Sul lavoro il PD rischia il naufragio

iMille.

Dopo anni passati a fare niente, il governo ha annunciato, con “curiosa” e infelice scelta di tempi, di voler mettere mano ad una riforma del mercato del lavoro. La scelta dei tempi è curiosa, si diceva: parlare di deregolamentazione del mercato del lavoro (art. 18 dello Statuto dei Lavoratori) e di libertà di licenziamento nel bel mezzo di una crisi è come scegliere di far decollare una mongolfiera in una tempesta di fulmini. Il governo ha anche pochissime idee, e lo si vede dall’intervista del Ministro Sacconi al Corsera. Il mercato del lavoro italiano necessita di una riforma complessiva e strutturale. Ma mentre, per vie parallele, Pietro Ichino e Tito Boeri studiavano con attenzione per anni come mettere mano al problema del precariato, affrontare il dualismo del mercato del lavoro italiano e garantire al contempo flessibilità alle imprese e tutele ai lavoratori, il governo dormiva sonni pesanti. Il risultato è che oggi la maggioranza ripropone l’ennesima battaglia campale su un singolo articolo, aggredisce il problema dei vincoli ai licenziamenti, senza parlare di riforma complessiva dei contratti, di riforma degli ammortizzatori sociali, di formazione e assicurazione dei lavoratori.

 

Di fronte a tanta miopia, osserviamo però con preoccupazione quello che accade nel PD e dintorni. Invece di cogliere al balzo l’occasione e contrappore alla miopia del governo una visione moderna e unitaria di riforma, proprio sul tema del lavoro il PD rischia di spaccarsi. Mentre Pietro Ichino viene oggi contattato da Sacconi per sedersi ad un eventuale tavolo di lavoro e Matteo Renzi alla Leopolda sposa esplicitamente la proposta di riforma di Ichino, il responsabile economico del PD Stefano Fassina critica Ichino con queste parole: La disponibilità espressa da qualche parlamentare del Pd sulla proposta del governo sui licenziamenti è a titolo esclusivamente personale. Non vi può essere alcuna intesa bipartisan sull’ulteriore facilitazione dei licenziamenti per il semplice motivo che è una proposta ideologica, dannosa ai fini della crescita, finalizzata ad indebolire i sindacati, quindi a ridurre il potere contrattuale dei lavoratori, le retribuzioni e le condizioni di lavoro di padri e figli. Qualità e quantità di lavoro sono variabili dipendenti di politiche macroeconomiche espansive, riforme strutturali, redistribuzione del reddito e della ricchezza. Vedere gli Stati Uniti per credere. La ricetta di moda nell’ultimo quarto di secolo, riassunta nella proposta di legge del senatore Ichino e ripresa oggi alla Stazione Leopolda, è alternativa, per impianto culturale e misure specifiche, al programma del Pd sul lavoro e lo sviluppo, approvato all’Assemblea Nazionale di Maggio 2010 e alla Conferenza Nazionale per il lavoro di Genova a giugno scorso. Il Ministro Sacconi non si illuda.

 

Il PD non dovrebbe far sentire Pietro Ichino come un ospite poco gradito del partito e definire una proposta di riforma articolata e pensata come quella di Ichino come un “residuo dell’ultimo quarto di secolo”. E Bersani farebbe secondo noi una cosa sensata se smorzasse queste dichiarazioni di Fassina e convocasse lui un tavolo del lavoro, a cui far sedere anche Ichino (prima che lo faccia Sacconi). Quantomeno perché è chiaro che le posizioni di Ichino non sono “posizioni esclusivamente personali”, ma riflettono la visione di un’anima importante del partito, come si è visto anche alla Leopolda. Il tema del lavoro rischia di essere un iceberg su cui il PD e più in generale il centro-sinistra può andare a sfracellarsi. Adoperiamoci perché ciò non accada.
Nei commenti seguono i firmatari
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

