La nascita del governo Monti ha generato sulla stampa una serie di paragoni con quanto successo nel passato o recentemente in Italia e all’estero. Siamo perciò andati a riguardare alcuni di quei governi, degli ultimi cento anni della storia dei principali paesi industrializzati, che possono essere considerati simili, in un modo o nell’altro, al governo Monti appena insiediatosi. Una similitudine che chiaramente non può essere completa. Ci sono infatti governi tecnici propriamente detti (molto rari) e governi di unità nazionale (più fraquenti). Abbiamo aggiunto alcuni esempi di governi di minoranza per mostrare come si è potuto cambiare e guidare grandi paesi anche senza avere solide maggioranze parlamentari. In molti casi si è trattato di epoche storiche particolari, grandi crisi economiche, periodi post-bellici o periodi di transizione verso la demeocrazia. Altre volte la soluzione politica della “grande coalizione” è stata resa necessaria perché il sistema elettorale/costituzionale non ha consentito la formazione di una maggioranza parlamentare di un solo partito o schieramento. I sistemi presidenziali sono rari tra i paesi industrializzati, USA e in parte la V Repubblica francese, e per definizione portano ad un presidente di una parte ben definita. In questo caso tutte le coabitazioni possono vedersi come periodi (benché forzati) di convergenza di diverse forze politiche opposte. Non le abbiamo però elencate per limitarci alla formazione e l’appoggio parlamentare dei governi e non a condizioni più ampie e diverse di dinamiche politiche.
Italia
Lamberto Dini (1995-1996): nasce per lo sfaldamento della maggioranza FI-AN-CCD-Lega che però non era tale al Senato. Dini era il ministro del tesoro del governo Berlusconi(I), fu tecnicamente il primo governo interamente “tecnico” (nel senso che i ministri non erano provenienti dal parlamento). Ne votarono la fiducia: PDS e piccoli partiti alleati, PPI e Lega, il Polo delle Libertà (FI, AN, CCD) si astenne mentre Rifondazione Comunista votò contro. Seppur tra mille difficoltà, dovute alla vasta e variegata gamma di forze politiche che lo sostenevano, riesce a varare una importante riforma delle pensioni. Cadde quando Forza Italia presentò, a fine ’95, alcuni maxiemendamenti alla finanziaria che non furono approvati e in seguito una mozione di sfiducia. Dini si dimise irrevocabilmente dopo approvazione della legge finanziaria l’11 gennaio 1996. Seguirono elezioni. Il risultato maggiore fu il varo della riforma del sistema pensionistico.
Carlo Azeglio Ciampi (1993-1994): è stato il secondo e ultimo governo dell’XI legislatura, la più corta della storia repubblicana. Nasce per la debolezza dell’alleanza quadripartita (DC-PSI-PLI-PSDI) in un periodo di forte crisi economica (già il precedente governo Amato I aveva agito per aggiustare i conti) e politica (è il cosiddetto parlamento di tangentopoli). I ministri erano politici, inizialmente di DC-PSI-PLI-PSDI con l’aggiunta di PRI, Verdi e PDS (per la prima volta ministri di un partito ex-comunista al governo dal 1947). PDS e Verdi si sfilarono il giorno dopo giuramento, sostituiti da personalità indipendenti, a causa della negazione dell’autorizzazione a procedere a Craxi data dalla camera. Riuscì a portare a termine i cosiddetti “accordi interconfederali” contribuendo in maniera significativa al risanamento dell’economia del paese e, poiché basati sul metodo della concertazione, all’istaurarsi di un clima costruttivo tra le parti sociali. Portò il paese alle elezioni una volta approvata la legge elettorale “Mattarellum”. Positivi i risultati economici e sociali.
Giulio Andreotti IV (1978-1979): governo monocolore DC, la cui fiducia si discuteva il giorno del rapimento di Aldo Moro. Fiducia che fu poi votata da tutti i partiti tranne MSI, PLI, SVP. In un momento di grande crisi economica e politica. Dovette far fronte ad uno dei periodi di maggiore tensione della vita politica italiana che culminò con l’assassinio di Moro. Quando cadde gli seguì un brevissimo governo Andreotti V (DC-PSDI-PRI) che portò il paese al voto. E’ stato considerato il governo che salvò le istituzioni dal terrorismo.
Sono governi di unità nazionale tutti quelli che vanno dalla caduta del fascismo (1943) fino al 1947.
