di Andrea Nale.
Parliamo ancora dei black bloc. Parliamo ancora delle violenze di Roma del 15 Ottobre. Perchè? Molti pensano che l’impatto mediatico abbattutosi su quattro violenti sia stato eccessivo, si è tolta voce e si è tolta visibilità al movimento degli indignati italiani, alle loro idee ai loro vissuti. E’ vero, è accaduto questo…ma proprio per questo mi sento di doverne parlare ancora, per attraversare l’argomento fino in fondo, specificare tutti i punti per i quali quel che è avvenuto è sbagliato e poi uscire da questo tunnel e tornare alla luce di un popolo pacifista e colorato. Altrimenti si rischia di non far capire la differenza tra le due posizioni. Ne parlo ancora per fare luce, per non correre il rischio che il troppo interesse mediatico abbia avuto solo gli effetti di far combaciare i violenti con l’indignazione legittimando così il palazzo, l’uso della forza e l’oppressione. Se volete, quest’articolo vuole semplicemente decostruire la convinzione per la quale l’uso della violenza possa portare a sani risultati politici e sociali, la convinzione per la quale l’uso della violenza è una buona prassi di lotta, è utile.
Partiamo dalla fine. A cosa è servito l’uso della violenza? Ha avuto riscontri positivi? Ora Maroni sta scatenando una caccia rabbiosa contro i “teppisti”, mettendo sottosopra i CSOA e qualsiasi luogo d’incontro sociale minimamente antagonista. A Roma abbiamo assistito ad una guerra tra poveri, che è quello che un certo tipo di politici vuole. Le auto di normali cittadini che pagano la crisi ridotte in fiamme, settanta feriti tra i manifestanti e la polizia, sangue. C’è ancora la strana convinzione per la quale il nemico sia il poliziotto con scudo e casco. Certo a livello ideologico in quel momento tu manifestante sei separato dal tuo obiettivo da uno strumento del “dispositivo statale” come il corpo di polizia, ma il sangue è degli uomini. Io Sabato ero a Pavia a bere un thé caldo mentre guardavo la televisione, un mio amico mi aveva chiesto di andare ma mi era difficile, e sapete una cosa? Sono stato contento di non essere andato, vi sembra possibile? Mi hanno fatto paura, hanno ottenuto il fatto che io fossi felice di non essere ad una manifestazione. Ultimo, ma non meno importante, la violenza giustifica eventuali forti misure che una cattiva politica adotta per tenere in scacco il suo popolo, la violenza aiuta la parte marcia del palazzo.
I black bloc sono fascisti. Sono fascisti perchè la loro prassi politica è una prassi che implica strettamente l’esclusione dal mondo politico di una parte di umanità, come il fascismo. In un’azione politica (perchè di questo si tratta) come quella vista a Roma quale ruolo potrebbero avere le donne? I diversamente abili? I bambini, addirittura? Lo scontro fisico, la violenza contro corpi o contro oggetti è qualcosa di scandalosamente maschile, si utilizza il corpo e la sua forza, la forza detta bruta. La politica dovrebbe essere il mezzo attraverso il quale ogni uomo e donna è libero da questa forza bruta, è la forza della condivisione e dell’apertura dialettica all’altro che smuove una società che vuole cambiare, non i muscoli. Qualsiasi altra prassi è fascista.
Stanno gridando di avere più “libertà” politica di un uomo sulla carrozzina. Bisognerebbe parlarne per anni. I Black Bloc sono fascisti perchè sono mascherati, non si fanno vedere in viso. Sono identitari, si nascondo dietro un a maschera che fornisce loro una singola identità, sconosciuta ma più forte di un viso che teme, che piange, che ride, che si arrabbia. Io voglio dei volti umani con cui confrontarmi, un soggetto, non un’identità fredda come nel fascismo, come nella divisa. Prima parlavo dell’obiettivo dei violenti. Ecco, pensiamo potenzialmente che tutto vada come vogliono loro … O è violenza fine a sé stessa o c’è un programma. Ma il programma che fine avrebbe? Andare ad eliminare tutti i soldati del nemico sovrano fino ad andare a sedersi sul trono? Voglio dire, la mia domanda alla violenza è: “E poi?”, se tutto andasse come vorrebbero o si arriverebbe al caos sociale che sappiamo, uno, essere nemico dei più deboli e, due, sappiamo essere fertile terreno per la nascita di tiranni; o caos totale oppure qualcuno potrebbe insediarsi sul trono, sbaragliando il vecchio “sovrano” con la forza. Avremmo un nuovo potere nato dalla violenza, direi che quando qualcosa nasce dalla violenza è alla violenza che ritorna ogni volta che ne sente la necessità.
