Neutrini e scienza: gli errori della stampa italiana (per tacer del Ministro)

di Guido Giuliani, Riccardo Spezia e Renzo Rubele.

foto: undertow851

La notizia, nei suoi connotati essenziali, è sufficientemente chiara. Un esperimento condotto con l’utilizzo delle grandi infrastrutture di ricerca presenti al CERN (Centro Europeo di Ricerche Nucleari) di Ginevra ed ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) ha fornito dei risultati secondo i quali sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo, anche a detta degli stessi ricercatori) che i neutrini, corpuscoli di massa non nulla ma molto minore di qualsiasi altra “particella elementare”, si muovano con una velocità superiore – seppur di pochissimo – a quella della luce. Poiché il quadro teorico attualmente valido, e segnatamente la “teoria della relatività speciale” di Einstein, prescrive che nessun “oggetto fisico” possa muoversi ad una velocità maggiore di quella della luce nel vuoto – o, per essere più precisi, della radiazione elettromagnetica (di cui la luce costituisce una particolare porzione dello spettro di frequenze) – è chiaro come un simile risultato possa potenzialmente produrre delle conseguenze scientifiche rivoluzionarie, e per questo di interesse e rilevanza culturale anche “per l’uomo della strada”.

Ma come hanno diffuso questa importante notizia i media italiani? Confermando – ahinoi – la cattiva fama che hanno acquistato negli anni in materia di informazione e comunicazione scientifica, la quale supera in peggio (se possibile) quella di cui godono per la qualità delle loro cronache e dei loro commenti quotidiani. Va detto che questo evento costituiva un boccone informativo prelibato anche per il forte coinvolgimento di ricercatori, tecnici, nonché di finanziamenti, italiani. Ed anzi, proprio questa situazione pare aver interferito negativamente con l’accuratezza e la correttezza della copertura informativa. Un po’ di caos nazionale e nazionalistico, insomma, al quale non si è sottratto il nostro ineffabile Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini.

Gelmini nel Tunnel

In un comunicato stampa di venerdì 23 settembre, la Nostra si è lanciata in una dichiarazione di congratulazioni a dir poco imbarazzante, mescolando la convinzione che l’esperimento si fosse svolto in un «tunnel tra il Cern e i laboratori del Gran Sasso» con la ridicola pomposità con cui si applaude «una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo». E’ notorio, invece, che è stata proprio la elusiva natura dei neutrini, che hanno scarsissime interazioni con il resto della materia ordinaria, che ha permesso l’ideazione di questo esperimento fra Ginevra ed il Gran Sasso senza l’ausilio di tunnel artificiali, potendosi indirizzare il fascio lungo i 732 Km del tragitto direttamente all’interno della Terra. E, sul rilievo da porre ai risultati, va ricordato come la cautela sia stata la cifra costante con cui il team di ricercatori (quasi duecento, di tutte le nazionalità) ha comunicato questi risultati, dopo mesi di controlli, proponendoli all’attenzione della comunità scientifica per ulteriori verifiche, in attesa di eventuali conferme e della garanzia di scientificità ottenibile dalla loro ripetibilità. Da lodare come “l’evento” non sia stato comunicato in pompa magna con una conferenza stampa mondiale (ma piuttosto con un seminario trasmesso in diretta web al CERN, dove le domande le facevano altri esperti del campo e non giornalisti a caccia di scoop) né pubblicato pirotecnicamente sulle riviste scientifiche più note (ma messo sulla piattaforma arXiv sempre con lo scopo di discutere i risultati prima di prendersi dei meriti mediatici).

Il successivo comunicato stampa di sabato con il quale si tentava di mettere una pezza negando gli errori e criticando le polemiche avverse, in pieno stile berlusconiano, non ha fatto che peggiorare il desolante quadretto. Tutto sommato le castronerie del Ministro hanno avuto perlomeno un effetto moltiplicatore della notizia: ci hanno fatto ridere per buona parte di sabato 24 e domenica 25 settembre, su tanti blog e social network (su twitter #tunnelgelmini spopolava). Insomma si è materializzato il “tunnel Gelmini”, usato in mille modi, dai contrabbandieri, dalla TAV, dai TIR oltre che da poveri neutrini inconsapevoli. Comunque i fans di Star Wars e Star Trek possono stare tranquilli, né il Millenium Falcon né l’Enterprise sono state battute dalla Gelminix, la nave spaziale finanziata dal MIUR. Dice bene il Post: il ridicolo è soprattutto nei toni, nello scambiare la serietà del metodo scientifico con una gara di atletica.