Pietro Badoglio (1943-1944): deposto Mussolini costituisce un primo governo “tecnico-militare”. Deve far fronte alla caduta del regime in pieno conflitto mondiale. L’8 settembre il governo e il re scappano nel meridione lasciando i soldati e buona parte della popolazione nel caos e facile preda delle truppe naziste. Nel 1944 a costituisce il primo governo di unità nazionale del Regno del Sud costituito da militari e politici di tutte le formazioni (DC, PCI, PSIUP, PLI, PDL, Pd’Az). Vergognosa la fuga dopo l’8 settembre, di positivo possiamo annoverare la capacità di aver messo insieme tutte le formazioni antifasciste una volta raggiunto il territorio liberato.
Ivanoe Bonomi (1944-1945): politico liberale (fu presidente del consiglio prima dell’avvento del fascismo nel 1921) è a capo di due governi di unità nazionale durante “luogotenenza del regno”. Ne fanno parte tutti i partiti del CLN e suo compito principale è quello di uscire dalla guerra e portare l’Italia verso la democrazia. Compiuta la liberazione dai nazi-fascisti, si dimette quando tutto il nord Italia viene liberato. Sicuramente un successo anche per il futuro.
Ferruccio Parri (1945): composto da DC-PCI-PSIUP-PLI-PdA-PDL è il governo del CNL dell’Italia appena uscita dalla guerra in cui parteciparono tutti i partiti antifascisti. Gli seguì il governo De Gasperi I (1945-1946) anch’esso appoggiato da tutti i partiti “costituenti”, come anche il De Gasperi II (1946-1947) che fu il primo governo della repubblica italiana dopo le elezioni del 1947 (ora formato da DCI-PCI-PSIUP-PRI) e il De Gasperi III (1947) senza il PRI. A questo seguì il famoso De Gasperi IV quando, dopo il viaggio del presidente del consiglio in USA, furono estromessi dal governo i partiti di sinistra (PCI-PSI). Furono i governi che portarono l’Italia fuori dalla guerra, gestirono il referendum monarchia-repubblica e accompagnarono i primi passi della neonata repubblica democratica. Un successo sicuramente. Costituiscono le fondamenta storiche della Repubblica. Ne facevano infatti parte personalità uscite dalla dittatura che saranno poi i principali protagonisti del dopoguerra (Togliatti, Nenni, Amendola, Segni, Lussu, Gronchi, Scelba, La Malfa per citare i più conosciuti).
Francia
De Gaulle 1944-1946: subito dopo la guerra il generale De Gaulle, già presidente della Francia Libera in esilio in Inghilterra durante l’occupazione nazista, forma il “governo provvisorio della repubblica francese” quando viene liberata l’Algeria e poi formalmente il giorno prima dello sbarco in Normandia. Partecipano al governo tutti i partiti del CFLN (il CLN francese). Gli succede un secondo governo presieduto da De Gaulle senza i comunisti. Poco dopo la fine anche di questo secondo governo nasce la IV Repubblica francese. Un successo, soprattutto perché riesce a far sedere la Francia dal lato dei vincitori.
Raymond Barre 1976-1978: è un governo di centro-destra del presidente non-gollista Giscard d’Estaing, ma formalmente il primo ministro non apparteneva ad alcun partito, anche se Barre, grande amico di De Gaulle, si definiva un democratico cristiano. Dal Generale De Gaulle era stato nominato alla commissione europea (di cui fu vice-presidente) nel 1967. Chiamato a sostituire Chirac (i due erano acerrimi nemici) per gestire la crisi del primo shock petrolifero. Il profilo liberale (e tecnocratico, se vogliamo) di Barre incarnava meglio lo spirito dell’ideale politico di Giscard, che in quel periodo intendeva affrancare la propria forza politica (la nascente UDF) dai gollisti. In questo senso Barre è stato ” de facto” un centrista e uomo di riferimento dell’UDF per tutto il periodo seguente, fino alla sua candidatura alle presidenziali, in alternativa a Chirac, nel 1988.
Nella V Repubblica è praticamente impossibile dover arrivare alla necessità parlamentare di un governo di grande coalizione, il governo Barre è l’unico il cui primo ministro non apparteneva formalmente ad alcun partito. Non si è mai sentita la necessità di veri governi “tecnici”. C’è da ricordare come nella V Repubblica i poteri del primo ministro, soprattutto quando l’Assemblea Nazionale è dello stesso colore politico del Presidente della Repubblica, sono molto limitati nella sua azione politica indipendente. Molti chiamano la sua funzione come quella di “fusibile” del Presidente.
