Di Francesco Molica.
La Francia ha dunque passato a pieni voti l’esperimento delle primarie. Domenica scorsa il secondo turno dello scrutinio socialista ha consegnato nelle mani di François Hollande le chiavi della candidatura all’Eliseo. Ma l’impressione più vivida, come ha scritto Le Monde, è che “il vero vincitore di questa tornata sia stato lo strumento delle primarie stesse”. E con esso il partito tutto, al quale questa esperienza ha impresso un formidabile slancio di credibilità e popolarità.
Si trattava di un esito tutt’altro che scritto nella pietra, considerato lo scetticismo inziale di molte frange della nomenclatura socialista, senza contare l’incessante contropropaganda ordita dalla destra di Sarkozy e tutta tesa a minimizzare il significato della competizione. E’ risaputo, per altro, come l’introduzione Oltralpe di un dispositivo espressione diretta della tradizione politica statunitense potesse entrare in conflitto con i mai sopiti riflessi campanilistici e sotto sotto un po’ antiamericani dell’elettorato, a maggior ragione quello di sinistra.
Al contrario, a misura che la campagna elettorale entrava nel vivo, e complice un interesse mediatico sempre più significativo, le primarie del PS si sono speditamente elevate al rango di spartiacque storico per la vita politica del paese, trascinando alle urne oltre due milioni e mezzo di elettori. Una cifra più che lusinghiera se messa in relazione ai (soli) 169mila tesserati del partito.
Quando l’anno scorso il PS ha finalmente deciso di rimettere la scelta del candidato alle presidenziali al volere dei francesi tutti, il suo sguardo era – ça va sans dire – rivolto al Partito Democratico italiano, alle due radiose pagine della nostra storia politica che portarono alla designazione di Prodi nel 2005 (con primarie di coalizione) e di Veltroni nel 2007. Proprio a queste ci si è direttamente ispirati nell’Esagono per studiare l’organizzazione pratica del voto socialista.
Eppure, rovesciando la prospettiva, puo’ l’exploit francese impartire alcune utili lezioni ai pionieri delle primarie italiani?
In parte si.
Oltralpe abbiamo assistito, quasi con il fiato sospeso, ad una tenzone apertissima, dal risultato non scontato, dove il vantaggio di François Hollande è stato a lungo minacciato dalla rimonta di Martine Aubry, e comunque ridimensionato dalla inattesa affermazione del candidato di sinistra Arnaud Montebourg (poi giunto terzo, davanti Segolene Royale). Siamo stati insomma testimoni di un voto ricco di tutte le incertezze, le emozioni e le querelle che caratterizzano ogni sano esercizio di democrazia. Laddove in Italia, sia nel caso di Prodi che di Veltroni, le primarie hanno assunto un significato differente: quello di un’elezione puramente simbolica, di mera investitura. Di un dispositivo di ratifica popolare applicato a una partita già decisa a tavolino. Il leader in pectore lo si conosceva già: occorreva plebiscitarlo, incoronarlo. La diffusa cultura del “voto utile” unita alla scarsa visibilità degli altri contendenti hanno ulteriormente contribuito a questo risvolto.
E’ possibile che nel PD persista la convinzione che il confronto tra candidati troppo “pesanti”, appoggiati da diversi rami dell’establishment, penalizzi l’immagine unitaria e positiva della formazione, esaltandone la frammentarietà, le divergenze, l’implacabile logica delle correnti. Non a caso lo schema dominante, applicato anche a livello locale, prevede in genere (ma non sempre) un candidato d’apparato e per cosi dire istituzionale contro contendenti minori, veri e propri outsider o personalità espresse da minoranze dissenzienti del partito.
Le primarie del PS, un partito sino a non molto tempo fa dissanguato da velenose lotte interne, dimostrano un teorema esattamente inverso. Funestata a monte da antiche rivalità e dissapori, la disfida al vertice tra tre pezzi da novanta della classe dirigente, l’ex segretario François Hollande, la segretaria in carica Martine Aubry e l’ex candidata alla presidenziali Segolene Royale, prometteva il peggio. A fortiori dopo l’uscita di scena del grande favorito Dominique Strauss Khan. Viceversa, e fatta salva qualche scaramuccia iniziale, la forte tensione dialettica che ha contrassegnato passo dopo passo la campagna ha finito con il costruire un senso di unità e coesione all’interno del partito come non lo si vedeva dai tempi di Jospin.
