di Federico Martire.
Nell’immaginario collettivo, la Germania rappresenta la “locomotiva d’Europa”, ossia quel paese in grado di trainare il continente dal punto di vista economico e politico, forte anche di una rispettabilità e di una tradizione di efficienza e professionalità che accompagna il paese teutonico dal dopoguerra. Non a caso, i tedeschi sono considerati gli unici possibili “salvatori” di questa tremolante Unione europea, e quando vi sono decisioni importanti da prendere si tende a guardare sempre più a Berlino (o, al massimo, a Parigi) anziché a Bruxelles.
Eppure il comportamento del governo tedesco guidato dalla cristianodemocratica Angela Merkel nei confronti dell’Europa e dei suoi partner continentali appare, in tempi recenti, sempre più incerto e incomprensibile, quasi schizofrenico. Tante decisioni e dichiarazioni sono in aperta contraddizione tra loro, e vengono giustificate dagli osservatori internazionali dal drenaggio di voti che la CDU sta subendo, come dimostrato nel corso delle ultime sei elezioni statali, tutte perse dal centro-destra della Merkel. Secondo il Wall Street Journal la cancelliera perde voti perché l’economia tedesca non tira come gli elettori si aspetterebbero e pertanto puniscono il partito di governo. Argomento credibile, non v’è dubbio, ma siamo sicuri che sia l’unico?
L’impressione è che i tedeschi si stiano stufando della coalizione composta da CDU-CSU e liberali dell’FPD (passata dal 44,8% delle elezioni 2009 al 35 delle ultime proiezioni a livello federale), la quale sembra dare l’impressione di volersi ‘sganciare’ da questa UE considerata troppo cialtrona e corrosiva per gli interessi tedeschi, dimostrando un autismo politico che in Germania non si vedeva da tempo. In pratica, la destra tedesca è caduta nella trappola della facile demagogia, dello ‘scaricabarilismo’ più tipico di noi europei del sud, abbandonando l’idea di una vera guida politica ed economica di un’Europa che necessità sempre più integrazione. Non a caso, l’ex cancelliere conservatore Helmut Kohl ha fortemente criticato Angela Merkel, accusandola di seguire una linea che danneggia gli interessi tedeschi in Europa, dimostrando anche un senso di ownership dell’UE tipicamente teutonica.
D’altra parte i comportamenti irragionevoli del governo tedesco sono molti e, per lo più, incomprensibili all’elettorato tedesco: pensiamo all’ambiguità con cui la Merkel sta trattando lo spinoso caso greco, alternando dubbi sugli aiuti greci a fantomatiche dichiarazioni sull’unione fiscale in collaborazione con il compagno di giochi Nicolas Sarkozy, minacciando il crollo dell’UE in caso di ko della moneta unica ma non muovendo un dito in favore di una riforma costituzionale tedesca che agevoli la facilitazione dell’integrazione europea come richiesto già due volte dalla pur cauta e diplomatica Corte costituzionale di Karlsruhe. Il risultato è che anche dentro il suo governo e la sua maggioranza le acque siano agitate, creando anche qualche distorsione kafkiana come quella della ministro del lavoro Ursula von del Leyen che un giorno si accoda alla Finlandia chiedendo garanzie auree alla Grecia in cambio degli aiuti e l’altro si districa in un accalorato appello in favore degli Stati Uniti d’Europa.
Certo, la recentissima approvazione, a larghissima maggioranza, del piano di aiuti alla Grecia da parte del Bundestag (poi ratificato anche dal Bundesrat il giorno dopo), ha rappresentato una vittoria per la cancelliera, rafforzandone nuovamente, secondo alcuni, la leadership interna al governo e alla coalizione che ne regge le sorti. Il risultato del voto, però, era pressoché scontato, anche perché proprio Angela Merkel si era infine convinta che un ‘no’ del suo paese avrebbe fatto crollare tutto il fragile castello europeo, trascinando con sé la Germania stessa. La scelta dei parlamentari tedeschi, pertanto, più che essere una vittoria della leader della CDU è stata una scelta di buon senso, dettata dalle necessità del momento e dalla paura di entrare in un baratro senza fondo. L’impressione è che la larga maggioranza che ha sostenuto il fondo salva-Stati rappresenti un rafforzamento della Merkel, ma la verità è che in seno alla CDU e alla coalizione di governo i problemi restano forti, e non esiteranno a ripresentarsi in futuro.
