di Raoul Minetti e Alessandro Giovannini.
” E’ vera ed è fondata la tesi secondo la quale la II Repubblica il debito l’ha ereditato perché l’hanno fatto tutto quei cattivoni della I Repubblica? I numeri dicono che è falsa”.
[Oscar Giannino, giornalista, direttore di Chicago-blog.it, 14/09/2011]
Questi giorni spopola sulla rete un video di youtube di Oscar Giannino, in cui il giornalista sostiene che i governi della II Repubblica hanno contribuito a creare il debito pubblico italiano più di quelli della I Repubblica. Giannino è giornalista in gamba con molte intuizioni interessanti. Tuttavia, in questo caso la sua analisi è sostanzialmente fuorviante (anche se qualche sua conclusione ha un fondamento, come vedremo sotto).
Giannino presenta dei calcoli sull’incremento giornaliero in termini assoluti del debito mostrando che la media giornaliera di debito pubblico creato dai governi durante la II Repubblica è più alta di quella della I Repubblica. Ci sono tre problemi nell’analisi di Giannino:
i) La scelta dell’indicatore (media giornaliera del debito creato) è fuorviante, perché non considera la differenza tra il debito creato a causa di un disavanzo primario (cioè quando le spese dello Stato per consumi e investimenti superano le tasse) e quello creato per spese per interessi. Il disavanzo primario è la componente più direttamente imputabile all’operato dei governi in carica. Le spese per interessi sono invece a loro volta determinate dallo stock di debito pregresso e dal livello dei tassi di interesse nell’economia (che è sostanzialmente fuori dal controllo diretto dei governi, anche se risponde alla situazione macroeconomica e quindi risente delle loro scelte). Un’analisi corretta delle responsabilità dirette dei governi si deve focalizzare sul disavanzo primario.
ii) Ciò che è rilevante è la crescita del debito rapportato al PIL, non l’incremento del debito in termini assoluti. Giannino presenta invece incrementi assoluti, non divisi per il PIL nominale. Inoltre, cosi’ facendo, non considera che anche il PIL nominale, cioè il denominatore del rapporto Debito/PIL, cresce (per effetto della crescita del PIL reale e dell’ inflazione).
iii) Giannino calcola la media di incremento giornaliera di tutti i governi della I Repubblica, da De Gasperi in poi, omettendo di considerare le notevoli differenze tra i disavanzi primari dei governi per tutti gli anni ’80 e i disavanzi dei governi dei decenni precedenti.
Di seguito riportiamo il grafico con i calcoli effettuati da Giannino secondo la base della media giornaliera. Successivamente riportiamo il metodo standard utilizzato per mostrare l’andamento del debito: il rapporto Debito/PIL, infatti, ben esprime la capacità del Paese di ripagare il debito accumulato grazie alla ricchezza prodotta. Successivamente i grafici 3 e 4 illustrano separatamente l’avanzo primario (cioè il surplus/deficit pubblico al netto della spesa per gli interessi) e la spesa per interessi dei governi dal 1980 in poi. Dividiamo disavanzo e spesa per interessi per il il PIL (evitando così le trasformazioni col tasso di cambio come quelle operate da Giannino). Infine la Figura 5 riporta i dati sullo spread sui bond tedeschi dal 1993 ad oggi.
Come le figure evidenziano, l’analisi di Giannino non risulta corretta nell’assolvere i governi della I Repubblica, mentre lo è nel criticare le performance dei governi Berlusconi durante la II Repubblica. I governi italiani degli anni ’80 fino ad Andreotti VII avevano sistematicamente grossi disavanzi primari che portarono ad un forte incremento del rapporto debito/PIL durante gli anni ’80. A partire dagli anni ’90 i governi hanno generalmente avuto avanzi primari. All’interno di questo trend positivo, le performance peggiori nella II Repubblica sono state quelle dei governi Berlusconi. Sul fronte della spesa per interessi rispetto al PIL, si può notare un suo forte incremento nella prima metà degli anni ’90 (governi Amato e Ciampi). Ciò è imputabile sia all’andamento del PIL nominale (cioè il denominatore del rapporto Debito/PIL — l’Italia attraversò una dura recessione nel 1992-1994, come riconosce lo stesso giornalista), sia agli alti tassi d’interesse nella prima metà degli anni ’90 (congiunti al grosso stock di debito accumulato negli anni ’80 dai governi della I Repubblica). Qundi criticare su questo fronte i governi Amato e Ciampi non risulta corretto.
[cliccare sui grafici per ingrandirli]
Figura 1. Media giornaliera del debito pubblico creato
Fonte: calcoli del giornalista Oscar Giannino
Figura 2. Debito pubblico in percentuale di PIL
Fonte: Commissione Europea, 2011
Figura 3. Avanzo primario in percentuale di PIL
Fonte: Commissione Europea, 2011
Figura 4. Spesa pubblica per interessi in percentuale di PIL
Fonte: Commissione Europea, 2011
Figura 5. Spread tra i titoli di Stato italiani e tedeschi a 10 anni
Fonte: Banca Centrale Europea, 2011
iMille.org – Direttore Raoul MinettiiMille.org – Direttore Raoul Minetti











al grafico 3 l’avanzo primario scende rispetto afli anni 90, e un fattote positivo???
Ok, Giannino ha dato una sua versione , ma e non credo di capire da quanto leggo se e giusta o sbagliata.
Domanda; il governo Prodi ha ridotto il debito P. rispetto al governo Berlusconi??
