Il tramonto di Bersani

di Cristiana Alicata.

Pier Luigi Bersani by framino

Pier Luigi Bersani by framino

Partiamo dalla fine. La fine della piazza del PD a.d. 5 novembre del 2011 è riassumibile in una foto di gruppo dove mancano gli animatori degli ultimi tempi. Nel suo discorso, Bersani, non fa un solo nome. Di nessuno. Non di Renzi, non di Serracchiani, non di Civati, non di Zingaretti e tantomeno di Fassina ed Orfini. Non era meglio una battuta che li citasse tipo: “Vedete che i giovani scalpitano, ma siamo un bel partito, sono tutti qua dietro e sappiamo stare uniti quando serve e adesso serve perché è il momento di buttar giù questo governo.“ Applausi e un segnale chiaro ai “muli che scalciano”.

E invece silenzio. E quando il silenzio si sovrappone a ciò che tutti sanno assomiglia ai regimi rattrappiti dalla propria fine: si nega persino l’evidenza.

L’evidenza me l’ha fatta notare un collega, non iscritto al partito e precario. Mi ha detto: “Vai al Bersani Day oggi?” Non pensavo fosse così evidente anche da fuori, confesso. Insomma, Bersani uno in lizza per le elezioni dentro il PD, un po’ più legittimato di altri.

Non certo il leader di tutti. C’è qualcuno che la vede così. Ma si sa questi elettori non iscritti non capiscono niente.

In un passaggio la comunicazione in politica viene equiparata alla finanza in economia e ho subito pensato alla volpe e all’uva. Non son capace e quindi non serve a niente.

Molte frasi killer. In qualsiasi corso di comunicazione ti insegnano ad esprimere al meglio ciò che pensi, proprio per farti capire. Non per condire e vendere una cosa per l’altra. La comunicazione è farsi capire, non imbrogliare. Questa concezione è una concezione consumistica della politica. Berlusconiana. Ti insegnano per esempio a non dire mai: scusi se la disturbo. L’altra persona penserà subito che la stai disturbando. Non si dice: il PD non sarà mai un ruotino di scorta, marginale…io per esempio non lo avevo mai pensato. Ora che Bersani lo ha detto mi sto chiedendo perché gli è venuto in mente.

Dopo avere tirato le orecchie ai “muli che scalciano” sull’importanza del collettivo, la manifestazione del PD si riduce al comizio di un’ora del solo segretario che descrive la situazione mondiale, invoca una democrazia dal Polo Nord al Giappone passando per l’Africa, insomma un (come dice qualcuno) Ulivo mondiale.

Bersani vola sul suo tema preferito con ampia capacità descrittiva (un buon compitino direbbero a Frattocchie), liquidando la flexicurity con una battuta sulla Danimarca: alla faccia del cambiamento che abbiamo in mente e del lungo periodo che abbiamo in testa, parte subito con una resa. Portare qui la Danimarca è impossibile. Poi fa un passaggio sul lavoro precario dicendo che va tassato di più, dimenticandosi di dirci come si farà ad impedire che saranno le buste paga dei precari a pagare tale aumento.

Bersani cerca, leggendo un testo per quasi un’ora, di dare fiducia agli italiani, cavalca maldestramente la voglia di riscatto all’estero di tutti gli italiani, ma manca qualcosa.

Ringrazia le forze armate, saluta gli alluvionati, canta l’inno a squarciagola e noi anche, con lui e per un attimo guardo il calendario e mi confondo con il discorso da presidente della Repubblica che mi viene propinato ogni anno, ultimamente anche con l’aggiunta della questione omofobia. Omofobia. Punto. Niente unioni civili. Su quelle si è espresso personalmente in un paio di domande estorte a forza negli anni e in un comunicato stampa ad un’associazione. Ma sul sito del PD non c’è traccia di quella posizione come posizione del partito. D’altronde le cose sono sul sito quando sono sul programma. Anche questo un gravissimo errore di comunicazione che rappresenta una resa, un modo di fare politica che quando non ha posizione aggira l’ostacolo. Persino Matteo Renzi da tutti noi guardato con circospezione sui temi della laicità ha capito bene che nel III millennio, su quegli argomenti deve passarci. Renzi forse guarda Cameron, conservatore sulla carta ma uomo di oggi, che per giustificare ai suoi la posizione sul matrimonio gay, ha ricordato che il matrimonio è un’istituzione borghese e conservatrice e che quindi lui non può non appoggiarla. Insomma potrà anche starci antipatico lui e il suo format politico (cit. Aldo Grasso). Ma ha deciso di confrontarsi con tutto. Vuole avere una posizione su tutto. Poi starà a noi dire su cosa non siamo d’accordo e se è votabile o no. Perché questo vuole oggi il Paese: chiarezza e trasparenza sul progetto e sulla strategia.

Cosa stiamo facendo qui? Aprendo una campagna elettorale? Chiedendo le dimissioni del governo? Un comizio agli iscritti? Con chi sta parlando Bersani? Serviva riempire una piazza e riuscire a presentare i Marlene Kunz chiamandoli Kunze?

Esiste poi la questione delle buone pratiche su cui insisto. Bersani non è il presidente della repubblica e nemmeno il premier. Oggi è il segretario di un partito, crede fortemente nel sistema partito, lo rispetta. Forse, addirittura, a volte non riesce ad uscire dalla dinamica “partito”.  E allora io continuo a voler sapere nel Lazio e in Calabria, regioni in cui il PD è commissariato, cosa abbiamo deciso di fare e come. Sembrerò ossessionata dal partito, ma ho capito che più è chiuso e rattrappito su se stesso e più danneggiamo il Paese, perché la nostra inettitudine si abbatte sul Paese in modo quasi diretto.

Non abbiamo più tempo.

iMille.org – Direttore Raoul MinettiiMille.org – Direttore Raoul Minetti

53 Commenti

  1. Posso far lievemente notare che in nemmeno una settimana “la linea” è stata rasa al suolo e sconfessata dallo stesso Bersani:

    Sabato si diceva no a letterine che ci dicono cosa fare, andiamo alle elezioni con il Nuovo Ulivo e facciamo un governo capace di decidere del proprio futuro.
    Oggi (che è solo giovedì) si dice no alle elezioni, ok ad un governo Monti che realizzi quanto contenuto dalla letterina della BCE.

    Nel frattempo DiPietro si è messo fuori da una possibile alleanza di governo e il PD si è responsabilmente detto pronto a votare persino il maxiemendamento preparato da Berlusconi-Tremonti-Brunetta.

    Sarà che siamo un covo di disfattisti invidiosi però la tenuta delle nostre critiche è maggiore delle “verità rivelate del partito”.

  2. Gianni

    Io alle manifestazione di sabato c’ero, per cui a me e qualche altra decina di migliaia di persone e’ difficile far credere delle balle come questa qui sopra o dei riassuntini sgangherati come quello dell’ articolo, che alla fine sono piu’ grotteschi che capziosi.
    Forse Stefano e la Alicata ne hanno vista un altra, di manifestazioni. Capita, ce ne sono un sacco in giro. Sbagliare strada e’ un attimo.
    Chi aveva da fare puo’ comunque rileggersi il discorso di Bersani in santa pace, basta gugglarlo, come direbbe qual trinariciuto di Fassina.

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