Eliminare le Province: diamo i numeri

di Emanuela Marchiafava.

foto: 3ammo

 

Da tre mesi sono l’assessore provinciale allo sviluppo economico e al turismo della provincia di Pavia e, da allora, non è passato un giorno senza che al Governo e sui giornali si parlasse dell’abolizione delle province. Giovedì 8 settembre il Governo ha approvato il relativo disegno di legge costituzionale che spedisce per un po’ in soffitta anche il federalismo, a ben vedere.

Sgombro subito il campo da ogni dubbio e dichiaro fin da ora che sono pronta ad “andare a casa” anche domani, a rinunciare a questo che è il mio primo incarico da amministratore pubblico. La questione dirimente, invece, è capire se l’abolizione delle province costituisce un punto fondamentale per…? Per ridurre i costi della politica? Per  diminuire quelli della burocrazia?  O piuttosto limitare la rappresentanza democratica in Italia?

E allora incominciamo a dare i numeri, quelli giusti.

Userò ad esempio proprio quelli della Provincia di Pavia dove un assessore percepisce un’indennità annuale di 35.000 euro –se svolge il suo mandato a tempo pieno, altrimenti ne riceve la metà- un consigliere provinciale un gettone di presenza a seduta di 46 euro, mentre un dirigente provinciale riceve un emolumento che è in media circa il doppio di quello di un assessore (tutte cifre lorde lorde).

Stando sempre all’esempio pavese: eliminare la Provincia significa eliminare la Giunta (un presidente, sette assessori) e il consiglio provinciale (ventiquattro consiglieri), non tutta la struttura (450 dipendenti) con un risparmio sul bilancio della struttura, che continuerebbe ad esistere, pari allo 0.5%.

Le province italiane contano 4.000 amministratori (presidenti, assessori e consiglieri) e 61.000 dipendenti: i primi costano alla collettività 113 milioni di euro l’anno, i secondi 2 miliardi e 343 milioni. (dati siope 2011 dal dossier UPI “Le Province allo specchio”)

Il risparmio sarebbe quindi pari ai 113 milioni e assolutamente non ai 2 miliardi e 343 milioni, perché lo Stato non licenzierebbe i 61.000 dipendenti provinciali, ma li assegnerebbe agli altri livelli territoriali, in primis alle Regioni secondo il ddl approvato dal Governo Berlusconi l’8 settembre; il passaggio costerebbe circa 600 milioni in più alla collettività, perché i contratti collettivi del pubblico impiego a  livello regionale di norma riconoscono condizioni economiche più vantaggiose rispetto al livello provinciale a dipendenti di pari inquadramento.

Nell’Europa a 25 tutti gli Stati hanno i comuni, 17 hanno le regioni, 14 anche i gruppi di regioni e ben 23 su 25 hanno le province. Tutti quelli che hanno le regioni hanno anche le province.

Da questi primi numeri (ma anche dai molti altri rapporti pubblicati in rete) appare evidente che l’eliminazione delle province non permette di conseguire un risparmio percentualmente rilevante dei capitoli di spesa relativi ai costi per gli enti locali indicati nel bilancio dello Stato italiano.

E un taglio del genere non può nemmeno intendersi come un risparmio sui costi della politica, che sappiamo benissimo annidarsi a livello parlamentare così come nei consigli di amministrazione degli enti strumentali che contano 25mila consiglieri, quasi del tutto nomine di carattere politico.

Di certo, non si nascondono nel livello intermedio di rappresentanza democratica tra uno Stato, 20 Regioni, 110 Province e 8.092 Comuni, che è un livello necessario, perché possiamo benissimo discutere come riformarlo per renderlo più efficace ed efficiente, ma non possiamo eliminarlo, perché non è oggettivamente possibile garantire un buon raccordo tra una regione come la Lombardia abitata da  9.939.000 italiani (censimento 2001, il nuovo che partirà ad ottobre registrerà altri numeri e una diversa composizione) e i 1.547 comuni in cui è suddiviso il suo territorio.

E’ condivisibile  – lo è già da tempo- l’idea di sostituire le aree metropolitane alle province in contesti come quello di Milano, ma è raffazzonata la proposta di cucinare uno spezzatino di “aree vaste” con territori come Pavia, Grosseto o Lecce senza dettagliare come saranno gestite competenze specifiche ad alta valenza territoriale come la manutenzione dell’84% della rete stradale nazionale – 125mila km per una spesa complessiva di 1 miliardo e 532 milioni di euro l’anno (compresa la gestione del trasporto pubblico extra urbano)-

Se questo disegno di legge costituzionale vedrà mai la luce – difficile, perché deve essere approvato dai due terzi delle Camere e il suo iter parlamentare richiede almeno diciotto mesi, troppi per questo governo- le amministrazioni provinciali potrebbero essere “riciclate” in sedi distaccate della Regione e i cittadini si priverebbero di un asset essenziale: gli amministratori, i politici scelti ed eletti sul territorio.

