Matteo, Rosy e lo statuto del PD

di Ivan Scalfarotto.

foto: Corey Holms

foto: Corey Holms

Bindi ricorda a Renzi che lo Statuto del PD prevede che il candidato premier del partito in una coalizione sia sempre il segretario. Quindi – dice Bindi – non può fare lui il candidato premier, a meno che non esca dal PD. Renzi ricorda a Bindi che lo Statuto del PD prevede che i parlamentari non facciano più di tre legislature. Quindi – dice Renzi – Bindi non potrebbe essere ricandidata al Parlamento.

Il fatto è che hanno ragione tutti e due, e non per caso. Lo Statuto del PD, della cui commissione redigente ero parte anch’io – per quanto secondo me sia stato un abborracciato, imbarazzante e insoddisfacente compromesso – aveva comunque ancora in mente una certa idea di partito. Un partito, tra le altre cose, il cui segretario fosse legittimato dal voto di tutto il popolo di centro-sinistra (do you remember “la vocazione maggioritaria?”): iscritti e non iscritti, quindi anche elettori di altri partiti o astensionisti. E se quel segretario viene scelto con una così ampia investitura popolare, come si può negare che sia anche il candidato premier?

Un partito che fosse fortemente innovativo, però. Con una fortissima base valoriale (abbiamo pure il manifesto dei valori!), aperto ai giovani e alle donne, che superasse il gap tra politica e società civile attraverso una continua e reciproca contaminazione, e per questo molto sensibile al rinnovamento. E quindi, quale miglior modo che rendere certo il ricambio attraverso un limite ai mandati elettivi?

Ecco, le norme statutarie esistono per questo. Non per stabilire regole capricciose, ma per mettere in pratica una visione. Per far vivere un organismo secondo le sue regole costitutive e fedelmente al patto iniziale che si era stipulato. Ora, qui come altrove, che uno violi una norma non è una ragione sufficiente per scusare chi ne viola un’altra. Una violazione non annulla, controbilanciandola, un’altra: restano due violazioni e il tutto diventa un doppio tradimento del progetto originario del partito.

E quindi – e lo dico a Renzi, a Bindi, a me stesso e a tutto il resto del partito – cominciamo a rispettarlo tutti questo benedetto statuto. In tutte le sue norme, comprese quelle che saltano agli occhi della Bindi e quelle che saltano agli occhi di Renzi. Vedrete, il PD se ne gioverà grandemente.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

10 Commenti

  1. E’ proprio quando si fanno “abborracciati, imbarazzanti e insoddisfacenti compromessi” che nascono discussioni e fraintendimenti…se esistessero “certe e chiare regole”, compresa la scelta popolare del premier, forse non ci sarebbero discussioni. Quando il premier viene deciso per giochi politici e non “eletto” si creano gli imbarazzanti e insoddisfacenti compromessi. Quello che invece dovrebbe essere chiaro a tutti i partecipanti è che chi “vince”…”comanda”! …e che le ripicche, tipica malattia dell’opposizione, dovrebbero essere lasciate alle successive primarie.
    La Bindi non è il sogno di premier, ma Renzi lo è anche meno. Noi abbiamo giovani interessanti e sono certo che non farebbero peggio dei vecchi. In Inghilterra a quarant’anni si può diventare Primo Ministro….in Italia il quarantenne è inserito nelle statistiche alla voce “giovani”….

  2. Vincenzo Acampora

    Caro Ivan ,
    concordo pienamente………rispettiamo tutti lo statuto del PD.Rispetto delle regole,etica,morale e rinnovamento,
    un abbraccio Vincenzo Acampora

  3. francesco di leo

    oggi matteo ha dato al quotidiano la nazione di firenze l’intervista perfetta.il problema non è renzi.

  4. Paolo MILETA

    Renzi si è dimenticato l’art.22 comma 6 e 7 dello statuto.

