Internet non cresce al Centro-Sud: il ruolo delle infrastrutture

di Massimiliano Lincetto.

foto: hdzhimmermann

 

Nel precedente articolo abbiamo visto un po’ il panorama italiano dei servizi Internet per quanto concerne la parte più vicina all’utente, ovvero il come la connettività arriva all’utente. È qualcosa di cui tutti, chi più chi meno, abbiamo un minimo di esperienza. Ma com’è fatta l’infrastruttura più a monte? Come funziona l’interconnessione tra diversi operatori?

 

Partiamo dagli operatori più piccoli. Quest si affidano ad operatori grandi, detti carrier, che forniscono loro quello che  è a tutti gli effetti un servizio di connettività Internet in grande. Il servizio è chiamato transito, perché il fornitore del servizio transita il traffico del cliente del servizio verso il resto del mondo e viceversa. Il vantaggio di un servizio di questo tipo è che implica il dover gestire solo l’interconnessione con l’operatore che fornisce il transito (o gli operatori, in caso siano più d’uno, come spesso accade), cosa che semplifica molto la gestione della rete. Lo svantaggio è che il servizio si paga direttamente in proporzione al traffico effettuato e tende ad essere più costoso per gli operatori che lavorano in ambito locale e non hanno accesso diretto, in genere, ai principali centri di interconnessione.

 

Ma ci sono altri modi per scambiare traffico, e qui entrano in gioco i cosiddetti internet exchange point (IX, IXP) detti anche neutral access point (NAP), tradotto: punti di interscambio Internet / punti di accesso neutrale.

 

Gli IX sono collocati in corrispondenza dei centri in cui convergono le infrastrutture di telecomunicazioni di una certa zona geografica ed ospitano un’infrastruttura di rete (una LAN a tutti gli effetti) che permettere agli operatori di effettuare tra loro collegamenti diretti. Gli operatori, dietro pagamento di una tariffa annuale di afferenza, ottengono una o più porte di rete a cui possono collegare le proprie apparecchiature. Gli exchange possono essere commerciali, ovvero gestiti da società a scopo di lucro, o possono essere dei veri e propri consorzi di cui ciascun afferente possiede una quota.

 

La connessione al punto di interscambio non comporta, da sola, alcun scambio di traffico. Gli operatori devono infatti accordarsi tra loro per effettuare uno scambio di traffico, stabilendo quella che viene definita relazione di peering. I peering che avvengono tramite l’infrastruttura dell’IX sono chiamati peering pubblici e avvengono a titolo gratuito. Quando si decide di stabilire un peering significa che in qualche modo entrambe le parti ne beneficiano, anche se non sempre simmetricamente. D’altra parte, ciascun operatore è libero di scegliere se fare peering o meno con un altro operatore e l’insieme dei criteri questa scelta è basata va a costituire la peering policy dell’operatore. La peering policy può essere anche motlo articolata, ma in genere si parlare di peering policy aperta, selettiva o restrittiva a seconda del grado di inclusività che la stessa comporta.

 

Com’è intuibile operatori con peering policy aperta scelgono di stabilire relazioni di peering con tutti gli altri operatori interessati. Si tratta in generale di operatori piccoli e medi che beneficiano da qualsiasi relazione di peering (che comporta meno traffico da acquistare dai fornitori di transito), mentre i grandi operatori tendono a formare un gruppo chiuso e ad adottare politiche più restrittive (pur esistendo comunque eccezioni). Tipico è il caso in cui due grandi operatori possono accordarsi per stabilire una relazione di peering a patto che nessuno dei due accetti richieste di peering da operatori che sono clienti dell’altro (così che il piccolo operatore sia costretto a passare per il suo fornitore di transito per raggiungere l’altro grande operatore).

 

Si tratta di un mondo estremamente ampio e variegato, ma di cui ho dato, credo, sufficienti elementi per farsi un’idea sul suo funzionamento. Possiamo quindi ora volgere lo sguardo alla situazione Italiana.

 

Il principale exchange italiano è MIX (Milan Internet eXchange) ed è situato nel complesso dirigenziale di via Caldera a Milano, su cui convergono le principali direttrici dell’infrastruttura telematica del nord Italia e dove sono situati i datacenter di numerosi operatori e fornitori di servizi legati al mondo delle telecomunicazioni. Rispetto più grandi exchange europei (ad esempio LINX a Londra e DE-CIX a Francoforte), MIX fa circa un decimo del traffico.