53 Commenti

  1. Raoul

    Raoul Minetti

  2. Marco Campione

  3. Riccardo Spezia

  4. non mi pare un buon metodo quello di far seguire le firme a ogni opinione che si esprime; legittima, ma non certo da condividersi per forza. Le uscite di Ichino, che in altri tempi ho apprezzato e condiviso, mi sono sembrate del tutto inopportune e intempestive. E le questioni del mercato del lavoro non sono più quelle che lui ci va raccontando; non mi pare più che ci sia un problema di normazione, quanto di costruzione di progetti. Di passi indietro lo stato ne ha fatti anche troppi.

  5. Raoul

    Non ho capito questa osservazione, Fabiano. E’ proprio per questo che facciamo seguire le firme. Chi dissente puo’ scriverlo, chi concorda mette semplicemente la firma o aggiunge opinioni di supporto all’articolo

  6. insomma se il nostro timore è che Ichino vada a sedersi al tavolo convocato da Sacconi, siamo messi proprio male. Chiediamo pure il tavolo a Bersani, ce n’è sicuramente bisogno. Ma non certo per timore che ci scappi Ichino. Il pensiero stesso che abbia scritto su Libero mi infastidisce.

  7. Francesco Costa

  8. Ottavio

    Ottavio Rizzo. (Quando Renzi parla di PD dei burocrati, Fassina è la prima delle persone che mi viene in mente)

  9. Raoul

    Fabiano, il nostro articolo punta proprio a questo. Far finta che Ichino sia una figura isolata, e ignorare ad esempio le 5000 persone che a Firenze hanno applaudito le sue proposte, comporta un grave rischio. Puo’ anche darsi che la posizione di Ichino sia minoritaria. Il problema e’ che quando si parla di lavoro si parla di una delle questioni dirimenti. Far finta di niente, e liquidare una posizione, senza cercare una sintesi, significa rischiare il naufragio.

  10. Giuseppe Peronato

  11. Mario

    Mario Berlanda

  12. Matteo Rizzolli

    Matteo Rizzolli. Ma quando la smette sto Fassina di far danni? E poi magari prova ad andate a prendere almeno i voti del suo condominio come ha detto Renzi?

  13. Daniele Mazzini

    Daniele Mazzini

  14. Jacopo Pelucchi

    Jacopo Pelucchi.

  15. Valter Gallo

    Valter Gallo

  16. Simone Cavallaro

    Simone Cavallaro

  17. Luigi

    Quanto mi puzza e insospettisce il fatto che una scoria molto tossica craxiana come sacconi sia in sintonia con le proposte a mio modesto avviso scellerate di Ichino.
    A voi non desta nessun sospetto?

  18. Davide Andriolo

  19. Alessandro

    caro Luigi, la mossa di Sacconi è un’abile mossa per spaccare il PD…progetto che inizia già a dare i suoi frutti…

  20. Antonello Paciolla

  21. Gianni

    Le posizioni di Ichino sono legittime, alcune condivisibili, ma minoritarie. Tanto minoritarie che non ebbe nemmeno il coraggio di metterle ai voti alla Conferenza sul Lavoro di Genova. Di conseguenza, Ichino non ha alcun titolo ne’ alcun merito riconosciuto per trattare con Sacconi alcunche’ a nome del partito, e fa bene Fassina a ricordarglielo con inequivocabile chiarezza ed energia.
    La cosa piu’ triste, comunque, e’ che un tema di tale importanza venga ridotto alla solita, snervante batttaglia di questo manipolo di eterni perdenti contro il segretario regolarmente eletto con le primarie. Dice molto della dimensione culturale dei promotori e dei firmatari di questo sgangherato documento. Loro, il naufragio lo hanno gia’ fatto.

