Il sessismo della stampa italiana

di Lorenzo Gasparrini.

foto © Repubblica.it

Da grande ammiratore ed estimatore di Georges Perec quale sono, ho imparato dalle sue opere che può esistere un linguaggio perfettamente espressivo anche se privo di un suo elemento apparentemente fondamentale, come ad esempio la vocale più usata. Mentre però il suo esercizio letterario mirava a dimostrare l’infinita e sorprendente capacità espressiva del linguaggio, da lui ho imparato a svolgere un tipo più modesto di indagine linguistica: la ricerca delle parole scomparse. Prendo una fonte d’informazioni che dovrebbe essere il luogo di un certo modo di pensare, e dove mi aspetto di trovare spesso usata quella parola; la cerco, controllo se e dove precisamente viene usata e provo a dedurne qualcosa. In queste pigre giornate precedenti le ferie, bisogna pur trovare un’occupazione seria alternativa al lavoro.

Ho cominciato la mia indagine da questa pagina apparsa su Agoravox: Ennesima sciatteria voyeuristica di “La Repubblica” online. L’articolo è una delle tante segnalazioni di un fenomeno noto ai lettori di Repubblica.it: la galleria fotografica che accompagna a destra la homepage è spesso luogo nel quale vengono ospitati “servizi” fotografici molto discutibili per la loro utilità e per il loro contenuto. Ecco due esempi, tra i tanti possibili, L’armata di Putin e Lo jogging di Pippa che hanno contribuito a far guadagnare a questo spazio l’appellativo di “colonnino infame”. Cerchiamo adesso di definire il problema.

Se Repubblica.it dev’essere considerato la versione online del quotidiano cartaceo – ed è molto difficile non percepirlo in questo modo – allora è molto complesso mettere insieme il fatto che questa testata (cartacea e online) segua molto da vicino la battaglia politica e sociale del comitato “Se non ora quando”, o il fatto che abbia parlato dei lavori della 49a sessione CEDAW, e contemporaneamente (e quotidianamente!) presenti immagini svilenti il corpo e il ruolo sociale delle donne. In molti in rete, e già da un po’, si sono mobilitati per chiedere a questa testata più coerenza. Possiamo discutere a lungo sul concetto di coerenza applicato a un media generalista come una testata di un quotidiano nazionale; rimane comunque, da questi fatti, una gran brutta sensazione difficile da articolare più chiaramente. Mi occupo da molto di problemi di genere (dalla parte maschile) per non aver ricevuto parecchi insulti al solo far ossrvare fenomeni come questo, che in Italia sono la consuetudine, la regola, l’ovvio indiscutibile. Però giocare con i motori di ricerca delle testate giornalistiche può aiutare a corroborare le sensazioni con qualche riscontro numerico interessante, e a ricacciare qualche insulto.

Cercando l’espressione “se non ora quando” su Repubblica.it il risultato è (sempre al 3 agosto), 198 presenze. Davvero notevole, considerando da quanto poco tempo questa espressione è il nome di un comitato nazionale presente nella vita pubblica italiana. Unita.it piazza un grandioso 343, segno – come si vede dai link – che l’espressione è usata anche con l’evidente intenzione di diffonderla, giustamente, il più ampiamente possibile. Libero-news.it si ferma a 33, mentre lo stratosferico 1.010 de ilGiornale.it è inquinato dal fatto che il motore di ricerca pesca anche tra i commenti, alterando il risultato: scegliendo solo il tag, la cifra scende a un più “realistico” 2. Mi sembrano cifre significative: mostrano l’opposta importanza data a certe informazioni, e confermano che Repubblica.it ha presente (meno di Unita.it? Sembrerebbe così) un certo tipo di questione di genere. La conferma c’è anche cercando nei motori di ricerca – già che ci siamo… – delle rispettive testate (dati sempre al 3 agosto) l’espressione “CEDAW”. Questa sigla realizza su Repubblica.it cinque risultati, tre dei quali sono articoli recentissimi sui rapporti-ombra presentati al comitato ONU, che com’è noto vedono l’Italia in una posizione a dir poco imbarazzante riguardo la discriminazione di genere in ogni aspetto della vita politica e sociale. Su Unita.it i risultati sono sette, analoghi a Repubblica.it; su Libero-news.it e ilGiornale.it il la ricerca ha come risultato zero, tanto per capirci. Per quanto si possa avere motivo di soddisfazione da questi risultati, tutto ciò aumenta lo sconcerto per le offensive presenze nella homepage di Repubblica.it. Passo allora, giusto per avere un certo conforto “oggettivo” a delle esperienze personali, a un altro tipo di confronto numerico tra queste quattro testate, nel tentativo di trovare una spiegazione – culturale e non economica o pubblicitaria – alla presenza del “colonnino infame”.

