L’inchiesta sul lavoro di Pietro Ichino

di Ivan Scalfarotto.

Ho da poco finito di leggere il nuovo libro di Pietro Ichino “Inchiesta sul lavoro”. E’ un’ottima lettura perché guida il lettore passo passo attraverso le “scandalose” posizioni di Ichino, quelle che hanno meritato al Senatore del PD una delle più tristi battute politiche dell’anno, quella di Matteo Orfini secondo cui la nomina di Ichino a ministro del lavoro sarebbe stata addirittura “una provocazione” contro il nostro stesso comune partito. Il problema è piuttosto, e il libro lo indica in modo lampante, che l’incapacità di una buona parte della sinistra italiana di comprendere le posizioni di Ichino è il sintomo più evidente dell’incapacità di quella medesima parte di comprendere il nostro tempo e il tempo futuro.

Dalla lettura del libro emerge infatti con chiarezza come la visione di Ichino sia ispirata a una logica molto stringente e a un’esigenza reale (e non puramente fantasiosa) di tutela: assicurare più diritti ai lavoratori che non ne hanno senza toccare i diritti di coloro che invece li hanno. E fare tutto questo guardando al lavoro non tanto e non solo come uno strumento assistenziale di liberazione da un bisogno, ma come un elemento essenziale della crescita personale e professionale delle persone. Guardando al contributo del singolo lavoratore e al ruolo dei sindacati come a un elemento strategico della struttura portante dell’economia delle imprese e quindi dell’intero Paese. Tenendo inoltre conto della realtà (globale e complessa) in cui ci muoviamo sia dal punto di vista economico, che da quello dell’organizzazione del lavoro, che delle motivazioni e del senso di realizzazione di chi lavora: tutti elementi che si sono modificati radicalmente nel tempo trascorso tra il 1970 e oggi.

Per non guardare al mondo per come è cambiato, abbiamo tolto la dignità del lavoro a milioni di giovani che, nell’attesa di diritti che non hanno avuto mai, sono invecchiati da precari e si trovano ad avere 40 anni senza aver mai avuto un contratto di lavoro “vero”. E nel contempo abbiamo reso l’Italia il posto meno attrattivo per gli investitori esteri, con il risultato che il nostro Paese ha offerto sempre meno possibilità di lavoro e opportunità di crescita professionale. E’ evidente che questo vero capolavoro strategico vada smontato, e di gran corsa.

Aggiungo una cosa: mi ha molto colpito la struttura di quest’”Inchiesta sul lavoro”, che è strutturata nell’inusuale forma dell’intervista tra lo stesso Ichino e un interlocutore di fantasia incaricato di istruire una sorta di “procedimento disciplinare” nei suoi confronti. Insomma, è una specie di interrogatorio. La cosa mi ha fatto molta impressione intento perché, come noto, il Senatore Ichino è da tempo sotto scorta per le minacce di morte ricevute dalle BR (e il buon Orfini farebbe bene a leggere le parole in testa al primo capitolo prima di esprimersi: “Davvero ci armiamo per ammazzare Ichino?” “E’ tutto pronto dobbiamo solo trovare il posto” “Eh, quello lo devi far fuori, non è che gli puoi far nient’altro che farlo fuori”. Isolare Ichino dal partito è stata una mossa veramente vergognosa, da questo punto di vista, e male ha fatto lo stato maggiore del partito a non dissociarsi immediatamente e vistosamente dalle inavvertite parole del responsabile cultura).

Ma la cosa mi ha fatto specie perché in genere, senza arrivare ai criminali, a sinistra il solo pronunciare il nome di Ichino provoca reazioni negative anche in persone democratiche e paciosissime e, a scavare soltanto un minimo, tutte reazioni puramente emotive. Reazioni fondate in genere non sulla conoscenza delle tesi di Ichino ma su una nomea di “nemico dei lavoratori” che Ichino merita infinitamente meno di chi ha costruito, tollerato e consentito la creazione e la durata di questo sistema ingiusto e indegno di “apartheid”.

La lettura di questo libro ha dunque un’altra fondamentale funzione: quella di smontare l’emotività che circonda e blocca tutta questa materia e aiutare il lettore a comprendere in che direzione andranno le cose. Il Presidente Monti ha spiegato che il suo governo si muoverà in quella direzione, e come al solito i fatti daranno a posteriori ragione ad Ichino. La sua “inchiesta” è dunque uno strumento per comprendere con chiarezza e al di là dei pregiudizi quali saranno le conseguenze delle probabili azioni del nuovo governo e del nuovo diritto del lavoro nel nostro paese.

 

iMille.org – Direttore Raoul MinettiiMille.org – Direttore Raoul Minetti

42 Commenti

  1. silvia ricordy

    E’ triste che molti (troppi) italiani abbiano deciso di pensare che non vale la pena di occuparsi di politica. E’ ancora più triste che tanti (troppi) di coloro che pensano di occuparsene (a destra, al centro, a sinistra) prendano posizione sui sentito dire. E’ infine tristissimo che le tesi di Ichino siano state tanto poco analizzate e comprese da determinare il risultato che, dentro al PD, siano state messe in minoranza. Per anni mi sono occupata di promozione di impresa, di azioni volte a colmare il divario economico (e non solo) tra aree “svantaggiate” e aree a maggior sviluppo. Almeno da trent’anni a questa parte, ho letto documenti di ogni tipo su questi temi. Per quel che può valere, tutto il mio apprezzamento non solo a Ichino ma anche a te che tenti di avallare la validità del suo pensiero.

  2. Ci siamo ridotti al punto che moltissimi lavoratori in Italia si sentono “sulla stessa barca” del datore di lavoro. Cioè, quando l’azienda va male, il lavoratore rischia un tracollo personale devastante: il licenziamento.

    In un sistema normale, quando l’azienda va male i problemi sono dell’imprenditore.
    Perché i lavoratori se ne vanno, e trovano un altro lavoro.

  3. Non concordo col commento di Guido qui sopra. Secondo me imprenditore e lavoratori sono sì sulla stessa barca, perché perdere il lavoro non è mai una cosa da nulla e non c’è migliore garanzia per i lavoratori che lavorare per un’azienda che va bene. Dopodiché è vero che se l’economia è solida e c’è offerta di lavoro questo crea un mercato dove i lavoratori hanno una possibilità di scegliere. L’ho visto con i miei occhi quando lavoravo nella Russia del boom 2006-2007, prima della crisi. A quel tempo a Mosca erano più le aziende ad avere il problema di trovare il personale che le persone il problema di trovare lavoro.

  4. dilva

    Scalfarotto, Ichino, perché non provate almeno per una volta nella vostra vita, a posare i piedi nella realtà, nella realtà di quei cittadini definiti esuberi perché over 35/40 anni e per i quali arrivati, con tripli salti mortali, ai 50/60 anni è impossibile trovare lavoro? Stiamo parlando di almeno 1.500.000 (a cui si devono aggiungere i costretti alla partita IVA quindi, sicuramente più di 2.000.000 di cittadini) di cittadini senza lavoro, senza reddito, senza tutele, senza pensione. Scalfarotto, Ichino, perché prima di considerare i diritti del mercato (oggi solo finanziario) non provate a considerare come prioritari i diritti dell’uomo, i diritti dei cittadini, presenti anche nella nostra Costituzione? Scalfarotto, Ichino, perché prima non vi preoccupate di far adeguare l’Italia all’Europa anche per il DIRITTO al reddito di cittadinanza senza discriminazione alcuna? Sono anni e anni che l’Europa chiede questo adeguamento ma, trattandosi si diritti, forse a voi non interessa.

  5. Proprio non capisco, Dilva. E cosa diavolo c’entrano le proposte di Ichino? Se è proprio lui quello che cerca di estendere le tutele a chi tutele oggi non ha? Ma vogliamo almeno leggere prima di attaccare le persone? Cosa stai dicendo?

