di Riccardo Spezia.
A settembre ci si ritrova orami come ogni anno con novità politiche impressionanti. L’anno scorso lo “strappo” di Fini per cui sembrava che le elezioni dovessero essere imminenti. Quest’anno la storia infinita della manovra finanziaria. Dopo che la maggioranza ha perso referendum ed elezioni amministrative, è da giugno che il governo emana “provvedimenti di urgenza” per raddrizzare i conti pubblici. Una storia infinita, appunto, che sta seminando il panico tra i commentatori: un giorno sembra si debba votare entro la fine dell’anno (solare), un altro che invece ci si avvia ad una legislatura completa, altre volte invece il 2012 sembra essere il migliore candidato per elezioni anticipate (e questo non ci può non far venire in mente la famosa profezia Maya … ).
Una novità della scena politica è passata un po’ troppo sotto silenzio a mio parere: Angelino Alfano dal 1° luglio è segretario politico (il primo a due anni dalla sua nascita) del Popolo delle Libertà. Questo sta comportando (e comporterà) due modifiche del panorama politico che rischiano di avere una portata maggiore di molte altre (in primis dello strappo di Fini).
Il primo cambiamento è sicuramente quello “formale”, di un PdL che tende a normalizzarsi: da partito “di plastica” a partito moderno, con un leader forte ma anche con una organizzazione permanente che, se non è quella dei partiti del dopoguerra, è comunque ben presente. Si tratta magari più di rapporti “diretti” tra capobastoni che un’organizzazione gerarchica, ma con un centro che si occupa di regolare questi rapporti (e le inevitabili tensioni) e che (allo stesso tempo) riflette lo status attuale di questi rapporti di forza. Ci sembra impossibile, ma in un certo senso è un po’ come funzionava la Democrazia Cristiana, solo con (per il momento) un padre-papi-padrone. A prescindere dalle sorti di Berlusconi questa mi sembra una novità importante che potrebbe dare un volto diverso al centro-destra italiano per come l’abbiamo conosciuto negli ultimi quindici anni, sempre che questo passaggio si compia senza “esplosioni”.
E vengo alla seconda, e più politica, modifica che l’Alfano segretario del PdL potrebbe apportare. Con lui infatti si fondono una serie di “blocchi sociali” che stanno pericolosamente divergendo all’interno del centro destra e che possono essere rimessi insieme, ovvero quello degli imprenditori-professionisti e quello dei “baroni”. I primi sono stati attratti dalla Forza Italia dell’imprenditore, e sono stati sempre di centrodestra, non potendo sopportare e non fidandosi del centrosinistra che gli è sembrato sempre troppo statalista e burocratico, ma sono molto delusi dall’inattività del governo. I secondi invece sono quella che, per farla breve, potremmo chiamare la “borghesia patriarcale”, ovvero chi ha delle posizioni di dirigenza principalmente in enti statali o para-statali e che costruisce intorno a sé una rete, una “corte”, cui elargire piccoli o grandi favori. Il modello dell’Italia democristiana, ed è per questo che Casini ed Alfano trovano una vicinanza inevitabile (e pericolosa per il centrosinistra). E’ il modello dei rapporti sociali basato su “tradizione, rispetto e attesa”.
Questo tentativo di “democristianizzare” il PdL, sia nell’organizzazione che nel blocco sociale di riferimento potrebbe anche fallire se la crisi dovesse ancora più acuire le spinte centrifughe. Come finirà dipenderà molto da quali saranno alla fine le misure vere della manovra finanziaria, e soprattutto chi colpiranno. Ovviamente ci sono degli attori politici che contrastano questa dinamica (o che almeno dovrebbero), sia a destra che a sinistra.
A destra questo farebbe molto male ai gruppetti autonomi (MPA, Responsabili etc …) che però, come sempre, saprebbero benissimo riciclarsi all’interno di un nuovo sistema-DC. Sarebbe chiaramente la morte politica di Fini, anche se questa è facile che arrivi in ogni caso (se non è già arrivata). Ma chi dovrebbe averne maggiore paura è tutto il centrosinistra. Questo infatti lo condannerebbe all’opposizione per molti molti anni, soprattutto con un sistema che tende sempre più verso il proporzionale. Sarebbe infatti sentito da molti come un ritorno alla politica della “bambagia” che seppur criticata a parole è auspicata nei fatti da molte più persone di quante non ci si aspetti. Il modello di società che si profila sarebbe l’opposto di quello “del merito” che molti a parole richiedono. L’Italia non è infatti il paese dove sembra normale un sistema per cui si ottiene un posto di insegnante semplicemente aspettando? (è di questi giorni la solita notizia curiosa di una professoressa entrata in ruolo a due anni dalla pensione) Non è il paese dove si chiede che “ope legis” tanti precari vengano assunti? Non è infatti il paese dove molti accettano la cosiddetta precarietà negli enti pubblici perché sanno che aspettando e compiacendo prima o poi otterranno qualcosa senza che qualcuno gli possa passare davanti?
Questo modello sociale è il veleno che cinquant’anni di potere (e cultura) democristiana hanno lasciato all’Italia e che potrebbe ritornare in pompa magna, non solo (e non tanto) perché politici ex-DC (tra cui non a caso Alfano e Casini) sono riusciti a passare la bufera degli anni novanta, ma soprattutto perché nei momenti di crisi “sistemica”, il passato e le sicurezze sociali che si intravedono in questo modello possono attirare la maggioranza degli italiani.
Se Alfano sarà il Forlani del futuro lo vedremo negli anni che verranno, ma sicuramente non bisogna sottovalutare la capacità del centrodestra di rimodellarsi e risultare vincente anche con un (eventuale) declino di Berlusconi.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







