“E’ ora di smetterla di mettere le mani nelle tasche di chi ha già dato e pagato. Nessuno tocchi pensioni e diritti acquisiti con la fatica ed il lavoro“. [Massimiliano Smeriglio, responsabile nazionale economia e lavoro di Sinistra Ecologia Libertà]
Ecco cinque domande e cinque risposte sul problema delle pensioni:
1) L’Italia ha un problema con la spesa pensionistica?
fonte: Eurostat 2009
2) Le passate riforme hanno assicurato la stabilità al sistema pensionistico italiano?
| Proiezioni future per la spesa per pensioni (% PIL) | ||||||||
| Cambiamento 2007 – 2060 | 2007 | 2015 | 2020 | 2030 | 2040 | 2050 | 2060 | |
| Spesa lorda per pensioni | -0.4 | 14.0 | 14.0 | 14.1 | 14.8 | 15.6 | 14.7 | 13.6 |
| Spesa per pensioni di anzianità e prepensionamenti | -0.2 | 13.5 | 13.5 | 13.6 | 14.4 | 15.2 | 14.4 | 13.3 |
| Altre pensioni (disabilità, veterani, etc.) | -0.2 | 0.5 | 0.5 | 0.5 | 0.4 | 0.3 | 0.3 | 0.3 |
fonte: Eurostat 2009
3) Cosa influenzerà l’evoluzione delle nostra spesa per pensioni nel futuro?
| Incidenza sull’evoluzione della spesa pensionistica (in termini PIL) | ||||||||
|
Cambiamento 2007 – 2060 |
2007 | 2015 | 2020 | 2030 | 2040 | 2050 |
2060 |
|
| Aspettativa di vita più elevata |
0.1 |
0.0 | 0.0 | 0.0 | 0.1 | 0.1 | 0.1 |
0.1 |
| Maggiore produttività del lavoro |
-0.5 |
0.0 | -0.1 | -0.2 | -0.4 | -0.5 | -0.6 |
-0.5 |
| Zero immigrazione |
2.1 |
0.0 | 0.5 | 0.9 | 1.8 | 2.8 | 2.9 |
2.1 |
| Maggiore tasso di occupazione |
0.0 |
0.0 | -0.1 | -0.2 | -0.2 | -0.1 | -0.1 |
0.0 |
fonte: Eurostat 2009
5) Come evolverà nel futuro il problema della rappresentazione giovanile?
fonte: Eurostat 2011
Per altri dubbi legati al sistema pensionistico italiano, ecco la valutazione dell’OCSE fatta quest’anno: http://www.oecd.org/dataoecd/16/60/47368940.pdf
iMille.org – Direttore Raoul Minetti








dal punto 3 appare evidente che per mettere in sicurezza il sistema pensionistico non basta solo fare una riforma ad hoc, ma:
1) Dobbiamo puntare sulla produttività
2) Bisogna smetterla di considerare l’immigrazione come il male assoluto: essa è fondamentale per il nostro paese
3) L’aumento della partecipazione delle donne al mondo del lavoro è un argomento da cui non possiamo prescindere nei prossimi anni
Nella dichiarazione di Smeriglio riportata sopra, trovo davvero insopportabile la faccenda dei “diritti acquisiti”. I diritti acquisiti dei baby pensionati dopo 16 anni 6 mesi e un giorno di servizio? I diritti di quelli che sono andati in pensione con il 100% dell’ultimo stipendio (con l’amministrazione statale compiacente che li promuoveva a dirigenti l’ultimo mese di servizio)?
Ciò detto, è pur vero che questa della millesima riforma delle pensioni sta diventando quasi una litania, ed è quasi insopportabile anch’essa. Perché davvero non riesco a capire per quale motivo l’unica cosa da fare dovrebbe essere quella di aumentare l’età pensionabile per tutti e in modo rigido. Saranno cavoli miei se posso permettermi di andare in pensione un po’ prima accontentandomi di una pensione più bassa, non faccio danno a nessuno perché il costo per la comunità è lo stesso se il calcolo è contributivo e parametrato alla speranza di vita come oggi (e viceversa, se ho tanto desiderio/possibilità di continuare a lavorare, perché me lo devono impedire?).
