Costruire tramvie, pagare le tasse e vivere felici

di Corrado Truffi.

foto: Ian T Edwards

In questo articolo intendo dimostrare alcune tesi contro intuitive o, almeno, inusuali, utilizzando un esercizio numerico. Le tesi sono due, e la prima è il supporto alla seconda.

La prima tesi è che è possibile e non particolarmente costoso per la collettività, anche in presenza degli attuali feroci vincoli di bilancio pubblico, finanziare (come vedremo, con una tassa di scopo), un vasto piano di nuove infrastrutture per il trasporto pubblico urbano.

La seconda tesi, che deriva dalla prima, è che il vantaggio ottenibile da vasti piani di investimento in beni pubblici eccede sicuramente il sacrificio imposto, per un certo periodo, alla collettività al fine di reperire le risorse necessarie.

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Prima di introdurre l’esercizio numerico, chiariamo di cosa stiamo parlando e quale sia il quadro dei costi e benefici, economici e non, conseguibili con un migliore sistema di trasporto pubblico urbano. Le assunzioni che si possono fare in merito sono, schematicamente, le seguenti:

  1. la crescita della quota di trasporto pubblico urbano rispetto al trasporto privato su gomma è un vantaggio netto per la collettività in termini di congestione, inquinamento, qualità della vita, consumi energetici;
  2. il vantaggio ottenibile dal trasporto pubblico urbano è tanto maggiore quanto più, al suo interno, la quota di mezzi a trazione elettrica è alta: ciò è vero anche nell’ipotesi che l’elettricità utilizzata fosse prodotta con idrocarburi, per lo spostamento dei fattori inquinanti fuori dalle zone più popolate, ed è comunque vero a causa della maggior efficienza del mezzo elettrico. Se si considera la quota di elettricità da fonti rinnovabili, il vantaggio non solo rispetto all’inquinamento, ma anche rispetto alla riduzione della CO2, è indiscutibile;
  3. fra i mezzi di trasporto pubblico elettrico, il tram presenta vantaggi da molti punti di vista, per capacità passeggeri, relativa flessibilità e costo nettamente inferiore alla metropolitana, qualità e accessibilità del servizio offerto; altre soluzioni quali i filobus sono ovviamente interessanti come complemento ad una infrastruttura di base basata su tram.

Queste tre assunzioni, del tutto ovvie ma come ben sappiamo quasi totalmente ignorate nella pratica delle politiche urbane prevalenti in Italia, portano abbastanza facilmente a individuare un percorso teorico per la trasformazione dei modelli di trasporto urbano delle nostre città. Gli elementi, ancora una volta molto schematicamente, dovrebbero essere: l’incentivazione dello spostamento a piedi e in bici (trasporto privato sostenibile), la realizzazione di reti di trasporto urbane articolate su più livelli di offerta, dal treno urbano, al tram, al filobus,fino all’autobus da usare solo per i percorsi minori o per particolari esigenze logistiche, la regolamentazione rigida del trasporto privato su gomma con l’estensione delle zone pedonali, delle tariffazioni e delle zone 30.

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Siamo a Roma, a Piazzale del Verano. Vediamo passare alcuni tram su sede propria (il 19) e, sulla stessa sede, un autobus che da ormai una decina d’anni sostituisce quello che era un tram (il 3, la ex gloriosa Circolare destra che ha trasportato i romani per tutta la città fino agli anni ’60) [i]. Se qualcuno volesse andare verso Portonaccio e poi seguire la Tiburtina, dovrebbe prendere il solito autobus di superficie che, incastrato fra le macchine, percorrerà la corsia centrale dell’ampia strada. La quale, per motivi imprescrutabili [ii], da anni non è più riservata al trasporto pubblico.

