di Emidio Picariello.
L’argomento di questo post è – e non è una novità – l’accountability. Il motivo per cui sentiamo il bisogno di parlarne ancora una volta, è che in queste settimane si sono succeduti troppi momenti in cui qualcuno ha fatto delle cose e poi non si è preso la responsabilità politica – o amministrativa – delle proprie azioni ma in compenso ha finto di farlo con dichiarazioni di rettifica più imbarazzanti di quelle che avevano scatenato il putiferio.
Il primo caso, quello più eclatante e di cui si è discusso molto, è quello della ministra Gelmini. Ma non ci vogliamo soffermare sul suo delirante primo comunicato, che è stato ampiamente analizzato, vogliamo mantenere il punto di vista dell’accountability, osservata attraverso le replica. Se per caso il fatto in sé vi fosse sfuggito potete leggere la sintesi dei fatti qui (e ben tornati, com’era la luna?). La prima replica della Ministra è stata: il tunnel di cui si parla nel comunicato di ieri, non è per nessuna ragione intendibile come un tunnel che collega materialmente Ginevra con il Gran Sasso. Questo è di facile intuizione per tutti e la polemica è assolutamente strumentale.
E’ questo è il primo momento in cui si vede che la Ministra non ha nessuna idea di quali siano le sue responsabilità. Cioè, lei finge di assumersele rispondendo prontamente. Ma nella risposta nega la realtà e quindi le sue colpe. Ecco una possibile risposta, casomai alla Ministra succedesse un incidente del genere, in futuro.
“Mi scuso molto per non aver controllato con attenzione il comunicato di ieri, sono stata supeficiale.”
In questo caso la questione è andata oltre, e la Ministra ha sentito il bisogno di nuove giustificazioni.
Bastava mettere quella parola tra virgolette e aggiungere tecnologico, il “tunnel tecnologico” dentro il quale sono viaggiati i neutrini.
Ecco ancora un fastidioso tentativo di mistificare la realtà e di ridurre la portata dell’errore, fastidioso ancor di più perché condito da un pasticcio grammaticale: “sono viaggiati”. Qui davvero si doveva solo stare zitti.
Ma la Ministra è in buona compagnia, anche i tecnici stanno prendendo questa stessa abitudine. L’ISTAT ha mandato nelle case di tutti noi un questionario da compilare che si può compilare on line. E’ il censimento. Tutti gli italiani lo devono compilare e l’ha mandato la società che si occupa di fare le statistiche, in Italia. Il primo giorno, il sito non ha retto gli accessi. Capita, ve lo dice il programmatore che c’è in me. Capita anche ai migliori, capita anche se avete l’infrastruttura giusta, e vi siete preparati per tempo e avete fatto tutto bene. L’Istat avrebbe potuto dire: Ci scusiamo con l’utenza ma una serie di imprevisti tecnici stanno impendendo lo svolgersi regolare delle operazioni. Ripristineremo il corretto funzionamento del sito il prima possibile.
Invece la risposta è stata: c’è stata una partecipazione sorprendente. Picchi di 500.000 collegamenti contemporanei al sito.
Sembra uno scherzo di cattivo gusto. L’Istituto Nazionale di Statistica invia a tutti gli italiani un questionario compilabile on line e non si immagina che 500mila (una quantità piuttosto esigua) di loro si potrebbero collegare al sito per compilarlo? Ancora una volta la mancanza di capacità si mischia con la mancanza di responsabilità: si cerca di scaricarla su qualcuno, l’utente finale che non ha capito, nel caso della Gelmini, l’utente finale che si è connesso, nel caso dell’Istat. E’ colpa di qualcuno, responsabilità non mia, paiono dire questi comunicati.