Si temevano colpi bassi e invece il fair play ha prevalso attraverso un confronto sobrio e costruttivo. Il tutto a vantaggio dei contenuti. Il che ha generato un altro fenomeno di rilievo che l’Italia dovrebbe osservare con ammirazione. Se queste primarie sono state in prima vece scandite da un combattutissimo duello tra veterani, allo stesso tempo hanno anche offerto un’importante cassa di risonanza e rafforzato il peso interno delle nuove generazioni del partito, incarnate da Arnaud Monterbourg e Manuel Valls. Entrambi i candidati correvano su programmi molto dissimili da quelli dei tre favoriti. Proprio il prevalere delle idee sulle polemiche, nonché un approccio tutto sommato paritetico della stampa nel trattare i differenti pretendenti, ha permesso ai due “quarantenni” di arrivare con le loro ricette al grande pubblico, insomma di giocare ad armi pari con gli altri conquistando alfine score molto di tutto rispetto (Valls il 5,6%, Monterboug addirittura il 17,2%). Se la pietra di paragone sono le primarie del PD del 2007, i sedicenti outsider (gli Adinolfi e i Grawronski) non hanno nemmeno oltrepassato la barra dell’1% e perfino Enrico Letta e Rosy Bindi sono rimasti sotto il 15%.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti
iMille.org – Direttore Raoul Minetti








non voglio contestare la buona idea delle primarie e nemmeno l’esito di cui abbiamo conoscenza. Voglio solo apportare alcuni dettagli da parte di chi le ha organizzate e vissute felicitandosi del successo.
le primarie che hanno smosso 2.700.000 francesi hanno permesso anche di poter avere una lista di volontari tra i partecipanti che verrà utilizzata per la campagna: 700.000 indirizzi, telefono ecc; fatto molto importante pensando che i dati sono utilizzabili già da subito ( l’utilizzo di una penna numerica per la presa dei dati é una idea cara ma da mantenere).
nella mobilizzazione si sono viste al primo turno le varie mozioni in piazza, nei porta a porta e nel volantinaggio tranne una, quella di hollande che ha continuato a fare campagna sulla sola organizzazione delle primarie.Questo viene spiegato dal fatto che i sondaggi ed i veterani hanno preferito una militanza mediatica mentre sul terreno la prima segretaria disponeva al meglio delle sue forze (strappando 5 punti nei sondaggi) che hanno trionfato nei quartieri popolari insieme a Montebourg grande sorpresa del primo turno.
Per un gran mistero al secondo turno 5 candidatihanno raggiunto Hollande per tentare di dare una ventata di voti e rafforzare il voto di chi alla fine ha raccolto i voti di coloro che non volevano una candidata troppo radicale nelle decisioni e nei dibatiti.
Parigi(10 arrondissements per martina, tra l’altro quell idi sinistra; ed i 10 arrondissements della destra per Hollande) ed il nord hanno votato Martine.
l’MJS che rappresenta il settore giovanile del partito si é distinto nella campagna riempiendo le piazze ed i quartieri di Martine.
Oggi abbiamo per fortuna un candidato che ha staccato (con quale elettorato?) la prima segretaria e che é legittimamente portato dal partito, ma par i militanti e per gli organi del partito della prima segretaria é utile richiamare il depossedimento dei valori e delle forze per un candidato che deve assolutamente contare su questi organi.
Siamo sulla minaccia di un 21 aprile bis visto che molti chiamano al non voto al primo turno ( e sono i modesti).
Preoccupante situazione che verrà sbloccata solo se il candidato concederà al partito di esprimersi laddove richiesto in maniera dura.
Difficile fare campagna per un candidato scelto dai media e dal centro-destra come cliente facile davanti a Sarkozy.
Abbiamo pero la speranza di un volto, che ci dovrà parlare visto che il farci sognare non basterà.
La determinazione della prima segretaria ed il progetto votato dai socialisti prima delle primarie andranno contro il voto del centro destra alle primarie, primarie che grazie al progetto sono riempite di senso, al di là del vuoto che alcuni incontrano in un
candidato associato alle idee di “fare le sintesi” “compromessi” “mollaggini”.
La destra dura esiste, la subiamo e và affrontata ed il candidato potrà contare sul partito ma il dibattito interno di un prtito deposseduto sulle primarie é più che rilanciato.
@candusso
E’ vero: in alcune sue dichiarazioni di qualche tempo fa Hollande ha lasciato intendere che, in caso di vittoria alle primarie, avrebbe voluto dire la sua e revisionare la bozza del programma PS per le presidenziali presentata nel febbraio scorso. Il che mi sembra legittimo.