Immaginiamo un miracolo. Al posto della corsia centrale asfaltata, un nuovo tram su sede propria che, partendo dalle rotaie a Piazzale del Verano, percorra la Tiburtina fino a Santa Maria del Soccorso (dove il passeggero può prendere, se vuole, la metropolitana), per poi proseguire e connettersi con la nuova tramvia che percorrerà tutta la via Palmiro Togliatti, fino a Cinecittà, magari con un bel ramo nuovo che colleghi degnamente, finalmente, la Seconda Università a Tor Vergata.

Ecco, tutto questo, più qualche altra piccola linea che mi sono divertito a sognare e tracciare qui, significherebbe circa 19Km di nuove tramvie.

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Sulla base di quanto detto sopra, un piano serio per risolvere i problemi della mobilità a Roma – che sono un pezzo davvero importante della invivibilità crescente di questa città, e della crescente ghettizzazione dei cittadini periferici – richiederebbe la realizzazione di una vasta rete tramviaria a completamento delle 3  linee metropolitane e dell’anello dei treni urbani. Su questa infrastruttura si attesterebbero ulteriori linee veloci su sede propria (filobus) e un limitato reticolo di autobus “tradizionali”. Al fianco dell’infrastruttura pubblica, la rete delle bici a noleggio e un’estesa rete di ciclabili [iii].

Ma quanto costa tutto cio? Quanto costa in termini di investimento iniziale e, poi, di gestione? E come si può finanziare l’investimento?

L’esercizio numerico che propongo riguarda due scenari: la costruzione dei 19Km di linee tramviarie sopra descritte, e la costruzione di un’intera nuova rete di tram estesa a tutta Roma, valutata grossolanamente come 7 volte tanto (133 Km di nuove linee).

I dati utilizzati sono reperiti in letteratura e sono trattati come dati medi. Ovviamente, non ho la pretesa di proporre un calcolo esatto, sia per la fase di investimento iniziale sia, soprattutto, per la fase di gestione ed esercizio, per la quale non è facile trovare dati davvero affidabili. Tuttavia, per lo scopo che mi sono proposto ritengo che ragionare per ordini di grandezza credibili sia più che sufficiente.

Nella tabella qui sotto si può vedere quale sia il costo dell’operazione, utilizzando un parametro di costo medio di costruzione di una linea tramviaria su sede propria di 22 milioni di euro per Km, che può ritenersi una stima abbastanza prudenziale, un po’ superiore di quella tipicamente indicata in letteratura, e che può quindi includere in alcune limitati tratti interventi più pesanti (sottopassi, ponti, ecc.). Per chiarezza, tale costo include anche l’acquisto dei tram.

 

Finanziamento della costruzione
Costo costruzione medio linea tramviaria per Km (milioni di €)  € 22.00
Km prime tramvie 19
Stima Km tramvie per Roma 133
Costo totale costruzione prime tramvie  (milioni di €)  € 417.34
Costo totale costruzione per tutta Roma  (milioni di €)  € 2921.38

Utilizzando tale costo, si arriva a un investimento di circa 420 milioni di euro per i “primi” 19Km, e di 3 miliardi per l’intera infrastruttura [iv].

A Roma il parco circolante nel 2010 ammontava a 2.511.873 veicoli, di cui 1.906.035 autovetture. Nella seguente tabella presento diverse ipotesi di “tassa di scopo”, la cui base imponibile sarebbe appunto il numero di veicoli (o di sole autovetture) immatricolati e circolanti a Roma, al fine di finanziare l’investimento.

 

Tassa di scopo media

Importo

 Rate annuali per 5 anni

 Rate annuli per finanziare il 50% del costo

1. Calcolata sulle autovetture per la costruzione delle prime tramvie

 € 218.96

 € 43.79

 € 21.90

2. Calcolata sulle autovetture per la costruzione di tutte le tramvie Roma

 € 1532.70

 € 306.54

 € 153.27

3. Calcolata sugli autoveicoli per la costruzione delle prime tramvie

 € 166.15

 € 33.23

 € 16.61

4. Calcolata sugli autoveicoli per la costruzione di tutte le tramvie Roma

 € 1163.03

 € 232.61

 € 116.30

 

Come si vede, se si chiedesse a ciascun possessore di automobile un importo di 219 euro una tantum, la costruzione di 19Km di linea tramviaria sarebbe assicurata. Onestamente, un sacrificio non così terribile se confrontato al costo che, senza fiatare, il medesimo possessore di automobile è disposto a pagare per il suo possesso (assicurazione, manutenzione, revisioni, carburante….).

