di Gaetano Buglisi, coordinatore di SOSRinnovabili.it.
Le voci su possibili ulteriori interventi del governo in materia di energie rinnovabili confermano lo stato confusionale e strutturalmente subalterno agli “incumbent” del mercato energetico nazionale in cui si trova la politica del governo in materia energetica.
Lunedì scorso il Sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia ha scritto una lettera al supplemento di Affari & Finanza di Repubblica sullo stato delle energie rinnovabili in Italia (http://www.repubblica.it/supplementi/af/2011/10/24/commenti/010favelle.html ). Al di là delle mille osservazioni particolari che si potrebbero fare sulle considerazioni del Sottosegretario sul regime tariffario europeo, ad esempio, o sulle politiche promozionali del fotovoltaico, o sui conti della bolletta energetica, balza all’occhio un dato più macroscopico nelle considerazioni dell’On. Saglia: è il fotovoltaico che deve adeguarsi alle compatibilità dell’attuale sistema energetico, e non piuttosto l’inverso.
Questo è il nodo su cui ci troviamo agli antipodi rispetto al governo, ma soprattutto il governo si trova agli antipodi rispetto al mondo. Sul sito di SOS Rinnovabili da qualche settimane abbiamo pubblicato un contatore che in tempo reale indica i valori degli investimenti nelle fonti rinnovabili di Cina, Usa, Germania , Mondo e Italia. Se si vuole controllare, minuto per minuto, si vede come sia in valori assoluti che in ritmo degli impegni l’Italia -Il paese del sole- è all’ultimo posto come trend , anche ponderando i dati ai valori del paese in popolazione e superficie.
Contemporaneamente tutti i paper dei centri di ricerca del mondo – ultimo il più recente studio di Google che ha condensato davvero il meglio che c’è come intelligenza nel campo energetic – indica che siamo nel pieno di una reazione virtuosa delle tecnologie delle fonti rinnovabili, che stanno riproducendo il miracolo del digitale con una nuova legge di Moore: ogni 18 mesi si riducono drasticamente i vincoli materiali per effetto delle tecnologie e si dimezzano i costi. Nel 2014 arriveremo al sorpasso fra costo assoluto del MW prodotto da rinnovabili rispetto all’analogo prodotto da fonti tradizionali. Dunque il problema è: come cogliere l’opportunità, come compiere il cosiddetto “salto della rana” che spingerebbe il nostro paese a recuperare posizioni altrimenti insuperabili?
Il punto su cui si discute nel mondo, ovunque meno che in Italia, è proprio quale strategie scegliere per riorganizzare il sistema in base alle nuove energie rinnovabili. Il Ministro dello sviluppo Economico Romani mostra di pensare invece che siano le nuove forme di energie rinnovabili, e in particolare il fotovoltaico, a doversi adattare ai vincoli del vecchio modello energetico centralista. Si pensa di dover sottoporre un modello orizzontale ed esponenzialmente proiettato verso una progressiva innovazione dei suoi formati e dei suoi modelli ai vincoli della rete Enel e Terna, ossia del monopolista che tutto desidera meno che essere limitato nella sua esclusività sul mercato da nuovi soggetti, e si comporta di conseguenza. Per certi versi è anche comprensibile che Enel e Terna vogliano difendere le proprie posizioni, lo è meno vedere che il governo, superando ogni autolesionismo, si accodi a questa difesa senza ragioni.
A tutto questo aggiungiamo il dato dell’incertezza. Anche qui, al netto di ogni considerazione tecnica sui provvedimenti del governo degli ultimi mesi in materia di rinnovabili, il buco nero che ingoia tutte le buone intenzioni è la dimensione di incertezza e ingovernabilità che ci avvolge, con le continue retroattività imposte da regole e norme che continuamente scompaginano il quadro operativo. Basta chiedere ad un direttore di banca che affidamenti è in grado di sostenere nel settore alle attuali norme date.
Bisogna mutare questo clima. Dare il senso di una reale politica di sviluppo, che usi le rinnovabili per modificare sostanzialmente il regime energetico e la spesa pubblica del paese. Bisogna farlo introducendo anche nuovi soggetti nel mercato come i comuni, che insieme alle regioni devono articolare scelte territoriali concrete, integrando la politica energetica con quella comunicativa e tecnologica. Da quest’incrocio energie-connettività-rete può emergere un modello Italiano di grid che nelle parole del sottosegretario Stefano Saglia diventa un totem astratto, mentre calato nell’azione di soggetti concreti potrebbe essere davvero il volano di una strategia di sviluppo e risparmio che valorizzi il protagonismo dei singoli cittadini in una logica di sussidiarietà energetica.
La grid infatti è un modello sociale di implementazione della tecnologia fotovoltaica che rovescia copernicanamente la logica delle energie tradizionali. E’ esattamente quello che sta avvenendo nel campo della comunicazione digitale nel confronto fra broadcasting e network. Il primo è un sistema centralizzato, da uno a tanti, il secondo è un modello orizzontale, fortemente individualizzato, da tanti a tanti. Su questo bisogna discutere: come e con quali procedure procedere anche nel campo energetico ad una rivoluzione sociale basata sul protagonismo dell’utente.