  6. dilva

    Tutele? A chi? Solo per i “giovani” (che presto non lo saranno più), solo per tre anni e a scalare? Cosa hanno a che fare queste proposte con le tutele, con i diritti? Cosa hanno a che fare queste “proposte” con l’adeguamento all’Europa che, in tutti i paesi tranne l’Italia, la Grecia e un altro paese dell’est, da anni, l’Europa ci chiede? Cominciamo ad adeguare tutele e i diritti, poi… Come vedi ho letto, ho l’abitudine di parlare di ciò che conosco e che, in più, vivo in prima persona, è Ichino e chi lo approva, a non sapere cosa sta dicendo forse perché non ha la più pallida idea di cosa significhi vivere una vita precaria a 20/30/40/50/60… anni.

  7. uqbal

    Scommetto che Dilva non sa che Ichino era nella FIOM. E che la sua riforma del lavoro propone SOLO contratti a tempo indeterminato. Zero precariato ed estensione dell’art. 18 anche alle aziende sotto i 15 dipendenti (fatta salva la ragione economica).

    E cmq ha ragione Scalfarotti: tutta l’argomentazione è un appassionato non sequitur. E gli effetti di questo non sequitur moltiplicato milioni di volte si stanno ripercuotendo su tutto il Paese.

  8. Partiamo da un dato di fatto: chi si appresta ad entrare nel mercato del lavoro italiano è il più svantaggiato a livello europeo dopo la Spagna, ma lì i problemi occupazionali sono ancora più forti in tutte le fasce di età. La disoccupazione giovanile è altissima e le tutele per i precari sono zero. La proposta Ichino, che pure presenta delle criticità come il reperimento delle risorse per gli ammortizzatori sociali, cerca di risolvere questo aspetto del mercato del lavoro. Ricordiamoci che l’articolo 18 è un feticcio tutto italiano. Negli altri paesi europei non esiste la proprietà del posto di lavoro come qui in Italia. Eppure vi sembra che i lavoratori siano sfruttati nel resto d’Europa. A me sembra che i lavoratori in Germania, Olanda, Danimarca e Svezia stiano molto meglio dei lavoratori italiani anche senza l’articolo 18 (che pure non sarebbe toccato dalla riforma Ichino). Dobbiamo cambiare la nostra prospettiva: sostegno al lavoratore e non al posto di lavoro. Come si sa fa ad essere contro ad una proposta del genere. Quand’è che la sinistra si è messa a difendere i diritti dei penultimi invece che degli ultimi?

  9. dilva

    uqbal, hai perso la scommessa su tutta la linea! Anche l’attuale Segretario della CGIL era nella FIOM e, dalla FIOM, fu buttata fuori, anche Sacconi si dichiara socialista…
    È per le scelte – passate, presenti e, probabilmente, future – fatte da chi la pensa come voi (una nettissima minoranza) che l’Italia sta facendo la fine che è sotto gli occhi di tutti. È per il vostro pensiero discriminante, settoriale, miope, legato ai vostri privilegi e ignaro della realtà, che milioni di cittadini hanno perso tutti i diritti. È grazie agli Ichino che fu dato il benestare alla precarizzazione del lavoro, alla precarizzazione della vita.

  10. Lorenzo

    per gli Inoccupati Laureati triennali nel Turismo Culturale che hanno preso il patentino per Accompagnatore o anche il patentino di Guida Turistica, cosa intende fare Ichino per tutelarne la possibilità di avere diritto al lavoro distruggendo le persone che senza alcun titolo in materia turistica affollano 24h tutte le località Italiane (Roma capofila) e si improvvisano Accompagnatori e Guide e alcuni anche interpreti tra l’altro.

    Io non sono ancora riuscito ad ottenere i veri stati generali sul turismo culturale in cui si parla di posti di lavoro veri con Agenzie turistiche Incoming e Outgoing e associazioni culturali turistiche incoming ed outgoing.

    Ricordo che in Italia in merito a questo turismo culturale vigono due leggi: quella in cui si dovrebbe obbligare ad ottenere il patentino turistico per lavorare e quella in cui se si è iscritti presso associazioni culturali turistiche non viene richiesto alcun patentino e nemmeno titolo di studio specifico di Laurea triennale BENI CULTURALI PER OPERATORI DEL TURISMO curriculum Storico Artistico e Operativo Gestionale classe 39.

    Ricordo che questo titolo di Laurea è stato fatto chiudere da Pierluigi Bersani il 20 marzo 2007 (6 giorni dopo di Marzo mi sono laureato io in questo corso) e la tesi mi ha costretto a archiviarla in biblioteca invece di lasciarmi il diritto di lavorare in pace.

    Oggi la Regione Lazio con l’aiuto dei Diplomati di C.A.S.T ed A.N.G.T. (Accompagnatori e Guide di Roma e Milano a livello Locale il C.A.S.T. e Nazionale l’A.N.G.T.) ha abrogato il comma 4 della legge sulle liberalizzazioni Bersani 10/2007 per tornare al vecchio modello di promozione per Guide e Accompagnatori e interpreti.

    Ivan Scalfarotto ne vogliamo parlare finalmente nel PD di questo problema Gravissimo?? Io non trovo lavoro e ho 30 anni compiuti nel 2011.

  11. dilva

    FloatingLeaf, probabilmente dimentichi che nei paesi che citi, compresa la Spagna, esiste il reddito di cittadinanza e, certamente, non sai che l’Italia detiene il record per la disoccupazione “over” che, sempre e solo in Italia, è totalmente senza tutele. Se Ichino&Co. proponesse legislazioni del lavoro totalmente identiche a quelle esistenti in Germania (compreso il suo progetto industriale), credimi, in pochi – tra coloro che chiedono uguali diritti per tutti i cittadini- avrebbero qualcosa di dire. È la CI (ammortizzatore che serve solo a… vedi FIAT e che è solo un rallentamento, a scadenza, verso schianto finale) che deve essere eliminata e sostituita con il reddito minimo garantito e il sostegno al reddito, per tutti i cittadini. Solo il reddito minimo garantito (un inizio può essere la proposta di legge del PD depositata nel mese di giugno di quest’anno da 14 firmatari) può bloccare la precarizzazione e la sua speculazione dando vita ad una vera flessibilità che nulla deve avere a che fare con la precarietà.

  12. Il reddito di cittadinanza sarebbe una gran bella cosa, mi trovi d’accordissimo, purtroppo però mancano i soldi, dove li trovi? Su questo c’è ben poco margine. La proposta di Ichino è interessante perché garantirebbe gli ammortizzatori sociali a tutti, e non solo a chi ha un contratto a tempo indeterminato (come avviene adesso). Costa molto anche la proposta di Ichino per le casse dello stato, non lo nego, ma infinitamente meno alle casse pubbliche del reddito minimo. La cifra totale si potrebbe reperire con due misure: uno, spostando parte dell’abnorme la spesa pubblica per le pensioni al welfare, due, eliminando tutti i sussidi pubblici alle imprese (che perderebbero il loro senso occupazionale) Ti chiedo: ci sono soluzioni migliori? l’unica, a mio avviso, potrebbe essere quella di Boeri e Garibaldi. Mi potrebbe andare bene anche quella (anche se non è la mia prima scelta perché preferisco un sistema più dinamico che ingessato) ma qualcosa deve essere fatto. E non mi si venga a dire che la soluzione sia tartassare ancora di più i precari come fa la CGIL.
    Mi puoi citare dove hai preso il dato sulla disoccupazione over? Mi sembra abbastanza strano avere il tasso di disoccupazione giovanile più alto in europa (dopo la spagna), avere il più alto tasso di occupazione over ed avere un tasso disoccupazione totale coincidente con la media UE.

  13. uqbal

    Dilva

    avrò perso la scommessa, ma tu non hai prodotto un argomento che sia uno.