Comunque, ad essere sinceri, io non sono neanche un gran fan di Hollande. Il suo decennio di presidenza del PS è stato disastroso, per utilizzare un eufemismo. Su questo non ci piove.
Eppure credo che la Aubry per una serie di ragioni su cui non mi dilungo non è la persona adatta per attirare il voto centrista, che in definitiva anche in Francia è il vero ago della bilancia (scusate se pecco di veltronismo).
Infine, mi pare che uno scenario da 21 aprile bis sia da escludere a priori, se non altro perché (fatto salvo Melenchon) il PS non va incontro ad una eccessiva dispersione di voti al primo turno. I partiti di centro sono sempre piu alla corda (di qui il ritiro di Borloo) con il Modem ridotto a un’ombra pallida della speranza politica che era appena pochi anni fa. I Verdi, per parte loro, hanno scelto un candidato troppo militante (Gro Eva Farseth aka Eva Joly), incapace di intercettare il favore di indecisi e scontenti (molti del PS), ossia la fetta di elettorato che ha permesso ai Verdi alcuni episodici exploit negli anni scorsi. E quanto a Marine Lepen a me sembra sempre di più uno spauracchio mediatico..
Francesco quanche osservazione.
Marine Le Pen. Sbagli. Lei sta facendo molto bene, mediaticamente parlando. Il 10% lo supererá tranquillamente. Lotterà insieme a Melenchon, altro populista ma di “sinistra”, per il terzo posto. Prenderà i voti degli scontenti di Sarkozy ed delle clasi medie e medio-basse che avrà saputo conquistare col suo discroso popolar-populista.
La Le Pen è riuscita a sbarazzare il partito da un certo sfondo antisemita (slave dichiarazioni imabrazzanti ed idiota del padre) e vende l’immagine di un partito di destra alternativo alle craitidi del’UMP. Mi piace? No, manco morto. Ma non riconoscere il grande lavoro mediatico che sta facendo vuol dire bendarsi gli occhi.
Martine Aubry. Sulla Aubry. è evidente che in caso di primarie “chiuse”, come le precedenti, avrebbe vinto lei. Di lei, ai francesi piace e non piace la grinta. Piace perché sembra donna di polso, non piace perchè sfocia in una forma di aggresività e prepotenza che disturba a molti elettori. Per questo non ha vinto.
François Hollande: Quanto al suo periodo disastroso beh ma davvero sarebbe stato possibile fare di meglio dopo la batosta del 2002, l’abbandono di Jospin e poi il Referendum sul Trattato UE? Obiettivamente la Aubry avrà avuto dei meriti, ma ha ritrovato un partito in condizioni diverse di quelle di Hollande. Con in faccia un avversario “duro” con idee chiare (perché francamente Chirac…), in queste circostanze forse era tutto un po’ più facile.
Di Hollande, al contrario della Aubry, è piaciuto il suo stile calmo. Pacato. “Un president normal” pare essere il suo slogan. Il candidato con uno Swatch e una camicetta Celio. Le posizioni misurate. Dava un colpo cerchio e alla botte. Parlava ad un lato, ma poi subito dopo lanciava uno sguardo dall’altro. Equilibrismo. Forse un po’ troppo. Sul nucleare ed altre cose dovra pronunciarsi prima o poi chiaramente. Deve avere il coraggio di venire allo scoperto ora e di dire quello che farà davvero. Lui e la Aubry dovranno fare squadra per vincere, facendo un po’ il gioco delle parti.
Segolène o “Mme Sourire” come la chiamano gli amici miei. In crollo nei sondaggi, disperata alla fine si è persa in disperati strizzatine d’occhio verso gli elelttori più a sinistra. All’improvviso su nucleare e compagnia bella ha iniziato a prendere delle posizioni molto nette. Sulle banche. L’Europa. La mondializzazione. Ma era un po’ tardi. Chi poteva credergli a quel punto? Soprattutto quando certe cose inizi a dirle solo all’ulitmo momento.E l’elettorato infatti gli ha preferito l’originale, ossia Montebourg. Sorta di borghese di provincia illuminato. La chiave del successo di Montebourg va anche visto nelle piruette estemporanee ed incoerenti di Segolene.
Senza poi paralre delle sue uscite contro l’ex-marito salvo poi essere la prima a dargli l’appoggio dopo essere stata sconfitto. Un po’ allo sbando insomma.