Per concludere vorrei parlare dell’universo simbolico che queste violenze hanno scatenato. Primo la maschera di Guy Fawkes, una splendida faccina ideata dai fratelli Wachowski (ideatori di “Matrix”) per “V per Vendetta”, presa dal fumetto di Alan Moore. Mi ha fatto tristezza vedere quella maschera e quel ragazzo che strappava la bandiera italiana, un’azione scontata, ripetuta, banale forse troppo per portare ad un cambiamento. Il cambiamento degli indignati ci porta a riscoprire il valore di essere esseri umani, essere dei volti, delle sofferenze, dei corpi modellati dalla vita. Metterci la faccia, il tempo dei simboli è finito. I simboli sono usati dall’ordine costituito per mantenersi, pensate a Berlusconi. La maschera di Fawkes è un logo potentissimo. E’ la nostra faccia a non poter essere strumentalizzata ma solo ascoltata. Altro simbolo da sviscerare, la credenza secondo la quale rompere una vetrina di una banca sia un forte gesto simbolico dell’essere “contro potere”, contro il sistema bancario e finanziario. Certo ora quella vetrina dovrà essere aggiustata, avete fatto girare l’economia, vi ringrazio. Ma il forte simbolo che avete dato è rabbia, impulso neanche capace di agire da solo in quanto ha avuto la necessità di mascherarsi in una manifestazione pacifica per scaricarsi; non rivolta…rivolta è una parola che esige più tempo, esige meditazione, dialogo e cambiamento antropologico. Certo la rabbia esige una risposta, ma non siate stupidi.
iMille.org – Direttore Raoul MinettiiMille.org – Direttore Raoul Minetti






C’erano anche donne tra i così detti black block.
Quindi le donne avevano (in questo caso e purtroppo) un ruolo paritario.
@ Andrea, facciamo finta che sia chiaro a tutti noi che un centinaio di fascisti violenti (neri, rossi, blu o bianchi il colore non importa) ha in modo premeditato coinvolto nelle violenze altri cento o ducento fessi che hanno il tipico riflesso della massa informe, perché l’unico modo per sentirsi protagonisti è sfasciare e picchiare. Diamo per scontato che al Governo, e all’opposizione, si coglie al volo l’occasione per chiedere le classiche immancabili restrizioni da Stato di Polizia, la scontatezza dei Di Pietro o Maroni è disarmante, ma anche a questi riflessi del potere abbiamo fatto gli anticopri e si saprà rispondere con civiltà e nonviolenza. A una domanda, però, si deve rispondere: ma tutti gli altri, quelli solo indignati, a parte far cadere Berlusconi, che cavolo propongono? Non è retorica, perché i problemi sul tavolo sono tanti e serissimi, non riguardano solo l’Italia, se l’unico obiettivo e far fuori questo Governo per sostituirlo con un altro simile non cambia nulla, e se non c’è altro a parte l’indignazione si sfascia tutto molto prima che lo sfascino i nero vestiti. Così, tanto per capire che piega si vuole prendere, perché perdere l’occasione per avere poche idee e chiare, piuttosto che poche e confuse, sarebbe uno spreco per tutti quelli convinti che una stagione è al termine e si deve aprire un altro capitolo. Ad esempio l’articolo di Stefano Minguzzi “Il futuro non è come ce lo eravamo immaginati” apre interessanti scenari. Noi come ce lo immaginiamo questo futuro? Ti anticipo che 2.000 euro al mese per 35 ore settimanali con pensione a 50 anni al momento te lo scordi, almeno che non hai abilità rare.
Scusa il refuso, stanchezza
@Wallygator. C’erano anche donne tra i violenti, certo. Ma la pratica della violenza è qualcosa che ha a che fare con la forza fisica, con il corpo. E brutalmente, in media, un corpo maschile è più “forte” di uno femminile. Poteva anche esserci un bambino, il fatto è che il dominio massimo dell’uso di questa prassi è maschile, è dei forti. In linea teorica loro potranno avere sempre l’ultima parola, se tutto nasce dalla violenza. Questa è l’esclusione. Una prassi non-violenta è potenzialmente ed ideologicamente alla portata di tutti, sempre. Sto parlando di violenza come prassi politica teorica, anche se sembrerebbe la cosa più pratica del mondo, ho guardato alle implicazioni di questa.