesso al Sindaco, il ruolo dei consiglieri di minoranza è quello di esercitare il controllo sull’operato del Sindaco e della sua Giunta. Affinché tale controllo sia svolto con efficacia, occorre che il numero dei consiglieri di minoranza non sia troppo esiguo, altrimenti mancherebbe loro la possibilità materiale di raccogliere le informazioni (legislative, tecniche, di merito) necessarie a valutare l’operato della maggioranza.
Indicativamente, il numero minimo di consiglieri di minoranza per una città di 80-100mila abitanti è a mio avviso pari a 10.

Allora, il numero di “politici locali” previsto dalla legge n. 42 del 26 marzo 2010 è già quello minimo, e non può essere ulteriormente ridotto?
E se ci fossero forti pressioni dell’opinione pubblica o delle istituzioni Europee per una ulteriore riduzione? Come si dovrebbe procedere?
A mio parere, il numero di consiglieri può ancora essere ridotto, a patto che il numero di consiglieri di minoranza rimanga pressoché inalterato, e si riducano invece i consiglieri di maggioranza. Tale riduzione, però, non deve ridurre la governabilità dell’Ente, né minare la solidità numerica della maggioranza nell’esercizio del voto dell’assemblea per l’approvazione dei provvedimenti.
Come si possono conciliare queste esigenze apparentemente contrastanti?

La soluzione sta nel ridurre il numero dei consiglieri di maggioranza, garantendo che ad alcuni di essi sia attribuito un voto di valore doppio durante le votazioni del consiglio. Una possibile proposta per il numero totale dei consiglieri e di quelli di maggioranza con voto doppio è elencata nella Tabella 1, che evidenzia anche le riduzioni ottenibili dal nuovo sistema qui proposto rispetto a quello attualmente vigente.
Riassumendo, il metodo proposto si basa sui seguenti criteri:

  • Tutelare la consistenza numerica dei consiglieri di minoranza, garantendo lo svolgimento della funzione di controllo prevista dall’ordinamento democratico.
  • Creare un equilibrio nella consistenza numerica dei consiglieri di maggioranza e minoranza.
  • Attribuire ad un numero limitato di consiglieri di maggioranza un valore doppio del voto in consiglio (tra questi vanno sempre inclusi il Sindaco o il Presidente della Provincia, che fanno parte di diritto dell’assemblea consiliare).
  • Attraverso il meccanismo precedente, mantenere pressoché inalterata la “differenza numerica” tra i voti di maggioranza e minoranza nel nuovo consiglio rispetto a quella garantita dalla normativa attuale
  • La distribuzione tra le varie liste della coalizione vincente dei “seggi a voto doppio” scaturisce dalla ripartizione di tali seggi secondo il calcolo dei resti tipico del metodo D’Hondt. Successivamente, all’interno delle varie liste hanno voto doppio i consiglieri eletti che hanno riportato il maggior numero di preferenze individuali.
  • Ridurre il numero degli assessori in base al nuovo e più ridotto numero dei consiglieri (questa variante della norma proposta può essere adottata o meno)

Alcuni ulteriori commenti a precisazioni, a supporto di questa proposta:
- Sebbene il numero di consiglieri di maggioranza sia reso circa uguale a quello dei consiglieri di minoranza, la buona operatività dell’amministrazione è garantita dal fatto che le azioni politiche sono di fatto preparate e condotte dall’azione coordinata della Giunta e dei consiglieri di maggioranza. La riduzione dei consiglieri di maggioranza è  funzionale a coinvolgere e responsabilizzare maggiormente questi consiglieri nella definizione della linea politica del governo della città/provincia. Con la norma vigente, infatti, avviene che buona parte dei troppo numerosi consiglieri di maggioranza non abbia di fatto un ruolo attivo, e si limiti a ratificare con il proprio voto le delibere definite all’interno della Giunta.
- Al fine di garantire la rappresentatività anche delle liste minori della coalizione vincente, viene mantenuto un certo numero di consiglieri di maggioranza con voto singolo. Ovviamente, la riduzione complessiva del numero di consiglieri implica di fatto un innalzamento della soglia di sbarramento in termini di voti percentuali necessari per l’ottenimento di seggi all’interno del consiglio. Con il metodo proposto, questo innalzamento della soglia non danneggia le liste di minoranza, ma grava interamente sulla liste (minori) di maggioranza. Si ritiene che sia più significativo garantire la rappresentatività alle liste di minoranza piuttosto che a quelle di maggioranza.
- Le regole per la determinazione del numero legale per la validità delle sedute dell’assemblea e della maggioranza qualificata terranno ovviamente conto del diverso “peso” dei consiglieri.

