Leggendo la stampa USA

di Gianluca Galletto.

illustrazione: Benedikte Vanderweeën

Nella settimana dell’anniversario dell’11 settembre non posso non riportare la mente a dieci anni fa e a quello che successe in quella giornata maledetta e nelle settimane successive. Sono andato a rileggermi un diario che avevo scritto per l’Unità in quei giorni. Ho un ricordo molto vivido di tutta la giornata dall’inizo alla fine. La cosa che ricordo di piu – o che forse ho voluto ricordare di più – è la solidarietà della città e del resto dell’america. Le orde di persone arrivate dappertutto per prestare aiuto. In questi giorni però, la riflessione che mi è venuta in mente è che l’America sembra sempre piu europeizzatasi. Mi spiego. Questa lunga recessione e una disoccupazione che non vuole diminuire, la polarizzazione fino al blocco totale del sistema politico e l’avvio di un epoca non piu unipolare, hanno fatto crescere notevolmente un senso di autoanalisi degli americani, che finora è stato più tipico dell’Europa che dell’ottimista America. Gli americani, insomma, si interrogano sempre piu su se stessi e su dove andranno, su quale sia il loro ruolo nel mondo e se potranno continuare – o meglio – ritornare – a splendere come un tempo. Non si usa ancora tanto la parola “declino”, ma comincia ad affiorare.
Certamente l’America è entrata in una fase della storia un po’ più “europea”, nel senso di un paese un po’ invecchiato e meno rivolto al futuro come un tempo e forse all’inizio di una parabola discendente. Non sappiamo se sia l’inizo del declino, ma certamente fra una generazione avrà ceduto grandi fette di egemonia globale, non solo alla Cina. Come al solito, i media tendono ad amplificare certe dinamiche psico sociali. Consiglio invece di leggere un editoriale di alcuni giorni fa di Marc Andreessen – fondatore di Netscape e oggi venture capitalist di grande successo in campo high tech – sulla capacità di innovazione del paese, dimostrata attraverso un’analisi e una previsione di come il software “mangerà” (sic) gli altri settori economici (“Why Sofware is Eating the World” ).
Leggendo i giornali negli ultimi giorni, oltre agli articoli, ricordi e analisi sull’11 settembre, la fanno da padrone le questioni economiche, la Libia e la corsa dei candidati repubblicani, il cui spotlight va ieri e oggi alla Palin e al suo discorso molto politico in Iowa al raduno nazionale del Tea Party: scenderà o non scenderà in campo? In tutto questo si parla anche dei danni di Irene, ma sempre nel contesto di come sia stata e come sara’ la risposta, spesso e volentieri con taglio politico (per esempio come i vari governatori abbiano risposto al post uragano.)
Si sprecano poi gli editoriali sul Presidente e sulla sua capacità o incapacità di essere efficace e di fare il presidente, indipendentemente da quanto bravo sia nel fare discorsi (vedi Maureen Dowd su New York Times per esempio: “One and Done?“,). Un articolo di un mesetto fa sul Wall Street Journal chiedeva se Obama fosse effettivamente intelligente e in gamba (“Is Obama Smart?”, di Bret Stephens, ). Ieri un pezzo su Politico.com chiedeve invece, molto brutalmente se Perry fosse scemo (“Is Rick Perry Dumb?” ). In effetti Perry sembra essere super vago quando gli si chiede di parlare di policy e poco capace di articolare pensieri complessi. In più pare abbia preso qualche C o D al college. Frank Bruni però ci dice oggi sul NYT che, oltre a diverse definizioni di intelligenza (una mostrata dal curriculim accademico con capacità di parlare di policy e di saper argomentare, pittosto che un’altra più emotiva, fondata sulla capacità di “sentire” il paese e le folle), a noi interessa molto poco quanto un presidente o aspirante tale sia stato bravo a scuola o abbia un alto QI , mentre dovremmo interrogarci su quanto ne condividiamo i valori e quanto egli siano o meno efficace nel fare, appunto, il presidente. E qui sottintendeva soprattutto alla capacità di affrontare il problema numero 1 e cioé quella che è ormai una “job crisis”, la disoccupazione e sottoccupazione che attanaglia il paese. Conclude dicendo che su questo sia Obama che Perry sembrano meritarsi una D (Pass, Fail and Politics ).
In effetti, il paese si trova ormai in una recessione di fatto. L’economia è La Questione. Si parla certamente dei problemi della eurozona, ma è l’economia americana e la questione occupazione che la fanno da padrone. Non a caso siamo nel weekend della festa del lavoro. In Agosto l’economia americana sembra sia andata a sbattere contro un muro. Non si sono prodotti nuovi posti di lavoro. Ormai è emergenza nazionale, e non è certo con un grande o meno grande discorso del Presidente che ci può essere una inversione di tendenza. Per noi europei questi tassi di disoccupazione sono piu tollerabili che per gli americani. Ma forse, tornando a quanto detto prima, gli americani dovranno abituarsi ad avere un tasso di disoccupazione strutturale piu alto di quanto siano stati abituati. Ciò non toglie che questi livelli siano comunque intollerabili, europei o americani che siano. Si specula sul fatto che Fed potrebbe muoversi di nuovo, ma ormai con i tassi prossimi a zero e con un bilancio elefantiaco, le sue armi sono sempre meno appuntite. Obama vuole una sorta di BEI o cassa depositi e prestiti americana per investire in infrastrutture. Il paese ha un disperato bisogno di un “upgrade” delle sue infrastrutture, ma con l’opposizione durissima e spesso del tutto irrazionale, di una grossa fetta della Camera, non vedo come potrà arrivare a farla passare. Il riferimento alla CDeP non è casuale. Secondo due terzi dei repubblicani sarebbe vista molto peggio di una nostra CDeP, e anche peggio di come i nostri leghisti vedrebbero una Cassa del Mezzogiorno…
Il Presidente, purtroppo, e questo lo dimentichiamo spesso sia noi che gli Americani, non dispone né di una maggioranza in entrambe le camere, né di potere legislativo, anche surrettizio, e neanche di un solo voto in Congresso. La sua efficacia sul fronte delle politiche per il rilancio economico accompagnate da misure di aggiustamento del quadro fiscale di lungo periodo, dipenderà da quanto Obama saprà mettere in un angolo il grosso dei repubblicani riuscendo a renderli colpevoli nell’opinione pubblica dell’inazione del governo.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

2 Commenti

  1. Alessandro

    puoi darmi qualche link sulla “casa depositi e prestiti” made in USA?Thanks

  2. Gianluca Galletto

    Ciao Alessandro e scusa per questo immenso ritardo. Mi era “scappato” il tuo commento via email. Normalmente mi arrivano delle notifiche via email.
    Il think tank Third Way ha elaborato una proposta concreta, ma la prima proposta fu fatta dal Senatore Chris Dodd credo gia nel 2007.

    Ti do un paio di link utili e poi parti da li: http://www.washingtonpost.com/business/economy/how-obamas-plan-for-infrastructure-bank-would-work/2011/09/19/gIQAfDgUgK_story.html

    http://www.bondbuyer.com/news/-1030884-1.html

    http://thirdway.org/publications/365

    http://en.wikipedia.org/wiki/National_Infrastructure_Reinvestment_Bank

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