    Il modo in cui (non) ragioni né argomenti, il tuo schematismo e la tua prevenzione sono resi evidenti dal fatto che senza sapere né chi sono o mi chiamo pensi di poter parlare di “vostri”, “miei” privilegi.

    Io sono precario, precarissimo, e l’unica speranza sul piatto è la proposta Ichino.

    Aggiungo: se qua si tratta di estendere i diritti “pretesi veri” a tutti, com’è che i sindacati non hanno fatto una manifestazione che sia una contro la precarietà? Se si toccano pensioni e art. 18 in Italia i governi muoiono, ma in questi anni contro i co.co.pro la CGIL non è andata oltre i borbottii.

    Quindi evitiamo di strologare sui “diritti”, parola che ormai, sulla bocca degli ipergarantiti vuol dire soltanto “i fattacci nostri”.

  14. dilva

    uqbal, chi nasconde il nome sei tu. Dovresti provare a leggere quanto ho scritto, capiresti che non sto affatto difendendo i sindacati, così come non difendo e non difenderò mai chiunque voglia proseguire con le discriminazioni e contro i diritti uguali per tutti. Scusa, ma credo proprio che chi sta “strologando” e “non ragionando”, sia solo tu.

  15. dilva

    FloatingLeaf, bene, sono felice che il reddito di cittadinanza ci veda concordi e, no, non mancano i soldi: basterebbe che, chi legifera, decidesse di combattere seriamente l’illegalità e le caste, anche quelle sindacali che “proteggono” solo il 27% dei lavoratori. Non solo, tanto per cominciare, nella proposta di legge del Giugno 2011 Pdl Reddito Minimo di cittadinanza a firma dei Senatori DI GIOVANPAOLO, AMATI, ANTEZZA, CASSON, DE SENA, DELLA SETA, FERRANTE, Mariapia GARAVAGLIA, MARITATI, PERTOLDI, STRADIOTTO, TOMASELLI, VITA e DE LUCA, troverai anche loro proposta di copertura. Per molti e ulteriori dettagli, mi permetto di consigliati il molto scritto da Andrea Fumagalli e il sito BIN Italia (tra i fondatori c’è anche Andrea Fumagalli), nel quale troverai anche la proposta di legge citata e molto, molto altro: http://www.bin-italia.org/. Per quanto riguarda la disoccupazione “over”, i dati sono ISTAT e, sorpresa, anche della Provincia di Milano, puoi trovare tutto e molto di più, al sito http://www.atdal.eu. Io appartengo alla categoria dei “troppo vecchi per lavorare, troppo giovani per la pensione” e… senza tutele.

  16. Gianni

    Chi dice che in Francia in Germania, due economie trainainti e ad alta occupazione, non esiste la tutela del posto di lavoro, non sa di cosa parla. Io gestisco personale in questi paesi, oltre che in Italia, e la difficolta’ e i costi di licenziare un dipendente in Francia sono molto maggiori che in Italia (dove non e’ affatto impossibile, come blatera chi non ha mai messo piede in azienda, e dove l’articolo 18 permette almeno una posizione contrattuale forte al momento dell’ uscita, a compensare la mancanza di ogni altro supporto come le indennita’ di disoccupazione e il reddito di cittadinanza).
    Detto questo, le idee di Ichino meritano rispetto (e lo merita senza dubbio la persona), e alcune sono certo condivisibili, per quanto invecchiate e legate al mondo e al sistema di prima della crisi del 2008. Ma io trovo vergognoso che un dibattito del genere venga condotto con il solito irragionevole atteggiamento da pasdaran di Scalfarotto, uno che ghigna di soddisfazione a raccontare di quando Passera aveva licenziato un “vecchio” dirigente (e a me viene da pensare, come a dilva, se quel lavoratore cinquantenne sia poi riuscito a trovare un altro lavoro). Paragonare poi le affermazioni di Orfini alle minacce delle Brigate Rosse e’ una vergogna degna del peggior Sacconi, mentre il compito di un vicepresidente del partito (per quanto Scalfarotto abbia ottenuto questa carica con criteri puramente correntizi e spartitori) dovrebbe essere quello di unire a trovare una sintesi delle posizioni in campo, non quello di mettersi a fare il ruffiano non richiesto di chi sostiene una posizione rispettabile, ma di minoranza. Il problema maggiore di Ichino e’ il codazzo di lecchini che gli si sono attaccati, non certo le sue opinioni.

  17. josto

    assolutamente d’accordo con gianni

  18. enzo

    Bravo Ivan. Il tema del lavoro è il vero problema su cui il PD non riesce ad assumere una posizione che sia lo specchio di una identità precisa. Da sempre nella sinistra e nel PD le divisioni hanno avuto al centro il lavoro. E’ per questo che anche quando il c.s. ha governato non è riuscito a fare riforme di segno certo. Questo ha comportato che da un lato si sono alzate le barricate contro le ipotesi di riforma e dall’altro si sono introdotte norma che hanno aperto alla deregolamentazione e, quindi, creato la più grande ingiustizia: il precariato. Continuando questa contrapposizione nella sinistra altri penseranno a modificare questa tragica situazione. Siamo arrivati a questo punto: questo qualcun altro è il Governo Monti e sul tema del lavoro ha dichiarato che seguirà la strada indicata da Ichino. E Orfini e tanti altri del PD (per non parlare di SEL e di Rifondazione) che faranno? Accuseranno il governo di far pagare ai lavoratori i costi della crisi? E ai giovani, che entrano nel mercato del lavoro e che un contratto a tempo indeterminato sarebbe come vincere alla lotteria, andranno a dire che i diritti sono indisponibili. Roba da matti!

  19. Difficile intervenire in un confronto dove appare evidente che parte degli interlocutori non conoscono dati e situazioni se non gli stereotipi che da anni ci vengono propinati.
    Parlare di lavoro e di welfare in quest paese significa che bisognerebbe ricordarsi che le norme contrattuali sula flessibilità avviate con il Pacchetto Treu e rinforzate con la Legge 30 hanno creato un cinquantina di contratti flessibili che anzicchè produrre maggiore occupazione hanno portato la disoccupazione giovanile al 30%.
    Sognifica considerare che nel nostro paese non vi è solo un problema di disoccupazione dei giovani dato che il livello di occupazione degli over50 è attestato al 32% a ben 18 punti percentuali di distanza da quel 50% stabilità dal Trattato di Lisbona e che l’Italia (firmataria del Trattato) avrebbe dovuto raggiungere nel 2010.
    Significa considerare che solo il 27% dei disoccupati nel nostro paese è tutelato da una qualche forma di sostegno pubblico se perde il lavoro.
    Significa per esempio sapere che nel 2008, una indagine condotta dal Ministro Damiano arrivò a stimare in circa 200.000 i disoccupati over55, considerati non più ricollocabili (in quanto fuori da ciclo produttivo da diversi anni) del tutto privi di reddito e che un reddito lo vedranno solo con l’arrivo della pensione a 66 anni e oltre.
    Se si prova a fare mente locale su alcuni di questi elementi ci si deve ricordare che Ichino e tutta una vasta banda di “esperti” di destra, di sinistra e di centro si sono battuti duramente negli utlimi 15 anni per spostare in avanti l’età pensionabile senza mai preoccuparsi dei DANNI COLLATERALI consistenti in esseri umani, uomini e donne, lavoratori buttati fuori dalle imprese che pretendono di farti lavorare fino a 70 anni ma ti espellono non appena superi i 40, e abbandonati a se stessi senza uno straccio di sostegno al reddito.
    Reddito di cittadinanza con quali risorse ? Per prima cosa recuperare le centinaia di milioni di euro pubblici investiti ogni anno per pseudo programmi a sostegno della ricollocazione dei disoccupati e che finiscono nelle tasche dei “corsifici” e delle agenzie di ricollocamento senxza che nessuno chieda mai loro conto dei risultati conseguiti. Poi … poi, separazione dei costi dell’assistenza da quelli della previdenza, accorpamento di tutti gli enti previdenziali pubblici in un unico ente nazionale con regole uguali per tutti, eliminazione delle attuaili forme di ammortizzazione sociale (CIG, mobilità, prepensionamenti) da sostituire con vere indennità di sostegno al reddito per tutti coloro che perdono il lavoro o sono incapienti. Sono solo alcuni esempi che non nascono da nulla ma da 10 anni di attività volontaria che la nostra associazione svolge cercando di far emergere e tutelare il diritto di chi perde il lavoro in età matura nella più totale indifferenza dei tutti i Partiti.
    Infine non fa male ricordare che chi oggi si propone come risolutore del problema del lavoro e del welfare (e che da sempre propone l’abolizione dell’art.18) a Milano vanta una società di consulenza in materia che, tra l’altro, offre consulenze competenti alle imprese nelle procedure di licenziamento. Ma, purtroppo, siamo da tempo abituati a questi cambi di campo da parte di chi per anni ha lavorato nel sindacato pagato dai contributi dei lavoratori.
    Buona serata

