di Cristiana Alicata.
Non abbiamo più la vocazione maggioritaria. Abbiamo persino cambiato un direttore di giornale e, come si faceva ai tempi dei tempi, l’Unità di oggi detta la linea e spinge palesemente verso l’alleanza con l’UDC adducendo il senso di responsabilità collettivo sul modello Costituente.
Anche se i democristiani di oggi non sono quelli di ieri e i comunisti di ieri hanno cambiato nome mantenendo metodi e lasciando le buone idee, parola di democratica DOC.
Stando così le cose, andando brutalmente al punto, lo Statuto del PD ha bisogno di un tagliando.
Lo dice anche Bersani che però, il tagliando, lo vuole fare alle primarie delle cariche interne (operazione che comporta una forma di restituzione agli iscritti delle decisioni interne, d’altronde, ora, torniamo a pensare di essere un partito tra i tanti e non il Partito che doveva raccogliere il centro sinistra, i progressisti, le forze di avanguardia e di ispirazione costituzionale con lo sguardo europeo).
Solo gli iscritti, quindi, con l’esclusione del segretario nazionale, potranno eleggere i segretari regionali che, però, non sono mica così poco importanti, visto che il PD è un partito federale e liste elettorali per camera e senato nonché alleanze politiche passano per le segreterie regionali.
A meno che non sia il segnale del ritorno ad un sano centralismo democratico che, almeno al sud, potrebbe imporre drastici cambiamenti.
Ciò che non va, dico io, è fare le cose a metà. O siamo aperti o siamo chiusi e centralizzati. O siamo partito a vocazione maggioritaria, o siamo uno dei tanti partiti e il segretario non è candidato premier. Non solo della coalizione eventuale, ma a questo punto anche del Partito.
A questo punto e per evitare confusione, mettendo da parte (fino alla morte del regime per lo meno) gli istinti maggioritari propongo:
1) il segretario nazionale NON sia più il candidato premier del PD e quindi sia possibile a tutti candidarsi alla premiership (tanto le primarie vanno fatte tra Bersani e Vendola, tanto vale poter consentire a tutti di partecipare…magari scopriamo che chi del PD voterebbe Vendola, magari voterebbe Civati o Renzi o la Bindi o Zingaretti o chi vuole candidarsi).
2) i segretari regionali restino eleggibili tramite primarie (quindi aperte a tutti, mantenendo il primo sbarramento congressuale), ma modificando il meccanismo di elezione dei componenti dell’assemblea che non siano più in liste chiuse e quindi decise dall’alto, la qual cosa comporta la balcanizzazione dell’assemblea che poi viene governata su base correntizia. Che poi è l’idea di Nicola Zingaretti che però non c’entra nulla con le primarie aperte piuttosto che il congresso. Basta modificare la modalità di elezione dei componenti, facendo inserire la preferenza per un segretario insieme all’indicazione del nome di una donna e di un uomo come componenti dell’assemblea, in tutti e due i sistemi il meccanismo funziona.
Aggiungo che anche svincolando segretario da componenti, se si fa il congresso, alla fine gli eletti nelle assemblee risulterebbero eletti su base correntizia. Penso ai nativi del PD che non hanno “fedeltà” da riscuotere, di quelli che ci facciamo? Li regaliamo a Grillo o all’IDV o a qualche altro partito sul nascere? L’unica cosa che ci libera dalle correnti è aprire le finestre completamente.
Resto dell’idea che il progetto del PD è oggi un progetto incompleto.
Starà a noi concluderlo rendendolo agibile alle forze minori del centro sinistra, farlo luogo di discussione unico e quindi donargli la sintesi di un governo progressista. Inutile dissanguarsi nel PD se poi dobbiamo discutere con altre 10 sigle. Meglio crearne una unica, andare oltre. Ho l’impressione che sia solo una questione di poltrone a volte. Di finanziamenti esigibili per la sola esistenza di una sigla. Andiamo oltre, anche su questo. Ma soprattutto freghiamocene del fatto che Berlusconi dice di volersi candidare anche nel 2013. Sarà, ma questa volta, non vince. Siamo noi a non dover perdere, questa volta.iMille.org – Direttore Raoul Minetti








E’ inutile che continuate a provarci. Se vi trombano a ripetizione non e’ mica colpa dello statuto.
@Gianni: a me non piace questo parlare sempre in chiave di “noi” e “voi”. Ma poi noi e voi chi? Se il progetto è comune, è comune. Il problema il realtà (chaive dell’articolo) è che le elezioni poi le perdiamo tutti.
La purezza e la sincerita’ mi commuovono sempre. Non so che farci.
Complimenti, condivido la “piattaforma programmatica”
@Gianni: ok capisco. però quando dici che della sincerità non sai che farne paraddosalmente ne fai allo stempo mostra, no?