  22. Raffaella Petrilli

    La discussione è accesa e tocca un tema centrale. Ma la sensazione è che ancora una volta la sinistra, tutta, e comprendo anche iMille, si siano fatti sorprendere da un’ “agenda” fissata da altri. Qualche mese fa, sempre sul tema del lavoro, il tema centrale era la struttura delle rappresentanze sindacali, la necessità urgentissima di regolare le forme della democrazia sindacale. Che fine ha fatto quella discussione, e soprattutto una possibile soluzione? Perché abbiamo mollato l’osso? Non era indispensabile arrivare a mettere là un punto fermo, affrontando con decisione e molto coraggio un problema annoso? Ma pensiamo davvero che riformare, innovare, cambiare le prospettive si possa fare saltando di palo in frasca, o non dovremmo finalmente capire che qualunque cambiamento è graduale, perché la matassa è intricata, e richiede di fare un passo dopo l’altro, senza saltarne nessuno? Insomma, un intervento complessivo richiede secondo me accumulare soluzioni, affrontando ma soprattutto risolvendo un problema per poi passare al successivo, che è legato al primo e subordinato al primo secondo rapporti di priorità, imponendo un’agenda, o almeno sforzandosi di farlo, con totale coerenza. Altrimenti facciamo battaglie da giornale quotidiano e sopratutto facendosi tirare per il naso da chi guida il gioco. Per questo non riesco a firmare questo appello. Saremmo molto più ganzi se chiedessimo finalmente la soluzione di quell’altro problema. Poi potremmo passare al successivo, e poi al successivo ancora….

  23. Mario

    “il tema centrale era la struttura delle rappresentanze sindacali”?
    Scusa, ma tu in che mondo vivi?

  24. Guido

    Mettiamola così: su welfare e lavoro (come dire: cose non di dettaglio) PD ha due posizioni (tanto per cambiare): una di maggioranza (Fassina) e una di minoranza (Ichino, Renzi, ma anche D’Alema nel ’97, insomma una minoranza rappresentativa). Il PdL ora avanza una riforma basata sulla proposta di minoranza PD, probabilmente al solo scopo di mettere in difficoltà l’opposizione.
    La situazione potrebbe essere gestita con democrazia interna e disciplina. Si vuole ridiscutere la posizione di Fassina? Si faccia in modo aperto e trasparente, altrimenti chi è minoranza si astenga dal parlare a nome del partito e dare sponda alla manovra PdL.
    La cosa è però complicata dalla debolezza ‘di merito’ della posizione della maggioranza PD, e dalla crisi di rappresentanza dei vertici.
    In questo si inseriscono gli attacchi di diversi gruppi di ‘rottamatori’.
    Conclusione: forse è il caso di fare un congresso.

  25. Alessandro Punturo

    Alessandro Punturo

  26. Ichino tutta la vita!
    Angela Gregorini (PD Pavia)

  27. Alan Marazzi. Ma poi la si fa pervenire al pd?

  28. Gianni

    Spero di no. Per Ichino, dico.

  29. Se c’è una posizione di minoranza nel PD, è una posizione di minoranza. I suoi sostenitori ne prendano atto e si comportino correttamente. Giusto tenere aperta la discussione, meno giusto, scusate “colludere col nemico”, perchè di questo si tratta. L”espressione è forte e sento già il fragore delle obiezioni. In realtà, basterebbe un po’ si sano realismo politico per capire che in questa fase della nostra vicenda non ha alcun senso inalberare bandiere su questioni di merito: la riforma dell’art. 18, per dirla chiara, non la può certo fare questo governo! E così qualunque altra modifica del sistema dei diritti che comporti chiedere un qualunque sacrificio ai lavoratori. Non è un discorso “in generale”, perchè da riformista ho sempre ritenuto che il merito delle questioni dovesse prevalere sulle logiche di schieramento. Oggi non può essere così, e non credo ci voglia molto a capirlo.

