Io sciopero, tu Jane

di Marco D’Angelo

Ho letto in questi giorni i post che hanno dedicato allo sciopero generale, Cristiana Alicata, Francesco Costa e Ivan Scalfarotto.

Mi sembra che nella diversità di linguaggio e di toni, questi post siano accomunabili nell’interpretazione della manifestazione.

A riguardo, vi propongo una riflessione piuttosto polemica, che ne sono certo mi provocherà la radiazione immediata da questa mailing list, maspero che imillini siano aperti al dissenso, come lo è il PD nei confronti dei compagni che sbagliano :)

Il mio personale, modesto, dissenso nasce appunto dal giudizio sullo sciopero e alla manifestazione di Roma, cui ho anche preso parte. Continuo a pensare che testimoniare un pubblico rigetto della manovra finanziaria fosse in questo momento doveroso, indipendentemente dal fatto che l’occasione consistesse in uno sciopero vecchio stile indetto dai dinosauri della CGIL.

Lo so, lo so. Quando si tratta della CGIl, e delle rigidità “ipergarantiste” del mercato del lavoro, da queste parti si vede rosso. Soprattutto per Cristiana Alicata, ma vuoi non vuoi anche Ivan e Francesco (con un curioso elogio postumo di D’Alema) sembra che quel resta dello “sciopero”, una roba per cui anche in questo paese la gente s’è fatta pure ammazzare, sia solo folkore di sinistra. Lo sciopero è uno strumento superfluo, inutile, un mausoleo tardo ottecentesco, una reliquia di credulità popolare, anche una ‘nticchia demagogica. Per certi versi, lo sciopero rappresenta l’ultimo rifugio dei privilegiati con troppi diritti (le vecchie generazioni a tempo indeterminato) contro chi i diritti non ce l’ha mai avuti (le giovani generazioni, a tempo determinato a partita Iva, etc.).

Insomma, alla fine della fiera, sembrerebbe che le arretratezze dell’Italia vengano tutte da lì, dar “sindacato de sinistra” fermo all’età della pietra. E sarà pure così, ma io per stare alle vicende delle ultime settimane e di questa finanziaria da farsa, registro che abbiamo avuto una manciata di notai e avvocati deputati che fermano la riforma delle professioni, con un ricatto palese alla maggioranza di governicchio, senza che nessuno da destra a sinistra, blogger liberal compresi, si sia mosso con la stessa indignazione con cui li vedo oggi tuonare contro gli scioperanti primitivi. Anche sul “contributo di solidarietà” si è assistito a un bel blocco “sociale”, come avrebbe detto il mio adorato prof Ferrarotti, che potendo contare nelle sue fila su giornalisti, dirigenti d’azienda, opinion makers, etc. ha fatto valere le sue ragioni sui media in maniera incredibile.

Se ne potrebbero citare altre e dedurne che l’Italia è un paese in mano alle corporazioni. La scoperta dell’acqua calda certo, ma a quel punto la domanda è perché a chi si professa riformista di sinistra, a chi sventola Ichino come fosse un santino (sorry, la rima scema è involontaria), fanno più orrore quelli che ieri si sono tolti di tasca propria anche un centinaio di euro, per testimoniare civilmente il loro dissenso, e non tante altre “corporazioni” ben più potenti pronte a difendere con le unghie e i denti i loro giardinetti di potere.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. Massimo Sestili

    Fa piacere che tra IMille ci sia chi ragiona come te.
    Gli anticorpi danno speranza.

  2. Carlotta De Filippo

    Finalmente, cominciavo a dubitare dei iMille, concordo pienamente con quello che hai detto Marco! Io ormai vengo etichettata dai compagni democratici (che non vogliono essere chiamati compagni perchè pare sia una parola sconcia) come “Proletario-marxista” tutte le volte che difendo i diritti dei lavoratori. E non mi parlate di Ichino come un futuro pensatore economico! Mi sembra che ci sia in atto una chiara volontà di condurre i lavoratori garantiti sulla via dell’estinzione. Vuol dire che apriremo musei di Storia Naturale con scheletri e fossili di Cipputi in esposizione. Forza allora cominciamo a raccogliere materiale, magari in giro per i cortei della CGIL!
    Una nostalgica
    Carlotta

  3. Giri

    Anche io non ho condiviso molto la posizione di distacco che molti hanno preso verso lo sciopero del 6.

    Vero, uno sciopero genera sempre una discussione: c’e’ chi lo fa, chi non lo fa, chi è d’accordo con le ragioni del sindacato
    e chi con quelle dell’azienda (o del governo, come in questo caso).
    Ma questa volta, visto che la manovra era proprio indifendibile, la discussione è andata su
    due aspetti che credo meritino qualche approfondimento.

    Qualcuno ha messo in discussione lo sciopero come “arma” da usare in casi come questi. Se ne può discutere.
    La CGIL, e i sindacati in genere, dovranno riflettere seriamente sul fatto che oggi lo sciopero non da più fastidio
    come in passato e, al contrario, quanti impiegati sanno ormai che un giorno di sciopero è solo un giorno non pagato
    che dovranno recuperare in straordinari, magari anche quelli non pagati!
    Tuttavia non credo che questo sia sufficiente a rinunciare ad una forma di ribellione.
    Da questo punto di vista apprezzo il tentativo di Cristiana Alicata di proporre almeno qualche alternativa.
    Spero di trovarne altre in questa discussione.

    L’altro argomento che non mi ha convinto è la questione della tempistica. Sembra che non sia il momento giusto per scioperare.
    E’ invece quello di rimboccarsi le maniche perchè ormai la siuazione è molto seria.
    Sarà, ma ho come il sospetto che chi ha partecipato allo sciopero il problema se lo sia posto. E magari gli
    è venuto il dubbio che la situazione è diventata così seria proprio perchè finora non ha deciso di alzare la testa
    e farsi sentire!
    E vedrete che se il governo o il parlamento farà capire che questa volta le maniche ce le dobbiamo tirar su proprio tutti,
    - e veramente! – non
    saranno certo i lavoratori a tirarsi indietro.

    Aggiungo poi un terzo punto sul rapporto tra politica e sindacato.
    Ognuno faccia il suo ruolo, per carità, ma in questo caso il PD non poteva non schierarsi.
    Lo ha fatto con i lavoratori. Non posso che esserne felice.

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