Provo a cercare, nei quattro motori di ricerca già detti, la parola “sessismo”. Stiamo parlando di questo, no? Ecco i risultati al 3 agosto 2011: Repubblica.it: 24 occorrenze (proporzione con “se non ora quando”: poco più del 12%); Unita.it: 78 (quasi 23%); ilGiornale.it: 255 (“dato alterato” anche questo, comunque la proporzione col corrispettivo “alterato” è poco più del 25%); Libero-news.it: 3 (9%). Dunque, riassumiamo: la parola “sessismo”, che è un nome comune e non un nome proprio, che è nata ben più di un anno fa, e che è il nome comune di molte questioni di genere per le quali si batte anche il comitato Se non ora quando, è presente nelle testate giornalistiche generaliste quattro o cinque volte meno del nome proprio di quella organizzazione pubblica di recente fondazione che svolge la sua attività nell’ambito sociale e politico delle questioni sessiste. A me pare molto strano e inquietante: è come se su un quotidiano sportivo la parola “doping” fosse meno presente della parola “WADA”. Cosa se ne dovrebbe pensare?

Io ne deduco questo: sui giornali italiani generalisti, sia nella versione cartacea che online, la parola “sessismo” non piace, non viene vista di buon occhio – non posso credere che stuoli di giornalisti professionisti non la conoscano o non sanno cosa significhi. Se per Libero e Il Giornale la cosa può anche essere comprensibile – anche se non giustificabile – dato il target di lettori e la mission aziendale, nel caso di Repubblica il fenomeno prende la forma di un tabù, considerando anche l’orientamento politico che possiamo supporre dei suoi lettori. Il che spiegherebbe bene la presenza del “colonnino infame” e gli insulti che mi prendo “da sinistra” tutte le volte che parlo di sessismo e qualche altro fenomeno una tantum, come la pubblicità dietro le chiappe di una ragazza in minigonna de l’Unità. Evidentemente, di sessismo, in Italia, non se ne vuole sentir parlare; non se ne vuole sentire e vedere neanche la parola. Figuriamoci adesso, che arriva l’estate e siamo tutti meno vestiti: ben vengano certi servizi fotografici, ben più remunerativi di qualcosa di culturale o anche solamente antisessista. Anche perché la “cultura” di sinistra ha pronta da un pezzo la risposta che difende quel tabù, una delle tante che mi prendo spesso anche io: confondere l’antisessismo con “una crociata moralista e passatista”, come si legge nel messaggio di un lettore del blog di feticisti di Repubblica che con grande prudenza suggeriva di aderire alla campagna per la coerenza di Repubblica.