Regno Unito
Nel Regno Unito sono esistiti alcuni governi di Unità nazionale (mai tecnici, sempre composti da politici ma allargati a tutti i partiti)
MacDonald 1931-1935: dal 1931 istituisce un governo di unità nazionale con conservatori per far fronte alla gravissima crisi economica, avendo i laburisti perso la maggioranza assoluta in parlamento. In realtà è un governo conservatore in cui i laburisti erano minoritari (anzi ininfluenti) che infatti uscirono ben presto lasciando il solo MacDonald che si occupò di politica estera, lasciando gli affari interni ai conservatori. A lui segue un altro governo di unità nazionale presieduto dal conservatore Baldwin.
S.Baldwin 1935-1937: anche lui presiedette un governo di unità nazionale che dovette far fronte non solo alla crisi economica ma anche a gravissime crisi di politica estera (l’invasione di Mussolini dell’Etiopia) e la crisi di politica interna con l’abdicazione di Edoardo VIII. Il giorno dopo l’incoronazione di Giorgio VI si dimise. A lui succedette Chamberlain.
Chamberlain 1937-1940: resse un governo di unità nazionale fino all’invasione della Norvegia da parte di Hitler. Il giudizio sulla sua politica appartiene alla storia e allo studio delle cause che portarono all’affermarsi dell’arroganza nazista in Europa e allo scoppio della seconda guerra mondiale. Un tragico insuccesso.
W.Churchill 1945: dopo 5 anni di governo di guerra in cui ha governato con la maggioranza conservatrice, poco prima delle elezioni e qualche giorno dopo la fine della guerra costituisce un governo allargato di unità nazionale. Da notare come il governo delle “lacrime e sangue” (o meglio “lacrime, sudore e sangue”) non sia stato (a dispetto da quanto forse molti pensano) un governo di unità nazionale. A questo governo di unità nazionale seguono le elezioni inaspettatamente perse da Churchill e dai conservatori, così da mandare Attlee e i laburisti al governo. Un successo per l’Inghilterra, meno per i conservatori che perdono inaspettatamente le successive elezioni.
Spagna
In Spagna troviamo i governi della transizione democratica:
Carlos Arias Navarro (1975-1976): E’ l’ultimo primo ministro della dittatura franchista, succede infatti – dopo il brevissimo interregno di Torcuato Fernandez Miranda (11 giorni da primo ministro), considerato lo stratega della Transicion spagnola –direttamente a Carrero Blanco, delfino di Franco assasinato dall’ETA. Durante il suo governo si distingue per mantenere le posizioni durissime assunte già da giudice del regime che gli erano valse il soprannome di ‘carnicero de Malaga’, e mette in atto l’ultima condanna a morte del regime, quella dell’anarchico catalano Salvador Puig Antich. In Spagna, tuttavia, viene ricordato per il poco carisma, l’eccessivo ancoramento al passato e per il sostanziale controllo sul governo da parte dei potenti ministri Fraga e Areilza. Presiede il primo governo pre-costituzionale, nominato dal re Juan Carlos quando sale al trono, si dimette presto sotto richiesta del Re, pressato dall’opinione pubblica per un rapido passaggio alla democrazia. Fallisce la transizione è costretto alle dimissioni.
Adolfo Suarez (1976-1977): nominato dal re per traghettare il paese a libere elezioni. Giovanissimo e sconosciuto, riunì al governo esponenti falangisti “convertiti”, socialdemocratici, liberali e democristiani. Riesce nell’impresa di coinvolgere anche i comunisti di Santiago Carrillo nella formazione della Spagna democratica. E’, con Torquato Fernandez, l’autore del Progetto di Riforma Politica del 1977 che sta alla base della transizione verso la democrazia. Diviene poi primo ministro anche dopo le elezioni vinte dai cristiano democratici. Questo suo governo e quelli successivi, costituenti e democratici sono da considerarsi una via di mezzo fra il politico ed il tecnico. Suarez è uno dei maggiori artefici della transizione democratica. Governare in quegli anni e in quelle circostanze era un opera da Titani. Ne uscirà politicamente affossato. Col senno di poi si deve riconoscere che l’uomo fu decisamente all’altezza della situazione, assumendosi responsabilità che altri non volevano (traghettare il paese verso la democrazia). Si può perciò considerare un successo: guida la transizione e porta la Spagna in democrazia evitando spargimenti di sangue.
Leopoldo Calvo-Sotelo (1981-1982): Segue a Suarez, con lui si compie l’ultima tappa della transizione. Il suo governo alla pari di quelli di Suarez è da considerarsi fra il politico ed il tecnico. Deve affrontare il golpe del 23 Febbraio del 1981. A lui seguirà, dopo le elezioni del dicembre del 1982, il governo socialista presieduto da Felipe Gonzalez. Sicuramente positivo per la storia della Spagna.