@SdF ottime e pertinenti osservazioni
Io ritengo, tuttavia, che:
Se Marine Lepen supera la barra del 10% conferma lo stesso score incassato dal Front National in occasione di tutte le elezioni presidenziali dal 1998 al 2007. Come ho già scritto altrove, riconosco la spinta modernizzatrice che ha impresso al partito, la cd. “dediabolization” (come saprai meglio di me), sganciandosi dal sotterraneo ma indomito culto vichista, ripudiando gli skinhead e gli elementi più “impresentabili” e compromessi del partito, in ultimo riconciliando il FN con lo Stato (meno scetticismo nei confronti del welfare purché sia di beneficio ai francesi e non agli immigrati, recupero dei valori repubblicani e laici in chiave anti-islamica etc.). Nondimeno, per una serie di motivazioni storiche ma anche contingenti non mi pare credibile che la Le Pen raccolga piu del 15%. E comunque penso che il fenomeno si stia poco a poco gonfiando a misura che gli altri partiti entrano seriamente in campagna e, naturalmente, con l’UMP ormai in mano alla “destra popolare” (Copé e compagnia cantante).
Hollande ha si dovuto presiedere ad uno dei momenti piu bui del PS, ma si è limitato a stare alla finestra mentre il partito affondava sbriciolato da una deprecabile guerra tra cacicchi (DSK, Fabius, la Royale, Hamon tra i giovani etc. etc.). Pero’ riconosco che la strategia per la campagna (la “presidenza normale” in opposizione a Sarkozy) puo funzionare…
Sulla Royale concordo. non ho mai capito come la pensa veramente, va dove la porta il vento e l’ambizione personale.
Rettifica sulla Le Pen: “E comunque penso che il fenomeno si stia poco a poco sgonfiando a misura che gli altri partiti entrano seriamente in campagna e, naturalmente, con l’UMP ormai in mano alla “destra popolare” (Copé e compagnia cantante)”. perdonate il refuso
Siamo d’accordo sul grosso. Ma io penso che la Le Pen non si sgonfierà più di tanto. Come ho già detto la gara per il terzo posto sarà fra lei ed Mélénchon. Entrambi populisti dai discorsi, in fondo, non poi così diversi.
Per i Verdi, sarà uno shciaffone. Come dici tu ha vinto il rilfesso militante e settario, per quanto la Joly possa essere una persona onesta, non è il candidato migliore. Ma gli ecologisti sono in fase di trasformazione in Francia, se Cohn-Bendit riesce ad aprirli e sconfiggere gli ultimi riflessi identitari, allora avranno un futuro (alle Europee, in diverse grandi città francesi, si affermarono come primo partito di sinistra superando il PS).
Si’, direi che, divergenze sulla Le Pen a parte, siamo dello stesso avviso per tutto il resto. SI profila una elezione molto interessante, speriamo solo che non venga decisa dalle agenzie di rating
Scusate, ma l’ autore dell’ articolo dove e’ stato negli ultimi anni? Non si e’ accorto che meno di due anni fa ci sono state delle primarie per le elezione del segretario del PD (e come conseguenze, secondo statuto, del candidato premier) che hanno visto diversi candidati in lizza tra loro darsele di santa ragione (anche troppo, secondo me)? Erano primarie di investitura secondo lui? O visto che non ha vinto chi voleva lui le ha rimosse?
L’autore dell’articolo abita all’estero da diversi anni e si aspettava una domanda di questo genere.
L’analisi comparativa Francia-Italia si limita alle primarie per eleggere il candidato premier e non interessa quelle per il segretario del PD la cui posta in gioco era manifestamente minore se non altro perché Berlusconi era stato nominato primo ministro da meno di un anno e mezzo, in barba allo statuto. Quelle del 2007 non erano primarie di investitura, questo è pacifico, ma (cosi mi pare) una specie di resa dei conti post-veltroniana tra i big del partito (a parte Ignazio Marino). Tra l’altro mettici pure l’elezione dei segretari regionali e dell’assemblea nazionale e francamente non se ne veniva più a capo. Dov’erano le idee in quel caso? Non che i personalismi non abbiano contato nelle primarie francesi ma mi sembra che siano stati mitigati da un confronto serio sulle differenti proposte (di qui l’accusa a Hollande e Aubry di avere programmi non molto dissimili).