  20. Gianni

    Io vi propongo, tratto dal sito di Ichino, la trascrizione della tavola rotonda che lo stesso ha tenuto con Fassina e Alleva nel maggio di quest’ anno proprio su questi temi:

    http://www.pietroichino.it/?p=15778

    Oltre al merito delle diverse posizioni in se’, tutte di grande valore come lo sono tutti e tre i partecipanti, vi invito a valutare come nel nostro partito si possa e si debba dibattere su un tema di tale importanza. Con la giusta energia, anche difendendo posizioni molto diverse, ma anche con una buona dose di capacita’ di ascolto e senza la faziosita’ da portaborse che trasuda da questo articolo.

  21. uqbal

    Armi

    Hai ragione a ricordare che l’attuale legislazione ha creato una giungla di tipologie contrattuali. Sarai contento di riconoscere che un vantaggio enorme della proposta Ichino è di ridurre le tipologie contrattuali a di fatto UNA SOLA.

    Per la disoccupazione giovanile, non sono un esperto, ma più che alla legge 30 (cmq deleteria), imputerei la bassa occupazione giovanile ad altri fattori: una recessione violenta (con un secco -5,1 nel 2009) intervenuta su una mancata crescita cronica, burocrazia e corporativismo (prova ad essere giovane e a fare l’avvocato, l’architetto, il professore, il farmacista, il notaio e tante altre cose).

    Sui lavoratori troppo anziani per essere ricollocati e troppo giovani per andare in pensione: la tua posizione non è sostenibile. La pensione non è un alternativa al lavoro, e se uno a 50 anni rimane disoccupato, il problema è che non trovi lavoro, non che non possa andare in pensione.

  22. Risposta a Uqbal,
    in quanto a non mandare in pensione chi perde il lavoro a 50 prova a dirlo a quelli (politici e sindacati) che stanno lavorando al prepensionamento di un milgliaio di esuberi della Fiat di Termini Imerese (basta che abbiano 30 anni di versamenti), oppure alle decine di migliaia di prepensionati delle medie e grandi imprese (sempre Fiat in testa) degli ultimi 10 anni. Imprese che hanno sempre agito con il ricatto dei licenzamenti, hanno incassato gli aiuti pubblici e in moltissimi casi hanno delocalizzato senza che un solo pirla di Governo o di opposizione ponesse dei paletti alle loro decisioni di andarsene all’estero. O forse vogliamo parlare dei 4000 dipendenti della Regione Sicilia prepensionati con 25 anni di contributi prima delle ultime elezioni amministrative.
    La cosa importante, guai a Dio è che per chi perde il lavoro a causa di licenziamento singolo le norme si debbano applicare con tutta la giusta durezza ed equità che da sempre contraddistingue un paese ligio al dovere e alla legge. Chi perde il lavoro a livello individuale è si un cittadino di questa Repubblica ma un po’ meno uguale agli altri, diciamo una sottospecie che possiamo lasciare a se stesso.
    E, infine, se non gli vuoi dare la pensione dagli almeno un sostegno al reddito come avviene in tutti i paesi d’Europa esclusa Italia, Grecia e Ungheria. Attenzione, un sostegno al reddito non una elemosina. E magari, se hai strutture capaci ed efficienti come negli altri paesi d’Europa offrigli un lavoro dignotiso e coerente con la sue caratteristiche professionali (questo per evitare che, come immagino possa avvenire in Italia, da un contabile si proponga di fare l’operatore ecologico).
    Guarda Uqbal sarebbe sufficiente COPIARE da altri sistemi in Europa che sono in funzione e risultano efficaci da anni, copiare però non significa come fa Ichino importare dalla Danimarca solo le cose che rispondono alle sue convinzioni. Ma credo sia pretendere troppo da chi ha la certezza della verità ed ama ascoltare solo se stesso.

  23. dilva

    uqbal, insostenibile è chi sostiene che sia possibile trovare un lavoro, degno e stabile in Italia avendo, per esempio, 55, 58, 60… anni. (non si trova a 20…). Insostenibile è chi nega il diritto ad una pensione degna, dopo 40 anni di lavoro reale.
    Insostenibile è chi ha creato e continua ad alimentare la falsa “guerra generazionale”, proseguendo nella cecità e nella negazione che anche i padri e le madri di questi giovani precari, siano precari.
    Insostenibile è chi continua a non voler ascoltare e a non voler vedere che esistono almeno 1.500.000 di disoccupati over senza tutele, 200.000 disoccupati over 55 non più ricollocabili e decine e decine di migliaia di partite IVA (i costretti alla partita IVA, i professionisti senza cassa privata) perché over e disoccupati, ma senza più nemmeno il diritto di poter essere considerati tali… Nemmeno nella liberalissima Inghilterra…
    Insostenibile è chi continua a dividere i lavoratori in categorie di serie A, B, C…, ignorando totalmente che, tutti, sono esseri umani e cittadini.
    Insostenibile è chi volutamente dimentica che, ogni giorno, c’è chi si toglie la vita a causa della mancanza di lavoro (operai, artigiani, impiegati, piccoli imprenditori, professionisti…) anche se, in realtà, sono solo gli auto esecutori di una condanna a morte che questo Stato ha vigliaccamente e silenziosamente sentenziato.
    Insostenibile è chi continua a voler ignorare quali siano le conseguenze psicofisiche per mancanza di lavoro e di reddito.
    Insostenibile è chi continua a riempirsi la bocca con la Costituzione Italiana e, oltre a non aver mai fatto nulla per applicarla, prosegue a calpestarla.

  24. Alessio

    Caro Ivan, ti seguo sempre con molto interesse, ma lasciami dire che questo post è davvero pessimo. Non tanto per le tue opinioni sulla proposta di Ichino che sono naturalmente utili e in alcuni casi pienamente condivisibili, quanto per aver accostato chi la pensa diversamente e lo dice pubblicamente alle Brigate Rosse. Lasciamelo dire con la franchezza dell’affetto e della stima: è un artificio retorico semplicemente vile. La proposta di Ichino è stata discussa e votata dall’intero Pd ed è stata largamente bocciata. In questo senso un dirigente del partito democratico ha detto una cosa semplicissima e autoevidente: che da parte del governo Monti fare propria quella proposta nominando Ichino ministro e accogliendo una posizione largamente minoritaria sarebbe stata una provocazione nei confronti di un partito che si apprestava ad appoggiare convintamente il nuovo governo.
    Ichino rischia la vita tutti i giorni per il contributo che tenta di dare al lavoro in questo paese. Non merita anche solo per questo che le sue proposte siano discusse e, nel caso, criticate anche aspramente in termini politici? Dobbiamo davvero rinunciare a criticare le proposte che non ci convincono per non sentirci additati come moralmente vicini ai terroristi? Ricordi che, quando uccisero Marco Biagi, Cofferati fu attaccato dal centro destra nello stesso modo perché in quegli stessi giorni polemizzava con lui e indiceva una manifestazione nazionale in difesa dell’articolo 18? Non ti parve, quella sì, una vergogna? Non c’è nessun isolamento, Ivan, c’è una critica politica che, se permetti, è del tutto legittima. C’è davvero bisogno, per difendere le proposte che si sostengono, di descrivere chi non è d’accordo come moralmente complice delle Br? Siamo arrivati così in basso in questo partito?