Tabella 1.
Sono riportati i numeri dei consiglieri comunali previsti dalla normativa vigente e dalla nuova proposta.
L’indicazione “+1” relativa al numero di consiglieri si riferisce al Sindaco, che fa parte di diritto del consiglio comunale (e a cui nella nuova proposta viene attribuito voto doppio).

Popolazione del comune

Regolamento

N° totale consiglieri

N° consiglieri maggioranza

N° consiglieri minoranza

N° assessori

Riduzione numero  consiglieri

Riduzione numero  assessori

Più di 1.000.000 legge n. 42/2010

48 + 1

29 + 1
(totale voti: 30)

19

12

-33%

-33%

Nuova proposta

32 + 1

Totale: 16 + 1
9+1 voto doppio
7 voto singolo
(totale voti: 27)

16

9

Più di 500.000 legge n. 42/2010

40 + 1

24 + 1
(totale voti: 25)

16

11

-32%

-36%

Nuova proposta

27 + 1

Totale: 13 + 1
8+1 voto doppio
5 voto singolo
(totale voti: 23)

14

7

Più di 250.000 legge n. 42/2010

36 + 1

22 + 1
(totale voti: 23)

14

10

-33%

-30%

Nuova proposta

24 + 1

Totale: 12 + 1
7+1 voto doppio
5 voto singolo
(totale voti: 21)

12

7

Più di 100.000
(o capoluogo di provincia)
legge n. 42/2010

32 + 1

19 + 1
(totale voti: 20)

13

9

-34%

-33%

Nuova proposta

21 + 1

Totale: 10 + 1
6+1 voto doppio
4 voto singolo
(totale voti: 18)

11

6

Più di 30.000 legge n. 42/2010

24 + 1

15 + 1
(totale voti: 16)

9

7

-25%

-28%

Nuova proposta

18 + 1

Totale: 9 + 1
5+1 voto doppio
4 voto singolo
(totale voti: 16)

9

5

Più di 10.000 legge n. 42/2010

16 + 1

10 + 1
(totale voti: 11)

6

5

-25%

-20%

Nuova proposta

12 + 1

Totale: 6 + 1
3+1 voto doppio
3 voto singolo
(totale voti: 11)

6

4

Più di 3.000 legge n. 42/2010

12 + 1

7 + 1
(totale voti: 8 )

5

4

-25%

-25%

Nuova proposta

9 + 1

Totale: 4 + 1
2+1 voto doppio
2 voto singolo
(totale voti: 8 )

5

3

 

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

2 Commenti

  1. Marino

    “Successivamente, all’interno delle varie liste hanno voto doppio i consiglieri eletti che hanno riportato il maggior numero di preferenze individuali.”

    Lo vedo pericoloso. A parte i profili di costituzionalità sull’eguaglianza del voto, questo sistema aumenterebbe la caccia alle preferenze e il peso di chi può controllare pacchetti di voti,, renderebbe meno coesi partiti e coalizioni, aumenterebbe le spese elettorali e le pressioni lobbistiche. Ridurre il numero dei consiglieri e portare quelli di maggioranza al 55%, più voto doppio al sindaco o al presidente in caso di parità… non sarebbe più semplice?

  2. @Marino:
    Di fatto, il meccanismo dei voti “pesati” vige già all’interno delle commissioni consiliari, in cui ogni rappresentante di un certo gruppo consiliare ha un numero di voti corrispondente alla numerosità del gruppo (fino al numero di 10, oltre a questo si hanno due rappresentanti in commissione – tutto ciò per il regolamento del Consiglio Comunale di Pavia).

    Non vedo particolari problemi per le attività delle “Lobbies dei voti”: già oggi è così, anche perché molti sindaci nominano come assessori alcuni dei consiglieri comunali più votati (ci sono al riguardo casi degeneri, ma anche casi recenti e virtuosi, si vedano le nomine di Pisapia)

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