di Diego Sabatinelli.
Cosa è successo con la non partecipazione dei radicali al voto sulla mozione di sfiducia proposta dal PD contro Romano? Prima di inserire i latrati dei vari Di Pietro, Bindi e soci, che rendono chiaro il pantano in cui sguazza l’attuale opposizione, ricordiamo con quail premesse si arriva a questo voto. Unanimemente si dichiara che questo voto non avrebbe portato a nessuna sfiducia, semmai ad un ulterior ricompattamento della maggioranza che quasi quotidianamente va sotto su questioni anche importanti. Perché, allora, presentare un’ulteriore fallimentare mozione di sfiducia? È bene rileggere quanto affermano alcuni dei protagonisti della kermesse per giungere al quadro completo.
La mozione viene presentata dal PD, ma ad intervenire per fare una vera e propria arringa come ai vecchi tempi, e una passerella per TV e quotidiani è Antonio Di Pietro, leader dell’IdV, e qui le prime incongruenze. Cosa dice Di Pietro? Dal Corriere on line: “Tra i primi ad intervenire l’Idv di Antonio Di Pietro che dà per scontato che il ministro Romano non sarà sfiduciato”, non ci sono altri interventi di leader previsti. Appena i radicali si alzano mostrando dei cartelli con la scritta “Amnistia” non prestandosi a portare avanti l’ennesima buffonata da teatrino della politica, ricordando che ci si batte con proposte politiche, quella ad esempio sulla riforma della Giustizia e l’amnistia respinta all’unanimità dei gruppi, compreso il PD, il giorno prima al Senato, si scatena la bufera. Si scatena Di Pietro, quello che prometteva nel 2008 di fare gruppo unico col PD per poi rimangiarsi la parola, e colpito nell’onore, e nella passerella “gentilmente” concessa dal PD, con un inusuale sfogo catartico ai microfoni di Radio 24: “hanno cercato una visibilità a buon prezzo in un momento drammatico per il Paese. I Radicali portano avanti battaglie libertarie per cui si può fare tutto e di più: si può fumare spinelli, inveire con il Padreterno, abolire le carceri. Un modo di vivere per me inconcepibile in una democrazia occidentale, ma l’errore è stato quello di dargli una voce e uno scranno per portare Avanti queste loro aspirazioni. Un errore che non ho fatto io. Il problema non sono loro, ma chi li ha messi lì”. Perché Di Pietro, e non il PD ha la vetrina prima e lo sfogo più rabbioso ed amaro poi? Aggiungiamo un tassello, il primo ad intervenire subito dopo il gesto clamoroso dei radicali è Sarubbi, che si precipita subito a scrivere un messaggio su Twitter: “Adesso basta, con i Radicali dobbiamo fare I conti. È scandaloso e inaccettabile che i Radicali, eletti nel PD e membri del nostro gruppo parlamentare, non votino una nostra mozione”.
Ma chi è Sarubbi? È stato collaboratore di Radio Vaticana, nel 1999 entra nella redazione del programma RAI “A sua immagine“, poi sostituisce Lorena Bianchetti nel 2005 alla conduzione del programma, di cui diventa anche autore. Senza tralasciare il fatto che negli ultimi anni della sua attività televisiva, ci sono diverse Giornate mondiali della Gioventù e vari incontri del Papa. Proprio Sarubbi con Furio Colombo ed i sei Deputati Radicali sono stati gli unici ad opporsi al Trattato Italia-Libia. A questo punto interviene il Direttivo dei Deputati PD presieduto da Franceschini che dichiara la competenza del Segretario Pier Luigi Bersani a decidere le conseguenze dello strappo dei sei Radicali; la Bindi si risente: “Nella direzione di lunedì il PD rinvierà ai gruppi la soluzione della questione Radicali” definendo ”bizzarra” la scelta di rinviare la decisione su eventuali provvedimenti nei confronti dei Deputati alla Segreteria Nazionale del Partito dato che i Radicali non sono all’interno del PD ma solo all’interno del gruppo parlamentare. Sarubbi, De Torre, Rubinato e Bobba scrivono una lettera a Franceschini sul valore fondante della lealtà all’interno di una comunità politica. Però, c’è sempre un però, perché non si sentiva questa esigenza quando la Binetti sfiduciò, dall’interno del PD, il Governo Prodi? Sì, proprio la Binetti che poi venne premiata per questo ricandidandola nel PD alle successive elezioni per poi, lasciatemelo dire, sfancularli per passare all’UDC una volta eletta.
Se uno più uno fa due, oggi la situazione è questa -quadro rafforzato dalle dichiarazioni di alcuni deputati per cui la campagna elettorale è appena iniziata-, accordo PD con IdV e Sel e, sperano, con una parte di quei transfughi cattolici non appetibili per l’UdC, ma di comodo per questa futura in-gioiosa macchina da guerra dell’opposizione, radicali e tutto il resto scomodo fora dai ball, in perfetta tradizione PCI – DC.