E’ evidente la volontà di cancellare i rappresentanti politici che davvero sono i più vicini ai loro elettori: il consigliere comunale che abita nel condominio accanto al tuo, l’assessore provinciale che vive quattro vie più in là e magari è pure la cugina della maestra di tuo figlio.

La rappresentanza politica non è un costo, è un onere che ogni democrazia sceglie di darsi per garantire una gestione della res pubblica controllata perché affidata a politici eletti, che “scadono”.

Negli enti locali dobbiamo ridurre la burocrazia, non la democrazia.

Sostituire un consiglio provinciale con un super-dirigente nominato dalla regione significa affidare questa scelta ad un livello più elevato, lontano e pertanto molto più difficilmente raggiungibile e controllabile.

L’attuale classe politica nazionale dimostra da tempo la propria incapacità di governare con “onore e dedizione” il proprio paese, così come troppo spesso quella locale ha convertito le proprie nomine negli enti locali in opportunità a proprio uso e consumo.

Ma alla crisi della politica e all’antipolitica non si risponde con meno politica ma con più politica, ossia mantenendo e rafforzando i primi livelli di rappresentanza, quelli territoriali, che sono, va da sé, più controllabili e pertanto “sanzionabili” col voto dall’elettorato.

 

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

44 Commenti

  1. Complimenti vivissimi per questo articolo, e naturalmente ci tengo a sottolineare che non ho alcun interesse diretto materiale sulla questione (o conoscenze personali), ma scrivo – in questo caso – da mero cittadino.

    Del resto se pensiamo che questo Paese aveva anche partorito la norma secondo la quale “gli Enti sono inutili se hanno meno di 70 dipendenti”, si appalesa la situazione di “default mentale” in cui ci dibattiamo.

    Più dati, più informazione e più ragionamenti: è l’unico antidoto che mi sento di suggerire per contrastare questa situazione di “cupio dissolvi”.

  2. Raoul

    Mentre ho una grande stima per Emanuela, sono a favore dell’abolizione delle province

  3. Ho conosciuto da vicino la realtà delle province e debbo dire che mediamente la qualità amministrativa e di innovazione è alta. Concordo con l’analisi dell’articolo però in questo clima qualcosa bisogna fare anche se non con l’accetta come vorrebbero tanto Berlusconi quanto Di Pietro.
    Come ha proposto forse Chiamparino si potrebbe incominciare a tagliare i consigli provinciali e le giunte sostituendoli con un consiglio dei sindaci del territorio o con rappresentanti scelti dai comuni.

    Si potrebbe iniziare a razionalizzare l’articolazione territoriale sulla base delle competenze che la provincia ha: valorizzazione turistica, valenze ambientali, ecc…riducendole e iniziando ad eliminare quelle nuove promosse più a nord da Bossi che a sud.

    Si potrebbero cancellare tutte le sottopoltrone provinciali nei vari consigli di amministrazioni azzerando le agenzie provinciali.

    Posso inoltre confermare che il passaggio alle regioni aumenterebbe i costi del personale: da dipendente pubblico in questo caso farei subito una mobilità (trasferimento) verso una provincia perché se passassi in regione il mio stipendio aumenterebbe di un terzo.

    Purtroppo in Italia c’è un’opinione pubblica disinformata e troppo ideologicizzata. Questo non favorisce approcci riformatori.

  4. Gianni

    Il problema degli approcci riformatori è che o si concretizzano non appena è possibile, oppure restano delle piacevoli discussioni da salotto. In Italia è anni che tutti partecipano a tavoli, conferenze, fondazioni, riuonioni, in cui si parla ampiamente e con cognizione di causa di riforme, riorganizzazioni, razionalizzazioni. Non si vede però l’impatto di tutto questo discutere con la realtà.
    Anche dove e quando le parti politiche cosiddette “riformatrici” sono o sono state al governo, di riforme non se ne vede e non se ne è vista traccia e (almeno io parlo per quello che conosco e posso vedere nella mia realtà) continuano a proliferare solo enti e sottoenti inutili, tavoli di lavoro e regalie varie.

    Il sistema che si è creato è talmente irriformabile (almeno da parte di chi ne gode ampiamente i benefici) e odioso che a me sembra chiaramente un nodo gordiano: in questi casi la soluzione è una sola e bisogna purtroppo accettarne anche le implicazioni negative.

    Aggiungo una cosa. Nel calcolo dei costi e dei risparmi ottenibili dall’eliminazioni di livelli amministrativi e enti inutili non si può non considerare l’aspetto più difficile da quantificare ma forse più importante: l’eliminazione di spazi melmosi e clientelari, di posizioni di potere e di rendita.

