di Massimiliano Lincetto.
Il mese scorso, l’EIA (l’ente statunitense che si occupa di analisi statistiche sul tema energetico) ha rilasciato il rapporto annuale International Energy Outlook, che effettua una proiezione da qui al al 2035 della domanda e della fornitura di energia a livello globale. La pubblicazione è stata ripresa sul sito de La Stampa e sul blog di Forum Nucleare, ma senza particolari commenti. Riteniamo sia il caso di dedicarci un po’ d’attenzione.
Crescita del fabbisogno e ricadute ambientali
Cosa ci dice il rapporto? Innanzitutto che il consumo di di energia crescerà, dal 2008 al 2035, del 53% e che la crescita sarà dominata dai paesi non-OCSE (tra cui ricordiamo vi sono Cina e India). In particolare, il consumo dei paesi non-OCSE crescerà, nel periodo di riferimento, dell’85% in confronto al 18% dei paesi OCSE, la cui ripresa economica sarà decisamente più lenta.
Il dato è importante: non solo il consumo energetico mondiale è destinato a crescere in maniera consistente, ma è destinato a crescere in paesi dove non è ancora maturata un’adeguata attenzione alle ricadute ambientali della produzione di energia e dove, di conseguenza, non ci si fa troppi problemi a puntare pesantemente sul carbone: la proiezione mostra che i paesi non-OCSE determineranno un incremento del consumo di carbone di oltre il 50% nel periodo considerato.
D’altronde il carbone è anche il combustibile fossile più abbondante sulla terra, mentre è difficile pensare che fonti come petrolio e gas naturale rimarranno altrettanto disponibili nei decenni a venire. Purtroppo d’altra parte è anche il combustibile fossile più inquinante del quale, oltre alle emissioni di gas serra, vanno considerate le emissioni di particolati. E i numeri sugli effetti dei particolati, stando all’Environmental Outlook stilato dall’OCSE, sono impressionanti: un milione e mezzo di morti premature ogni anno, destinate a raddoppiare da qui al 2030.
Prezzo del petrolio, troppo ottimismo?
Abbiamo detto che petrolio e gas naturale sono due fonti di importanza critica. Vediamo la proiezione dell’andamento del prezzo del petrolio fatta dagli analisti dell’EIA: essi prevedono una stabilizzazione sui 100 $/barile per il 2011 e un progressivo aumento nei decenni a venire, che vedrà il raggiungimento dei 108 $/barile nel 2020 e dei 125 $/barile nel 2035. Una previsione che appare fin troppo ottimistica, considerando che si sono toccati i 112$/barile già nel corso di quest’anno, evento che nel rapporto viene ricondotto ad un’inadeguata risposta dell’offerta a fronte di un aumento della domanda collegato a primi segni di ripresa economica. Va considerata inoltre l’instabilità politica che caratterizza molti tra i principali paesi produttori di petrolio, di cui tra l’altro si è ampiamente parlato in queste pagine.
In generale, i fattori di incertezza sulla futura produzione di petrolio sembrano essere molto più rilevanti rispetto a quanto preso in considerazione dal rapporto EIA, che pare non valutare adeguatamente l’incognita sull’effettiva consistenza delle riserve e l’incognita sui quelli che saranno i costi di sfruttamento dei nuovi giacimenti e delle fonti non convenzionali (sabbie bituminose, olii pesanti, etc.) a cui si dovrà fare affidamento. Si tratta di un problema che non possiamo permetterci di sottovalutare: il mondo dei trasporti dipende pesantemente dalla disponibilità di combustibili liquidi e, nonostante i progressi degli ultimi anni sulle modalità di propulsione alternativa, il problema è ben lungi dall’essere risolto.
Gas naturale e rinnovabili
La scarsità delle riserve di petrolio non è il solo problema. I combustibili liquidi, importanti per i trasporti, rivestono un ruolo marginale nella produzione di energia elettrica. A livello globale, le fonti su cui si basa la produzione di energia elettrica sono nell’ordine: carbone, gas naturale, idroelettrico, nucleare e rinnovabili. Le proiezioni dell’EIA considerano una imponente crescita di quest’ultime nel periodo in questione, ma allo stesso modo considerano crescite consistenti anche di tutte le altre fonti (esclusi combustibili liquidi). Il problema in particolare riguarda il gas naturale, fonte di energia ad oggi fondamentale e particolarmente pregiata per le basse emissioni di gas serra e particolati. Inutile dire che la domanda è destinata ad aumentare: il rapporto EIA stima un incremento del 52% tra il 2008 e il 2035. Siamo sicuri di potercelo permettere? Anche qui, le stime sulle riserve di gas naturale sono contrastanti e se è difficile prevedere quanto gas sarà effettivamente disponibile nei prossimi decenni, figuriamoci il prevedere quale sarà la sostenibilità economica di una produzione energetica per buona parte su su di esso.
