di Francesco Carnesecchi.
Nel tentativo di proporre una sintesi del dibattito svoltosi lo scorso fine settimana e di disegnare lo scenario politico per i prossimi mesi vi propongo alcune riflessioni sul progetto che è emerso alla Leopolda, sullo spazio politico in cui si colloca questo soggetto ed sul delicato rapporto con il Partito Democratico.
Le osservazioni che seguono partono dagli interventi alla Leopolda, in particolare dal discorso conclusivo di Renzi e dal documento elaborato da Antonio Campo Dall’orto, Giuliano Da Empoli, Giorgio Gori, Riccardo Luna ed intitolato “A cosa serve la Leopolda” e pubblicato sul Post.
La società
La strada per far tornare il paese a crescere è il tema che ha attraversato la maggior parte degli interventi alla Leopolda. Nel documento dei quattro autori ci si chiede perché in “un sistema nel quale il valore estetico e di esperienza dei prodotti conta almeno quanto il loro contenuto tecnologico (…) l’Italia non riesca a trovare la sua strada?” Renzi è più esplicito e più retorico, dopotutto è anche il sindaco di Firenze: “L’Italia torni ad essere una superpotenza culturale e non la casa della volgarità”, ricorda una bella canzone.
Il tema dunque è che sapere innovazione e cultura saranno i motori dello sviluppo. Come far emergere in Italia una proposta politica capace di innovare piuttosto che conservare?
Qui vengono le differenze più grandi rispetto alla maggioranza di centrosinistra e al PD.
Nel documento scritto ad otto mani si spiega come la sinistra italiana (ed europea) sono conservatrici, perché non riconoscono nel “nuovo scenario competitivo” le opportunità che sarebbero alla portata di tutti e si ostinano nella difesa dei diritti acquisiti anacronistica.
Qui non si tratta di un dibattito su alcune scelte in materia di previdenze e diritto del lavoro. Si propone un salto ideologico che richiede il superamento della fattura capitale – lavoro, base genetica di tutti i partiti della famiglia socialista. Una frattura con cui il PD non ha mai fatto veramente i conti e lungo cui continua pericolosamente ad oscillare, vedi le posizioni articolate su Marchionne o più recentemente sullo sciopero della CGIL.
Renzi spiega: “il nostro centrosinistra non può dividere lavoratori degli imprenditori, il privato dal pubblico (…) ma divide chi ha coraggio da chi ha paura, chi ha voglia di rischiare da chi vive di rendita.”
E’ in questa formula, e non sulle primarie politiche con Bersani, che si riassumono tutte le divisioni interne al centrosinistra.
La politica
Con chi si confronta questo movimento? Già i nomi e le biografie degli autori del manifesto citato sopra ci raccontano di un approccio molto differente rispetto al percorso di costruzione di una coalizione che Bersani sta facendo in queste settimane.
Pur non parlandone mai esplicitamente Renzi ha bene in mente la situazione politica italiana. Di fronte ad un Berlusconi ormai esaurito da tempo il PD non è stato capace di capitalizzare la stanchezza degli italiani, la sinistra è monopolizzata da proposte demagogiche di Vendola e Di Pietro, il centro pur affollato di personalità della prima e seconda Repubblica riesce appena a superare il 10% presentandosi a mala pena come l’ago della bilancia. In questo scenario le alternative sono poche: una maggioranza debole ed insufficiente al Senato con il Nuovo (vecchio) Ulivo o una maggioranza riottosa del PD insieme ai due soci fondatori (su quattro) del centrodestra.
Per Renzi allora, per necessità forse più che per convinzione, si tratta di lanciare lo sguardo oltre la siepe e coinvolgere tutti gli innovatori, indipendentemente dall’anagrafe politica, in un progetto che possa allearsi con il PD e diventare maggioranza. L’alleanza politica è per ora con la società, quella con i partiti arriverà dopo.
Il Partito Democratico
Il rapporto con il PD è quantomeno problematico e, come ricordato sopra, non è semplicemente legato alla “rottamazione” o alle primarie. Per carpirlo è importante leggere oltre le schermaglie sui grigi burocrati o le battute sull’esaurimento di animali e piante “a forza di cercare i simboli”.
Renzi non è un parvenu della politica ma un amministratore che è stato un giovanissimo segretario provinciale della Margherita. Da ex dirigente di partito ha ben chiaro quali siano le dinamiche interne e quanto forte sia l’opposizione nei sui confronti tra i quadri locali e nazionali. Per questo la sua proposta parla prima di tutto agli elettori del PD ed agli elettori in generale.