Per evitare confusioni tra sessismo e moralismo, dovrebbe bastare saper leggere: oppure voler leggere, per esempio, questo articolo di Sabina Ambrogi nel quale la parola sessismo non c’è, ma quella differenza si vede benissimo – come si vede benissimo che questo articolo non sarebbe mai potuto comparire su Repubblica. E, di nuovo, per un motivo culturale: del sessismo, a sinistra, non piace molto non solo la parola, ma neanche il concetto.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

20 Commenti

  1. Gianni

    Personalmente sono deliziato delle foto di donne nude o seminude su Repubblica, e confesso che tra una genialata di Massimo Giannini e un capolavoro di Francesco Merlo uno sguardo concentrato alle tette di Megan Fox ci sta proprio strabene. In tutti e tre i casi si tratta della produzione di prestazioni professionali offerte in regime di libero mercato, senza costrizione alcuna, e sono pagate anche molto bene, il che non guasta. Penso che se su Repubblica ci fossero meno donne spogliate andrei sul sito molto meno spesso.

    Questo dal punto di vista personale. Dal punto di vista politico-culturale mi rassegno all’ idea che Berlusconi, dopo averci fatto diventare tutti degli aspiranti carcerieri, ci abbia anche trasformato, sempre per reazione, in bigotti e bacchettoni. Vabbe’, ha vinto lui. Bonale’.

  2. @Gianni se vuoi vedere delle tette ci sono luoghi molto più proficui de La Repubblica che, in teoria, è un quotidiano generalista e sicuramente letto anche da donne. Sia chiaro che odio l’ipocrisia e anche una foto svilente del sesso opposto, tipo i soliti Beckham sul cellulare della moglie o Cruise nudo in barca o simili, sarebbero per me indice di scarsa maturità. Poi il discorso non è se piacciono o no le tette di Megan Fox, perchè intendiamoci, piacciono a tutti, e per l’amor del cielo lasciamo perdere Berlusconi, non ne posso più di vederlo ovunque, che forse non ti piaceva la gnocca prima che lui diventasse presidente del consiglio? Sarebbe stata la stessa storia anche perchè mi pare che anche altre reti e altri giornali, proprio sopra la riprova, ricorrano a questi espedienti per attrarre facile visibilità.

  3. Francesco Cerisoli

    A me invece pare che stiate confermando quanto prevedeva Lorenzo, ovvero dite che e’ “una crociata moralista e passatista” dire che la colonna infame di Repubblica e’, appunto, infame.
    Bravi, ma non ci voleva molto a cadere nella trappola.

  4. Gianni

    @Tarantolato, il punto e’ questo, secondo me: mai, in nessun caso, sotto nessuna condizione, l’ esibizione volontaria e consapevole di un corpo nudo e’ di per se una forma di discriminazione o di prevaricazione. Certamente esistono discriminazioni e coercizioni, che vanno condannate e fermate indipendentemente dalla forma che assumono: ma affermare che il nudo, la pronografia, la prostituzione (come praticata liberamente e consapevolmente in quasi tutti i paesi piu’ civili) siano da condannare perche’ fanno male “all’ immagine della donna” e’ la piu’ banale e scontata forma di ipocrisia bigotta e pruriginosa, che come tutti i bigottismi e i razzismi finge di occuparsi del bene di coloro che invece persegue e perseguita (“non sono omofobo, ma di sicuro mio figlio ha una vita piu’ felice se smette di essere gay” per esempio). Di Repubblica francamente non mi importa niente: e’ un prodotto commerciale e se non mi piace non la compro, non le chiedo mica di essere “coerente”. Coerente a cosa, poi? E’ un giornale sul quale scrivevano allo stesso tempo Bocca e Pansa, o Sofri e Calabresi, e noi chiediamo sia “coerente” nascondendo il commovente sederino a battistero di Belem? Maddai.

  5. Discorso assai scivoloso come si vede. E guarda caso per ora qui sono intervenuti solo maschietti….
    Il fatto è che di Tom Cruise nudi nel colonnino infame se ne vedono assai pochi, di Megan Fox molte. Sarà pure il libero mercato, sarà pure ipocrita pretendere che il libero scambio di tette contro denaro sia considerato moralmente riprovevole, ma qualche problema diciamo di “diverso potere” fra i sessi c’è. Un problema, appunto, perfettamente rappresentato dal libero mercato che, anche in questo caso, si dimostra istituzione quanto mai da utilizzare con adeguata consapevolezza dei suoi pro e i suoi contro.