  30. Gaetano Palmieri

    Gaetano Palmieri

  31. Francesco Cerisoli

    Non mi e’ chiaro il messaggio che si vuol mandare.
    Se e’: “Fassina non mi rappresenta, Ichino si”, OK, firmo subito.
    Se e’ : “La posizione del PD deve essere quella di Ichino” mi sembra che non abbia senso firmare. Il congresso l’ha vinto Bersani, la posizione del PD (quella uscita da Genova) in merito la rappresenta Fassina. Non mi piace, ma e’cosi’.

  32. Se qualcuno prendesse 30 secondi per leggere la proposta di Ichino di cui si parla, potrebbe leggere facilmente :
    “dopo il periodo di prova, si applica la protezione prevista dall’articolo 18 dello Statuto per il licenziamento disciplinare e contro il licenziamento discriminatorio, per rappresaglia, o comunque per motivo illecito;”

    ( http://www.pietroichino.it/?page_id=15 )

    E così la si smette con il ritornello dell’articolo 18, tanto per tentare di bloccare il solito ritornello mediatico ben orchestrato dalla destra in cui Fassina e la CGIL stanno cascando in pieno.

  33. per ricordare

    divulgate questo video

    il primo caso di disinformazione organizzata

    http://www.youtube.com/watch?v=UjXAgcv9j7s

  34. Condivido totalmente e se è possibile mi accodo ai firmatari.

    Filippo Filippini

  35. Gianni, sei bravissimo a ribaltare gli argomenti retoricamente. Questo
    potrà servire a soddisfare il tuo ego, ma a nient’altro.

    Rinfacciare a Ichino il senso di responsabilità dimostrato a genova è
    miope. La prossima volta che andranno a chiedere a una minoranza (non
    intesa come minoranza congressuale, ma come gruppo di persone che la
    pensano diversamente su punto importante di programma politico) di non
    spaccare, la minoranza ricorderà a fassina e soci questo episodio e
    tirerà diritto. Oppure -peggio- si ritirerà ma in cambio di
    sottopotere. Io nella fanga mi diverto molto di più, ma così non
    costruisci nulla.

  36. uqbal

    Io trovo le insinuazioni di “intendenza col nemico” qui rappresentate da Luigi, ma tutt’altro che rare, una vera e propria degenerazione del discorso politico (ragione di più per essere d’accordo con questo articolo).

    “Negli odi di partito, Dio è morto”. Questa è una frase che non è invecchiata, pare.

    Non mi firmo perché non sono iscritto al PD.

  37. Gianni

    Marco, io ho un ego piu’ esigente del senso di responsabilita’ dei sostenitori di Ichino. Se qualcuno ti viene a chiedere di ritirare la tua proposta e’ perche’ entrambi sapete che e’ una proposta fortemente minoritaria, che segnerebbe una divisione spiacevole per i maggioritari e una umiliazione pesante per i minoritari, tale da non permettere loro nemmeno di trattare un compromesso. Manuale base di politica, pagina 3.

    Se hai senso di responsabilita’, non dai la sponda ad un ministro di un governo morente al quale, in questo periodo storico, interessa di tutto meno che della riforma del mercato del lavoro. A meno che anche a te interessi tutto meno che della riforma del mercato del lavoro. E quello che ai sostenitori di Ichino interessa (a Ichino non so, mi sembra una persona seria) e’ solo rompere le balle a Bersani.

    Oggi nemmeno Crozza si metterebbe a trattare con Sacconi su argomenti piu’ seri delle figurine Panini. Chi sostiene iil contrario, e lo fa in buona fede, vive in un mondo fantastico, e le caprette gli fanno ciao.

  38. Concordo totalmente con Gianni. Inoltre la linea ufficiale del Pd è quella richiamata dalle parole di Fassina, tutto il resto sono chiacchere, e mi dispiace che Ichino si presti a legittimare e a dare credibilità ad un governo ormai alla deriva, sfiduciato dai mecati internazionali e in preda ad una crisi interna che sta portando l’Italia al disastro.

