Non vorrei con queste riflessioni aprire la solita discussione ombelicale sul-chi-siamo-dove-andiamo ecc…ma vedo che la questione del gruppo dirigente del PD e del centro sinistra in generale è ancora ampliamente discussa tra anche su questo sito. Letto il post di Marco Campione e l’ultima discussione velato di un vena di attesa sull’evento fiorentino ho pensato di scrivere qualcosa anch’io.
Comincio osservando che sono passati tre anni a mezzo da quando eravamo ad “Uccidere il padre” o a quasi quattro anni dalla fondazione del “Circolo Obama”, mi pare che i risultati ottenuti, viste le premesse non siano poi così entusiasmanti.
Chi come me si è avvicinato ai partiti politici in età relativamente tarda (da adulto diciamo), ha certamente avuto modo di confrontarsi con meccanismi di reclutamento che non hanno riscontro in altre realtà della vita e forse avrà preso atto con stupore dello spreco di energie e risorse intellettuali, a fronte di dirigenti politici che potremmo eufemisticamente definire inadeguati.
Si tratta di una questione che possiamo anche riprendere alla luce di questo “ottobre democratico”.
Per una volta proviamo a smettere di cercare di convincerci che sono i contenuti a fare la differenza perché sono convinto che nella politica italiana non sia così. Non almeno finché il sistema che consente ai contenuti di circolare per eventualmente diventare programmi politici e successivamente politiche pubbliche resterà lo stesso.
Quindi il sostenere continuamente “noi proponiamo contenuti e/o non parliamo di poltrone” comincia un po’ a stancare perché – questa è la mia esperienza- non basta essere più bravi o avere le idee migliori per stare in consiglio comunale o in una locale segreteria di partito, figuriamoci ricoprire cariche di governo!
Vi dirò una provocazione: contano le persone più dei contenuti! O meglio, più articolatamente, i contenuti sono funzionali alle persone e non viceversa. E’ più probabile che cambi idea chi sostiene che PD debba “rottamare il paradigma neoliberista […] e che anche l’enciclica Caritas in veritate parla di una politica in grado di governare l’economia” piuttosto che sia sostituito chi sostiene questa idee.
Non si tratta della questione dei perpetui, piuttosto di un meccanismo di reclutamento (che ho definito sistema) legato alla fedeltà piuttosto che alle capacità. L’attuale componente nazionale, soprattutto per quanto attiene agli ex DS è composta in larghissima parte da ex dirigenti della Sinistra Giovanile e/o Sinistra Universitaria per i T/Q e da ex FGCI per i cinquanta – sessantenni. Sono i “Compagni di Scuola” per usare il titolo di un libro che ben illustra la situazione. Sono quelli che aprivano brillantemente le assemblee universitarie ma poi non sono riusciti a finire gli esami. In molti casi sono diventati amministratori locali (anche bravi), qualcuno è riuscito ad emergere al livello nazionale, ma la loro carriera politica è sempre stata basata su meccanismi di cooptazione.
E’ chiaro che l’interesse al rinnovamento per questo gruppo passa prima di tutto per il mantenimento delle staus quo, inteso come meccanismo di promozione che ha consentito loro di emergere fino a ruoli di rilievo nazionale. E’ anche chiaro che il qualunque forza esterna che si proponga come portatrice di rinnovamento rappresenti una minaccia piuttosto che una risorsa.
Per questo – correggetemi se sbaglio – delle persone che hanno condiviso il percorso iMille – Carovana – Piombino – Lingotto 2 nessuno fa oggi parte del gruppo dirigente nazionale del partito.
Allora come possibile lettura di questo ottobre democratico, aspettando “il Big Bang”, mi chiedo che se questa non sia l’ occasione per scommettere sulle persone che possano cambiare il sistema in modo che cambino i meccanismi e le logiche interne, e che quindi finalmente nuovi contenuti e nuove idee, anche profondamente diverse da chi ha iniziato il cambiamento, possano affermarsi.
iMille.org – Direttore Raoul MinettiiMille.org – Direttore Raoul Minetti






“Sono quelli che aprivano brillantemente le assemblee universitarie ma poi non sono riusciti a finire gli esami. ” quanto c’è di tristemente vero in questo, una fotografia impietosa e perfetta …
Questo non vuol dire che non siano persone capaci, come ho scritto. I dubbi nascono quando si vuole creare un gruppo dirigente per il paese seguendo le stesse logiche delle organizzazioni politiche giovanili.