  5. Sono consigliere provinciale da pochi mesi ad Imperia nel gruppo PD, anche se abbiamo la sfortuna di essere all’opposizione.

    Trovo molto interessante questo punto di vista. Credo che ci sia bisogno di rappresentanza democratica intermedia tra i Comuni e le Regioni. Credo che razionalizzazioni possano essere trovate più facilmente accorpando eventualmente le strutture tecniche a livello regionale: consigliabile ovviamente l’utilizzo di buon senso e non è detto neppure che dobbiamo farlo tutti allo stesso modo in tutta Italia, ad esempio.

    Più o meno come per i piccoli Comuni, che spesso offrono ottimi esempi di democrazia davvero partecipata, a costi irrisori e che diminuirebbero molto i loro costi fissi accorpando alcune loro funzioni piuttosto che eliminando tout court la democrazia delle piccole comunità, che funziona meglio, costa meno e ha molta più storia degli enti legislativi nazionali e regionali

  6. A mio avviso inizialmente il risparmio può anche essere minimo, dovendo riassorbire i dipendenti in altre strutture pubbliche, ma nel tempo si dovrebbe sentire non essendo necessario rinnovare questi organismi pletorici carichi di dipendenti e dirigenti. Poi, da semplice cittadino qualunque, vorrei fare una domanda: quanti hanno avuto negli anni a che fare con la provincia? Io ho necessità degli uffici comunali, degli uffici regionali, ma la provincia? Non mi è mai capitato di dover far ricorso, chiedere, informarmi presso un ufficio provinciale. Non riesco a comprendere in cosa verrei danneggiata in caso fossero abolite. Apprezzo Emanuela Marchiafava, ma vorrei capire meglio. Tanta rappresentanza democratica……..non mi sento affatto tutelata ho invece l’impressione di essere gabbata, sfruttata ed anche strumentalizzata da chi chiede un parere positivo o negativo che sia.

  7. @Claudia: le tue domande sono più che legittime e meriterebbero un articolo a parte ma comincio ad anticiparti alcune info.
    In una battuta ti potrei rispondere che il cittadino non va in Provincia ma la Provincia va a casa del cittadino eccome.
    Se tu fossi un operatore turistico (agente di viaggio tour operator, guida turistica, struttura ricettiva) avresti a che fare con la Provincia costantemente perché è l’assessorato provinciale che rilascia le licenze, vigila e controlla queste professioni.
    Ma la Provincia ha una delega importantissima: l’ambiente. Considera che tutti gli iter autorizzativi e i controlli su cave, discariche, centrali di produzione di energia sono di competenza provinciale. Se mal gestite, le cave di argilla, sabbia e ghiaia possono devastare il territorio così come le centrali di produzione energetica: pensa agli impianti di fotovoltaico a terra quanto consumo di suolo provocano, oppure quelle a mais (che dovrebbe sfamare, non scaldare) o a olio di palma ( sì, di palma! che magari arriva via mare e poi via gomma da un altro continente). Le discariche -anche di amianto- possono devastare oltre all’ambiente anche la salute dei cittadini.
    Ancora: l’84% delle rete stradale nazionale è di competenza provinciale, fare una cattiva manutenzione compromette la sicurezza stradale di chi le percorre e rallenta la mobilità delle persone e delle merci.
    L’agricoltura e il suo coordinamento è di competenza provinciale così come la caccia e la pesca, per non parlare del dissesto idro-geologico.
    A costo di ripetermi: possiamo anche decidere di eliminare le Province, ma prima di farlo stiamo molto attenti a controllare a chi vengono affidate le sue competenze che non sono né poche, né irrilevanti.

  8. Esatto – e il punto fondamentale, qui, è che si vada a finire peggio di dove si è iniziato il dibattito: cioè (pare) in una melassa di “provincie regionali” più sregolate, più sottoposte alle bande poltiche locali (perchè meno autonome e più ricattabili) e in definitiva meno efficienti e più costose.

    Ma attendiamo ancora dei dati e degli argomenti (che potrebbero essere convincenti) dai fautori della c.d. “abolizione”. C’è qualche straccio di studio, di ricerca?

  9. Emanuela ha ragione.

    Questa “abolizione delle Province” farà sparire il livello politico che vi corrisponde, con un risparmio davvero esiguo. Mentre non è sicuro che aumenterebbe l’efficienza degli uffici locali ex-provinciali che verranno accorpati al sistema regionale (anzi, alcuni indizi fanno capire che i costi aumenterebbero).

    Secondo me alcune Province vanno mantenute, altre eliminate.

    Quali Province eliminare?
    Quelle che stanno in Regioni “piccole” (cioè con meno di 3 milioni di abitanti). Sono 38 (vedere qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Regioni_d'Italia#Dati_demografici_e_geografici).
    Io eliminerei le Province di Liguria, Marche, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Umbria, Basilicata, Molise.

