Numeri e grafici nei quotidiani italiani: storie di cattiva informazione

di Guido Giuliani.

Giornali by marcdonn

Foto: marcdonn

 

I numeri sono spesso essenziali per descrivere ed interpretare la realtà. Per questo, è fondamentale che i mezzi di comunicazione trattino le informazioni numeriche in maniera corretta. Uno strumento utile è la rappresentazione grafica, che consente di trasformare informazioni di natura “digitale” (i numeri) in una forma percettiva più immediata di tipo “analogico” (i numeri vengono trasformati in lunghezze di barre o “altezze” di punti).

Indurre percezioni errate nei lettori

La rappresentazione grafica dei dati implica una scelta preventiva del modo di rappresentarli, non solo per il formato (grafici a barre, o grafici a linee e punti) ma anche per un accorgimento tecnico di fondamentale importanza: la scala dell’asse verticale. Illustriamo questo punto con due esempi.

La Figura 1 mostra due rappresentazioni degli stessi dati: l’evoluzione del tasso di disoccupazione in Italia dal 1993 al 2007. Il grafico a) dà l’impressione che dal 1998 al 2007 la disoccupazione si sia praticamente annullata. Il grafico b) comunica invece che la disoccupazione si è semplicemente dimezzata: Ciò che cambia nei due grafici è la scala verticale: mentre il grafico b) ha un limite inferiore della scala verticale pari a zero, nel grafico a) tale limite inferiore è stato scelto molto prossimo al valore minimo dei dati rappresentati. Le informazioni analitiche contenute nei due grafici sono identiche, ma la percezione visiva che essi producono è molto diversa. Per inciso, una coalizione politica che abbia governato negli anni 2003-2007 potrebbe avere l’interesse a proporre la visualizzazione a), che fornisce al lettore non esperto, o senza il tempo di analizzare il grafico con attenzione, l’impressione che la disoccupazione si sia ridotta in misura maggiore.

Figura 1

Figura 1

La Figura 2 riporta due grafici che rappresentano il numero di autovetture vendute in Europa nel 2010 da parte di due marche premium. Il grafico a) dà l’impressione che BMW abbia surclassato Mercedes in fatto di vendite. Nel grafico b) le due marche appaiono molto più vicine (cosa che nella realtà è sostenibile, dato che lo scarto percentuale è del 16%). Una ipotetica campagna verso gli acquirenti in favore di BMW privilegerebbe la rappresentazione a).

Figura 2

Figura 2

Questi esempi illustrano come la scelta della rappresentazione grafica possa indurre percezioni assai diverse nel lettore che non abbia la competenza o il tempo sufficiente per analizzare il grafico nel dettaglio (cioè leggendo gli estremi della scala dell’asse verticale sui cui sono riportati i dati significativi) e trarre le corrette conclusioni. L’informazione-chiave che si vuole comunicare/ricevere può essere la variazione di una singola grandezza (Figura 1) o il confronto tra grandezze omologhe (Figura 2). E in ciò risulta fondamentale la valutazione della differenza relativa tra le varie grandezze, e non la differenza assoluta. Evitando così che piccole variazioni o differenze relative vengano interpretate come “grandi”.

Affinché tale percezione avvenga con chiarezza, è essenziale che i grafici abbiano una scala dell’asse verticale che parte da zero. E’ infatti questo l’unico caso che consente di mantenere una proporzionalità tra il valore numerico del dato e la lunghezza di una barra o la posizione di un punto su un grafico. Questa regola deve essere applicata scrupolosamente se si vuole comunicare un’informazione non distorta.

Quanto detto sopra vale per la comunicazione di massa, indirizzata a un pubblico di fruitori non sempre competente riguardo agli aspetti tecnici della rappresentazione (ossia, non in grado di interpretare correttamente grafici con scala dell’asse verticale che non partono da zero). Non si applica invece a casi di comunicazione tecnica, in cui si suppone che la fruizione delle informazioni avvenga da parte di utenti competenti (è il caso del grafici negli articoli scientifici o dei grafici delle quotazioni di borsa, classico esempio in cui non si rappresenta quasi mai l’asse verticale nella sua interezza).

Grafici ingannevoli sui quotidiani italiani

Di seguito, riportiamo alcuni esempi di grafici ingannevoli pubblicati recentemente da quotidiani italiani.

Nella Figura 3 è riportato un grafico pubblicato a pagina 25 del Sole 24 Ore del 7 settembre 2011 all’interno di un articolo dal titolo “Le due paure dela Germania – Dall’entrata nell’euro al suo salvataggio: dieci anni in crisi d’identità”. Il grafico mostra l’andamento negli anni della quota percentuale dell’export tedesco rispetto al totale mondiale. La Figura 4 mostra due grafici aventi la medesima veste grafica che riportano gli stessi dati: il grafico a) utilizza la stessa scala verticale di quello del Sole 24 Ore di Figura 3; il grafico b) utilizza la scala verticale estesa che include lo zero. Appare chiaro che il grafico a) dà un’impressione assai più disfattista della situazione tedesca, e risulta in linea con la tesi sostenuta dall’articolo (dall’avvento dell’euro la Germania ha perso competitività). A prescindere da un’analisi più dettagliata del caso specifico (ad esempio, che prestazioni hanno avuto le atre grandi nazioni dell’aera-euro), è evidente che il Sole 24 Ore vuole sottolineare la prestazione negativa della Germania, e allora mostra graficamente la quota di export come “rasente lo zero”, cosa che in realtà non è vera.

