di Simona Milio.
Le capitali di Europa hanno visto negli anni diverse forme di insurrezioni animate da diversi motivi, che alla fine sono il grido di un immenso disagio sociale, di un grande sconforto e incapacità di credere nelle istituzioni.
Ci insegnano che si impara dagli errori fatti in occasioni simili. Quindi vale la pena ripercorrere alcune delle più dure insurrezioni in Europa, quelle da cui si sarebbe dovuto imparare per evitare che episodi di violenza si ripetano ma soprattutto per trovare delle soluzioni al galoppante malessere sociale.
Riguardando gli archivi delle maggiori testate giornalistiche europee, le guerriglie urbane più recenti che appaiano come significative e devastanti sono quelle di Parigi nel 2005 e nel 2007; Atene nel 2008, 2010 e 2011, Roma nel 2011, Londra nel 2010.
Parigi 2005 e 2007, Atene 2008, Londra 2010 hanno in comune lo stesso apparente motivo scatenante: un “incidente” provocato dalla polizia. Nel caso di Parigi le rivolte sono iniziate quando due adolescenti sono morti in un incidente di motocicletta che coinvolgeva una macchina della polizia. I rivoltosi sembravano dirigere la loro collera alla polizia dopo che i residenti avevano testimoniato che i due ufficiali coinvolti nell’incidente erano fuggiti dalla scena senza aiutare i ragazzi. La reazione dell’allora Primo Ministro fu di condanna della violenza, da un lato, ma anche di “comprensione verso la collera, dall’altro”. La troppa disoccupazione e la mancanza di educazione per i giovani furono individuate come i reali motivi della guerriglia. Le autorità si impegnarono per investire maggiori fondi alla radice del problema.
Lo stesso vale per Atene nel 2008 dove gli spari della polizia contro l’ adolescente Alexandros Grigoropoulos hanno condotto a un collasso di ordine nel cuore della capitale greca e altre città, con l’agitazione che e’ durata per circa una settimana, distruggendo proprietà private e pubbliche. Di nuovo il motivo apparente era la ribellione contro l’abuso di violenza da parte della polizia.
Molte delle migliaia di persone che hanno invaso le strade greche esalavano la frustrazione contro un governo corrotto che aveva approfittato della politica. Molti erano dei saccheggiatori, adolescenti che per la prima volta marciavano contro il governo, membri di organizzazioni estremiste e di stampo anarchico che condividono nella violenza l’unico attacco diretto alla politica. Ognuno di questi gruppi marciava con richieste diverse, animati da diverse motivazioni e fini.
Gli avvenimenti a Londra e nelle altre città inglesi lo scorso agosto 2011 successive all’uccisione di Mark Duggan a Tottenham (sempre da parte della polizia) sono apparsi drammaticamente simili a quelli di Atene e Parigi. Come ad Atene nel 2008, le autorità hanno accentuato le motivazioni opportunistiche dei rivoltosi: i teppisti che approfittano delle difficoltà per distruggere e saccheggiare la città. Non c’è ragione di dubitare che questo è almeno in parte il caso. Ma non si possono ignorare le motivazioni di disagio sociale che anche in questo caso sono alla base della violenza.
Sembra che lo scatenarsi contro la polizia, vista come un’istituzione dello Stato, sia giustificato dal fatto che le forze dell’ordine sono pagate dallo Stato, da quello Stato indebitato e corrotto che è la causa principale della disoccupazione e del malessere sociale.
E se è vero che il significato simbolico dello sparo della polizia che ha condotto, comunque indirettamente, alle guerriglie, lega i tre avvenimenti insieme, è difficile identificare un motivo scatenante nel caso delle insurrezioni che hanno distrutto Roma il 15 Ottobre scorso. O almeno è difficile evidenziare un legame apparente, ma il motivo sembra essere sempre lo stesso. Nelle parole dello scrittore Erri De Luca: “La violenza di sabato a Roma è l’epilogo di quella subita tutti i giorni”.
Inoltre, come evidenzia l’Economist, ancor piu interessante appare il fatto che di fronte ad un aumento di tasse la crisi sociale è meno violenta di quella che si scatena di fronte alla diminuzione di servizi sociali. Questo perché l’aumento di tasse incide più sulla classe medio-alta mentre dei tagli alla spesa pubblica ne soffrono maggiormente i ceti più deboli. Quelli che hanno di recente invaso le città italiane e greche.
Se dobbiamo imparare qualcosa da ciò che è successo nei diversi anni in queste capitali, dobbiamo frugare nell’equilibrio sociale contemporaneo di ciò che chiamiamo compiacentemente “la democrazia occidentale liberale”. In teoria, le nostre istituzioni sono robuste; un fallimento nel sistema dovrebbe essere pacificamente trattato, perché i meccanismi sociali e politici dovrebbero tenere conto del rimedio ed il recupero dovrebbe avvenire senza un collasso completo.
Le distrutte capitali d’Europa hanno mostrato che il nostro equilibrio sociale, le nostre istituzioni liberali, sono deboli, fragili e difettose. La profonda causa dell’insurrezione è la realizzazione che il progresso su un livello collettivo non sembra più realistico. I giovani, comunque diversi nelle loro origini, si muovono verso un futuro che è peggiore di quello che gli è stato promesso ad ogni elezione politica. L’incertezza sui mercati del lavoro, i fallimenti del welfare state, i tagli nel campo sociale, l’immobilismo della classe politica i cui stipendi e privilegi non sembrano essere mai toccati dalle misure di austerità , la prospettiva di un collasso nella previdenza sociale dovuta all’accumularsi di deficit: sono le ragioni per lo scontento dei giovani. Questi tratti rendono i giovani greci, italiani, inglesi, francesi appartenenti alla stessa “tribù”, che il 15 Ottobre a Roma si è definita “indignata”.
Se la classe politica continuerà ad ignorare tale malessere sarà solo questione di mesi prima che i contestatori tornino di nuovo sulle strade.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti
iMille.org – Direttore Raoul Minetti