  39. Stefano Minguzzi

  40. finalmente! Grazie gianni

  41. Raoul

    Penso che non tutti stiano pero’ leggendo il breve articolo con attenzione. L’articolo non e’ scritto per sostenere le proposte di Ichino, ma per chiedere di non sottovalutare il rischio di una spaccatura sul lavoro. E’ probabilmente verissimo che le proposte di Ichino sono fortemente minoritarie all’interno del PD. Ma la domanda e’? Che rischio si corre se attorno a temi cruciali come il lavoro, l’impresa, le pensioni si genera una spaccatura tale (al limite) da portare all’esodo di una parte anche fortemente minoritaria? E’ una ipotesi estrema, ma come sappiamo anche dall’evoluzione di questi mesi, non del tutto infondata. E’ un rischio, anche se per ora remoto, che il PD puo’ correre? Quali scenari implicherebbe anche ai fini della capacita’ di vittoria e di governo del centro-sinistra? L’articolo scritto dalla rivista chiede di riflettere su questi problemi e individua in un tavolo e in un dialogo sereno e pacato il modo migliore per fugarli.

  42. Io ho il fondato timore che mentre noi (inteso in senso largo, PD, renziani e bersaniani, bindiani o civatiani, con PDL, lega, Sel e compagnia) discutiamo amenamente di come riformare in modo graduale o relativamente rapido questo o quello il baratro ci prenderà ben prima e allora altro che gradualità, riformismo o massimalismo … bisognerà licenziare gli statali e ridurre gli stipendi, che piaccia o no, perché quando ci sarà il tracollo non ci sarà più tempo per le mezze misure …

  43. enzo

    La spaccatura nel PD sul tema lavoro e welfare c’è da sempre, come c’era nei DS. Ichino mette sul tavolo delle soluzioni ma è minoranza. Mi piacerebbe però che la maggioranza che esprime Fassina raccontasse che successi hanno avuto nella difesa dei lavoratori. Onestà intellettuale vorrebbe che questi difensori ad oltranza dei modelli di contrattazione e della legislazione sul welfare riconoscessero che hanno sempre vinto nei congressi ma perso sul campo. I lavoratori hanno oggi peggior condizioni reali di vita. E’ solo colpa del liberismo o c’è anche una responsabilità di questo gruppo dirigente che ha bloccato il paese sull’idea di relazioni industriali e politiche del welfare tipo anni settanta?

  44. Manuela Sammarco Manuela

    Sottoscrivo

  45. Manuela Sammarco Manuela

    Errata corrige:
    sottoscrivo.
    Manuela Sammarco

  46. Guido Giuliani
    PD: svègliati, che il lavoro nel frattempo se ne va…

  47. Emanuela Marchiafava

  48. D’accordo, e ricordo che in tema di politiche e diritti del lavoro abbiamo delle linee guida europee che non mangiano nessuno

    http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=102&langId=en

  49. Riccardo De Maria

    Anche io mi accodo, ma facendo notare che questa impostazione del lavoro dovrebbe essere accompagnata da una ristrutturazione di tutte quelle infrastrutture che facilitano le attività produttive: legislazione e tassazione semplice e coerente che riduce i costi per avvocati e commercialisti, sistema giudiziario veloce e efficiente che garantisce la conduzione legale dei propri affari, assenza di crimine organizzato, città con alta qualità della vita per attirare professionisti da tutto il mondo.

    L’idea che si dovrebbe avere è quella di fare l’Italia un luogo competitivo per attrarre nuove imprese, capitale umano e investimenti per quelle esistenti. Adesso invece si cerca la competitività scaricando il peso sui giovani e favorendo il sommerso ed è chiaro dove tutto questo ci sta portando…

  50. Francesco

    Francesco Chiosso

Trackbacks / Pings

Lascia un commento

Subscribe without commenting