Ora, alla luce di quanto rapidamente esposto sopra, la domanda – un po’ provocatoria, ma legittima – che ci poniamo è: ma l’Europa ha veramente bisogno di questa Germania? Al di là dell’evidente peso economico e finanziario che i tedeschi ricoprono e del ruolo fondamentale che giocano per la stabilità dell’Euro, è accettabile per l’UE che il potente e rispettato governo tedesco si barcameni in questa maniera, senza una linea europea chiara, rischiando di danneggiare l’intero continente e il processo di costruzione europeo? Semplificando ulteriormente, la Germania che stiamo vedendo negli ultimi mesi rappresenta un threat o una opportunity per l’UE? E’ ancora in grado di svolgere il ruolo di leader politica (attenzione, nessuno mette in dubbio il primato economico e finanziario dei tedeschi) del continente? Insomma, l’Europa può permettersi, in questa fase di ristrettezze, una Germania politicamente debole?
iMille.org – Direttore Raoul MinettiiMille.org – Direttore Raoul Minetti






Secondo me l’Europa non ha bisogno della Germania della Merkel, ripiegata com’è a difesa del proprio orticello economico ed elettorale, politicamente irresponsabile, troppo immatura per assumere il ruolo di perno e locomotiva del rilancio europeo. Questi deficit sono sotto gli occhi di tutti.
E tuttavia, se la SPD tornasse a governare il paese, in coalizione con i Verdi, lo scenario potrebbe subire un decisivo cambiamento. Almeno sulla carta.
Secondo me invece la Germania della Merkel rimane un pilastro dell’Europa. In quanto a Europeismo la CDU è in linea con il possibile ed il ragionevole programma di interventi che si è potuto concordare, ed è certamente molto più spinta (direi temeraria) della maggioranza del popolo tedesco.
“nessuno mette in dubbio il primato economico e finanziario dei tedeschi”
c’è da ricordare ai Tedeschi che il loro primato dipende molto dell’Europa, e che senza quello che abbiamo costruito in questi venti anni dal trattato di Maastricht, ha giovato molto all’economia tedesca. La crisi dei paesi periferici, specialmente lo squilibrio profondo della bilancia corrente, non è altro che l’altra faccia della medaglia dello squilibrio inverso tedesco… si dice che i “Greci hanno vissuto al di sopra dei loro mezzi”: bisogna ricordare che lo hanno fatto anche grazie ai Tedeschi che glielo hanno permesso (in termini economici) e che questo ha permesso alla Germania di crescere a tassi sostenuti
2 cose:
- @Renzino: che la CDU sia europeisticamente più avanti del resto della propria popolazione non v’è dubbio. Detto questo, mi pare troppo lunsinghiera la tua visione della Merkel. È un leader mediocre, circondata da uno staff mediocre. chairamente non all’altezza della situazione (certo non è l’unica leader a non essere all’altezza, ma questo non deve essere un alibi).
- In genere si dice che non si può pretendere che un leader nazionale governi il continente. Che la Merkel, ha una base elettorale nazionale e non Europea.Che in rimo luogo risponde agli elettori tedeschi e che è normale che prenda determinate decisioni. Che nessuno gli ha chiesto di essere leader europea.
Questo ragionamento è valido fino ad un certo punto. Eh sì. Quando aspiri ad essere un grande paese, ossia un paese politicamente ed economicamente potente allora devi essere pronto ad assurmene le conseguenze.
Perchè a quello aspira la Germania, ad essere potente, mica ci è arrivata per caso.
“The glory and his consequences” ediceva una canzone di qualche anno fa.
Quindi non mi va che vuoi comandare, vuoi dominare il continente e vuoi essere il più otente ma poi non ne accetti le conseguenze. Vedi la visione un poco infantile della politica estera di Guido Westervelle.
“A grandi poteri corrispondono grandi responsabllità”, così avrebbe detto l’Uomo Ragno.
