di Lorenzo Gasparrini.
Sono abituato a fermarmi e riflettere sull’aspetto sensibile dei fenomeni, perché è quello che guida la nostra comprensione degli stessi e ne fa parte sempre, fino al più alto livello di astrazione intellettuale. Una volta Ottobre era per antonomasia il mese “rosso”. Ma i ricordi che ho di questo mese del 2011 sono di un altro colore, purtroppo.
Mi ricordo le polemiche suscitate da un manipolo di sottoprodotti del nostro sistema politico che, sul finire di settembre, organizzano la rinascita di quello che era il partito fascista. Domenico Scilipoti, già scoperto in aprile ad aver copiato da un testo di Gentile (“Manifesto degli intellettuali fascisti”) ampi passi per il suo “Manifesto dei Responsabili”, ha manifestato simpatie verso i neonazisti italiani, anche se ha declinato la presidenza del MSI-DN, riuscendo a farne parlare con la luce riflessa che i media da tempo gli dedicano. Sapere che in Italia c’è ancora gente che “incita all’odio razziale e contro gli omosessuali” (ANSA) e che questi sono in buoni rapporti con forze politiche di maggioranza, non è propriamente una bella notizia; aggiungiamoci il fatto che siamo tra i pochi paesi al mondo nel quale “i verdi” sono una solida forza politica separatista, razzista e omofoba di destra e non gli ambientalisti, e il quadro è completo. Evidentemente è ancora vero, come diceva Flaiano, che “i fascisti in Italia sono una trascurabile maggioranza”. Fose non si accordano sui colori, ma sui valori sì.
E siamo solo al sei del mese.
I giorni successivi sono occupati dal ritorno della battaglia per la “legge-bavaglio” (qui una ricostruzione del giorno 10). Mentre i problemi della nostra condotta economica si stanno per trasformare in incubi, ci si occupa di far riaffiorare i ricordi del Minculpop e dell’Agenzia Stefani, ma riammodernati per il web: l’idea è che basti una delazione organizzata per tappare una bocca o una fonte di informazioni non controllata. Niente male davvero; invece di un potere accentratore che dice quello che va ripetuto, o che intima di tacere quello che non va diffuso – che in rete sarebbe impossibile da attuare – basta dotare tutti del microscopico potere di far tacere il prossimo. Geniale, a suo modo; ma il “comma 29″ alla fine non vedrà la luce. Rimane la battaglia sulle intercettazioni telefoniche, il solito ennesimo affare privato del capo del governo spacciato come impellente interesse pubblico.
E veniamo al 15.
Le immagini più frequenti di quel giorno a Roma rimarranno, ormai è assodato, quelle di strade messe a ferro e fuoco da gruppi organizzati di devastatori. Le polemiche sono state grandi, e anche la volontà di ricordare cosa sarebbe dovuto essere quel giorno, e cosa in realtà è stato. I giornali di quella settimana, e ancora il web, pullulano di servizi fotografici e testimonianze su cosa “è successo veramente” a Roma. Rimangono però, in primo piano, sempre e solo le stesse immagini: fumo, polizia in azione, uomini con caschi e spranghe che distruggono, auto in fiamme. Violenza in genere.
La reazione mediatica non si fa attendere, e altre immagini si aggiungono: i giornali si associano ad alcuni utenti di social network invitando i lettori a identificare “i colpevoli” – ma non si chiamava delazione? Non era la pratica tanto temuta per zittire i blog? – e a volte prendendo topiche clamorose e ridicole; esponenti del governo minacciano gli “arresti preventivi” spacciandoli per misure di sicurezza. Contro il nucleare legiferare sull’onda emotiva era sbagliato, per reprimere a priori invece si può fare. Ma guarda un po’. Tra l’altro ci sarebbe in questo un accordo bipartisan, dato che all’opposizione si sbandieriano desideri di leggi Reale come se fossero bei ricordi di un tempo che fu, virili nostalgie alla “se stava mejo quanno se stava peggio”. Continuano i segnali di fascismo.