  25. Scusate, ma che cosa c’entra il reddito di cittadinanza con la riforma delle regole del mercato del lavoro? Quella sarebbe una politica di redistribuzione del reddito, ma non inciderebbe sulla struttura dell’attuale mercato del lavoro. Nessuno mette in dubbio che sia difficilissimo trovare lavoro a 50-55-60 anni (anche per assurdità come gli scatti di anzianità che scoraggiano una impresa ad assumere lavoratori non giovani). Per questa ragione lo Stato dovrebbe aiutare queste persone in difficoltà, in qualche modo. Tuttavia non possiamo dimenticarci che il tasso di disoccupazione complessivo rientra nella media UE, mentre il tasso di disoccupazione giovanile così alto è una specificità tutta italiana (se permettete ha poco senso prendere in considerazione il tasso di occupazione che è un’altra cosa).

    http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-03-01/disoccupazione-stabile-tasso-record-102800.shtml?uuid=Aaw05WCD

    Ma che mercato del lavoro vi immaginate? Perché siete tanto avversi alla proposta ichino? Se continuiamo così, qual è quell’imprenditore fuori di testa che assumerà ancora a tempo indeterminato, quando è così facile con i contratti a tempo determinato? Perché pensate che la proposta Ichino riguardi solo i giovani? Sarebbe una svolta positiva per tutti i lavoratori precari. In un mercato del lavoro dove ci sono 4 milioni di precari e che sono in fortissimo aumento, è ancora sostenibile questa situazione? (http://www.lavoce.info/articoli/pagina2633.html) Per quanto riguarda gli altri paesi europei, è ovvio che ci siano delle tutele al posto di lavoro, nessuno lo nega, quello che manca è la impossibilità di licenziamento individuale per lavoratori che operano in imprese sopra i 15 dipendenti per ragioni economiche (perché poi questa cifra, un giorno i sindacati me lo dovranno spiegare).
    La proposta di Ichino, ripetete con me, non si riferisce ai contratti in essere. Quindi, tutti i lavoratori con contratto a tempo indeterminato possono stare tranquilli. Non li tocca.
    Sinceramente non capisco la ritrosia dei disoccupati verso questa riforma. Aumenterà la propensione ad assumere da parte delle imprese, questo mi sembra innegabile. In più, eliminerà la possibilità di assumervi a tempo determinato e quindi al ricatto continuo di non rinnovo del contratto. Estenderà a tutti i lavoratori un minimo di tutela al reddito per il periodo post-licenziamento. Vi sembra poco. Se vi sembra poco considerate che per 4 milioni (destinati ad aumentare con il passare del tempo) non esistono neanche queste tutele. E che se vi riassumeranno, sarà quasi impossibile che sia con un contratto a tempo indeterminato.
    Per le pensioni, ci vorrebbe un capitolo a parte. Mi basta farvi notare una cosa. Il dibattito di questi giorni su questo argomento verte sull’anticipazione dell’adeguamento dei parametri pensionistici che scatteranno dal 2026. Nessuno vuole andare in pensione con il sistema contributivo con cui andrà in pensione la mia generazione. Deve proprio far schifo quel sistema. Peccato che noi ci andremo sicuramente con quel sistema e nessuno ha mosso un dito per tutelarci.
    Se avete tempo leggetevi questo: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002646.html

  26. Un’ultima cosa. Mancare di rispetto verso gli interlocutori è una cosa veramente triste. Termini come sragionare o blaterare, andrebbero evitati. Chiunque sostenga una tesi dovrebbe cercare di convincere l’altra parte, non offenderla, sentendosi superiore.

  27. Mario Saccone

    Ormai i comportamenti della nostra classe politica sono facimente prevedibili. Quando qualcuno, come qui ha fatto molto bene Dilva, li mette alle strette con dei dati precisi hanno 3 principali vie di uscita: trovano la scusa dell’emotività, come se vivere drammaticamente una situazione squalificasse gli argomenti (tipico atteggiamento di chi se ne frega dei problemi degli altri) oppure eccepiscono che non c’è tempo o che non ci sono soldi.

    Quanto al primo argomento Dilva le cose le ha dette chiaramente ed a quelle bisogna rispondere. Il secondo cioè che non ci sia tempo non viene più usato dopo che la risposta è diventata comune e popolare e cioè “ma che cosa avete fatto fino ad adesso?” . La terza “non ci sono soldi” è stata usata anche qui, certamente in buona fede da un militante che però riporta quello che tutta la classe politica ripete all’unisono. Non ci sono soldi. E’ vero?. E’ diffcile dare una risposta in Italia perchè la famosa trasparenza è al solito una legge disattesa e quindi non si sa quali siano i numeri di ogni voce di spesa, quali i risultati. E’ su questo che una classe politica indecente ha vissuto per anni e continua a sopravvivere. Però uno sforzo si può fare.

    Ho taccolto i dati del 2009 sulle tasse versate dagli italiani e dai tedeschi, sui dipendenti della PPAA e sul costo complessivo della PPA di Italia e Germania e li ho confrontati riparametrizzando i dati tedeschi su una popolazione di 60 milioni di abitanti e cioè riducendo le cifra tedesche di un quarto che è la differenza in popolazione tra Germania ed Italia: 80 milioni e 60 milioni. Riporto in fondo la fonte dei dati per chi volesse controllare.

    Numero Impiegati della PPAA in Italia 3.5 milioni
    N. Impiegati della PPAA in Germania (riparametrata a 60 milioni) 3.38 milioni

    Costo della PPAA in Italia 168 miliardi di euro
    Costo della PPAA in Germania (riparametrata a 60 milioni) 117 miliardi di euro

    Entrate da tributi in Italia 431 miliardi di euro
    Entrate da tributi in Germania (riparametrata a 60 milioni) 435 miliardi di euro

    Ricordo che i dati sono del 2009 e che vi sono piccole incongruenze dovuti al diverso modo di aggregare le cifre, ma queste non superano 1 o 2% e quindi non cambiano il valore delle differenze che sono quasi del 50%. Le fonti sono:

    http://www.statistik-portal.de/Statistik-Portal/en/ in inglese

    http://www.forumpubblicidipendenti.it/web/index.php?option=com_k2&view=item&id=3:dip&Itemid=100

    Bertolussi Tassati e mazziati pag 108

    Allora è vero che non ci sono soldi?

    Come vedete c’è una differenza di ben 51 miliardi tra i costi Italiani e quelli tedeschi, cioè quasi 50% in più dei costi della Germania. Non mi risulta che maestri, professori, impiegati d’ordine, infermieri e medici della mutua abbiano in Italia un tenore di vita superiore del 50% a quello dei corrispondenti tedeschi. Allora i soldi non mancano solo che sono già tutti impiegati (sprecati) per gestire le clientele, corruzione, parassitismi.