Ecco, quello che mi manda in bestia di questi discorsi astratti sulle pensioni è che si blatera sistematicamente di flessibilità nel mercato del lavoro, ma quando si tratta di flessibilità in uscita verso la pensione, allora tutti a dire “dovete restare fino a schiattare perché non ce lo possiamo più permettere”. E’ la vita concreta delle persone, questa….
Insomma: una bella revisione dei “diritti acquisiti” più iniqui, ma in compenso invece di aumentare l’età pensionabile, più ragionevolmente puntare ad aumentare l’età effettiva di pensionamento lasciando flessibilità dell’età di uscita (da 62 a 70, ad esempio) ma incentivando chi resta più a lungo e disincentivando chi va via prima. E’ tanto difficile?
Appartenendo ad una generazione largamente condannata alla trappola della precarietà, gli alti lai sulla riforma delle pensioni mi suscitano un misto di compatimento e rabbia. E i discorsi sui diritti acquisiti mi danno l’orticaria, perché sono la cifra di una “segregazione” generazionale sempre più marcata: i padri e i nonni hanno il welfare, i figli la disperazione..
Poi pero’, pur essendo di principio un fervente fustigatore della retorica anti-politica, mi ritrovo sotto gli occhi articoli come questo http://www.corriere.it/politica/11_ottobre_25/rizzo-stella-la-camera-ci-ripensa-i-tagli_bff611a4-fed0-11e0-b55a-a662e85c9dff.shtml e, allora, anche se avrei voglia di dire la mia contro l’antimodernismo e il conservatorismo di chi oppone un intervento sulle pensioni, torno a tacere nel mio lontano cantuccio belga. scusate se sono andato fuori tema..
Solo un appunto, sarà pure vero che il 50% degli elettori ha più di 47 anni, e quindi tenderà a votare più in relazione alle politiche pensionistiche che a quelle per i giovani, ma questo significa che l’altro 50% di elettori è sotto i 47 anni e voterà esattamente all’opposto. Quindi la questione di impopolarità delle riforme pensionistiche non sussiste nella realtà dei fatti, anzi potrebbe potenzialmente portare dalla propria parte un 50% di elettori. In conclusione credo che il nodo gordiano, infine, sia quello classico della politica, ovvero: più ricchi o più borghesi? Tradotto più soldi agli insider o più insider?
Secondo me la spesa per le pensioni è IL problema dell’economia italiana.
Anche perché 50 anni di pensioni allegre hanno creato un pessimo atteggiamento degli italiani verso il lavoro (eufemismo).
Intendo:
- l’atteggiamento di chi oggi ha 60 anni, ha un lavoro, e lo svolge male
- chi ha 30 anni e non riesce a lavorare pur desiderando farlo, e bene.
Domande, punto per punto:
1) La spesa considerata è quella totale (pubblica e privata) o solo quella pubblica? L’INPS è considerata pubblica o privata? E’ incluso il TFR?
2) Se non ho capito male il problema si avrà principalmente fra il 2030 e il 2040 (cioè quando andrò in pensione io) e si risolverà a partire dal 2060 (cioè quando avrò tolto il disturbo)? Il valore dell’ultima riga, prima colonna, non dovrebbe essere -0.2?
4) Se la vita media è di 80 anni, cosa c’è di strano che la media dell’età sia 42? E poi, siccome non si vota prima dei 18 anni, è ovvio che gli elettori siano relativamente più vecchi della popolazione totale.
5) Il problema è di nuovo fra il 2040 e il 2050, quando noi over 65 saremo di più degli under 65. Ma le pensioni allora saranno tutte contributive, i pensionati riceveranno ciò che hanno accumulato durante l’età lavorativa, non ci sarà esborso da parte dello stato. O no?
Una ulteriore osservazione anche alla luce dello scatenamento “europeo” odierno. Onestamente, una cosa davvero non la capisco. Per quale motivo un giovane dovrebbe essere contento se si alza l’età pensionabile IN FUTURO, cioè se per i vecchi che sono già in pensione non cambia nulla, e invece ai giovani tocca tirare la carretta fino ai ’70 o giù di lì? Perché forse (forse) in questo modo si “liberano risorse” per il lavoro ai giovani?
Mi sembra che per liberare risorse sarebbe più equo provare a chiedere un sacrificio ai già pensionati, almeno a quelli più ricchi o che ci sono andati davvero troppo presto.