    Perché eliminarle?
    Perché si tratta o di Province che si trovano in Regioni con poche Province, o con pochi abitanti. E, in questo caso, la gestione regionale è perfettamente in grado di fare le veci politiche delle Province da cancellare.

    Perché mantenere le altre 72 Province?
    Perché come spiega bene Emanuela il “costo sociale” di tali enti è trascurabile.
    Ed è invece assai significativo il beneficio che può portare avere una articolazione di potere politico (cioè scelto dai cittadini) a questi livelli. Parliamo di Province con 300-500 mila abitanti, che stanno in Regioni con un numero di abitanti che va da 3.5 a 10 milioni.
    Per dimostrarlo, facciamo il discorso inverso: stimando quanti danni può portare la sparizione del livello provinciale “politicamente responsabile” per questi cittadini. Prendendo ad esempio la gestione delle strade, quale sistema amministrativo regionale potrà garantire l’efficienza del sistema viario delle zone più sperdute delle province lombarde? Nessuno.
    Mentre un livello provinciale politicamente responsabile (cioè eletto dai cittadini di quella Provincia) non potrà mai permettersi di trascurare le esigenze e i diritti degli abitanti di quelle zone remote.

    Cioè, in sintesi, l’esistenza delle rimanenti 72 Province serve a tutelare i diritti degli italiani che vivono più lontani dagli agglomerati urbani.

  10. Diego

    Al costo delle Province dovrebbe essere aggiunta la Prefettura e, per quanto riguarda le strutture dirigenziali, Camera di Commercio e Catasto (ovvio che i servizi rimarrebbero, ma con una struttura dirigenziale unica, spero). Inoltre, per quanto riguarda gli organ “politici” dimentichi i costi della logistica (affitti, riscaldamento, spostamenti, dotazioni degli uffici, segreterie…)

  11. uqbal

    Sono andato a vedermi il rapporto stilato dall’UPI (Unione Province Italiane) per il 2010.

    Attenzione: 113 milioni sono le indennità dei membri degli organi istituzionali.

    Poi ci sono 434 milioni di spese di funzionamento di tali organi (che con le indennità da un totale di 547 secchi risparmiabili).

    Poi ci sono 749 milioni di “spese generali dell’amministrazione e spese di manutenzione del patrimonio (informatizzazione, patrimonio immobiliare, cancelleria, costi utenze telefoniche, elettricità, etc..)”

    I 749 milioni delle spese non sono del tutto annullabili se le funzioni delle province devono essere sussunte da altre istituzioni, però il patrimonio immobiliare può essere in parte capitalizzato e le economie di scala devono essere assai significative.

    Apprezzo i toni civili del dibattito ma mi sembra che sia stata presa una bella cappellata.

  12. Raoul

    Si’, anche io conosco le cifre riportate da Mr “uqbal”. C’e’ una notevole incertezza nel risparmio effettivo dall’abolizione delle province ma le stime che conosco riportano ordini di grandezza piu’ simili a quelli ricordati da uqbal che ai 113 milioni che indica Emanuela.

  13. uqbal

    Mi chiedo se nei 749 milioni bisogna includere i 434.

    E’ possibile. Ciò vorrebbe dire che il 6.1% del personale, ovvero 4000 “politici” su 65.000 tra dipendenti e politici, spende il 58% del budget.

    Ma c’è un problema, almeno per me che sono digiuno di bilanci.

    Per capirlo, ho sommato le varie voci del bilancio riportato a pagina 8, dove come somma complessiva TOTALE viene indicata la cifra di 12 miliardi. Ho pensato che se la somma di tutte le voci avesse pareggiato la somma totale, allora avrei dovuto includere i 434 nei 749 (in caso contrario la somma avrebbe dovuto essere 12 miliardi meno 434 milioni, sia pure accettando ampi margini d’errore).

    La somma di tutte le voci da 9 miliardi e 836 milioni.

    Quindi mi sembra che i numeri continuino a volare.

  14. Tanto vale ricopiarlo qua no? Sono circa 12 miliardi per il 2010. Quando vedrò delle valutazioni indipendenti sui “possibili risparmi” comincerò a ragionarci sopra.