  5. aldo rosati

    A dire il vero, come conseguenza logica di quello che hai scritto, la cosa piu’ sensata sembrerebbe quella di cambiare lo statuto. Infatti argonebti con ragione che quel contesto e quelle norme servivano ad un partito che e’ morto con veltroni. Se poi qualcuno lo pensa davvero che bersani possa essere candidato, auguri..

  6. marco

    Beh!,immagino corretto che una personalita’ possa avere una deroga.Certo che tre deleghe di seguito appaiono piu’ una norma che una deroga!

  7. marcosi

    Forse la regola del PD andrebbe esplicitata con piu’ chiarezza:”le candidature al Parlamento sono illimitate;e’ facolta del Partito,in deroga,limitarle a 3.”.

  8. gigi

    il problema è che le primarie per il segretario furono un evento “distorto” per vari motivi:

    - si tennero in un momento in cui il governo appariva saldamente in sella, e non c’era una gran voglia di fare il segretario del PD: i candidati erano burocrati di partito (Bindi e Bersani) o privi di carisma (Franceschini e Marino)

    - il PD si porta appresso ancora la struttura e l’ideologia del vecchio PCI/Pds: le sezioni come luoghi chiusi, la disciplina di partito, il “si fa quello che dice il segretario e/o il sindacato”.

    - naturale a quel punto che le primarie furono vissute come un mero passaggio di consegne da Veltroni a un successore e NON come la scelta del candidato premier. E infatti il neosegretario Bersani, invece di iniziare un’opera di rinnovamento e di “cammino” verso le elezioni si è sempre limitato all’ordinaria amministrazione e ad appiattirsi sulla posizione della CGIL

    E’ ovvio e giusto, come dice Ivan, che la scelta del segretario, in un partito e in un paese normale (leggi: moderno), corrisponde alla scelta del candidato premier. Ma nel PD ciò non è avvenuto…

  9. gigi

    errata corrige: al secondo punto volevo scrivere “si fa quello che dice il partito e/o il sindacato”.

  10. E cambiare lo statuto? Non per fare piacere a Renzi, ma perche’ non ha senso che il segretario di un partito sia automaticamente il primo ministro.

    Le due cariche hanno compiti e responsabilita’ ben diverse. Il segretario ha la funzione di governare il partito, produrre idee, fare crescere nuovi talenti (i futuri leaders), coltivare il rapporto con i propri iscritti, ed essere un riferimento per i vari rappresentanti del partito eletti ai vari livelli di governo sul territorio. Il primo ministro ha invece il compito di governare il paese che include sia cittadini che si riconoscono nel partito sia cittadini che appartengono ai partiti dell’opposizione, sia cittadini a cui la politica non importa per nulla.

    Il primo ministro ha bisogno di competenze tecniche, oltre che politiche, per gestire una economia che si basa e da’ risorse a 60 milioni di persone e che sempre di piu’ si interfacia con il mercato globale. Io ci vedo un ABISSO fra le competenze necessarie per fare il segretaio di partito e quelle necessarie per fare il primo ministro.

    Mi viene quindi molto naturale pensare che il PD ci presentI una rosa di candidati e ci faccia scegliere il migliore attraverso lo strumento delle primarie. Attraverso i dibattiti ed i rispettivi programmi potrei capire meglio le proposte e le capacita’ dei candidati a gestire il mio paese, che e’ ben diverso da gestire un partito. I dibattiti sarebbero anche uno stimolo per i candidati a dare il massimo, esercitare la trasparenza, ed ascoltare le richieste della gente.

    Io credo che in Italia ci siano un sacco di persone capaci che non potranno mai fare il primo ministro perche’ con la mentalita’ italiana devono prima fare il segretario di partito, cosa che magari non gli interessa. Monti e’ l’esempio del momento.

    Mi rattrista pensare che il PD non abbia questa visione del ruolo del partito e spero che cambi presto. Grazie a Scalfarotto per l’articolo e l’opportunita’ di commentare su questo tema.

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