    La Germania ha tutti i servizi dell’Italia e tutti di qualità superiore.Ma ha anche il welfare che noi non abbiamo. In cambio abbiamo clientele e sinecure per categorie privilegiate, in primis per ex politici e sindacalisti che occupano poltrone di aziende pubbliche spesso create solo per garantire dei posti a loro ed ai loro portaborse. Abbiamo aiuti di stato per aziende monopolistiche come la FIAT e oligopolisitche come quelle telefoniche e dell’enegia che invece di crearre ricchezza la consumano con gli sprechi e i disservizi che ricadono sui cittadini. Abbiamo sprechi incredibili per foraggiare consulenti e parassiti che addirittura vivono della miseria degli altri, come è successo in Lombardia per 64 milioni di euro spesi per corsi di formazione per disoccupati che non hanno prodotto più di qualche decina di posti di lavoro, ma hanno prodotto lauti profitti per aziende clientelari di formazione e per consulenti vari.

    Il punto è che i soldi ci sono ma non ci sono i partiti per fare delle riforme serie. Purtroppo la sinistra oggi si divide tra velleitari “radicali” che non sanno nemmeno dove vivono e sedicenti partiti riformisti che invece sono dei partiti reazionari che difendono quelle categorie privilegiate, parassitarie e clientelari che sono i nuovi “rentier”. Sto parlando del PD che non dimentichiamolo è stato al governo nei 18 anni detti Berlusconiani ben due volte una volta come Ulivo e la successiva come PD e non è mai stato capace di far nulla se non appunto difendere i propri clientes.

  28. dilva

    Perfetto Mario, conoscenza, competenza, serietà e chiarezza.
    Peccato che nel PD, come in tutti i partiti esistenti e, tanto meno, nel governo attuale, queste qualità non abbiano spazio alcuno.

  29. A Mario Saccone,
    non so se ti riferivi a me, ma militante politico proprio non lo sono. Che noi si spenda tanto e male nella pubblica amministrazione è un dato di fatto. Questo per tante ragioni. Siamo una economia poggiata su uno statalismo assurdo, che usa l’impiego pubblico come ammortizzatore sociale permanente, soprattutto al sud. Questo è innegabile. In particolare, spendiamo tanto e male nella PA.
    Concordo, però dire che potremmo disporre da subito di 50 miliardi se solo il governo lo volesse davvero, così, dall’oggi al domani, mi sembra una tesi francamente assurda. Per compiere un riassetto della spesa pubblica ci vogliono anni. Con tutte le colpe che possiamo imputare al governo Prodi, dobbiamo riconoscere che ha almeno tentato di istituire la spendig review (che sta riprendendo il professor Monti). Per fare una analisi completa delle mis-allocazioni nella spesa pubblica ci vogliono almeno 2 anni. Quale sarebbe il criterio da adottare sennò? Come faresti a distinguere la spesa buona da quella cattiva? Sicuramente andrebbero colpiti i privilegi della casta, della politica, dei manager delle amministrazioni pubbliche e dei dipendenti ministeriali, ma con queste misure non è che si troverebbero poi tante risorse. Queste misure servirebbero più come segnali di cambiamento, che di risparmio vero e proprio.
    Non esistono soluzioni facili a problemi enormi, qui la bacchetta magica non c’è l’ha nessuno. La lotta agli sprechi, la lotta all’evasione, alla corruzione sono tutte battaglie giuste, ma richiedono tempi lunghi e dall’esito incerto. Non si possono proporre misure con copertura finanziaria incerta. Anche perché queste battaglie non possono essere fatte solo per fare cassa, ma devono essere portate avanti per giustizia sociale.
    Come ti dicevo prima, è vero che lo stato italiano spende tanto e male, tant’è che siamo in questa situazione (con il 120% di rapporto debito/pil) pur avendo una pressione fiscale tra le più alte in Europa. Spendiamo tanto e male, non solo nella PA, ma anche nelle pensioni, faccio notare che spendiamo il 4% in più della media europea nel comparto pensioni, a fronte di uno welfare pesantemente penalizzato nel confronto con gli altri stati europei (vedi : http://www.cermlab.it/oped/topic/1/item/7558723544 )
    Ma soprattutto, che cosa diamine c’entra tutto questo con le regole del mercato del lavoro?

  30. Mario Saccone

    Caro FloatingLeaf se non sbaglio “non ci sono i soldi” come risposta a Dilva nel dibattito l’avevi detto tu. La mia lettera è un a risposta a questo. Comunque il fatto è che non si può affrontare come si è fatto fino ad adesso un problema così grave come quello del lavoro senza immaginatìre gli effetti che ne possono nascere.

    Io non ho una posizione pregiudiziale su Ichino. Ho avuto modo di sentirlo qualche anno fa parlare, in modo convincente di controllo dei cittadini sull’operato della PPAA tramite associazioni e strumenti di inchiesta tra i cittadini che avrebbero fatto le pulci ai comportamente della PPAA, mettendo in moto dei meccanismi di aggiustamento e di riorganizzazione anche, giustamente, pesanti verso i responsabili. Tutto giusto fin qui anche i provvedimenti da prendere contro chi era responsabile delle malfunzioni. Quando si è cominciato a parlare di libertà di licenziamento nella PPAA, lui ha portato avanti le sue posizioni prima con proposte ancora complessive, cioè legandole al discorso delle riforme e del welfare, ma siccome lo spazio di discussione era limitato ad un punto e cioè alla libertà di licenziare, ha cominciato a concentrarsi su questo punto, con qualche richiamo ad un disegno complessivo che ha man mano abbandonato fino ad essere di fatto il proponente o il collaboratore di leggi puramente rivolte alla libertà di licenziamento. Adesso la sua proposta non cade nel vuoto ma in una realtà di precari e persone senza lavoro che sono il lascito di una gestione politica a cui anche lui ha contribuito e a queste persone l’unica risposta possibile è il welfare.

    Quanto alla tua considerazione:
    “però dire che potremmo disporre da subito di 50 miliardi se solo il governo lo volesse davvero, così, dall’oggi al domani, mi sembra una tesi francamente assurda”

    Scusa ma questa mi sembra la riedizione della risposta tipica “non c’è tempo”.
    Nessuno pensa che si possa fare domani, ma in un anno si. Ti passo questo link che riprende una proposta tra l’altro fatto a suo tempo da una comissione al Governo Prodi e bocciata dalla Ministra Bindi, per cui come vedi non è il tempo che è mancato ma la volontà politica

    http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/2379

  31. dilva

    FloatingLeaf, forse per capire dove mettere le mani, basterebbe guardare Report che da anni e anni e anni, compreso ieri sera…, ma anche chiedere l’aiuto di Sbilanciamoci e di economisti come Viale, Fumagalli, Revelli, Gallino, Di Stefano…, sono trent’anni che i cittadini si sentono ripetere che ci vuole tempo…, basterebbe voler copiare da paesi come la Germania per fare molto, molto in fetta.
    La realtà vera è che nessuno di coloro che siedono in Parlamento, ha alcuna voglia di ribaltare questo sistema totalmente cancerogeno per tutti i cittadini, per tutti i lavoratori e totalmente e riccamente garantito per tutti loro.
    Non sono più accettabili scuse di alcun genere.
    Se poi ci si domanda ancora cosa c’entra “il tutto” con il mercato del lavoro, se ci si domanda ancora cosa c’entra il reddito di cittadinanza con il lavoro precario, se ci si domanda ancora cosa c’entra la disoccupazione con il lavoro e con il welfare… se ancora non si è capito che il paese è il tutto e che il tutto deve essere visto nel suo insieme e non continuamente segmentato in pezzettini e che ogni scelta “nel pezzettino” determina conseguenze pesantissime negli “altri pezzettini”… mi sembra evidente che mai e poi mai si riuscirà a far il benché minimo passo avanti.

  32. Mario Saccone

    Scusa. Ho dimenticato di far rilevare che il risparmio previsto dalla riforma alla tedesca della sanità è più o meno dell’ordine della differenza tra i due costi italiano e tedesco per cui è anche un indicatore di dove siano i più rilevanti sprechi in Italia e cioè nella Sanità.