    IL RUOLO, LE FUNZIONI E I BILANCI DELLE PROVINCE
    • Mobilità, Viabilità, Trasporti: gestione trasporto pubblico extraurbano; gestione di circa 125 mila chilometri di strade nazionali extraurbane. Spesa complessiva 1 miliardo 451 milioni di euro.
    • Gestione del territorio e tutela ambientale: difesa del suolo, prevenzione delle calamità, tutela delle risorse idriche ed energetiche; smaltimento dei rifiuti. Spesa complessiva 3 miliardi e 328 milioni di euro.
    • Edilizia scolastica, funzionamento delle scuole e formazione professionale: gestione di oltre 5000 gli edifici, quasi 120 mila classi e oltre 2 milioni e 500 mila allievi. Spesa complessiva 2 miliardi 234 milioni di euro.
    • Sviluppo economico e Servizi per il mercato del lavoro: gestione dei servizi di collocamento attraverso 854 Centri per l’impiego; sostegno all’imprenditoria, all’agricoltura, alla pesca; promozione delle energie alternative e delle fonti rinnovabili. Spesa complessiva 1 miliardo 142 milioni di euro
    • Promozione della cultura. Spesa complessiva 241 milioni di euro
    • Promozione del turismo e dello sport. Spesa complessiva 230 milioni di euro
    • Servizi sociali. Spesa complessiva 317 milioni di euro
    • Costo del personale. Spesa complessiva 2 miliardi 343 milioni di euro Il personale delle Province ammonta a circa 61.000 unità.
    • Spese generali dell’amministrazione e spese di manutenzione del patrimonio (informatizzazione, patrimonio immobiliare, cancelleria, costi utenze telefoniche, elettricità, etc.) Spesa complessiva 790 milioni di euro
    • Indennità degli amministratori. Spesa complessiva 113 milioni di euro

  15. uqbal

    Renzino

    Io sto facendo riferimento al dossier “Province allo specchio” linkato da Marchiafava.

    Le cifre relative alla gestione del territorio sono completamente sballate, mentre le tue cifre sembrano corrette e rendono conto della cifra finale, grosso modo.

    Vorrei anche che queste voci di bilancio fossero accostate a quelle regionali, capire quante sovrapposizioni vi sono e quanto costano.

    I miei calcoli credo cmq meritino una risposta (a me sembrano giusto, ma sarei ben felice di venir corretto) . Per intanto, complimentissimi al documento UPI.

  16. Marino

    Vorrei far notare che il mantra “si potrebbe incominciare a tagliare i consigli provinciali e le giunte sostituendoli con un consiglio dei sindaci del territorio o con rappresentanti scelti dai comuni” è purtroppo delirante: i consigli provinciali sono piccoli, ma province come Roma o Milano hanno 120-130 comuni ciascuno, basta che ogni sindaco o rappresentante metta a carico del suo comune un gettone di presenza e addio risparmio.

    Linko un esempio inglese di come si possono fare ragionamenti a cavolo sulla spesa locale: una ditta di consulenza ha stimato (su un campione di ben TRE enti locali) che avrebbero potuto ridurre del 20% la spesa per i cellulari rinegoziando i contratti: la stampa ha scritto che gli “inetti” enti locali potrebbero risparmiare il 20% di TUTTA la spesa, anche se il grosso in realtà è costituito da assistenza domiciliare, dove è molto difficile ridurre i costi

    http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2011/jun/24/bad-science-local-goverment-savings-ben-goldacre

  17. un consiglio eletto dai sindaci non significa che tutti i sindaci siedano in consiglio!
    possono essere anche 10/20 magari già con esperienza da sindaci e non necessariamente in carica

  18. Eddi

    Il problema non è che si risparmia poco (anche 1 euro di risparmio è 1 euro di tasse in meno) è che le province non servono e si deve pensare ad accorpare anche i comuni al di sotto dei 20000 abitanti, in modo da ottenere degli enti territoriali di dimensioni adeguate per gestire i servizi ai cittadini e che avrebbero come interlocutore le regioni e gestirebbero il territorio con meno sprechi.
    E’ arrivata l’ora di mandare a casa migliaia di amministratori locali che nella maggior parte dei casi cercano di parcheggiarsi in questi posti nella speranza di spiccare il salto verso lidi più remunerati. L’Italia non può più permettersi di avere migliaia e migliaia di persone che cercano di vivere di …politica.

  19. “Consigli [provinciali] eletti dai sindaci” sono un non-senso democratico-amministrativo, situazione che ricade in quel pericolo di “peggioramento della situazione” a mio avviso molto molto reale.

    No, l’unica alternativa percorribile sarebbe eventualmente il trasferimento alle Regioni (e dico Regioni come Enti, non a nuove strane Entità) delle funzioni delle Province, ma devo ancora vedere uno straccio di conto che mi dica dove e come si risparmia (a parte i Consiglieri).

    Assieme a questo, andrebbe ovviamente considerata e valutata la diversa qualità democratica del servizio reso in rapporto alla diversa distribuzione dei poteri su quelle funzioni. Esempio: metti e.g. che in Veneto vi sarebbero tentazioni di diminuire la cura delle frane del Bellunese e invece destinare soldi alla Laguna, dal momento che i Bellunesi in Regione contano meno. Etc. etc.