 

Sempre presso il complesso Caldera è presente MiNAP, un exchange no-profit che offre accesso gratuito, permettendo così anche ad operatori più piccoli di collegarsi senza essere penalizzati dalle tariffe di accesso agli exchange commerciali. Il secondo exchange in Italia, per traffico scambiato, è ToPIX (Torino-Piemonte Internet eXchange) a cui afferiscono in particolare vari operatori francesi. Sempre rimanendo nel nord-Italia abbiamo i più piccoli: VSIX, FVG-IX e TIX, rispettivamente situati in Veneto, Friuli-Venezia-Giulia e Toscana.

 

Il terzo exchange per traffico scambiato nonché praticamente l’unico del centro-sud è NaMeX (Nautilus Mediterranean eXchange) che si trova a Roma ed è gestito da CASPUR (Consorzio interuniversitario per le Applicazioni del Supercalcolo Per Università e Ricerca).

 

Ciascun exchange mantiene delle statistiche di traffico consultabili sui rispettivi siti web. Si tratta di dati aggregati da cui è molto difficile trarre conclusioni, tuttavia credo che si possano fare alcune considerazioni interessanti. È evidente che la distribuzione geografica degli exchange è fortemente disomogenea tra nord e sud Italia. Oltre a questo il traffico scambiato al nord è circa di un ordine di grandezza superiore rispetto a quello scambiato al centro-sud. Certamente questo è in parte dovuto al fatto che le interconnessioni con il resto d’Europa passano, com’è naturale, per il nord del paese, ma si tratta a mio avviso di un dato comunque significativo. In particolare quando andiamo le statistiche su scala annuale notiamo che mentre per MIX il traffico è quasi raddoppiato rispetto ad un anno fa (in linea con il trend europeo), per NaMeX si è mantenuto sostanzialmente costante.

 

Internet in Italia sta crescendo, ma sembra non stia crescendo al centro-sud: viene naturale pensare che si tratti di un problema di infrastrutture carenti, insufficienti a garantire uno sviluppo adeguato della rete nella parte meridionale del nostro paese.

 

Quando parliamo di banda larga e di lotta al digital divide dobbiamo ricordarci che l’ultimo miglio non è tutto. Servono anche, quando non soprattutto, adeguate infrastrutture a cui gli operatori possano appoggiarsi per sviluppare la propria rete. Un solo internet exchange è poco, probabilmente troppo poco, per l’intera parte centro-meridionale del paese. E sono anche queste carenze che rendono difficile l’emergere di quei piccoli e medi operatori che, come ricordavo nell’articolo precedente, possono giocare un ruolo chiave nella lotta al digital divide in aree che sono spesso trascurate dagli operatori più grandi.

 

Nell’era dell’informazione è necessario stimolare gli investimenti in infrastrutture telematiche di ogni livello, e ho in mente uno scenario per la parte centromeridionale dell’Italia, uno scenario in cui venga giocata la carta dei cable landing point, le stazioni ove approdano i cavi sottomarini per telecomunicazioni, che rivestono grande importanza, essendo di fatto delle direttrici internazionali. Ecco, mi piace immaginare un futuro in cui il centro-sud del nostro paese diventi il crocevia delle telecomunicazioni per l’intera area mediterranea. Credete sia possibile?

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. La rete in fibra ottica di Telecom Italia SPARKLE (http://www.tisparkle.com/) attraversa giusto giusto tutta l’Italia, con lo scopo principale di trasportare traffico dati tra l’Europa e i paesi che si affacciano sul lato sud-est del Mediterraneo.

    Può servire allo scopo?
    Boh, non lo so. Anche perché TISparkle è stata al centro di vicende poco chiare… (http://www.nytimes.com/2010/02/26/business/global/26sparkle.html)

  2. Massimiliano Lincetto

    Scusa il ritardo. Sì, esiste TI Sparkle, però è sostanzialmente un singolo operatore che, a quanto mi risulta, possiede/controlla il grosso dell’infrastruttura. Se iniziassero ad essere di più sarebbe già un passo avanti.

  3. Alessandro Giovannini

    quale è la più veloce linea internet al mondo? La prima è quella della Corea del Sud..e seconda classificata: la ROMANIA!!!davvero strano…
    http://mashable.com/2011/09/21/fastest-download-speeds-infographic/

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