A proposito invece di domani, leggo su repubblica che “”Nel corso della tre giorni”, spiega il sindaco, “ci saranno decine di persone che in 5 minuti ciascuna parleranno sul tema ‘Se fossi il presidente del Consiglio, cosa farei?’.” Ma veramente? Un po’ tipo al bar dello sport, “se fossi io il ct della nazionale, allora sì!” ….
Mi pare che si rischia di cadere dalla padella alla brace …
Penso anche io che Renzi abbia cose interessanti da dire
Raoul, non si tratta di “cose interessanti da dire”, su questo penso che quanto dice Francesco sia “azzeccato”. (vedi post).
Un punto comune a queste “kermesses”, ed è tanto più valido quanto più sono grandi, è la mistificazione che c’è dietro il principio dei “5 minuti”. Ovvero si fa credere che “si partecipa tutti”, ma in realtà è impossibile farlo con questo metodo. Si ottiene o una sorta di seduta psicanalitica di massa (che a volte può essere necessaria) o un approccio “populista”, ovvero arriva il capo alla fine e fa “il punto”, ma questa non è una sintesi ma il piegare i vari interventi al proprio ragionamento pre-costituito, facendo poi credere di essere “il leader del popolo”.
Sarà così anche a Firenze? La frase riportata da Repubblica (agghiacciante) sul “se io fossi presidente del consiglio” lo fa temere fortemente …
Infatti, più delle cose che verranno dette (in 100 interventi si può dire tutto ed il contrario di tutto) sarà interessante capire che tipo di sfida verrà lanciata per il paese in questo momento (proposte di alleanza? governo di transizione?), quali saranno gli strumenti per portare avanti questa sfida (candidatura di Renzi alle primarie? rottura con il PD?) e soprattutto chi si schiererà con lui in questa sfida al di là della semplice ed educata partecipazione all’evento.
Lo so che Renzi ha ripetuto fino alla noia che non parlerà di quanto ho scritto sopra, tuttavia rispetto all’Aquila e a Bologna Firenze avrà una copertura mediatica vera, dunque l’attesa c’è e c’è soprattutto molta attesa dentro il PD.
Condivido la analisi di Francesco (a proposito, un saluto) sul fallimento dell’ assalto alla diligenza del PD. Dopo una serie di (modeste) operazioncine mediatiche, che portano nomi per i quali piu’ un di un copywriter si e’ tolto la vita, questo gruppetto di volenterosi non e’ riuscito a piazzare nel gruppo dirigente del partito proprio nessuno. Si tratta, come sappiamo, di Ivan Scalfarotto.
La ragione e’ in realta’ molto banale: a nessuno, proprio nessuno, dei lingottini di piombo, e’ venuto in mente che un partito serve a cambiare il paese. Per cui i militanti di un partito si fanno normalmente guidare, come hanno deciso a stragrande maggioranza anche i militanti del nostro, da chi parla del paese, non da chi parla del partito.
La autorefenzialita’ autistica e’ la caratteristica di tutto il percorso dei marin-civat-serracch-chiamparin-renziani. Percorso che sono certo trovera’ il suo sfogo finale nella Leopolda, che sara’ l’ultimo colpo di coda del berlusconismo morente, con i suoi capetti carismatici, le conventions dove si parla di tutto e non si decide niente, i mezzucci mediatici, la mancanza di cultura e il populismo grasso. Speriamo almeno ci sia anche un po’ di passerina.
Poi, come si spera, si andra’ a votare, si voltera’ pagina, si diventera’ un paese normale, Berlusconi vivra’ altri cento anni alle Bermuda e Renzi andra’ a presentare Sanremo. I am looking forward to it.
Vedi, Gianni, se “l’assalto alla diligenza” – ammesso che lo sia – sia fallito o no, lo vedremo fra un po’. Quello che è certo è che se il partito resterà impermeabile anche a quest’ultimo tentativo di dargli una scossa, temo che quelli come te avranno una brutta sorpresa, al momento del voto. Ti dicono nulla un nome, “Molise”, associato ad un numero, il 9?