Governo tecnico fu anche l’ultimo governo della seconda repubblica:
José Miaja Menant (1939): fu presidente del consiglio di difesa nazionale della seconda repubblica spegnola. José Miaja Menant era un generale che difese la repubblica nella fase finale. In un certo senso un tecnico. A lui seguirono gli anni della dittatura franchista. Anche se il suo compito era disperato, è stato sicuramente un insuccesso.
Altri governi “tecnici” o di “decantazione” li possiamo trovare sempre nel periodo della seconda repubblica:
Joaquin Chapaprieta Torregrosa (1935): Economista di origine genovese, guida un brevissimo e travagliato governo di transizione nel mezzo di uno scandalo di corruzione conosciuto in Spagna con il nome di “Estraperlo”. I membri del suo esecutivo erano sostanzialmente gli stessi del precedente governo di centro-destra di Lerroux Garcia. Si dimette perché coinvolto nello scandalo stesso, passando la mano a Manuel Portela Valladares. Il suo governo fu un grande insuccesso: diventa primo ministro per contrastare la corruzione e ne rimane coinvolto. Cade dopo due mesi travagliati.
Manuel Portela Valladares (dic. 1935-feb. 1936): liberale di formazione e a lungo governatore della Catalogna, succede a Chapaprieta con il solo intento di guidare il paese alle elezioni del 1936, cui si presentò tra le fila del Partido del Centro Democratico, da lui stesso formato. Riconosce la vittoria del Frente Popular nonostante le pressioni dei gruppi di destra, avvicinando il paese alla guerra civile che scoppierà lo stesso anno. Il suo è un successo parziale: doveva guidare il paese alle elzioni e vi riesce ma non allenta le crescenti tensioni tra derechistas e izquierdistas.
Portogallo
Mario Soarez (1983): costituì il governo del “blocco centrale” che nacque per un accordo parlamentare tra i socialisti e i social-democratici (che è il partito di centro-destra portoghese), in concomitanza con il prestito del FMI.
In Portogallo, come in Spagna, i governi della transizione democratica furono dei periodi caratterizzati dall’unità di varie forze politiche.
Socrates (2009-2011): costituisce un governo socialista di minoranza con l’astensione tecnica dei social-democratici (partito di centro-destra, PSD). Il PSD ha poi “staccato la spina”, FMI e EU hanno elargito il prestito, e sono seguite elezioni generali, vinte dalla stessa PSD che ora governa con Pedro Passos Coelho. Sicuramente un fallimento.
Grecia
Papademos (2011- …): Costituisce un governo guidato da un indipendente, con ministri e sottosegretari tutti politici, appoggiato da socialistri, centro-destra e anche dalla destra erede dei Colonnelli (che ha addirittura due ministri per la prima volta dalla caduta della giunta militare). Le cause che hanno portato alle dimissioni di Papandreu sono cronaca di questi giorni.
Germania
In Germania si usa termine Große Koalition per definire quei governi che hanno la fiducia dei due partiti più forti nel paese: la CDU/CSU e la SPD. Questo tipo alleanza detta anche rosso- nera, si è verificata solo due volte al livello federale ma è stata un po’ più frequente al livello di governi locali.
Kurt Georg Kiesinger (1966-1969). Il primo governo di grande coalizione avvenne nel 1966 in seguito alla rottura tra FDP e CDU/CSU sulla proposta di aumento delle tasse per ridurre il deficit di bilancio, proposta che vedeva contrari i liberali. Il governo rosso- nero formato nel 1966 era presieduto dall’ex presidente del Baden-Wuerttemberg Kiesinger, vice cancelliere e ministro degli Esteri era il segretario della SPD Willy Brandt. I principali obiettivi della coalizione per i tre anni successivi erano: la riduzione del debito pubblico, la lotta alla recessione, l’approvazione di modifiche costituzionali a seguito della restituzione della piena sovranità da parte degli alleati. Infine furono proposte modifiche al sistema elettorale che avrebbero dovuto garantire una larga maggioranza al partito vincitore, modifiche mai approvate.Il bilancio del governo fu dunque positivo sulle questioni economiche e su quelle internazionali, negativo sulle riforme istituzionali.
Angela Merkel (2005-2009). La seconda grande coalizione avvenne tra il 2005 ed il 2009. A seguito delle elezioni politiche del 2005 non era possibile formare una maggioranza con la sola coalizione tra liberali e cristiano democratici. Dopo lunghe trattative su alleanze multi-partito, nel mese di novembre si arrivò ad un accordo tra socialisti e cristiano democratici su un governo rosso nero presieduto da Angela Merkel. Il segretario SPD Franz Muentefering riuscì ad ottenere incarichi in ministeri chiave in cambio della rinuncia alla ruolo di cancelliere. Gli obiettivi principali della colazione erano il raggiungimento del pareggio di bilancio la riforma del sistema federale . Il bilancio del governo fu positivo sulle questioni economiche e sulle riforme istituzionali.