L’esperimento

Sebbene non abbiano raggiunto le vette di mediocrità mostrate dal Ministro Gelmini, i media italiani hanno diffuso la notizia degli esperimenti con grande approssimazione, ed alcune gravi omissioni. L’esperimento CNGS (CERN Neutrinos to Gran Sasso), innanzitutto, è in corso da diversi anni, e venne ideato per uno scopo diverso, ma ritenuto giustamente fondamentale nella “fisica del neutrino”: appurare se i neutrini avessero massa, fatto ancora non verificato fino ad una quindicina di anni fa, e studiare i connessi effetti di “oscillazione”, cioè di trasmutazione reciproca delle tre specie di neutrino esistenti. Si tratta di una linea di ricerca ben florida, e seguita in tutto il mondo da vari esperimenti e gruppi di ricerca, anche in “successione evolutiva”, come T2K, che è partito da poco in Giappone. Per poter ottenere risultati, l’esperimento CNGS deve far affidamento sulla fondamentale capacità di rivelazione dei neutrini da parte di speciali apparati, di delicata progettazione e utilizzo. E qui entra il gioco il Laboratorio del Gran Sasso, dove si trova il rivelatore OPERA (Oscillation Project with Emulsion-tRacking Apparatus), al quale si dedica stabilmente, in loco o con un lavoro remoto presso i propri istituti, una comunità di scienziati riuniti in una collaborazione che coinvolge quasi 200 ricercatori di 13 Paesi, coordinati dall’italiano Antonio Ereditato dell’Università di Berna (Svizzera).

Ora, è capitato che, ad un certo punto nel corso della loro attività, i ricercatori abbiano posto la loro attenzione anche sulla velocità dei neutrini oltre che sugli effetti del loro arrivo, al Gran Sasso. Pertanto sono state compiute delle misure sempre più accurate della distanza esatta percorsa dal “fascio” (i neutrini vengono infatti prodotti “a fiotti”) e del “tempo di volo” (anche se passa sotto la terra si chiama così) da Ginevra al rivelatore di OPERA. Ci si attendeva che il tempo impiegato per percorrere questo cammino fosse all’incirca uguale a quello della luce. Invece, i neutrini hanno impiegato 60 nanosecondi in meno (1 nanosecondo = 1 miliardesimo di secondo), e pertanto la loro velocità è risultata più elevata rispetto a quella della luce nel vuoto di una piccola ma significativa frazione, pari a circa 20 parti per milione (ossia lo 0,002%). L’incertezza sperimentale della misura è risultata dell’ordine di 10 nanosecondi, fatto importante da tener presente per poter sostenere la validità dell’asserto. Insomma, la combinazione di tutti gli errori statistici di misura – hanno garantito i ricercatori – è stata sufficientemente contenuta (per i dubbiosi anche troppo) in modo tale da poter affermare che la confidenza con cui la velocità dei neutrini risultava più alta di quella della luce era di ben 6 “scarti quadratici medi”  (cioè 6 volte l’incertezza sperimentale, ossia decisamente buona per questo tipo di misure).

I dati e i dettagli sperimentali sono stati comunicati e discussi in un seminario pubblico al CERN venerdì 23 settembre da parte dell’italiano Dario Autiero dell’Istituto di Fisica Nucleare di Lione del CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique), il quale, come componente del gruppo di lavoro tecnico dell’esperimento CNGS con il compito specifico di seguire tutti i collegamenti con OPERA, ha avuto il ruolo di relatore per l’intero esperimento. Il “preprint” disponibile sugli archivi pubblici è stato depositato nella notte fra il 22 e il 23 settembre, dopo che già da qualche giorno si erano diffuse delle voci, e tutti aspettavano di saperne di più.