Anche il finanziamento completo dell’intera infrastruttura, se rateizzato in un certo numero di anni (tendenzialmente quelli necessari alla costruzione), non sarebbe del tutto inaccettabile (circa 300 euro l’anno). E, del resto, come suggerisce la tabella, è ragionevole che un simile investimento infrastrutturale non debba essere interamente finanziato per questa via: esistono sia pur limitati fondi pubblici per i trasporti, è possibile ipotizzare parziali forme di project financing e, infine, la UE ha numerosi progetti di finanziamento nel comparto trasporti. Una tassa di scopo finalizzata al finanziamento del 50% dell’investimento e distribuita su 5 anni, inciderebbe mediamente per 150 euro per autovettura.

Naturalmente, l’importo medio potrebbe e dovrebbe essere distribuito in modo non uniforme. La tassa potrebbe quindi essere parametrata a una combinazione di due misure: il livello di emissione di CO2 e la potenza dell’autovettura. Si potrebbe ovviamente pensare ad un limitato sistema di esenzioni sulla base del reddito del possessore o, meglio, di altri parametri “sociali”, ma in linea di massima il principio da utilizzare per una simile tassa dovrebbe essere quello dell’incentivo/disincentivo ecologico: più inquini, più paghi.

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È possibile completare l’esercizio affrontando le sabbie mobili dei costi di gestione (manutenzione, energia, personale, ecc.). Dopo aver costruito l’infrastruttura, la sua gestione ha costi che – come ben sappiamo – non potranno comunque essere completamente a carico delle entrate da biglietti ed abbonamenti [v]. Ciò per due motivi. In primo luogo un prezzo del biglietto troppo elevato riduce la domanda e tiene troppo alta la convenienza relativa dell’uso del mezzo privato. Da tale punto di vista, il prezzo andrebbe fissato a quel livello che sposta la preferenza “media” del consumatore dalla scelta del trasporto privato a quella del trasporto pubblico. In secondo luogo, la scelta di puntare sul bene pubblico “trasporto collettivo” è una scelta possibile, in una logica di mercato, solo se le regole di gestione e governo della città siano pensate per internalizzare nei diversi mezzi di trasporto i relativi costi e i relativi benefici. E quindi i benefici del trasporto pubblico vanno internalizzati non addossando ai suoi utenti tutto il costo, così come le esternalità negative del trasporto privato vanno internalizzate nei suoi costi di gestione [vi].

La tabella qui sotto propone due scenari di costo di gestione. Il primo (Condon, Dow) utlizza il costo di gestione stimato, dai due autori citati, in termini di $ per miglio/passeggero (0,51), trasformato in € per Km/passeggero (0,24). Il secondo, decisamente più ottimista, utilizza i dati dello studio di fattibilità per la tramvia di Prato (150 corse al giorno, 5,4 euro a Km, 10,8 Km per corsa).