Terzo e ultimo caso, quello che mi pare politicamente più rilevante. Il sindaco di Forte dei Marmi vieta la nascita di esercizi che non vendano ciò che è locale. Diamo per buona la notizia per come l’abbiamo letta nel link, e intendiamo quindi che non si possano aprire nuovi esercizi che non siano correlati alla cultura versiliana e italiana in tutto il territorio del Comune. Questo è molto diverso dall’impedire l’apertura di questi esercizi in un’area localizzata del centro, possibilmente piccola, è diverso dal richiedere DOP e DOCG per i propri prodotti e cercare di valorizzarli il più possibile, è solo la dimostrazione di una visione miope del mondo. Ma forse abbiamo giudicato male, vediamo cosa dice il Sindaco interrogato dai giornalisti:
la nostra decisione serve unicamente e non stravolgere la Forte dei Marmi che tutti conoscono. Non è possibile consentire l’apertura di esercizi commerciali che nulla hanno a che vedere con la cultura del luogo. E il nostro provvedimento vale per chiunque: ristoranti cinesi ma pure fast food americani, birrerie tedesche o pub inglesi
Il Sindaco ci tiene a chiarire che non è un problema di razzismo. Fa bene. Ma poi si esprime in modo esattamente razzista, dicendo che il problema è proprio che gli altri sono di una razza diversa dalla nostra, non importa quale, ma diversa dalla nostra. E’ questo consentirà al Forte di mantenere la propria identità? Non credo proprio. Ancora una volta non c’è responsabilità nelle parole dell’amministratore, stavolta la colpa è dei barbari che ci colonizzano. Ancora una infelice dichiarazione priva di qualunque responsabilità, ancora una toppa peggiore del buco.
Quando vedrete un leader, uno vero, uno da far diventare il Presidente del Consiglio di quelli di cui avremmo bisogno oggi, uno dei segnali per riconoscerlo sarà la sua capacità di gestire un’azione o una dichiarazione maldestra, la sua capacità di prendersi la responsabilità delle sue azione e delle sue parole. Chi è capace di farlo, di assumersi la responsabilità, di solito cerca anche di fare le cose bene, per non dover chiedere scusa dopo, a differenza di chi ha sempre un capro espiatorio pronto.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti
iMille.org – Direttore Raoul Minetti






ma cosa pretendiamo..? cosa ci aspettiamo..? in un paese dove il primo ministro è anche il primo ad affermare tutto ed il contrario di tutto …tanto è sempre colpa dei mass media che travisano il significato delle sua parole…
Le considerazioni che svolgi, Emidio, sono considerazioni da paese normale… purtroppo il nostro ha smesso da un po’ d’esserlo..
“non si immagina che 500mila (una quantità piuttosto esigua) di loro si potrebbero collegare al sito per compilarlo?”
si sta parlando di accessi contemporanei, nel primo giorno disponibile su un totale di 90 giorni: concetto che è ben diverso dal totale di accessi di cui parli. Il sistema era progettato, dopo uno studio apposito per capire la domanda potenziale, per reggere 350.000 utenti. In ogni caso è bene ricordarsi che la differenza tra 350mila e 500mila si paga a suon di Euro (e non poco!), per cui un’eccessiva sovrastima non sarebbe potuta essere guidata dal semplice “melius abundare quam deficere”.
P.S.: Ok, dichiaro il conflitto d’interessi, prima che mi venga eccepito!
Voglio precisare che i miei commenti sono a quello che ho osservato. Se poi in altre sedi ci sono state dichiarazioni che mi sono sfuggite, non è quello di cui stiamo parlando. Come ho detto nell’articolo, spero sia chiaro, il guaio tecnico non è così grave, può succedere, possono non essere sufficienti le risorse, può succedere di tutto, chi non fa non falla, si dice dalle mie parti e fare il questionario on line è una cosa che sicuramente vale un piccolo fallo. Io eccepisco la frase:
“c’è stata una partecipazione sorprendente. Picchi di 500.000 collegamenti contemporanei al sito.”
che fa fare una brutta figura. Se per te che sei l’istat quello che accade nella realtà è sorprendente, allora vuol dire che non hai una immagine chiara della realtà. Anche questo, non è gravissimo, ma è comunque una responsabilità, della quale prendere atto con serenità.
In un senso più ampio, quasi psicodinamico, se mi si concede il vaneggiamento, è accettare le proprie miserie – intese come errori, difetti, umanità – che ci consente di migliorare. Difendere i proprie errori rende sempre uguali a sé.
(Ripeto: la mia è una osservazione circostanziata, a quella dichiarazione che fra l’altro non c’è più sul sito di adkronos…)