  20. “Esempio: metti e.g. che in Veneto vi sarebbero tentazioni di diminuire la cura delle frane del Bellunese e invece destinare soldi alla Laguna, dal momento che i Bellunesi in Regione contano meno”

    E’ proprio per questo che, secondo me, c’è bisogno di un livello provinciale con responsabilità politica (cioè, eletto dai cittadini) nelle regioni abbastanza grandi e diversificate, nelle quali si possono verificare i problemi (di democrazia) di sui sopra.

  21. Concordo con Renzino, io non vedo di buon occhio un “consiglio dei sindaci del territorio” e per diversi motivi:
    - indipendenza reciproca tra i diversi livelli amministrativi
    - cumulo di cariche
    - conflitto d’interessi e “ricattabilità” dei membri (il consiglio approva la cava a casa tua e la discarica a casa mia…)
    @Marino: grazie x il link interessante

  22. uqbal

    Egregia Marchiafava

    Io ho fatto dei rilievi molto precisi ai suoi calcoli, che sono fondamentalmente sbagliati, sottostimando il possibile risparmio di almeno cinque o sei volte.

    Come risponde?

  23. uqbal,

    io ci ho due bal dei commenti ideologici – ho chiesto le valutazioni indipendenti sui “possibili risparmi” della c.d. “abolizione delle Provincie”: DOVE SONO?

  24. uqbal

    Renzino

    1) Ti chiami Marchiafava?

    2) Il risparmio asserito dalla Marchiafava è di 113 milioni. Nel documento da lei linkato (da lei, la Marchiafava, non da me) i 113 milioni sono quelli delle indennità dei membri degli organi istituzionali, ma c’è anche una voce, 434 milioni di “funzionamento degli organi istituzionali”, che secondo me bisognerebbe considerare nel risparmio.

    3) oltre a quei 434 milioni ce ne sono 749 di spese generali e manutenzioni (gorsso modo). Non sarebbero tutti tagliabili ipso facto secondo me e bisogna capire se i 434 vanno sotto i 749.

    4) Tutte queste cifre potrebbero essere inficiate, e risultare sottostimate, dal fatto che i dati UPI sono sballati (mancano un due miliardi e mezzo nelle voci di bilancio).

    Le cifre date da lei invece sembrano giuste, anche se lei non mette la fonte, e confermerebbero che la cifra di 749 milioni si spese amministrative è sottostimata, considerando che lei riporta 790 alla relativa voce.

    In tutto questo non c’è nulla di ideologico (questi sono numeri), soltanto una faciloneria (non voglio dire malafede) da parte della Marchiafava che merita una risposta dettagliata, una spiegazione di un errore tanto grosso, mio o suo.

  25. uqbal,

    qui si discute in gruppo, non ci sono prenotazioni riservate. Il discorso è aperto a tutti i contributi che si vogliono proporre. Per quello che mi riguarda, io concludo che l’alluvione ideologica è sufficiente, e non vale la pena di aspettare quello che mai non viene.

    Il discorso sulle “Provincie” è al 90% anti-politica qualunquista.

  26. uqbal

    Renzino

    Ma quale alluvione ideologica. Addizioni e sottrazioni.

  27. @uqbal: diciamo che si risparmiano 113 + 434 milioni = 547 milioni (i 749 non li considero nemmeno perchè le manutenzioni le devi fare comunque).
    La spesa annuale dello stato è di circa 800 miliardi, quindi il risparmio sarebbe del 0,07% (arrotondando in eccesso).
    Si tratta di capire se il costo è ragionevole per avere i servizi di cui sopra e mantenere nel contempo un ente di primo livello a carattere elettivo che per lo meno si può controllare col voto. Ovvero si tratta di stabilire se il costo della democrazia è sopportabile. Perchè un ente ad “area vasta” serve e le province non verranno smantellate ma verranno riciclate come enti di secondo livello, ovvero diretti da nominati con numerosi altri problemi. E’ questo che vogliamo? Vedi il Sole24Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-09-09/meta-organi-governo-meta-091652.shtml
    Infine perchè dobbiamo abolire proprio le Province? Non sarebbe meglio abolire le Regioni? Oppure i Comuni? Domanda provocatoria per dire che gli attuali livelli servono. Magari si potrebbero ridurre di numero: questo sì. Qui i miei 2 cent: http://pico.co.it/2011/07/07/dell%e2%80%99utilita-delle-province-e-dei-costi-della-politica/

  28. uqbal

    Sinigagl

    Innanzitutto salvaguardiamo la precisione, perché la cifra offerta dalla Marchiafava è completamente sbagliata, in maniera tanto grossolana da rasentare la malafede. E questo lo dico da cittadino che si rivolge ad un politico, non per amor di polemica. Per altro è per questo che vorrei una risposta dalla Marchiafava e non, ad esempio, da Renzino. E’ probabile che lei non sia in malafede, però i dubbi vanno stornati.

    A fronte dell’enormità della spesa pubblica, è ovvio che ogni taglio è uno 0, (anche i tagli alla previdenza). Non è una buona ragione per sottovalutarli. D’altronde, l’attuale manovra è pari grosso modo al “solo” 4% di tale cifra, ma non mi pare che questo metta nessuno di buon umore.