Nucleare?
Il rapporto non prende in considerazione le possibili ripercussioni dell’incidente di Fukushima sulle politiche energetiche, e quindi stima un importante aumento della produzione di energia nucleare tra il 2008 e il 2035. Se le politiche energetiche cambieranno in modo tale da far arrestare o addirittura invertire il trend, rinnovabili e combustibili fossili dovranno espandersi in proporzione e non sappiamo affatto se questo sarà sostenibile.
Conclusioni
Il rapporto fa delle proiezioni interessanti, ma restano pesanti fattori di incertezza sull’effettiva sostenibilità economica degli scenari ipotizzati. Il punto infatti non è quando le risorse si esauriranno, ma quando finiranno di essere abbondanti (e quindi economiche) come lo sono oggi. Qui si tratta di andare incontro al futuro con grandi incognite su quella che sarà la disponibilità di fonti energetiche cruciali per l’intero sistema economico mondiale. Ecco, dobbiamo lavorare affinché arrivi il momento in cui i governi prenderanno realmente coscienza di questo, sperando che non sia troppo tardi.
iMille.org – Direttore Raoul MinettiiMille.org – Direttore Raoul Minetti






conoscete il caso della discarica di Legoli a Peccioli?
Hanno creato energia dallo smaltimento dei rifiuti. A me sembra una gran genialata..
non so perchè questo caso non viene promosso in Italia.
Abbiamo il problema dei rifiuti in eccesso (non sappiamo cosa farne e dove metterli)
c’è un’azienda che li smaltisce senza problemi e ne fa energia.
Mi sembra una cosa innovativa..no?
Due piccole osservazioni:
- per rispondere alla proposta di Federico, è presto detto: gli impianti di incenerimento dei rifiuti generano in media alte emissioni di CO2, questo è il principale ostacolo al loro utilizzo, al meno per quanto riguarda l’UE; per risolvere il problema la maggior parte degli impianti devono essere dotati di sistemi di eliminazione delle emissioni e non possono essere quindi annoverati tra le fonti rinnovabili (c’è ancora una polemica a livello di normativa europea sulla possibilità di classificare come green alcuni particolari tipi di inceneritori)
- Sui futuri scenari, purtroppo personalmente dubito che le riserve di petrolio siano in esaurimento. La rilevazione dei dati è affidata di solito alle agenzie governative degli stati esportatori, che per ovvie ragioni economiche non hanno alcuna intenzione di divulgare stime troppo alte. Inoltre non bisogna sottovalutare l’impatto delle nuove tecnologie per il recupero di giacimenti precedentemente inutilizzabili.
Allo stesso tempo è vero che la sfida adesso è rispondere alla domanda energetica dei paesi emergenti. Io forse lì, senza sognare troppo di rinnovabili, punterei sul gas.
http://antoniopolliosalimbeni.blog.ilsole24ore.com/europa/2011/10/un-posto-al-sole-per-far-pagare-il-debito-alla-grecia.html
visto che i parallelismi Italia-Grecia ultimamente non mancano, se proponessimo di fare da noi questo mega piano?
ricordiamoci che la nostra bilancia di parte corrente è in deficit, solo per colpa del settore energetico: senza considerare tale settore il nostro export andrebbe davvero bene!!
@federico: hai qualche riferimento? Perché se si tratta di incenerimento la faccenda non è semplice né “risolutiva”.
@Giulia: può essere sia anche come dici tu. Si trovano stime molto variabili a riguardo ed è da un po’ che sto cercando di capirci qualcosa, ma per ora mi sembra ancora tutto molto confuso.
@Alessandro: sono scettico. Chi li paga i pannelli? Perché attualmente siamo lontani dalla grid-parity e senza incentivi ci vuole molto tempo per rientrare nell’investimento. Non ho stime aggiornate, ma non credo che un impianto di per sé generi molta ricchezza, una volta ripagate le spese.
A me il parallelismo con la Grecia piace! e trovo poi un vero spreco non puntare sull’energia geotermica, che è la vera risorsa dell’Italia.
Certo resta il problema dei costi di investimento…