    E’ abbastanza ridicolo che mentre in Germania il sistema della sanità è misto pubblico privato ed ha un ottimo indice costo qualità, in Italia il sistema completamente pubblico (mito della sinistra) ha dovuto di fatto aprirsi al privato (vedi Lombardia) ma ha permesso al privato di adagiarsi alle inefficienze del pubblico con un sistema misto che ha un pessimo indice costo qualità.

  33. Premetto che non posso sapere tutto su tutto, perciò non ho una opinione in merito alla riforma sanitaria che proponi (mi informerò). Molto probabilmente se è stata presentata su un sito come noisefromamerika sarà una proposta intelligente, magari criticabile sotto certi aspetti, ma intelligente. Comunque non sono in grado di risponderti su questo argomento, al momento.
    Per quanto riguarda i soldi che non ci sono, è inutile stare a piangere sul latte versato. Non si è voluto o potuto agire meglio. Adesso questi soldi non ci sono. Ci sarebbero stati se ci fossero stati governi seri, questo sì. Si deve andare verso la strada della lotta agli sprechi? sicuramente. Mi sembra che Monti abbia già detto di voler combattere l’evasione fiscale e di attuare la “spending review”, comunque sia anche lui non ha la bacchetta magica, non sarà facile trovare i 25 miliardi per rimettere in sesto i conti, figurati per fare altre cose. Vedremo. Almeno lui non deve subire ricatti dall’elettorato. Io non ho grande stima dei politici che si sono alternati al governo in questi anni, eccetto forse per il buon Romani Prodi. Certo si fosse posto un freno alla spesa pubblica in questi anni, adesso non ci troveremmo in questa situazione. Però purtroppo il governo Prodi è stato troppo breve (e sottoposti a ricatti incrociati) per incidere seriamente ed i governi Berlusconi sono stati il peggio del peggio.
    Io sostengo le proposte in quanto tali, indipendentemente da chi le propone. Non so cosa sosteneva Ichino ai tempi delle prime riforme del mercato del lavoro. Una cosa la so di sicuro, che Marco Biagi non voleva questo tipo di precarietà, senza tutele e senza diritti. I sindacati hanno tutelato solo chi aveva già il posto di lavoro e non i giovani ed i disoccupati (compresi i futuri tali). Le imprese si sono assicurate la sostanziale schiavitù della generazione più istruita che l’Italia abbia mai visto, ed hanno ceduto sulla inamovibilità del famoso 27% dei lavoratori. Vorrei capire, oltre al reddito di cittadinanza, quale dovrebbe essere la struttura del mercato del lavoro secondo voi. Perché non è solo il reddito che differenzia un lavoratore precario da un lavoratore garantito. Sono anche il diritto allo sciopero, il diritto alla malattia, il diritto alle ferie, ecc… una riforma del mercato del lavoro mi sembra imprescindibile, così non possiamo andare avanti. Quella di Ichino mi sembra sia la più equa tra le proposte attuabili (certo potremmo anche imporre a tutte le imprese di assumere tutti con contratti a tempo indeterminato, ma a quel punto la disoccupazione raggiungerebbe livelli da guerra civile, in una situazione come questa).

  34. dilva

    Credo che ti siano state date ampie risposte e altrettanto ampie possibilità di approfondimento e tutte, certamente, non vanno nella direzione Sacconi/Ichino/Boeri/Fornero&Co.

  35. Due righe e non di più. Per fare certi interventi ci vuole tempo ? E’ possibile. Di certo negli ultimi 16 anni in un battibaleno si sono fatte una miriade di interventi sulle pensioni senza preoccuparsi dei danni collaterali. O meglio, si è fatto finta di preoccuparsene dato che da 16 anni sentiamo i politici parlare della necessità di una riforma degli ammortizzatori sociali … appunto ne sentiamo parlare.
    In merito alle risorse per coprire i costi di interventi quali il reddito di cittadinanza rimando tutti al Disegno di Legge Nr. 2806 (reperibile sul sito del Senato) dal titolo “Misure per l’istituzione del reddito minimo di cittadinanza” presentato in data 30 giugno 2011 da 14 Senatori del PD. Il DDL, come avviene sempre per qualsiasi proposta, contiene una esaustiva descrizione di come reperire i fondi necessari per la sua copertura. E’ tutto.

  36. Mario Saccone

    Vediamo per punti.

    “Per quanto riguarda i soldi che non ci sono, è inutile stare a piangere sul latte versato.”

    Perchè non ci sono? quei soldi vengono spesi ogni anno quindi ci sono e verranno spesi inutilmente anche il prossimo anno.
    La proposta di riforma della sanità di cui ho allegato il link si attua in un anno, per cui quei soldi, se si vuole,(questo è il vero problema, la volontà politica), cominciano ad entrare tra un anno e la riforma del welfare può modularsi anch’essa su un anno.

    “Quella di Ichino mi sembra sia la più equa tra le proposte attuabili (certo potremmo anche imporre a tutte le imprese di assumere tutti con contratti a tempo indeterminato, ma a quel punto la disoccupazione raggiungerebbe livelli da guerra civile, in una situazione come questa).”

    Nessuno vuole che le imprese assumano tutti a tempo indeterminato, si vuole che, contestualmente alla riforma del contratti di lavoro si vari la riforma del welfare. Quanto alla situazione di guerra civile la si raggiunge se si continuano a lasciare senza risposta le esigenze di questi milioni di lavoratori maturi che ormai troveranno lavoro, con enorme difficoltà che ci sia o no la riforma di Ichino. Come sopravviveranno? Qualcuno se lo chiede?

    “Una cosa la so di sicuro, che Marco Biagi non voleva questo tipo di precarietà, senza tutele e senza diritti.”

    Non lo metto in dubbio, però credo che ormai, soprattutto adesso dopo che si è visto l’uso che è stato fatto della sua riforma, anche un tecnico dovrebbe chiedersi che uso si intende fare del suo lavoro ed Ichino che non è solo un tecnico ma un parlamentare, dovrebbe sentire l’esigenza di subordinare la sua proposta alla isituzione di un welfare, anzi magari inserirla come parte della sua proposta. Purtroppo i “tecnici” spesso si innamorano (per narcisismo e scarsa sensibilità sociale) delle loro proposte al punto di perderne di vista gli effetti sociali e poi se ne hanno qualche soddisfazione si incanagliscono fino a diventare sostenitori delle peggiori leggi pur che in qualche modo gratifichino il loro narcisismo. Se qualcuno ha l’età per aver visto “il ponte sul fiume Kwai” ne converrà che Ichino è un ottimo Alec Guinness. Purtroppo questo non è un film.

    “Vorrei capire, oltre al reddito di cittadinanza, quale dovrebbe essere la struttura del mercato del lavoro secondo voi.”

    Banalmente una struttura civile come quella tedesca, in cui un lavoratore che perde il lavoro ha delle garanzie che gli permettono di non morire di disperazione prima che di fame come succede oggi in Italia.

    Infine una osservazione sul latte versato. Non si tratta di piangere, anzi, ma di chiedere ragione a chi ha versato il latte. E’ l’incredibile impunità di cui ha goduto questa classe politica in tutti questi anni, e parlo di impunità politica non giudiziaria, impunità che è causa di questo incredibile degrado. Se i vari Veltroni, D’Alema, Prodi, Ferrero, ecc. ecc. dopo i loro innumerevoli fallimenti fossero stati chiamati a risponderne oggi non saremo in questo stato. La vera caratteristica dell’Italia oggi non è il qualunquismo dei cittadini, ma quello della classe politica che imputa al paese i suoi fallimenti e la sua incapacità. Il buon Prodi, come lo chiami è responsabile della più squallida e degradante, per lui, dichiarazione quando ha detto che sì la classe politica è clientelare e corrotta ma i cittadini non sono migliori. Un signore che per 50 anni non ha avuto vergogna a stare dentro un partito clientelare e corrotto dice a me, e se non te ne sei accorto, anche a te che noi che siamo cittadini siamo clientelari e corrotti. E questo signore è ancora in giro a far politica. Fino a che il latte versato non viene fatto pagare a chi lo ha versato non usciremo da questo tunnel.