Belgio
In Belgio c’è un governo di “grande coalizione” dal 2007, quando il Re reincaricò Verhofstadt (3° mandato) dopo quasi duecento giorni dalle elezioni. Doveva essere un governo d’emergenza che trainasse fino al marzo 2008 per poi lasciare a Yves Leterme. Sono seguiti altri due governi (Van Rompuy e Laterme). Dopo le elezioni del 2009, come è noto, non sono riusciti ad uscire dall’impasse. Laterme ha mantenuto l’interim, anche se ultimamente pare siano vicini a formare il governo Di Rupo. La particolarità del Belgio risiede nell’enorme tensione tra le due comunità linguistiche fiamminga e vallone.
Canada
Harper (2006-2011): Nel 2006 i conservatori di Harper puntavano su cinque punti: accountability, riforma fiscale, lotta alla criminalità, child care, health care. Nonostante il governo di minoranza, centra, grazie all’astensione dei liberali, quasi in toto i primi quattro punti attraverso, rispettivamente, il Federal Accountability Act, la riduzione della Good and Services Tax, l’introduzione di condanne minime più alte per la microcriminalità (parzialmente bocciate dal parlamento) e lo stanziamento – negoziato con le Province – di 250 milioni CND per il child care e la famiglia. Cade però sulla riforma sanitaria con una negoziazione al ribasso con i governi provinciali ed è costretto, sotto pressione dell’opinione pubblica, a indire nuove elezioni nel 2008. Il successivo mandato vede un altro governo di minoranza focalizzato sulla lotta alla crisi economica e su una scandalosa politica ambientale che ha fatto del Canada il principale violatore delle regole di Kyoto in fatto di emissione di CO2. Conta sempre sull’astensione liberale (oltre che su alcuni battitori liberi, anche del Bloc Québécois) per approvare le misure. Si dimette nel marzo 2011 e chiama nuove elezioni quando i liberali presentano una censure motion. E’ spesso accusato di eccessivo personalismo ed egocentrismo (non ha mai nominato un deputy prime minister, primo caso nella storia canadese, e ha persino cambiato la dictitura ufficiale del governo da “Government of Canada” a “Harper’s Government”). Però è un successo perché i risultati parlano a suo favore, non c’è dubbio. Infatti alle successive elezioni del 2011 ottiene la maggioranza assoluta.
Martin (2004-2006): forma un governo liberale di minoranza. Cade perché sfiduciato dal parlamento grazie ad una mozione di conservatori, Bloc Québécois e social-democratici. Seguono le elezioni politiche che danno ai conservatori la maggioranza relativa (che arrivaranno così a formare il governo di minoranza conservatrice Harper).
iMille.org – Direttore Raoul MinettiiMille.org – Direttore Raoul Minetti






oddio definire il governo Andreotti il governo che salvò le istituzioni dal terrorismo ce ne vuole…. forse volevate dire il governo che ben capitalizzo il risultato terroristico… Per il resto sono analisi molto superficiali , tese a dimostrare la bontà dei governi tecnici, per esempio il governo Amato fece disastri inenarrabili come la legge sulle fondazioni bancarie ( causa degli attuali disastri di unicredit ) ed il furto dai conti correnti, impoverendo in modo casuale gli italiani senza badare al reddito ( c’era chi aveva appena avuto l’accredito del mutuo sul conto e si vide prelevati soldi non suoi ), non risolse il conflitto di interessi e causò gli attuali problemi italiani, direi un pessimo governo, anche la sbandierata riforma delle pensioni, pare essere insufficiente.
Ovviamente per riassumere il lavoro di un governo in poche righe bisogna essere sintetici e andare al sodo di cosa è stato fatto, soprattutto in relazione a quale era stato il motivo che ha portato alla formazione di governi “anomali”.
Per questo il governo Andreotti si può dire che ha compiuto la specifica missione di “salvare lo stato”. Poi ovviamente dopo ci sono tutti i giudizi storico politici.
Amato non c’entra nulla, non era un governo tecnico ma pienamente politico. E infatti non è in lista …
Speriamo bene. Personalmente ritengo che l’esperienza Berlusconiana sia stata disastrosa per il Paese, ma è anche vero che ogni Popolo si merita i suoi politici e relativi governi.
Interessanti le vostre iniziative