    Consiglio la lettura di questo vecchio articolo, che mi sembra dica l’essenziale: http://www.unita.it/italia/mara-e-mary-i-di-concita-de-gregorio-i-1.268550

  6. Gianni

    Corrado, in questo esempio il mercato non crea la discriminazione, casomai la asseconda. Il che non e’ un bene, ne convengo, ma e’ dall’ altra parte dell’equazione causa – effetto. In Italia si vedono piu’ donne nude che uomini nudi? E’ vero, perche’ in generale gli uomini hanno un reddito disponibile superiore e di conseguenza (di conseguenza) si consolida una cultura che rende piu’ socialmente accettabile il nudo femminile di quello maschile. Ma la discriminazione nasce prima, ossia dall’ avere la piu’ bassa percentuale in Europa di donne partecipanti alla forza lavoro, o una delle piu’ basse al mondo di donne dirigenti d’ azienda, e questo avviene a causa degli ostacoli strutturali e sociali che ostacolano la piena realizzazione personale delle donne (dal diritto del lavoro al supporto sociale alla famiglia). Questo articolo non solo guarda il dito invece della luna, che e’ sempre sbagliato, ma si scandalizza perche’ il dito e’ nudo. Il che e’ assurdo, in particolare se il dito appartiene a Jessica Alba.

  7. Francesco Cerisoli

    Certo Gianni sembri molto preoccupato che non si capisca che ti piace la topa. Va bene, ti piace. Pensa un po’, sei in compagnia del 95% dei maschi e del 5% delle femmine italiane….

  8. Silent

    Hahaha, like a Francesco Cerisoli.

  9. Paolo

    Il sessismo dei media Italiani sta nel fatto che le donne sono quasi sempre solo tette e culi o al massimo decorazione di contorno.
    Anche quando i media si occupano di donne (in politica, economia, letteratura, cronaca etc) sembra sia obbligatorio commentare l’aspetto fisico, la gonna che indossano, la taglia del reggiseno.
    E evitate tutte queste sciocchezze sul libero mercato. Il mercato e’ molto piu’ libero in America o in Inghilterra e i media “seri” non usano donnine nude e calendari porno soft per vendere.
    Se Repubblica (o Panorama, o il Corriere) devono usare Megan Fox per attirare lettori e’ perche’ i contenuti sono mediocri, inutili e noiosetti e non perche’ devono ‘assecondare’ le discriminazioni del libero mercato.
    E credete davvero che essere infastidito da questa continua esibizione di reggiseni fuori contesto sia una reazione bacchettona a Berlusconi???

  10. @Gianni
    tra gli “ostacoli strutturali e sociali che ostacolano la piena realizzazione personale delle donne (dal diritto del lavoro al supporto sociale alla famiglia)” c’è perlappunto anche il sessismo, come spiega bene la questione Cedaw. Se leggi su Repubblica un po’ più a sinistra del colonnino potresti trovare qualche informazione che confuta la tua analisi delle cause e degli effetti.

  11. Gianni

    Laura, mi sono sforzato di leggere a sinistra del colonnino, ma rimango della mia idea. Il sessismo e’ ovviamente e indiscutibilmente una espressione culturale di questa forma di discriminazione, ma non ha proprio niente a che vedere con l’ esercizio commerciale del nudo da parte delle donne che scelgono liberamente questa professione. Come argomentavo, ritengo che chi sostiene il contrario sia vittima di un riflesso involontario bigotto e moralista, nonostante i disclaimer che si affanna a metterci (“io non sono moralista, eh, ma…”) che nella migliore delle ipotesi e’ del tutto sterile per la causa della promozione sociale delle donne. Rimango in ascolto di argomenti a confutazione, ma non ne ho ancora letti.