Cosa risponderei a tedeschi che frignano: “Hai voluto la bicicletta (il potere) ora pedala”.
E poi a chi si lamenta delle malefatte del Club Med vorrei ricordare che furono Francia e Germania le prime che fecero salatare il patto di stabilità (certo con la complicità del nostro Giulietto nazionale, ma questa è un’altra storia)
Concordo con Francesco e SdF: la Merkel è, ‘europeisticamente’ parlando, una leader mediocre, non all’altezza del ruolo che si voluta costrurie. Ieri Guy Verhofstadt la richiamava all’ordine come segue: “Mrs. Merkel – you have a central role in Europe’s fate. History will judge you according to the decisions and leadership you show in this time of crisis. We are pinning our hopes that you will rise to the challenge. France and Germany have historically been the motor of European integration, but always in pursuit of the common interest and placing trust and competences in the central institutions of the Union.”
Staremo a vedere. Io comunque, sono convinto che questa Germania (questa, non la Germania per sé, ci mancherebbe) sia più dannosa che altro per la costruzione Europea. Non so se la SPD al governo porterebbe cambiamenti radicali – l’aria che tira presso l’elettorato tedesco è piuttosto anti-EU, il che non avantaggia campagne elettorali su temi legati all’integrazione europea. Però credo di più nei verdi, tradizionalmente molto pro-Europa (Vedi Fischer) e politicamente più forti che in molti altri paesi europei.
I Tedeschi non sono contenti, e hanno molte ragioni per non esserlo. Innanzitutto, perché, come egregiamente spiegato da Thilo Sarrazin nel suo »Deutschland schafft sich ab«, quella teutonica è una nazione morente in termini demografici e biologici, in quanto i Tedeschi saranno estinti entro 4-5 generazioni, senza una radicale inversione di rotta sulla fecondità – e quindi sul ruolo sociale delle donne. In secondo luogo, anche se molte delle industrie tedesche stanno facendo profitti e sono in grande espansione, il salario del tedesco medio è in stagnazione, cosa riflessa nella continua diminuzione dei consumi. La Germania va male, non bene. In una città come Berlino, il 22% degli abitanti vive di sussidi statali, e un altro terzo è pensionato: quindi circa il 50% della popolazione berlinese vive di stato sociale. Inoltre, il grosso dell’espansione economica tedesca si sta avendo in Asia (Cina soprattutto) e in Russia (di qui la forte intesa strategica con Mosca). In tutto questo sorge quindi la domanda: a che serve l’Europa? A mantenere di sana pianta Italiani, Greci, Spagnuoli, Portoghesi, Ciprioti, Maltesi, per un periodo di tempo in(de)finito, senza alcuna garanzia e senza alcuna contropartita? Questa è l’impressione che se ne ricava. Anche se lo volesse, la Germania non sarà mai in grado di sopportare il peso di 120 milioni di Europei del Sud sul suo groppone. Idealmente in Germania si dovrebbe andare verso una ristrutturazione DEMOGRAFICA prima ancora che economica, e poi verso la creazione di uno spazio mitteleuropeo comprendente l’Europa centrale, il Baltico, il Benelux e la Scandinavia. Questo è quello che i Tedeschi vorrebbero vedere, e lo si può leggere quotidianamente nei commenti dei lettori della FAZ, di Der Spiegel e di molti altri media. L’Europa potrà rimanere in piedi solo se si accetta l’idea che non possono esistere forme di parassitismo sociale sistematico, né a livello di stati, né di regioni, né di comunità. Naturalmente tutto questo non potrà mai essere fino a che avremo leader politici – in Germania e altrove – legati ad una concezione gattopardesca della politica (“cambiare tutto per non cambiare nulla”), inchiodata a modello socio-economici sorpassati (socialdemocrazia, cristianodemocrazia) e palesemente falliti (dal liberismo economico, al monetarismo, al multiculturalismo). Il rimanere in sella di questa classe dirigente è la migliore garanzia che, quando il cambiamento verrà, spazzerà via una buona parte di tutte le fesserie di cui ci siamo autoconvinti negli ultimi 40 anni.