Mi permetto di citare quanto scrisse Ilvo Diamanti sulle primarie del PD del 2009: “ho l’impressione di un conflitto senza contenuti. Centrato sulle persone. Non solo quelle scese in campo, ma ancor più fra gli altri leader, che stanno dietro. Poche idee, poche parole”.
Comunque, visto che mi occupo di esteri ed Europa, per lavoro come per questo blog, probabilmente non ho la conoscenza sufficiente a sostenere un dibattito di questo tipo. L’obiettivo del mio articolo era identificare e spiegare quelli che secondo me sono stati gli elementi positivi delle primarie francesi.
Scusate, anche se non ho seguito intensamente queste primarie francesi, qualche precisazione.
Il confronto con quelle italiane (che c’è nell’articolo), regge poco, perché nel caso di Prodi era sicuramente un’investitura, nel caso di Veltroni 2007 era per eleggere il segretario e non c’erano elezioni all’orizzonte e anzi pochi se lo ricordano ma “governavamo noi”. Nel caso di Bersani ha ragione Gianni, per statuto il segretario PD è anche candidato premier. Certo quando si fanno tanti anni prima chiaramente pochi percepiscono la cosa. C’è anche da dire che mentre il presidente della repubblica francese è un’elezione diretta quella del premier non lo è, diciamo che la sua investitura in anticipo è giustificata un po’ come quella di Cameron o Milliband.
Per le critiche di candusso a Holland, ci sono sicuramente molte cose vere, però sicuramente si legge una (comprensibile) delusione di un sostenitore di Aubry. Io non frequento molto i mercati francesi, ma a quello del XII ho sempre visto i sostenitori di Holland a volantinare, sia prima del primo sia prima del secondo turno. Sul ruolo del partito in una elezione presidenziale ci sarebbe anche qui da pensare. Ho vissuto per la prima volta quelle del 2007, ed è veramente una cosa molto diversa anche dalle elezioni italiane di oggi dove molto è accentrato sul candidato. Lì è veramente un presidente che si elegge, non un partito. E sul PS non parlo, ognuno c’ha le rogne sue …
Sul bilancio di Holland come segretario posso dare dei giudizi solo da fuori: ha praticamente vinto tutte le elezioni, tranne le presidenziali (che sono condotte da un candidato e non da un partito).
mes deux centimes
Faccio ammenda sulle primarie del 2007 (ho preso un abbaglio quando ho detto che erano per il candidato premier).
Pero’ mi sembra che il concetto di “primarie d’investitura” sia spendibile anche per quello scrutinio, che in definitiva ha replicato la stessa dinamica dell’elezione di Prodi, anche se il contesto e la posta in gioco erano differenti.
In più, mi pare che il confronto Italia-Francia sulla questione dei contenuti delle campagne elettorali e dello spazio dato alle giovani generazioni del partito regga ancora.
Riguardo il bilancio di Hollande, francamente la serie di vittorie elettorali portate a casa dal PS durante il decennio di presidenza sono più merito dell’impopolarità della destra (da Raffarin a Sarkozy) o della congiuntura economica favorevole (ai tempi del governo Jospin).
Le vittorie sono sempre merito dell’impopolarità dell’altra parte e della congiuntura economica. O almeno paiono tali. Bisogna infatti far sì (e/o agevolare) che l’altra parte diventi impopolare ma che la tua non sia vista “come gli altri” … e se i socialisti dovessero vincere questa volta (cosa che non è affatto scontata, anzi), sarà merito dell’impopolarità di Sarkozy e della congiuntura economica. Ma Cameron ha vinto per l’impopolarità di Brown, come Blair vinse prima per l’impopolarità di Major. I popolari in Spagna vinceranno probabilmente per l’impopolarità di Zapatero e dei socialisti.
La domanda per l’Italia è: può la sinistra vincere portando a casa l’impopolarità di Berlusconi. Ovvero può fare in modo che nel 2012 o 2013 il centro destra sia sentito, e a ragione, il responsabile del disastro socio-economico, capitalizzare questa impopolarità traducendola in voti per il proprio partito e poi governare?
E Civati sbarca a sorpesa alla Leopolda e dice:
“Credo che Renzi si debba candidare così poi faremo delle primarie veramente alla FRANCESE”.
A testimonianza che le argomentazioni presentate nel mio post non erano poi cosi peregrine…come sottinteso da alcuni commenti. Le primarie del PS transalpino, con tutte le criticità del caso, possono offrire utili ed esemplari spunti per per quelle prossime venture del PD italiano.