di Michele Mezza.
Una volta era solo un dentifricio, oggi Durban potrebbe diventare una lapide.
Inizia oggi la 17esima conferenza internazionale sui cambiamenti climatici, e ancora una volta i ricchi non sanno cosa fare ed i poveri non vogliono fare nulla. Con la piccola eccezione che i ricchi, come Europa e USA, oggi hanno anche l’alibi della crisi a bloccare ogni ambizione di riduzione delle emissioni di CO2. Ma la crisi potrebbe essere una straordinaria opportunità. I margini sono ormai esauriti: se entro i prossimi 20 anni non saranno ridotte del 35% le emissioni nocive si teme un aumento devastante della temperatura del pianeta di 3, forse 4 gradi. Qualcosa più della minaccia nucleare: siamo alla pianificazione della propria estinzione.
Che fare? Intanto si sta zitti. E’ incredibile come dopo 30 anni di sbornia ambientalista nessuno osi alzare la voce. Quante guerre in Afghanistan o in Bosnia, per le quali ci si strappa le vesti, vale un graduale olocausto contro se stessi?
Da qui dovrebbe ripartire una vera cultura riformatrice. Da questa prospettiva di salvezza dovrebbe essere alimentata una nuova sinistra. Di fronte al rifiuto americano, con il supporto dell’intero mondo anglosassone, dal Canada all’Australia, all’Inghilterra, a discutere qualsiasi autoregolamentazione del proprio sfacciato modello di consumo, l’Europa si accartoccia attorno allo Spread.
L’Italia potrebbe giocare un ruolo, uscendo dai panni dello straccione che chiede l’elemosina ai parenti ricchi. Lanciamo a Durban una sfida: siano le città, le regioni, i territori, la’ dove la vivibilità e’ consenso e conflitto concreto, ad esprimersi e non gli stati sordi al futuro e tutti protesi a brandelli di presente. Si lanci un fondo immobiliare che città per città spinga gli investitori a puntare sulla qualità del territorio, in modo che ognuno avrà l’interesse diretto a privilegiare la sostenibilità del proprio sviluppo per essere attrattivo e redditizio. Sono due proposte avanzate da Sosrinnovabili insieme agli Innovatori europei. Chiediamo ai nostri sindaci di mobilitarsi. Dobbiamo essere in prima fila: il governo ci deve far parlare a Durban. Il ministro Clini promuova una conferenza internazionale delle città e delle regioni del mondo per spingere stati e istituzioni internazionali a uscire dall’inerzia.
Proviamo a gridare, ed a parlare con tutti i nostri vicini, materiali o virtuali. Clicckiamo per Durban.
iMille.org – Direttore Raoul MinettiiMille.org – Direttore Raoul Minetti






In realtà le città e i territori d’Italia sono mobilitati da tempo sulle tematiche dei cambiamenti climatici. E hanno prodotto documenti sul clima per le conferenze ONU sul clima di Copenhagen 2009 e Cancun 2010, invocando il coinvolgimento del governo. Documenti redatti dal Coordinamento Agende 21 Locali Italiane e sottoscritti da ANCI, UPI e altri soggetti. Insomma, gli enti locali ci sono da un pezzo e continuano ad esserci. Agende 21 Italia sarà anche a Durban, seguite gli aggiornamenti su http://www.a21italy.it.