  37. Alessandro Giovannini

    consiglio per tutti: guardate questo nuovo post de iMille che compara le differenti proposte sul tavolo per la riforma del lavoro

    http://www.imille.org/2011/11/lavoro-riassunto-delle-proposte-di-ichino-e-boeri/

  38. u.

    Armi

    La discussione è andata avanti, ma vorrei riprendere questa tua osservazione:

    “in quanto a non mandare in pensione chi perde il lavoro a 50 prova a dirlo a quelli (politici e sindacati) che stanno lavorando al prepensionamento di un milgliaio di esuberi della Fiat di Termini Imerese (basta che abbiano 30 anni di versamenti), oppure alle decine di migliaia di prepensionati delle medie e grandi imprese (sempre Fiat in testa) degli ultimi 10 anni”.

    Il problema qui non è la pensione e l’età pensionabile (che proprio non è in discussione), il fatto che le fabbriche FIAT sono fallimentari. Risolviamo questo problema, facciamo sì che le fabbriche non chiudono e avremo meno 50enni in mezzo alla strada.

    @Dilva

    “insostenibile è chi sostiene che sia possibile trovare un lavoro, degno e stabile in Italia avendo, per esempio, 55, 58, 60… anni.”

    Vale la stessa cosa. Io non mi sogno di dire che ricollocarsi a 50 sia facile (e men che meno che non debbano essere aiutati quelli che si ritrovano in questo stato). Ma che c’entra la pensione? La soluzione è mandare la gente al parco, o creare un tessuto economico capace di riassorbire i disoccupati?

    Ti rendi conto che è un’altra cosa? Altrimenti perché poi non risolvere la disoccupazione abbassando la soglia a 40 anni?

    La sinistra non può semplicemente chiedere “di più di tutto per tutti”, per il semplice fatto che non è sufficiente chiedere questo.

    Immaginate di avere una gamba rotta, di andare da un dottore ortopedico e dirgli: “Dottore, lei non deve steccare la gamba rotta, deve farmi camminare ORA, se necessario facendomi portare in spalla!”. Quello vi risponde che per far guarire la gamba bisogna steccarla e voi continuate a dire che lui è un segaossa.

    Ecco, questo è quel che state facendo sul piano economico.

  39. @ Mario Saccone
    Innanzitutto, mi sembra esagerato giudicare un politico come Romano Prodi che ha una carriera di tutto rispetto sia in Italia che in Europa per una frase. Oltretutto non ha detto quello, ma ha detto che la società italiana non è migliore della classe politica italiana. Discutibile certo, ma parzialmente corretta, d’altronde i cittadini italiani li conosciamo bene. Noi siamo il paese della mafia, dell’evasione fiscale, della corruzione, delle furberie e del berlusconismo. Negli altri paesi c’è una classe politica di un’altra statura, nessuno lo mette in dubbio, però gli altri popoli europei (a parte quelli dei PIIGS) hanno anche un’etica e un senso dello stato molto diverso. Comunque non vorrei soffermarmi qui.

    “Perchè non ci sono? quei soldi vengono spesi ogni anno quindi ci sono e verranno spesi inutilmente anche il prossimo anno.”
    bisogna fare la spendig review e Monti ha già detto che la farà (Prodi aveva iniziato ma il governo è caduto prima che finisse l’analisi, Tremonti ovviamente non l’ha ripresa).

    “La proposta di riforma della sanità di cui ho allegato il link si attua in un anno, per cui quei soldi, se si vuole,(questo è il vero problema, la volontà politica), cominciano ad entrare tra un anno e la riforma del welfare può modularsi anch’essa su un anno.”
    Ho letto la proposta e pur non essendo un esperto in materia, l’ho trovata interessante. Dobbiamo tener presente però che ha delle criticità, che non è stata dibattuto bene. Non si può fare dall’oggi al domani una riforma che tocca così pesantemente la sanità senza un minimo di dibattito tra gli addetti ai lavori. Alla fine è stata proposta su un sito l’11 agosto del 2011. Non puoi pretendere che diventi legge dopo nemmeno due mesi, è utopico. Anche perché già me li vedo i sindacati, il popolo viola, i grillini, e tutti quelli hanno votato per la falsa ideologia dell’acqua pubblica, lasciar passare una riforma che prevede l’ingresso delle assicurazioni nel sistema sanitario e l’imposizione di un sistema misto in tutta Italia.

    Anche le coperture proposte dal DDL sono molto aleatorie. Alcune le ha già bruciate la manovra di settembre (vedi tassazione rendite, tagli lineari ai ministeri), norme anticostituzionali (l’aggravio fiscale sugli scudati) e piccole briciole di risparmio sulle autoblu.
    In più secondo me sottostima molto il costo dell’intervento (10 miliardi mi sembrano pochini per un sussidio di 7000 euro l’anno a persona).

    Un’altra cosa, mi puoi spiegare come funziona il modello tedesco.

  40. Mario Saccone

    Sulla carriera europea di Prodi ci sarebbe molto da dire. Ovviamente i giornalisti italiani sono sempre molto ossequiosi verso i loro partiti di riferimento ( e quindi non sono in genere dei giornalisti ma se va bene dei semplici addetti alle comunicazioni) e ci hanno raccontato meraviglie del suo settennato europeo, ma basterebbe leggere i giudizi della stampa inglese di allora su Prodi in Europa per avere qualche dubbio sulla qualità del suo lavoro. Ma lasciamo perdere o se vuoi parliamone in altra sede. Tu dici:

    “Ho letto la proposta e pur non essendo un esperto in materia, l’ho trovata interessante. Dobbiamo tener presente però che ha delle criticità, che non è stata dibattuto bene. Non si può fare dall’oggi al domani una riforma che tocca così pesantemente la sanità senza un minimo di dibattito tra gli addetti ai lavori. Alla fine è stata proposta su un sito l’11 agosto del 2011. Non puoi pretendere che diventi legge dopo nemmeno due mesi, è utopico. Anche perché già me li vedo i sindacati, il popolo viola, i grillini, e tutti quelli hanno votato per la falsa ideologia dell’acqua pubblica, lasciar passare una riforma che prevede l’ingresso delle assicurazioni nel sistema sanitario e l’imposizione di un sistema misto in tutta Italia.”

    In realtà come dice Francesco Forti, che ha fatto la proposta, una legge molto simile era già stata presentata durante il governo Prodi ed affossata dalla Bindi. Non è quindi una novità, e poi non si tratta di farla in due mesi Quanto alle altre considerazioni qui non si tratta di acqua pubblica, cioè di un bene comune, ma di assicurazioni che erogano polizze a tariffe non profit controllate dallo stato e che ricavano profitti dalla capacità, se la hanno, di integrare con proposte convincenti il trattamento obbligatorio con altri a pagamento. Il servizio sanitario lo erogano sempre i medici e non altri. Qualunque dubbio sulle assicurazioni italiane e la loro disponibilità è superato dalla esistenza di un mercato europeo. Se le assicurazioni italiane non accettassero le regole saranno quelle tedesche a fare i contratti.

    Inoltre non vedo particolari criticità. Qui si tratta di copiare una struttura di riforma che è già operativa e funzionante, non di inventare qualcosa che non si sa se funziona.

    Come sempre il vero problema è la volontà politica, che non c’è, perché un sistema di welfare toglierebbe dalle mani dei partiti e dei sindacati le erogazioni di aiuti e di provvidenze temporanee e ripetibili tramite le quali mantengono il controllo e l’influenza su chi è obbligato a farne ricorso.

    Quanto a spiegarti il sistema tedesco non sono l’esperto in grado di farlo. Mi sembra che Francesco Forti lo faccia abbastanza bene.

  41. pozycjonowanie

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