di Massimiliano Lincetto.
Siamo abituati ad usare innumerevoli servizi offerti tramite Internet e per molti di noi essere sempre online è diventato praticamente indispensabile. Ma cosa sappiamo di come funzionano le cose a monte dei nostri terminali?
Conosciamo il ruolo dei provider internet, gli ISP: sono tutti quegli operatori che forniscono connettività per l’accesso ad Internet. Si tratta di un mondo estremamente variegato di cui fanno parte Telecom Italia, le altre compagnie telefoniche, gli operatori di telefonia mobile e tutta una serie di operatori medi e piccoli che offrono servizi di diverso tipo. Tra questi sono degni di nota i WISP (wireless internet service provider) che offrono connettività tramite reti radio proprietarie, e di cui parleremo meglio più avanti.
Sentiamo spesso parlare dell’ultimo miglio: si tratta del segmento di rete che porta la connettività in casa dell’utente. È quello che ci interessa di più, perché la rete di accesso in rame, ovvero quella formata dai doppini telefonici, è di proprietà di Telecom Italia. Tutti gli altri operatori che vogliono fornire connettività ADSL, in concorrenza con Telecom, devono in pratica affittare il doppino a Telecom stessa. È facile intuire che, per quanto ben regolamentato (Telecom deve applicare condizioni che rendano possibile agli altri operatori di essere concorrenziali), un simile regime di monopolio ha ineliminabili effetti distorsivi sul mercato.
Ma non è questo l’unico problema dell’ultimo miglio in rame: la possibilità di fornire connettività a banda larga dipende infatti dalla copertura ADSL della zona, e molte zone sono ancora non coperte e quindi affette da digital divide. Oltre a questo, le condizioni fisiche del doppino e la distanza dell’utenza dalla centrale influenzano significativamente le prestazioni della linea. Ad esempio, i famosi 20 megabit offerti da diversi operatori sono ottenibili solamente in condizioni ottimali, peraltro entro una determinata distanza dalla centrale.
Ad oggi, la principale alternativa all’ultimo miglio in rame è la copertura tramita un qualche tipo di tecnologia radio.
Ci è familiare la connettività 3G (UMTS) fornita dagli operatori di telefonia mobile. Per questo tipo di connettività, orientato ad un uso in mobilità, gli operatori non offrono vere e proprie tariffe flat, ponendo in pratica sempre limitazioni al volume di traffico effettuabile. Per vari motivi tecnici e commerciali, la connettività 3G, sebbene possa essere usata anche in postazioni fisse, non è una soluzione che può veramente sostituire un collegamento ADSL tradizionale.
Diverso è il caso del WiMAX. Si tratta di una tecnologia nata con potenzialità interessanti, anche se di certo non miracolose come qualcuno faceva credere. WiMAX funziona su frequenze licenziate che, in Italia, sono state assegnate agli operatori tramite aste milionarie: è chiaro che si tratta di un mercato riservato solamente a grandi operatori. Sebbene le aste si siano concluse oltre tre anni fa, non si è vista una grande diffusione di questa tecnologia. L’impressione è che la procedura di assegnazione delle frequenze sia stata sostanzialmente inefficace nel garantire che la tecnologia venisse effettivamente sfruttata per offrire copertura alle zone affette da digital divide. Considerando i problemi che stanno affrontando gli operatori che si sono aggiudicati le frequenze, possiamo dire che WiMAX ha deluso molte aspettative.
Veniamo quindi al caso più interessante, quello dei WISP: si tratta di operatori che forniscono accesso a banda larga tramite frequenze radio libere, cioè non licenziate, installando un apparato di ricetrasmissione presso l’utenza. In Italia, la fornitura di connettività attraverso tali tecnologie è stata resa possibile (da prima che entrasse in gioco WiMAX) con il decreto Landolfi del 4 ottobre 2005, gazie al quale molti operatori piccoli e medi hanno potuto offrire accesso ad Internet indipendentemente dalla rete Telecom e svincolandosi quindi dalla presenza o meno di copertura ADSL nelle zone interessate. Trattandosi di frequenze libere, gli operatori non devono pagare licenze per il loro utilizzo e possono gestire in autonomia, compatibilmente con la presenza degli altri operatori, lo spettro disponibile. Il fatto che si tratti di frequenze libere implica che i collegamenti possono essere soggetti ad interferenze, fattore che richiede alcuni accorgimenti ma che non pregiudica la convivenza di più operatori sullo stesso territorio. Si tratta quindi di un mercato aperto e dai costi di accesso estremamente bassi, che ha offerto una nuova opportunità a molte imprese disseminate sul territorio nazionale..
La diffusione dei WISP rappresenta, per quanto mi riguarda, un importante passo avanti nella lotta al digital divide in Italia: nella regione in cui vivo molte aree non coperte da ADSL sono state raggiunte dalla copertura a banda larga di operatori wireless. La dinamica di quanto accaduto è oltremodo interessante: senza alcun intervento dall’alto, senza alcun impiego di fondi pubblici, si è data alle imprese la possibilità di sfruttare una tecnologia senza particolari oneri o ingessamenti. Il risultato è estremamente positivo: la capacità di innovare non ci manca, quello che spesso mancano sono solo le adeguate condizioni al contorno affinché essa possa emergere.
Cosa ci attende il futuro? È chiaro che sempre più contenuti verranno veicolati attraverso la rete e che quindi la capacità richiesta dagli utenti domestici è destinata a crescere. Le linee di accesso in rame hanno limiti fisici che, anche sotto condizioni ottimali, risulteranno presto stringenti. Come detto prima la condizione di molte linee è ben lontana dall’ottimalità. C’è poi un problema di infrastruttura a monte dell’ultimo miglio, spesso insufficiente a garantire la capacità necessaria a soddisfare la richiesta di banda da parte degli utenti, che spesso si trovano ad accontentarsi di livelli inferiori a quelli reclamati. È chiaro che c’è bisogno di una vera e propria rivoluzine.
Il ministero dello sviluppo economico ha istituito un tavolo tecnico per la realizzazione della cosiddetta next generation network, la nuova rete a banda larga nazinale, in linea con le priorità imposte dall’Unione Europea. Al tavolo siedono Telecom Italia, i grandi operatori e FOS (Fibra Ottica SpA), società fondata da 13 provider indipendenti appositamente per partecipare alle trattative del tavolo tecnico. Qualcosa insomma si sta muovendo, ma il percorso si prospetta tortuoso: Telecom ha infatti dichiarato che le condizioni proposte sono lesive degli interessi della società e attualmente la situazione è piuttosto delicata.
Insomma, il futuro della banda larga italiana resta ad oggi fumoso, ma se c’è qualcosa che dobbiamo imparare è che i migliori risultati si ottengono da un mercato il più aperto possibile anche ai piccoli e in cui la concorrenza funzioni davvero, come il caso dei WISP ci insegna. Per il momento restiamo a vedere, sperando davvero che l’Italia non perda questo importantissimo treno.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







