Il futuro del teatro in Italia. Dialogo con David Sebasti

di Emidio Picariello.

Foto di Diego Galli

Una volta ero presente a una commissione provinciale. Parlavamo del Teatro e a un certo punto una consigliera di opposizione – del PDL – disse che è ora che il Teatro, come qualunque attività, cominci a sostenersi con i propri mezzi, invece di usufruire dei contributi della Pubblica Amministrazione. Il consigliere dell’Italia dei Valori, disse che per una volta era d’accordo con il Partito di Berlusconi. E’ un interessante punto di vista ma è completamente sbagliato. A meno che non si voglia smettere di fare Teatro di qualità. E’ una opzione, basta essere chiari, programmaticamente. Poi, di quello, possiamo discutere. Pretendere invece che l’equazione incassi dei biglietti contro spese di gestione risulti zero, beh, questo è fantasioso. Non si può chiedere per esempio alla maggior parte dei teatri sparsi sul territorio. Un Teatro che ha una capienza di 800-1000 posti e che vende i suoi biglietti di platea, i migliori, a 25 euro (diciamo una media biglietto poco sotto i 20 euro) e ha una media di riempimento dell’ottanta per cento, incassa in una sera dai 10 ai 15 mila euro. Che è circa il cachet della compagnia. Stiamo parlando di una situazione ideale: nella maggior parte dei casi il borderò invece non copre il cachet.
Non si arriva a quell’equilibrio perché i dati dell’esempio si bilanciano fortemente fra loro e descrivono una situazione estremamente virtuosa. Una media dell’ottanta per cento di presenze ce l’hanno solo quei teatri che propongono cartelloni molto interessanti per un certo numero di anni di fila, altrimenti il pubblico medio scende rapidamente intorno al 50% e poi, in men che non si dica, sotto. Questo risponde alla domanda: “ma non si potrebbero ingaggiare compagnie meno conosciute, che siano un po’ più economiche?”, che vi era venuta in mente. Se il cartellone nel suo complesso non è accattivante ci si trova senza abbonati e senza abbonati non si riempie il Teatro.
Anche alzare il costo del biglietto riduce le presenze, naturalmente, per una semplice legge di mercato a cui neppure l’arte si sottrae.
Restano ancora da coprire, quindi e in una situazione virtuosa, un certo numero di costi: il personale, per esempio. Nella condizione ideale i Teatri non hanno assunto personale in sovrappiù nei tempi in cui i soldi – e quindi le attività da svolgere – c’erano. Poi la manutenzione della struttura, i vigili del fuoco – che sono obbligatori – e tutte le cose tipiche della gestione: dalla pubblicità alle bollette del telefono.
Questo supponendo che l’attività di un Teatro non abbia niente niente a che fare con la formazione scolastica (recite mattutine per le scuole, per esempio) o con iniziative letterarie, che hanno costi del tutto a parte.  Questo vuol dire che per far funzionare un Teatro, uno di quelli virtuosi, un Teatro ben gestito, un 30% del suo bilancio deve essere immesso dalla Pubblica amministrazione, dal Comune, dalla Provincia, dalla Regione e dallo Stato.
La ricaduta in termini di territorio non è solo culturale, non è solo far conoscere gli autori – nuovi o classici – al pubblico, non è solo leggere insieme, è anche una di tipo economico, sulla ristorazione, sul turismo, sulla promozione del territorio.
Tutta questa introduzione serve per presentarvi David Sebasti, attore di Teatro, attivamente impegnato al Valle, Teatro Occupato di Roma.
David, chi segue il Teatro ti conosce, ma dicci chi sei, per quelli che casomai non si ricordano di te?
Lavoro in teatro da 20 anni, ho preso parte a tante produzioni diretto da tanti bravi registi e recitato a fianco di grandi attori e attrici; numerosi anche le fiction tv e films. Da 3 anni collaboro con l’ente teatrale di Pistoia.
Il Valle che vuole? Che ci fate lì? Perché avete occupato?
Il “Valle” è stato occupato perché il comune di Roma con bando semiclandestino aveva cercato di passarlo in gestione ai privati. Dopo lo smantellamento dell’ETI da parte del governo il destino del teatro Valle, teatro che vanta dal 1728 ad oggi collaborazioni da Monteverdi, Mozart fino alla Duse, passando attraverso “prime” storiche come “La Tosca” di Puccini o “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello, sembrava segnato. Noi ci siamo opposti. Perché riteniamo che debba rimanere pubblico, con le stesse funzioni avute fino ad oggi, 300 anni di storia gloriosa per la cultura italiana e mondiale; e oltre riteniamo così come il referendum sull’acqua ha sancito, che un Bene Comune non possa essere smantellato da logiche istituzionali transitorie (la carica di ministro o di sindaco non è un potere temporale ma soggetta alla volontà della cittadinanza); vogliamo farne il primo vero Teatro Nazionale Italiano, come in tutti i paesi europei (l’Italia è l’unico Stato a non averne), centro di drammaturgia italiana, con finalmente nessuna logica partitica a dirigerlo ma meritocratica (parola che in Italia pare non avere senso, ahimè), quindi in conclusione siamo qui per proteggerlo e senza nessun tornaconto personale, ANZI.
