Perché firmare per il referendum

di Marco Campione.

"Oggi Porchetta" by Dark Botxy (Roger Mateo Poquet)

Tutto è cominciato in sordina, per l’ostinazione di pochi coraggiosi come Arturo Parisi. Ora però la raccolta delle firme contro l’attuale legge elettorale (meglio nota come Porcellum) è entrata nel vivo e la mobilitazione cresce ogni giorno di più. Il tempo è poco, ma da qualche giorno l’ottimismo aumenta sempre di più: la mission impossible di raccogliere almeno 500.000 firme entro fine settembre sembra un po’ meno impossible. Questi referendum (vedremo poi perché i quesiti sono due) si pongono l’obiettivo di reintrodurre la legge Mattarella, che prevedeva l’elezione del 75% dei parlamentari in collegi uninominali e il restante 25% con il proporzionale. Per fortuna sono gli unici rimasti in campo dopo la scelta di Passigli di “congelare” la sua idea di reintrodurre il sistema proporzionale con sbarramento al 4% (facilmente aggirabile), che sarebbe stata una Caporetto per il Pd.

Si firma nei banchetti organizzati in molte città, che vengono pubblicizzati grazie al passaparola (tanto per cambiare i soldi sono pochi e il silenzio dei Tg nazionali è assordante), presso la maggior parte delle Feste Democratiche e – se non trovate altre informazioni – presso tutti i Municipi (di solito all’Ufficio Anagrafe o nella Segreteria comunale, ma basta telefonare in Comune e chiedere orari e modalità per la firma). Il risultato è a portata di mano e la risposta degli italiani è eccezionale: ovunque si raccolgano le firme i cittadini sono costretti a code e attese. Ma eccezionale è stata anche la risposta da parte di chi vuole dare una mano a raggiungere l’obiettivo. I moduli distribuiti in tutta Italia sono 160.000 nonostante gli unici partiti ufficialmente “in campo” siano l’Idv e Sel. E il Pd? Dopo alcuni tentennamenti iniziali, è arrivata la scelta di guardare ai quesiti con simpatia (“siamo amichevoli verso l’operazione referendaria” ha dichiarato Bersani, che non ha ancora firmato, a differenza di Bindi, Franceschini, Scalfarotto, Veltroni, Fassino, Errani, Rossi…); si percepisce però come molti iscritti al Pd non aspettassero che un cenno per mobilitarsi. E lo hanno fatto. Per prima si è mossa l’Emilia-Romagna dove la segreteria regionale ha dato indicazione di ospitare i banchetti in tutte le Feste Democratiche, poi via via la mobilitazione spontanea e dal basso ha portato ad una presenza capillare in tutto il Paese di banchetti di militanti democratici.

Nel Partito Democratico, il referendum è esplicitamente osteggiato da chi mira ad una legge elettorale di tipo proporzionale, anche se sono pochissimi i dirigenti che hanno il coraggio di dirlo esplicitamente. Ed è comprensibile, visto che la posizione ufficiale del partito è per una legge elettorale maggioritaria (a doppio turno) con quota proporzionale. Dunque una legge non troppo diversa dal Mattarellum. È stato detto – credo a ragion veduta – che la legge proposta dal Pd introduce alcuni correttivi finalizzati a superare gli elementi più critici del Mattarellum e dunque non sarebbe in contraddizione con l’esito referendario, a differenza di quanto sarebbe accaduto, ad esempio, in caso di abrogazione del Porcellum nella direzione voluta da Passigli. Il referendum dunque può essere uno stimolo per cambiare la legge elettorale là dove deve essere cambiata, ma qualora il Parlamento si dimostrasse una volta di più incapace di agire, avremmo l’occasione di reintrodurre una legge migliore di quella vigente.

Di tutti gli argomenti utilizzati contro la raccolta delle firme ce n’è uno che merita un approfondimento: il quesito ideato dal costituzionalista Morrone con l’ausilio di alcuni colleghi sarebbe secondo alcuni critici illegittimo. Com’è noto, infatti, in materia elettorale la Corte non ha mai accettato referendum totalmente abrogativi. La motivazione è molto semplice: non può esserci alcun periodo di “vuoto legislativo” in una materia come questa, in quanto le elezioni devono essere sempre possibili, in qualsiasi momento. Si vuole evitare il paradosso di un Parlamento che non può essere sciolto fino a quando non approva esso stesso una nuova legge elettorale e che dunque potrebbe essere tentato dal non approvarla proprio per non essere sciolto.

Quello che molti non sanno però è che la legge elettorale vigente è una legge molto particolare. È stata infatti concepita, non come una legge scritta ex novo, ma come un insieme di abrogazioni di articoli della legge Mattarella. Ed ecco quindi l’uovo di Colombo: abrogare le abrogazioni per ripristinare le norme in vigore prima del Porcellum. Questo obiettivo lo si prova a raggiungere con due modalità differenti: con un referendum totalmente abrogativo della “porcata” di Calderoli (che sarebbe ammissibile solo per le specificità appena descritta di tale norma), oppure con un referendum parzialmente abrogativo dei singoli articoli che abrogano a loro volta singoli articoli della norma previgente. Dunque è lo stesso Calderoli che ha messo la sua legge nelle condizioni di poter essere abrogata per via referendaria. Verrebbe da dire: chi è causa del suo mal…

Sgombrato il campo dalla questione tecnica, resta la sostanza: il merito della questione, che dovrebbe sempre essere ciò che ci guida nelle nostre scelte. E qual è il merito della questione? Chi deve firmare e chi non deve farlo? Deve firmare chiunque pensi che un sistema maggioritario (eventualmente con alcune correzioni per adeguarlo alla specificità italiana) è preferibile ad uno proporzionale e chiunque pensi che un Parlamento di nominati sia una delle cause della crisi di credibilità delle nostre istituzioni. Non deve firmare invece chi decide di accettare il rischio che nel 2013 si torni a votare con il Porcellum.

Sarà che sto invecchiando, ma la mia propensione al rischio ultimamente è molto diminuita: io ho firmato.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

8 Commenti

  1. Alessandro

    concordo: firmerei anche ora se non fossi all’estero…voi non sapete dove andare a votare??

    http://comitato.referendumelettorale.org/dove-firmare-2/

  2. Se abrogare il Porcellum significa passare al suo fratello gemello, il Mattarellum, a che serve una cosa che non serve agli elettori ma solo ai giochi di potere della Casta?

    1) Non è infatti vero che con il Mattarellum si potranno scegliere i candidati, perché lista bloccata o collegi uninominali quelli sono. Per cui gli elettori di centrosinistra saranno ancora una volta costretti ad eleggere la solita casta di nominati per cercare d’impedire la vittoria di Berlusconi; e per le ragioni opposte lo stesso faranno gli elettori di centrodestra.

    2) Anche il Mattarellum, come il Porcellum, regala la maggioranza parlamentare a chi la maggioranza non ce l’ha.

  3. Alessandro

    un bello scambio di vedute tra D’Alema e Zoro!!mi sembra convincente…soprattutto la parte in cui mostra come così si ritornerebbe al matterellum modello Unione!

    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=U-FVbSR85Bo

  4. alessandro, mi sembrava di essere stato chiaro nell’articolo: il peggio che ci può capitare se passa il referendum è votare con il mattarellum, se invece non passa il peggio è votare con il porcellum

    lo stesso D’Alema in quello scambio ammette che comunque il mattarellum sarebbe meglio della legge attuale. ergo…

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