Grazie
no, tutt’altro è un fattore negativo: un avanzo primario positivo vuol dire che il governo sta risparmiando, cioè che incassa più di quanto spende, prima di pagare però gli interessi sul debito passato. Il prossimo anno noi, si spera, raggiungeremo il pareggio di bilancio: vorrà dire che avremo un avanzo primario capace di coprire anche la spesa per interessi. Nel caso di quest anno, per ottenere il pareggio di bilancio avremo dovuto avere un avanzo del 4.8% del PIL, cioè pari a quanto spendiamo per interessi.
La versione di Giannino non dà atto ai governi del dopoguerra di aver quasi sempre avuto un avanzo di bilancio: un elemento fondamentale ed insostituibile per ottenere una riduzione del debito.
per quanto riguarda una comparazione del governo Prodi VS Berlusconi:
- Durante gli anni di governo Berlusconi (2001-2006 e 2008-2011) l’andamento dell’avanzo di bilancio è stato negativo, denotando quindi un peggioramento rispetto alla situazione eredita dal precedente governo.
- Durante gli anni di governo Prodi (1996-1998 e 2006-2008) l’andamento dell’avanzo di bilancio è stato, al contrario, sempre in crescendo, mostrando un miglioramento della salute delle finanze pubbliche.
spero questa spiegazione possa chiarirti maggiormente le idee.
Caro Mario, grazie della domanda. Quando l’avanzo primario (introiti tasse-spesa pubblica) scende e’ una cattiva notizia per il debito pubblico. Significa infatti che lo stato deve emettere piu’ titoli per finanziarsi, aumentando il debito (o riducendolo di meno). Come vedi, negli anni ’80 l’avanzo era negativo (cioe’ era un disavanzo), e infatti sotto i governi Craxi, Fanfani, Andreotti etc. il debito pubblico aumento’ molto rispetto al PIL. Negli anni ’90 l’avanzo primario e’ stato invece positivo. Quindi la tesi di Giannino e’ sbagliata, i governi della II Repubblica sono stati piu’ virtuosi di quelli della I Repubblica. Inoltre, come vedi sotto i governi Berlusconi l’avanzo primario e’ sceso mentre sotto il governo Prodi era salito. Quindi sotto questo profilo il governo Prodi e’ stato decisamente piu’ virtuoso del governo Berlusconi.
Opla’, Alessandro mi aveva preceduto di un secondo
Grazie delle precisazioni. Colgo l’occasione per porvi una domanda. Voi (come si sente dire in giro) dite che quello che conta è il rapporto debito/PIL, dove il PIL è il prodotto interno lordo di una nazione, ovvero di tutte le sue attività, statali e private.
Ora se uno ha un debito di 10 e un “volume di affari” di 1000 chiaramente è piccolo e si pensa che si può facilmente sopportare (basso debito/PIL), mentre se si ha 10 su un volume di 10 (100%) è chiaramente in affanno. Solo che il debito non ce l’ha “la nazione” ma “lo stato”, che sono due cose diverse in un sistema liberale, mi insegnate.
Quindi, non sarebbe più corretto calcolare il deficit in rapporto al “budget dello stato”, o su qualcosa che conteggia il vero volume di affari dello stato e non dell’intera nazione?
@ Riccardo, lo stato si finanzia essenzialmente con tasse. La capacita’ di ottenere gettito fiscale e’ legata alla dimensione della base imponibile, che in termini macroeconomici si puo’ grosso modo misurare con il PIL. Il rapporto misura quindi quale frazione del PIL annuale della nazione lo stato dovrebbe “prelevare” in tasse per riuscire ripagare il suo debito.
Grazie, certo, però allora stati che hanno sistemi di tassazione molto diversi (su persone fisiche, imprese etc…) non si possono comparare usando lo stesso criterio … o no? perché, come dici, “dovrebbe prelevare” per ripagare il suo debito … è appunto basato sull’assunto che se uno stato deve ripianare un debito “spreme” i contribuenti, comprese le imprese.
Ma esistono dati invece sul “PIL” degli stati?
indipendentemente dal tipo di tassazione, la misura più omogenea della base imponibile è quella del PIL, perché misura le risorse che potenzialmente lo Stato potrebbero estrarre dall’economia.
Che intendi per dati sul PIL degli Stati?
Intendo un qualche equivalente del volume di affari dello stato. Come per un’azienda su cui giustamente i debiti si misurano in relazione a quanti soldi, o quanta ricchezza, “fa girare”, perché a me usare il PIL (essendoci criteri di tassazione diverse tra gli stati) mi sembra poco omogeneo.
Facciamo un esempio: due stati con il deficit/PIL al 60% ma che hanno uno una tassazione robusta, uno stato attivo che ha enti, industrie etc … (o se vogliamo prendiamo il limite di uno stato “sovietico” che controlla tutta l’economia) e l’altro che invece non ha nulla, dove tutto è privato, dove le tasse sulle imprese sono molto basse, etc … avranno tempi e possibilità diverse di ripianare questo deficit … o no?
@Riccardo hai trovato la magagna: il PIL non è indicatore neanche lontanamente sufficiente a misurare il cosiddetto benessere. Bisognerebbe trovare altri indicatori, ma questo è lavoro da economisti. Ovviamente Bob Kennedy lo spiegò meglio di me perchè non ci si può basare solo sul PIL
@Alan: non volevo tanto dire che il PIL non rappresenta il benessere (questione sicuramente aperta), ma che non rappresenta appieno il “benessere finanziario di uno stato” …
Alessandro mi ha mandato dei grafici molto interessanti che metterò sul mio blog più tardi quando ho tempo …
Grazie ad Alessandro che non solo mi ha risposto ma ha anche rifatto una “classifica” dividendo deficit e debito rispetto alla “revenue” degli stati.
Interessanti certi spostamenti negli ordini di “virtuosità” …
http://riccardoparis.blogspot.com/2011/11/e-se-non-lo-contiamo-sul-pil.html