Figura 3

Figura 3

Figura 4

Figura 4

Nella Figura 5 è riportato un grafico pubblicato a pagina 20 del Sole 24 Ore del 29 giugno 2011 all’interno di un “focus” sulle “imprese digitali”. Il grafico mostra, per diversi paesi, l’andamento negli anni del numero di scienziati ogni 1000 occupati. La Figura 6 riporta due grafici con gli stessi dati (solo per Italia Olanda e Regno Unito): il grafico a) utilizza la stessa scala verticale di quello del Sole 24 Ore di Figura 5; il grafico b) utilizza la scala verticale estesa che include lo zero. La rappresentazione utilizzata dal Sole 24 Ore induce a percepire in maniera estremizzata in negativo il dato che riguarda l’Italia, mentre la Figura 6b) mostra in realtà che nel 2008 la differenza tra Italia e Regno Unito è simile alla differenza tra Regno Unito e Olanda. La scelta del Sole 24 Ore è orientata a convincere che in Italia occorre aumentare il numero degli addetti con competenze tecnico-scientifiche. Ottimo proposito, che si poteva però ottenere senza creare nei lettori percezioni errate sul’entità del numero di scienziati in Italia.

Figura 5

Figura 5

Figura 6

Figura 6

Nella Figura 7 è riportato un grafico pubblicato a pagina 22 del Sole 24 Ore del 7 settembre 2011 all’interno di un articolo dal titolo “Il crollo delle Torri, ferita da 50 miliardi”, nel quale si evidenzia come l’economia USA sia peggiorata dopo il 9/11/2001. Il grafico mostra l’andamento negli anni di spese ed entrate in percentuale rispetto al PIL USA. La Figura 8 mostra due grafici, che riportano gli stessi dati: il grafico a) utilizza la stessa scala verticale di quello del Sole 24 Ore di Figura 7; il grafico b) utilizza la scala verticale estesa che include lo zero. Il grafico a) fa percepire che negli anni 2009-2011 ci sia stato un crollo delle entrate a fronte di un’esplosione della spesa. Il grafico b) consente di attribuire a queste variazioni il giusto peso.

Figura 7

Figura 7

Figura 8

Figura 8

Nella Figura 9 è riportato un grafico pubblicato a pagina 43 de La Repubblica del 29 agosto 2011 all’interno di un articolo dal titolo “Sol levante:viaggio nella crisi senza fine”, nel quale si descrive la lunga crisi economica del Giappone. Il grafico, corredato dal titolo significativo “il crollo degli investimenti” mostra l’andamento negli anni di non meglio specificati investimenti in percentuale rispetto al PIL giapponese. La Figura 10 mostra due grafici, che riportano gli stessi dati. Il grafico a) dà l’impressione che gli investimenti siano crollati nel periodo 1998-2011, con una discesa verso gli inferi. Il grafico b) rivela che la variazione relativa in quel periodo di 13 anni è stata del 28%.

Figura 9

Figura 9

Figura 10

Figura 10

Nella Figura 11 è riportato un grafico pubblicato a pagina 4 de La Repubblica del 16 settembre 2011 relativo all’evoluzione sul periodo di 20 mesi della popolarità di Berlusconi. La Figura 12 riporta due grafici con gli stessi dati e con scale diverse. Il grafico a), con la stessa scala di quello de La Repubblica, esaspera il minore consenso di Berlusconi negli ultimi mesi, mentre il grafico b) dà una corretta visione confermando (fortunatamente) il calo di popolarità, e indicando una riduzione del 50% dei consensi che esistevano 20 mesi prima.

Figura 11

Figura 11

Figura 12

Figura 12

Conclusione: tenere gli occhi aperti

Quelli che abbiamo riportato sono alcuni esempi di grafici che possono risultare ingannevoli e che sono stati pubblicati su alcuni dei principali quotidiani italiani nelle ultime settimane. Ma qual è la situazione complessiva della nostra stampa su questo punto?
I negativi esempi qui riportati costituiscono fortunatamente una piccola parte dei grafici che appaiono sui nostri quotidiani. In particolare, un’analisi di massima porta alle seguenti conclusioni.
Il Sole 24 Ore, che fa larghissimo uso di grafici, ha generalmente una affidabilità buona o molto buona, e sono piuttosto rari i grafici ingannevoli.
La Repubblica ha fortunatamente subìto una evoluzione positiva: sino al’inizio del 2011 il numero di grafici ingannevoli era spropositatamente alto per un quotidiano autorevole. Negli ultimi mesi la redazione ha corretto il tiro, e il numero di grafici ingannevoli è molto diminuito.
Il Corriere della Sera mostra una buona qualità nelle rappresentazioni grafiche, ed è difficile trovare grafici ingannevoli negli ultimi mesi.

In conclusione, da un lato è necessario che i mezzi di comunicazione facciano un uso corretto e non deliberatamente fuorviante delle rappresentazioni grafiche di grandezze numeriche; dall’altro lato è utile che i fruitori di tali informazioni aumentino la propria capacità di analisi dei dati numerici e siano in grado di valutarne il significato al di là dell’impressione che la rappresentazione visiva cerca di darne.

iMille.org – Direttore Raoul MinettiiMille.org – Direttore Raoul Minetti

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