A tal fine sarebbe forse il caso che il sottosegretario a questo incontro annunciato in settimana per affrontare organicamente i problemi, insieme ai soliti noti, invitasse anche l’Anco, l’associazione dei comuni, e le associazioni di imprese fotovoltaiche che in questi mesi hanno mobilitato le energie migliori del settore. Infatti sono i comuni, i territori, oggi, i sistem integrator delle nuove risorse tecnologiche, sia nella comunicazione, con i piani regolatori della connettività, che nell’energia, bilanciando nel proprio territorio le varie forme di produzione, a partire dalla domanda sociale e dalle necessità concrete.
Per avviare questa riflessione di sistema fra tutte le componenti del mercato sarebbe forse il caso di mettere all’ordine del giorno anche l’idea di ripartire con un reciproco affidamento di fiducia, ma anche con un reciproco impegno a sgombrare il campo da situazioni che pesano come macigni, come appunto le contraddittorie e retroattive limitazioni di incentivi già accordati. Questo anche al fine di costringere il sistema bancario ad operare realmente come sponda del settore, e azzerare i contenziosi, anche giudiziari, sorti sulla base della contraddittorietà delle stesse norme.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti








Lungi da me fare una difesa d’ufficio di Saglia e del governo. Come sembrerebbe indicare questo studio http://www.gifi-fv.it/cms/it/politiche/tutta-la-verita-sul-fotovoltaico (che però a me sembra decisamente troppo ottimista e semplificatorio), il ritorno degli incentivi energetici alle rinnovabili è sicuramente rilevante, ed economicamente sostenibile. E quindi l’idea che gli incentivi vadano ridotti, se può avere una logica di medio periodo per evitare di drogare il mercato e tenere artificialmente alti i prezzi dei pannelli, non può essere brandita come arma e minaccia e messa in contrapposizione con gli investimenti sulla rete.
Tuttavia, non capisco perché nell’articolo, con molta approssimazione, si faccia di tutta l’erba un fascio confondendo Terna ed Enel. Enel da un lato produce, dall’altro è una delel aziende di distribuzione al consumatore finale di energia, ed essendo l’incumbent, è effettivamente in conflitto con i nuovi produttori piccoli e grandi di energie rinnovabili. Terna fa un lavoro del tutto diverso, visto che il suo compito è gestire la rete ad alta tensione e far funzionare il dispacciamento – quella complicata faccenda per cui in ogni istante, sulla rete, ciò che immetti deve essere bilanciato con ciò che consumi, se no sono guai e black out.
E Terna – anche in aperto contrasto con Enel, mi sembra – sta ponendosi il problema dell’accumulo proprio per rendere possibile la gestione di una rapida crescita della quota di energia da rinnovabili intermittenti immesse in rete.
Non so se la soluzione proposta attualmente da Terna (grandi batterie) sia sostenibile o logica, se sia la migliore o meno. So però che parlare genericamente di grid come rivoluzione copernicana, di rete distribuita e policentrica ecc., è certamente molto bello ed affascinante (sono certo che il futuro sarà di una produzione molto più distribuita di oggi), ma non fa i conti con le dure leggi della gestione dei flussi di elettricità e della necessità di bilanciare la potenza immessa sulla rete. Consiglierei vivamente l’attenta lettura di questo interessantissimo articolo di Domenico Coiante, un grande sostenitore delle rinnovabili, che però è anche e sopratutto uno che non si nasconde i problemi: http://aspoitalia.blogspot.com/2011/07/rinnovabili-intermittenti-limite-di.html
Un eccellente articolo, molto informativo
Per carità, piena libertà di espressione per tutti, ma gli 8100 sfigatissimi Comuni italiani addirittura promossi a System Integrator del nuovo paradigma elettrico proprio non ce li vedo. Vi invito a riflettere sulle implicazioni che una simile impostazione avrebbe sulla continuità del servizio elettrico, che è un affare molto serio.
Quoto in pieno le osservazioni nel commento di Truffi, aggiungendo solo che per l’abbondante eolico del centro-sud, Terna non sta pensando a accumuli a batterie ma a centrali idroelettriche a doppio bacino sul modello di quella di Priolo Gargallo a Siracusa.
Premesso che siamo tutti fan delle rinnovabili, la questione più importante di tutte è: per accogliere in sicurezza tutta la generazione distribuita intermittente da fonte rinnovabile (quella del FV, del mini-eolico, del mini-idroelettrico, ecc.) ma anche quella intermittente non rinnovabile (cogenerazione da impianti di riscaldamento, ad es), le semplici reti di distribuzioni in media e bassa tensione attuali (quelle gestite da Enel Distribuzione, A2A, AGSM, ecc.) si dovranno trasformare in smart-grid con ingenti investimenti, anche superiori a quelli per la produzione rinnovabile, stimati in centinaia di miliardi di euro e lo dovranno fare molto velocemente. Chi paga?