E tu personalmente come ci sei finito al Valle?
Per un forte sentimento per il bene comune, per la giustizia, per la cultura, in sostanza: per la nostra costituzione. È una storia d’amore con ciò che personalmente senza nessuna enfasi ritengo fondante la spina dorsale di un cittadino.
Se non ti torna l’analisi che ho fatto sopra questo è il momento buono per contraddirla. Ti torna?
Addirittura le scuole private soprattutto quelle gestite dal Vaticano sono sovvenzionate dallo stato italiano… non era una bella risposta da dare a quel politico? Quei fondi non sono mai diminuiti mentre per la scuola pubblica sì.
A cosa serve il Teatro? Quel trenta per cento, che in soldoni sono milioni di euro, non potrebbero essere usati dai Comuni per farci qualche altra cosa? Strade, ospedali, cose percepite immediatamente come più utili?
Il teatro è lo specchio, noi ci vediamo con tutti i nostri vizi e virtù, è il nostro confronto è la nostra immaginazione al potere è civiltà è l’attuazione del famoso verso: “fatti non fummo per viver come bruti..”. Con i risibili fondi destinati alla cultura in questo paese il 30% di cui parli mi sembra altamente improbabile, lo sai che il fus (fondo unico per lo spettacolo) in questi ultimi 10 anni è quasi dimezzato? Mentre le vendite dei biglietti per spettacoli sono in continuo aumento? No, non togliamo soldi alle strade etc. io, giustamente, pago le tasse (e spropositate) come ogni cittadino dovrebbe fare ma sappiamo bene l’entità reale dell’evasione in questo paese, ecco: loro si che tolgono qualcosa a tutti noi.
Come se ne esce? Gli amministratori non hanno i soldi per aprire gli asili, ce la faranno a finanziare ancora la cultura?
Il momento è veramente difficile, la crisi è entrata, da anni ormai, nel nostro sistema limitando visioni e aumentando ansie e paure: eppure la corruzione, la spartizione partitica senza nessuna logica di merito continuano come se nulla fosse! Cominciamo a fare ognuno il proprio dovere; insisto: non è uno spettacolo teatrale, un’opera, una mostra il problema, anzi non torniamo da quei luoghi, generalmente, con più ottimismo più vita semplicemente con più voglia di migliorare; è questa una grande risorsa che qualsiasi amministratore vorrebbe?
Una ultima domanda che non c’entra con il Valle. Io frequento il teatro, tu fai Teatro. Ogni volta che vado a Teatro vedo degli attori bravissimi. Gente che sa esattamente come si recita. Poi guardo le serie TV americane. E anche lì c’è un sacco di gente che sa recitare. Poi guardo le serie TV italiane – e subito smetto, a parte qualche rara eccezione quegli attori non hanno nessuna idea di cosa significhi recitare. Perché gli attori bravi di Teatro non lavorano in televisione? (Sì, sì, ci sono le eccezioni, lo so, ma parliamo della norma).  
In Italia non c’è meritocrazia. Pensa ho fatto l’ultimo provino 2 anni fa. La RAI scelse non so se un frequentatore o un vincitore del grande fratello. Per quel che riguarda la tv americana ha logiche produttive che solo Sky Italia riesce ad emulare. Ma tu le serie TV statunitensi le guardi doppiate io, avendo mamma americana, in lingua originale; intendiamoci generalmente sono migliori ma non è tutto rose e fiori.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. innanzi tutto una precisazione. non è vero che i finanziamenti alla scuola pubblica non statale non sono diminuiti in questi anni. Nel 2006 erano 566,81 Mln/Euro, oggi sono 534. Per il 2012 al momento ce ne sono 280 a bilancio

    è curioso poi che si chiedano soldi per i teatri “pubblici” (intesi come luogo di cultura che il pubblico deve tutelare) non statali sottraendoli però alla scuola pubblica non statale. e non si dica che chi manda il figlio alla scuola non statale può scegliere la statale, perché esistono istituzioni culturali a capitale totalmente pubblico che dovremmo finanziare (secondo quella logica) prima delle istituzioni culturali private che svolgono un ruolo pubblico

Lascia un commento

Subscribe without commenting