La notizia sui media italiani

In Italia, il primo a spifferare la notizia è stato, in una “conversazione telefonica” con “il Giornale” pubblicata giovedì 22 settembre, l’onnipresente Antonino Zichichi. Che il fisico siciliano, nel periodo in cui aveva responsabilità direttive all’INFN, sia stato fra i promotori della realizzazione del Laboratorio del Gran Sasso, ed anche, in particolare, dell’idea di proporre l’esperimento CNGS, è cosa nota ed incontestabile. Che egli abbia qualche merito specifico nelle misure di oggi, è da escludere. Fatto è che, con un giorno di anticipo, il quotidiano diretto da Sallusti batte tutti sul tempo, per quanto la fumettistica conversazione con Zichichi finisca con il degradare a livello di storiella da fantascienza e senza il necessario rilievo per fatti, persone ed eventi.

Il giorno dopo, invece, la copertura diventa più ampia. Va detto che una corretta comunicazione della notizia deve obbligatoriamente accreditare il responsabile scientifico, e cioè il Direttore di OPERA Antonio Ereditato, nonché riferire del ruolo di Dario Autiero nelle attività di rilevanza per le misurazioni che hanno portato alla scoperta. Altrimenti, sarebbe come omettere il nome dell’allenatore della Nazionale campione del mondo e quello della stella della squadra che è stata intervistata dai giornalisti nella conferenza-stampa del dopo-partita.

Le edizioni online di molti quotidiani, come “Repubblica” (qui) e “Corriere” (qui) parlano di “conferma ufficiale” del CERN con riferimento al seminario pubblico dei ricercatori, e al relativo comunicato stampa, come se il solo fornire i dati scientifici rappresentasse automaticamente un livello di certezza scientifica già raggiunta (e che gli stessi autori, come detto, non si vogliono attribuire). Nel resoconto, Repubblica e Corriere omettono, rispettivamente, il nome di Autiero e di Ereditato. In particolare, l’omissione del Corriere appare particolarmente grave, poiché priva della giusta visibilità la persona responsabile di tutto l’esperimento. Il Corriere riporta una dichiarazione del direttore scientifico del CERN Sergio Bertolucci, che però nulla ha avuto a che fare con l’esperimento. “Libero” riesce ad attribuire a Zichichi la responsabilità scientifica del progetto, avendo avuto evidentemente come unica ‘fonte’ dei fatti l’intervista da egli data al Giornale il giorno prima.

Qualche merito in più riesce ad acquisirlo invece “la Stampa” che sabato mattina riporta un’intervista a Ereditato, perché è sicuramente il modo più corretto di discutere la notizia e per il tenore dell’intervista grazie sia alla serietà delle risposte di Ereditato sia al giornalista che non si fa travolgere da furie sensazionaliste.

La notizia sui media internazionali

Come hanno dato la notizia i giornali online internazionali? Abbiamo selezionato a campione le notizia fornite dal New York Times (qui e qui), dal Guardian (qui), da Le Monde (qui) e dalla rivista scientifica Science (qui).

Il NYT e Le Monde hanno opportunamente fornito i nomi dei due scienziati italiani, mentre il Guardian e Science hanno citato solo Ereditato (che, dovendo scegliere, era sicuramente il nome da citare). Tutti riportano la differenza percentuale tra la velocità dei neutrini e quella della luce, mentre solo Guardian e Science citano anche l’accuratezza della misura, di 10 nanosecondi. Il NYT si butta anche sui “viaggi nel tempo”, che fanno sempre colpo. Invece il Guardian, in una apposita sezione di domande e risposte spiega chiaramente che questa possibilità non si darebbe comunque.

Conclusioni

Che dire? Fra la straordinarietà della notizia e la estrema specializzazione necessaria per comprendere i dettagli scientifici dell’esperimento, l’informazione “popolare” non si trovava di fronte un caso semplice da trattare. Non ci sembra che, complessivamente, le redazioni fossero attrezzate per dare conto dei fatti e attribuire o ripartire in modo corretto i meriti scientifici. Comunque sia, la battaglia per una informazione scientifica al pubblico che sia  costante, non sensazionalistica e al riparo da influenze politico-opportunistiche deve continuare, e integrarsi con la più generale aspirazione per una stampa libera, indipendente e al servizio dello sviluppo culturale del Paese.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

2 Commenti

  1. Je n’ai point terminé de regarder toutefois je reviendrai demain

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