Dite la vostra!
di Raoul Minetti.
Quando nel 2007 Tommaso Padoa Schioppa disse durante un’ intervista televisiva a Lucia Annunziata “Pagare le tasse è bello”, metà classe politica italiana (il centro-sinistra) si mise le mani nei capelli, l’altra metà (la destra) si sfregò le mani gongolando di gioia. Sostenere che “pagare le tasse è bello” in uno dei paesi al mondo a più alta evasione fiscale, dove in una nota pizzeria al centro della capitale si scrive il conto sulle tovaglie di carta, equivaleva ad un autogol clamoroso. I media non tardarono a dare del folle a Padoa Schioppa, già precedentemente crocifisso per la sua battuta sui ragazzi-bamboccioni. Ancora oggi se si cerca su google la frase “Pagare le tasse è bello” spunta qualche centinaio di insulti e prese in giro su giornali e blog.
La lapidazione pubblica di Tommaso Padoa Schioppa non sorprese probabilmente i ricercatori della Banca d’Italia.
Sempre nel 2007, infatti, uno studio della Banca d’Italia basato sulle opinioni di 3796 capofamiglia costruì un indicatore sintetico dell’atteggiamento degli italiani verso l’evasione. Il 25% degli intervistati dichiarò che l’evasione fiscale costituisce “un problema marginale o come altri problemi” (con punte di risposta del 30% al Sud e del 28% tra i lavoratori indipendenti), in netta ascesa rispetto al 16% di dodici anni prima. In aggiunta, il 35% degli intervistati si dichiarò favorevole ai condoni fiscali. E tutto ciò malgrado la consapevolezza diffusa delle gravi conseguenze del fenomeno dell’evasione: gli intervistati rivelarono in media una discreta comprensione del gettito fiscale sottratto allo stato. Le conclusioni dello studio della Banca d’Italia furono sconfortanti: tra i quattordici paesi studiati dalla World Values Survey, l’Italia risultò il paese dopo la Grecia con la più alta percentuale di individui che affermano “che quasi tutti o molti cittadini del proprio paese evadono le tasse”. Conclusione resa ancora più preoccupante dal fatto che il giudizio negativo sull’evasione tendeva ad aumentare con l’età’ degli intervistati: in altre parole i giovani erano più disposti a perdonare l’evasione fiscale.
A quattro anni di distanza dalla polemica sulle parole di Tommaso Padoa Schioppa, il vento sembra cambiato. La crisi economica sta mettendo a dura prova tutti ma soprattutto le classi medio-basse, e la tolleranza collettiva verso gli evasori fiscali sembrerebbe avere i giorni contati. La Lega, il partito che più ha saputo ascoltare la pancia degli italiani negli ultimi anni, si sta facendo paladina (almeno a parole) di una rinnovata lotta all’evasione, con Calderoli in prima linea. Tutti i partiti, più in generale, si cimentano sul tema della tracciabilità dei pagamenti e sul problema della scarsa diffusione degli strumenti di pagamento elettronico (carte e bancomat) nel nostro paese. Sulla rete spopolano siti di denuncia di casi di evasione fiscale ( http://evasori.info/ - http://evasori.info/segnala.cgi ) e gli utenti iPhone possono addirittura segnalare casi di evasione fiscale utilizzando la semplice applicazione Tassa.li . E dalla Germania giunge ora la notizia che una cinquantina di professionisti, avvocati e insegnanti tedeschi chiedono di essere tassati di più per offrire un contributo di solidarietà nel momento di crisi.
iMille lanciano uno speciale sul tema dell’evasione fiscale. Affronteremo il tema dal punto di vista economico, sociale e anche tecnologico. Porremo particolare enfasi su cosa impedisce nel nostro paese la diffusione dei pagamenti elettronici e se è proprio vero, come ha sostenuto qualcuno, che le “vecchiette italiane” sono più tonte di quelle americane e non possono pagare la spesa col bancomat. Invitiamo tutti i lettori a contribuire a questo speciale con dei post, che possono come sempre spaziare da contributi tecnici, a semplici aneddoti su episodi di evasione osservati nella vita quotidiana, a riflessioni personali. Vi aspettiamo!iMille.org – Direttore Raoul Minetti






Pagare le tasse in un sistema socio-politico sano è alla base del patto sociale. Potrei portare ad esempio la mia regione (il Trentino) per dire come in un sistema che funziona secondo standard minimamente sani (anche se sempre grandemente perfettibili) il cittadino trova riscontri immediati rispetto al suo “contributo economico” ed è quindi portato a “capire” la ragione dell’imposizione fiscale. Il problema dell’Italia è che l’individualismo impera e tale atteggiamento culturale mal si coniuga con una coscienza sociale.