    Di quei 749 (790?) non tutti sono tagliabili (sono d’accordo e l’avevo anche già detto), però il patrimonio immobiliare può essere ridotto, portando denaro fresco ed evitando spese future: riscaldamento, luce, telefonia, restauri possono essere assai ridotti. Senza contare altre economie di scala.

    Per la democraticità: non mi sembra che gli organi istituzionali della provincia abbiano garantito alcunché in tal senso. Basti vedere i rifiuti in Campania e le consulenze.

    In secondo luogo, non vedo che dibattito democratico ci serva sulla fornitura di banchi alle scuole, ad esempio, mentre ci farebbe comodo che in una regione non ci fossero cinque-sei centri di spesa poco efficienti, laddove un unico centro regionale può spuntare prezzi e servizi migliori.

    Su questioni più importanti i singoli comuni possono senz’altro interagire direttamente con la regione, nel consiglio regionale.

    Le campagne elettorali sarebbero anche più razionali e meno influenzate da interferenze corruttive: per eleggere uno con la corruzione ci vogliono più soldi in una regione che in una provincia. Anche le campagne elettorali risulterebbero razionalizzate.

    Ovviamente con questo non voglio dire che il governo delle città sia corrotto ipso facto o inutile, ma con una controparte unica regionale i comuni sarebbero forse anche più controllati.

  29. @uqbal: mi sembrano una serie di argomentazioni fuori contesto, solo per crecare di giustificare la tua posizione.
    Facciamo finta che si possa risparmiare lo 0,1%: ti rendo noto che è 40 volte meno del 4% che citi tu! 40 volte, quindi abbiamo un ordine di grandezza.
    Il fatto che che “gli organi istituzionali della provincia abbiano garantito la democrazia” è una tua pura opinione, che tale rimane senza adeguati dati in proposito.
    E comunque rimane la domanda: meglio enti di primo livello o enti con nominati? Perchè tanto gli enti resteranno e, per inciso, i nominati vorranno essere pagati. E magari lontano dai riflettori faranno anche tante consulenze, tante spese in più: questa è la mia previsione.
    Infine i comuni con la regione: ma non sai di cosa parli. La nostra regione per esempio se ne frega dei comuni piccoli, che magari andrebbero fusi, ma che comunque soccombono sotto aziende più forti: se non avessero una sponda nella Provincia sarebbero annientati (vedi mio articolo).
    In sostanza meglio una Provincia organo Costituzionale che macrocomuni o microregioni: non c’è nessun motivo di complicare qualcosa che è semplice.

  30. uqbal

    Sinigagl

    Innanzitutto sulle Province come baluardo della democrazia volevo dire esattamente il contrario di quel che s’è inteso: non mi sembrano ‘sto gran baluardo. E quel che stavo per l’appunto dicendo è che non ci hanno risparmiato nessuna consulenza. Magari, al posto di un eletto, possiamo metterci uno con un curriculum valido, che costa anche meno e non ha bisogno di consulenti esterni. Ovviamente questo io lo posso dire perché non mi sembra che i consigli provinciali siano luoghi in cui si discutano vere questioni politiche e democratiche.

    Il mio esempio della manovra è soltanto per dire che esprimere il risparmio dalle province come lo 0,07% di una cifra molto più grande per considerarlo irrilevante non è un argomento. La spesa dello Stato si compone di moltissime voci, e se non vogliamo tagliare quel che è davvero necessario, dobbiamo guardare anche agli 0.07% inutili. Tanti poco formano un tanto, diceva Cervantes. E 547 milioni sono un “poco” assai goloso.

    Sui comuni: io sono d’accordo ad accorparli. Richiamo allo scopo un post di Civati, dove spesso ci incontriamo, dal titolo “Accorpateci!” (tra i post di settembre).

    Poi, le cifre che ho proposto non mi sembrano smentite, e soprattutto la mia richiesta di precisione, che prescinde dalla mia tesi, rimane inevasa.

  31. uqbal

    Aggiungo una cosa

    Il sindaco citato in quel post rivela un grande tabù: si risparmierebbe molto se fosse possibile licenziare i dipendenti dei comuni (evitando doppioni).

    In parte questo sarebbe possibile anche per le province (non so quantificare il risparmio, però), solo che si tratta di buttare gente in mezzo alla strada.

    Io ci sono passato con i tagli sulla scuola e non mi è piaciuto. Però la domanda ce la dobbiamo porre: possiamo mantenere in essere posti di lavoro di cui si riconosce la scarsa utilità?

    Se parliamo di risparmi con l’abolizione delle province, temo che dovremo affrontare anche questa questione.