Copertura totale costi di gestione

 Copertura parziale (50%)

 Tassa di scopo media su autovetture

 Tassa di scopo media su autoveicoli

 Tassa di scopo media su autovetture

 Tassa di scopo media su autoveicoli

Numero corse giorno

188

Costo totale annuo di gestione prime tramvie (Condon, Dow)

 € 22104363.85

 € 11.60

 € 8.80

 € 5.80

 € 4.40

Costo totale annuo di gestione prime tramvie (Prato)

 € 7010600.63

 € 3.68

 € 2.79

 € 1.84

 € 1.40

Costo totale annuo di gestione tutte le nuove tramvie (Condon, Dow)

 € 154730546.96

 € 81.18

 € 61.60

 € 40.59

 € 30.80

Costo totale annuo di gestione tutte le nuove tramvie (Prato)

 € 98148408.75

 € 51.49

 € 39.07

 € 25.75

 € 19.54

 

È chiaro che la forchetta fra le due stime è tanto alta da mettere in dubbio la loro validità. Del resto, il calcolo dei costi di gestione è davvero complesso e dipende troppo dalle effettive caratteristiche di ciascuna linea tramviaria (numero di corse dal giorno, lunghezza, effettivo bacino di utenza, ecc.) per poterlo applicare impunemente a dati aggregati. Tuttavia, vale ancora quanto detto sopra: gli ordini di grandezza – soprattutto quello massimo – sono ragionevoli e, inoltre, rendono evidente che mettere a carico dei possessori di automobili anche una quota del costo di gestione, comporterebbe un esborso medio annuale piuttosto limitato (il valore massimo è indicato in rosso in tabella).

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 In conclusione, anche se i miei calcoli fossero sbagliati per difetto, diciamo del 30%, resta l’evidenza che sarebbe possibile adottare una politica che incentivi il trasporto pubblico e disincentivi il trasporto privato senza imporre sacrifici economici impossibili ai possessori di automobili, e senza immaginare distorsioni estreme del funzionamento del libero mercato ma, semplicemente, adottando una ragionevole politica di internalizzazione dei costi e benefici esterni dei diversi sistemi di trasporto.

Una simile politica, in prospettiva, potrebbe raggiungere, nel caso specifico di Roma, l’obiettivo di ridurre il paradossale tasso di motorizzazione che ne fa la città con il più alto numero di veicoli per abitante, con tutte le conseguenze in termini di congestione urbana che sono sotto gli occhi di tutti.

Infine.  Una tassa di scopo, associata ad un rigido meccanismo di controllo e verifica del buon utilizzo dei suoi proventi (insomma, se le tramvie non vengono costruite, o non vengono costruite nei tempi previsti, i soldi vengono restituiti in tutto o in parte ai cittadini), potrebbe essere un buon esempio del perché “le tasse sono bellissime”, come ebbe a dire, con scarso senso dell’opportunità politica, Tommaso Padoa Schioppa.

 

Un ringraziamento a Terenzio Longobardi di Aspo Italia per le informazioni e i suggerimenti.

 

 


[i] La sostituzione, motivata da alcuni lavori sulla linea ormai finiti da anni, non si è più interrotta. È uno dei tanti misteri di Roma….

[ii] I motivi, sospetto, sono che si dia per scontato che le quattro corsie esterne alla corsia centrale, che un tempo era riservata ai mezzi pubblici, siano troppo poche per reggere il peso della perenne e tollerata doppia fila caratteristica di entrambe le direzioni di marcia…

[iii] Esiste perfino un ambizioso piano della mobilità ciclabile, predisposto dall’ultima giunta Veltroni e approvato da Alemanno, ovviamente lettera morta per mancanza di fondi.

[iv] Incidentalmente, si può notare che si tratta di un costo nemmeno paragonabile a quello di una metropolitana.

[v] Attualmente, meno del 30% del costo di gestione del trasporto pubblico locale è finanziato da biglietti e abbonamenti e, per di più, tale quota è addirittura calante.

[vi] Va chiarito che il discorso sul prezzo comparato del trasporto pubblico con quello privato non significa che sia accettabile, in sé, che la quota dei costi coperta dai biglietti sia così bassa e perfino calante. Il sistema le trasporto pubblico locale deve essere reso più efficiente e profittevole “a prescindere”. Ma si tratta di un altro discorso.

 

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iMille.org – Direttore Raoul Minetti

iMille.org – Direttore Raoul Minetti