Dichiarazione dei deputati radicali sull’assenza al momento del voto (dal sito Ristretti Orizzonti) “Era previsto ufficialmente da quasi tutti che l’iniziativa della sfiducia al Ministro Romano non sarebbe passata. In realtà quindi noi abbiamo anche tenuto presente questo fatto, e infatti se noi avessimo votato sarebbe prevalsa la posizione della maggioranza per 315 a 300. Ciò premesso, abbiamo deciso il comportamento che abbiamo avuto per sottolineare che il voto del Senato di ieri ha di fatto unanimemente, tranne noi, ritenuto irrilevante che il nostro Stato in questo momento ha una responsabilità letteralmente criminale perché sequestra e non detiene gli oltre 67mila detenuti, più i sequestrati della polizia penitenziaria e i direttori, come dichiarano, e di conseguenza poniamo un problema assoluto di priorità. Si potranno fare con tempi più o meno consueti tante riformette, mentre noi non possiamo tollerare che si vada avanti continuando strutturalmente a non superare la condizione della giustizia e delle carceri, perché non vogliamo essere complici di un crimine di Stato, ma semmai servitori della Legge e anche di uno Stato da rendere diverso con l’amnistia. E questo spiegheremo domattina a coloro che ci vogliono espellere dal gruppo del Pd, non avendo nemmeno lontanamente il sospetto che esista la necessità di obiezioni di coscienza contro il riproporsi di stati etici criminali e assassini”.
Ecco, infine, cosa dichiara Pannella all’Adnkronos:
“Franceschini ha fatto un bel regalino a Bersani. Cosa posso dire: decidano loro, ma decidano ‘per loro’ ovvero per quanto riguarda il Pd. Io sono sicuro – e lo dico a ragion veduta – che sull’emergenza carceri la stragrande maggioranza del partito la pensa proprio come i Radicali. Non c’e’ alcuna decisione politica da prendere -ha aggiunto Pannella- perché a noi ci hanno esclusi da tempo. Basta sentire cosa dicono i leader del Pd quando parlano del Nuovo Ulivo o di come vorranno chiamare l’alleanza per le prossime elezioni: parlano di alleanza con l’Idv, con l’Udc con Sel, con gli ambientalisti, i cattolici, i riformisti…
Ci stanno tutti, meno che noi. Mai una volta che dicessero ‘ah ci stanno pure i Radicali’. Quindi di che stiamo parlando? Ma io sono sicuro che se la tv pubblica facesse il proprio dovere e non dedicasse, come ha fatto a luglio e agosto, un tempo cento volte maggiore al delitto di Avetrana o all’omicidio Rea, piuttosto che alla vergognosa emergenza del sovraffollamento delle carceri, se il popolo democratico fosse informato e non disinformato dal black out dei media, sono sicuro che condividerebbe al 100% la battaglia radicale. Siccome nessuno in Parlamento [...] contesta che lo Stato e’ in una condizione flagrante di criminalità, di negazione dei diritti umani e illegalità per la lunghezza interminabile dei processi e per il sequestro di 70mila persone che vivono in carcere in condizione disumana, ieri, alla Camera, questo scandalo lo ha nuovamente denunciato la pattuglia dei 6 deputati radicali [...] Allora la prima cosa da fare per uscire da questa condizione di flagranza di reato, e’ l’amnistia che e’ l’unica, vera, riforma strutturale che si può fare subito, rinunciando a un milione di processi. L’amnistia libererebbe dal giogo tante risorse umane, amministrative e favorirebbe un risparmio enorme, prima che intervenga la prescrizione strisciante che deriva dalla lentezza del nostro sistema giudiziario. Ecco, se i democratici potessero ragionare su queste cose, sono convinto che ci darebbero ragione. Invece qui sta succedendo quello che accadde nel 1974 con il referendum sul divorzio, quando i dirigenti dell’allora Pci non si volevano schierare per paura di perderlo. Per fortuna poi intervenne Enrico Berlinguer e il 98% dei comunisti voto’ contro l’abrogazione della legge. Speriamo –ha concluso il leader radicale- che ora avvenga qualcosa di analogo con Bersani“.
Il PD e tutta l’opposizione oggi è costretta alle mozioni teatrino piuttosto che fare un proposta concreta di riforma, perché se dovessero mettersi d’accordo su una riforma, qualsiasi essa sia, il PD ed il nuovo grande Ulivo si sfascerebbero ancora prima di cominciare. Agli iscritti ed agli elettori del PD l’ardua sentenza: continuare a pagare queste marchette ai futuri alleati con queste inutili mozioni e teatrini comici, con passaggi quotidiani in tutte le Tv, di Stato o di Mediaset, o decidere di iniziare ora, subito a fare politica, magari con una nuova classe politica?iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Ci sono delle battaglie che vanno fatte perchè sono giuste. Anche se non ci sono i numeri, anche se si perdono. Semplicemente, non si può accettare di tenere come ministro uno come Romano senza aprire bocca, senza colpo ferire, senza dimostrare che non ci si sta.
Si chiede la sfiducia perchè è la cosa giusta da fare, perchè Romano se la merita, perchè si chiama ogni parlamentare alla propria responsabilità, ad una scelta pubblica e formale di cui poi rendere conto.
Tutto questo fermo restando che ovviamente non basta, ovviamente serve un programma, ovviamente c’è l’emergenza carceri, ecc. Ma niente di questo ha a che fare con il diritto (e dovere) legittimo di alzare la testa e dire che un ministro come Romano va sfiduciato, e va fatto in modo formale, secondo le regole, nel rispetto delle istituzioni. Non perchè può funzionare, ma perchè è giusto.