  32. @uqbal: continui a non cogliere il punto. Le assemblee provinciali non saranno tutto questo baluardo della democrazia, ma siamo sicuri che valga la pena provare a risparmiare lo 0,1% con l’effetto di avere ancora meno democrazia? Perchè le province entreranno nella zona grigia degli enti non elettivi, se ne potrà sapere ancora meno e quindi, a mio parere, costeranno di più.
    Insomma, meglio accorpare che abolire (per finta).
    Sui dipendenti ci vorrebbe un altro post: oramai anche lì i risparmi si fanno con i precari.

  33. uqbal

    Sinigagl

    Io non penso che avere 105 organi politici, tutti liberi di assumere consulenti esterni e di spendere in maniera poco efficiente, siano meglio di 20 trasparenti e sottratti al localismo delle sindrome nimby.

    Bastano pochi comuni a Napoli che si oppongono ad una discarica e la Provincia è paralizzata. La Regione invece ha un peso maggiore, rappresentando tutti i Campani, non solo Napoletani o Casertani.

    Sui dipendenti: è vero, è un altro discorso. Mi limito a dire che depreco l’attuale sistema fatto di ipergarantiti e schiavi. E che se riconosciamo che alcuni lavoratori delle PA non sono più necessari (ma non da gettare in mezzo ad una strada), non stiamo più parlando di lavoro, ma di ammortizzatori.

    Ma sul numero dei lavoratori i margini di risparmio sarebbero grossi, e non ce lo possiamo nascondere.

  34. uqbal

    E cmq: le cifre, io contesto le cifre.

  35. @uqbal: e perchè mai dovrebbero diventare da 105 a 20? Diventerebbero come minimo 150 dato che la responsabilità sarà data alle regioni che potranno disegnare gli enti che vorranno.
    E perchè mai dovrebbero essere trasparenti e sottratti al localismo? I partiti al potere si metteranno disegnare le province in maniera da ritagliarsi potentati locali (Gerrymanderning). Francamente poi so poco di cosa si combina in tutti gli enti controllati dalla regione. So però che le nomine nelle ASL nella mia regione sono spartite tra i partiti al potere.
    Mi sembra un sistema largamente peggiore dell’attuale insomma. Meglio la tutela costituzionale per le province piuttosto che affidarle al neocentralismo regionale.

  36. uqbal

    20 regioni contro 105 provincie (anzi, dovrei dire contro 125 organi, 105 province +20 regioni).

    Il controllo su meno enti più estesi è assai più forte (meno controllati, più controllori).

    Se (ipotesi astratta), Vendola, dalla regione, favorisce Terlizzi, nomina solo terlizzesi, fa girare tutto intorno a Terlizzi (il suo paese), a contrastarlo non ci saranno solo Monopoli, Bari, Conversano e Modugno, comunità della stessa provincia, ma tutta la Puglia.

  37. @uqbal: ma non hai capito che la sparizione è finta? Da noi penso che avremo anche la Provincia regionale di Crema, quella di Bellagio e pure quella di Ponna di sotto.
    “Il controllo su meno enti più estesi è assai più forte”??? Ma chi controlla le regioni? Nessuno poichè Bassanini ha eliminato i CORECO.

  38. uqbal

    Io parlo di una abolizione reale, non dei magheggi di questa maggioranza stolida e squallida.

  39. Un ente di “area vasta” è necessario.

  40. Marco

    condivido in toto l’articolo e mi fa piacere che la Lega Nord non sia più sola in difesa delle province!!
    e poi si può cominciare a tagliare le province delle regioni meno virtuose, non vedo perchè l’opulenta Lombardia si debba privare di un importantissima e fnzionale rappresentanza politica.

  41. Randy

    @Uqbal
    Siccome sono un dipendente provinciale c’è una cosa che chi ha interesse a non volere l’abolizione delle province si guarda bene dal dire. Molti dipendenti funzionari vicino al potere politico hanno un contratto da dirigente ma risultano in aspettativa da funzionario. Senza contare le cosiddette posizioni organizzative dei vice dirigenti. Orbene tutti questi posti sparirebbero con il riassorbimento dei dipendenti in altri enti. essi sarebbero riassorbiti come gli originari funzionari. E vero che se i dipendenti fossere assorbiti dalla Regione avrebbero un piccolo aumento ma tutti i mega stipendi di dirigenti e posizioni organizzative cesserebbero con un risparmio globale e incredibile ma vero un sacrosanto riequilibrio retributivo davvero insolito nel panorama pubblico che in tempi di crisi sarebbe un piccolo toccasana a favore di chi non ha santi in paradiso! Da meditare ragazzi!!

  42. Ecco cosa succede per aver affrontato la questione in modo puramente ideologico
    http://www.repubblica.it/politica/2012/02/11/news/province_caos-29684694/?ref=HREC1-16

Trackbacks / Pings

Lascia un commento

Subscribe without commenting