Chi ha vissuto in questi anni la lunga costruzione del PD ha in mente un lavoro in itinere il cui compito principale è stato quello di consolidare un soggetto politico giocando sul filo degli equilibri e cercando sopratutto di salvare la “ditta”.
Renzi su questo è chiaro: il PD è un mezzo non un fine, un tram non una ditta. Il fine è il governo dell’Italia se il mezzo funziona e riesce a coinvolgere anche chi sta fuori dal PD (vera constituency di Renzi) attraverso le primarie allora vale la pena di utilizzarlo davvero: “non c’è bisogno di un altro partito”. Se il mezzo dovesse incepparsi sui regolamenti interni, dispostivi statutari o guerre correntizie, alla Leopolda, senza nemmeno troppa discrezione ci è stato fatto capire che le valigie pronte e chi sono i nuovi compagni di viaggio.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Dire che la frattura sta “fra chi ha coraggio e chi ha paura, fra chi ha voglia di rischiare e chi vive di rendita” e’ un espediente retorico, pure bello, ma non e’ certo una piattaforma politica.
E’ tanto difficile andare a pescare le proposte della segreteria Bersani e fare un confronto di merito e non di retorica? (Si, in parte e’ difficile perche’ stanno nascoste in qualche archivio o sub-directory, ma non e’ una scusa buona per non farlo).
Poi dopo aver fatto questo primo passo facciamo il secondo: cerchiamo di prendere sul serio Vendola. Perche’ non si governa una Regione grande e complessa come la Puglia per due mandati con la demagogia.
innovare = riportare all’ottocento
le opportunità alla portata di tutti in uno scenario competivo: dicesi ossimoro
Effettivamente l’idea che la frattura non sia fra capitale e lavoro ma fra coraggio/rischio e paura/rendita è una delle cose più ideologiche che abbia mai sentito in tempi recenti(queste sì, accidenti, molto di più di quelle socialdemocratiche alla Bersani). Anzi, direi, pura fuffa mediatica.
Insomma, un po’ di analisi della società, un po’ di riflessione seria, non guasterebbe.
E mi dispiace assai, perché di Renzi – che buca il video, che svecchia un PD insopportabilmente ossificato e chiuso in sé, e davvero troppo nostalgicamente laburista d’annata e poco liberale – ci sarebbe molto bisogno. Ma semplificando semplificando, si finisce per dire stupidaggini, come ahimé dimostra questa lettura che consiglio: http://www.scribd.com/doc/71554870/il-programma-economico-di-Renzi
Non so come dire, ma di un “liberale” innovatore come Chiamparino, con tutte le sue dichiarazioni urticanti pro Marchionne, mi fiderei a occhi chiusi, perché ho la sensazione che il suo pragmatismo lo porterà sempre ad essere “giusto” nel concreto operare. Di Renzi, invece, finisco per avere un po’ di timore….speriamo bene….
Grazie a tutti per le osservazioni qui ed in privato, Corrado grazie per il prezioso link. Credo sia giusto, prima ancora di entrare nel merito delle osservazioni, precisare quello che era l’intento del mio articolo: riassumere la proposta politica uscita dalla Leopolda (1), collocarla nel panorama politico italiano (2) con particolare attenzione al rapporto con il PD (3).
Nel farlo ho cercato per quanto possibile di non entrare nel dibattito sulla bontà delle proposte e tanto meno discutere le capacità del proponente, Renzi.
Non volevo assolutamente dire che la la sinistra italiana è conservatrice perché non riconosce le opportunità offerte dalla competizione, anche se credo che in questa affermazione ci sia un fondo di verità, mi limitavo a richiamare che questo quanto è stato detto alla Leopolda.
Con frattura intendo un concetto usato per spiegare il comportamento elettorale sulla base di una appartenenza a blocchi di voto rigidi. Questa appartenenza sarebbe maturata nelle grandi divisioni che hanno dato origine alle famiglie dei partiti politici del ’900. Una di queste, la frattura capitale – lavoro è comune a tutti i paesi europei ed ha generato, seppur con differenze enormi, la maggior parte dei partiti della sinistra europea.
Non penso assolutamente che la distinzione coraggiosi – paurosi sia alla base di una nuova divisione su cui si organizzeranno gli elettori, non diciamo bischerate direbbe Renzi!
Penso però che la frattura storica capitale-lavoro caratterizzi ancora l’analisi, e quindi le proposte, di molti dirigenti del PD e non credo ci sia niente di male in questo. Solo che il pensiero del 90% degli intervenuti alla Leopolda parte da un approccio molto diverso, tutto qui.