Nel frattempo muore Steve Jobs e un partito come Sinistra e Libertà fa stampare manifesti a luttoper salutare un noto imprenditore capitalista, fior fiore del “sogno americano”, e imbratta una città – che già di suo… – con questo paradossale ricordo ossimorico; e in aggiunta lo fa con un’idea grafica tipicamente berlusconiana, cioè sostituendo il proprio simbolo a quello intuitivamente ricordato da tutti. Retromarcia di Vendola sul contenuto – e ci mancherebbe – ma non sulla forma, che è quella che ricorderemo: intanto l’immagine c’è, il messaggio è partito.
Arriviamo al 20 ottobre. Notizia della morte di Gheddafi. Niente male il commento del nostro Presidente del Consiglio: “Sic transit gloria mundi”. Leggiamo e riportiamo che la locuzione latina “deriva da un passaggio dell’Imitatio Christi: ‘O quam cito transit gloria mundi’. Analogo il senso della locuzione ‘Mundus transit et concupiscentia eius’ (‘Il mondo passa e così la sua concupiscenza’) nella prima lettera di Giovanni (2,17)”. Beh, di concupiscenza il nostro ne sa. Io amo ricordare un’altra cosa che transiit: il “Trattato di Amicizia” tra Italia e Libia, nell’agosto 2010. Con tanto di hostess, lezioni di Corano, giostre equine, e via così. Gran bella immagine della concupiscenza e della gloria mundi, vero?
Insomma, questo Ottobre è stato ricco di segnali; ma io li ho trovati tutti del colore sbagliato. Segnali che mi ricordano, parafrasando Gaber, che devo stare più attento al fascista che c’è in me che a quello che c’è fuori. Io non credo che il fascismo sia più quello del ventennio, ma credo che ce ne sia uno nuovo. Uno grazie al quale potrei cominciare a trovare ammissibile che membri del parlamento simpatizzino con nostalgici di regimi dittatoriali; per il quale è giusto che la magistratura rimanga senza strumenti d’indagine e i cittadini senza possibilità di esprimersi; e anche normale che poche dozzine di incivili violenti possano ricevere l’attenzione che, contemporaneamente a loro, le rivendicazioni di decine di migliaia civili manifestanti non hanno ottenuto. Continuando così potrebbe sembrarmi addirittura opportuno applicare leggi repressive delle libertà costituzionali per evitare quelle violenze. Così come potrei cominciare a rimanere indifferente quando un partito adotta il linguaggio e i simboli del suo oppositore storico, del suo avversario per antonomasia, tanto per essere il linea con il sentire comune. Mi potrebbe addirittura sembrare utile che i miei capi di governo si rendano ipocriti agli occhi del mondo con le loro relazioni opportunistiche e inquietanti.
Per fortuna mi sono arrivati altri segnali. Privati, se volete, piccoli e insignificanti, che non troveranno probabilmente mai spazio su nessuna delle fonti d’informazione che ho citato. Ma sono quelli che userò di più, perché quando parlo non voglio essere sempre e solo nero, perché sto bene all’erta a non alimentare alcun fascismo in me; questi stimoli possono arrivare dalle cose più inopinate. Uno m’è arrivato dalla serie B tedesca.
In questo ottobre ho conosciuto il Sankt Pauli Football Club. E’ la seconda squadra di calcio di Amburgo (ma non diteglielo, ovviamente) che ha scelto da anni una politica di gestione dei giocatori, del tifo, dello stadio, e dei contratti commerciali decisamente diversa dal solito. Navigano nella serie B tedesca e ogni tanto si fanno un anno nella loro serie A, ma questo non sembra importare. Sembrano più attenti ad altre cose, come si legge nei loro Fundamental Principles. Leggeteli tutti, sono un piccolo ma efficace antidoto a tanti nuovi fascismi emergenti. Io vi cito solo il numero otto, del quale ho avuto molta nostalgia in questo ottobre.
Every individual and every group should constantly examine his or her present and future actions in a self-critical way, and be conscious of his or her responsibility for others. Adults should not forget that they are acting as a role model, to children and young people above all.
Ogni individuo e ogni gruppo dovrebbero costantemente esaminare le proprie presenti e future azioni in modo critico, ed essere consapevoli della propria responsabilità verso gli altri. Gli adulti non dovrebbero dimenticare che sono dei modelli di comportamento, soprattutto per i bambini e i giovani.
iMIlle.org – Direttore Raoul MinettiiMille.org – Direttore Raoul Minetti