  12. un piccolo esercizio di immaginazione: immaginiamo che il colonnino di Rep. e ogni spazio pubblicitario mediatico e stradale si riempia di immagini come questa – per fare solo un esempio:
    http://1.bp.blogspot.com/-7c85N2YGGYM/ThYD4Um0hvI/AAAAAAAACYU/VK3FraITlJg/s1600/e+adesso.jpg
    Dopo- e soltanto dopo aver visto le reazioni – ne riparliamo.

  13. Gianni

    Francamente non avrei proprio nessun problema, anche se andrei piuttosto a vedere megan Fox. Questo cosa dovrebbe dimostrare?

  14. Beh così sulla teoria non vale, non a caso ho detto che ne dovremmo riparlare dopo. Ed è da vedere se nella colonnina rimarrebbe spazio per Megan Fox. La saluto cordialmente.

  15. Gianni

    C’e’ spazio per tutti, non preoccuparti.

  16. Francesco Cerisoli

    Laura, pero’ come confronto e’ troppo light, del fanciullo non si vede granche’….

  17. @Francesco: è vero :-D
    ma l’elemento clou è il ruolo da oggetto sessuale per donne, finora raro (più del nudo, molto presente nelle pubblicità glamour) nella rappresentazione dell’uomo.

  18. irene

    #Se per Libero e Il Giornale la cosa può anche essere comprensibile – anche se non giustificabile – dato il target di lettori e la mission aziendale, nel caso di Repubblica il fenomeno prende la forma di un tabù, considerando anche l’orientamento politico che possiamo supporre dei suoi lettori#

    da questo estratto del suo articolo, si capisce che troppo spesso le buone idee non vanno oltre un certo steccato ideologico. temo sia il suo caso. spero di aver capito male.

    saluti
    irene

  19. @ Gianni: come qualcuno ha già sottolineato, ti confuti da solo. Il fatto che parli di “prestazioni professionali offerte in un regime di libero mercato” (una formula linguistica nella quale le falsità e le ipocrisie sono maggiori del quadrato del numero di parole che la compongono) mostra che quello più imbevuto di berlusconismo sei tu. Continua pure a guardare le foto (il dito), io penso a guardare la realtà (la luna). Stai bene così.

    @ Corrado: un corpo sfruttato vale l’altro, e tutte le battaglie contro questi sfruttamenti – qualunque sesso vedano come vittime – vanno condivise e sostenute. Il linguaggio ci dice molto sul livello di consapevolezza riguardo questi temi, e non vedere usata come dovrebbe la parola più adatta la dice lunga. La De Gregorio, nel link che hai messo, dice cose condivisibili, ma non le chiama col loro nome. Lo dico a te, che rispetto a Gianni sembri saper leggere: “libero mercato” è un ossimoro.

    @ Irene: malgrado le formule linguistiche prudenti che ho usato, dopo essermi beccato del bacchettone mi prendo anche lo “steccato ideologico” in faccia. Ulteriore dimostrazione che c’è un notevole problema di linguaggio in giro. Grazie.

  20. elena conti

    Trovo l’articolo davvero splendido, come non ne leggevo da un pò!
    Normalmente articoli come questo, o meglio i commenti ad articoli come questo (per esempio nella rubrica la 27esima ora del Corriere) sono davvero agghiaccianti, purtroppo nella metà dei casi da parte di uomini che di intraprendere all’alba del 2011 una messa in discussione di genere non hanno neanche la più remota o vaga intenzione o velleità.
    Diversamente dal solito, nonostante le aberrazioni classiche stile Gianni (un altro macho italico, che tedio) noto commenti intelligenti che finalmente mi fanno ben sperare.

    Concludo questo mio commento molto poco incisivo affermando senza vergogna che se per essere bigotti, bachettoni e moralisti si intende condividere l’idea (vissuta ogni giorno sulla propria pelle) che l’Italia (e gli italiani) sono uno dei paesi del MONDO più misogini e sessisti, che ogni utilizzo (se anche liberamente scelto) del corpo femminile è una forma di discriminazione (Buon Gianni, grazie al piffero che l’immagine postata da Irene non le fa ne caldo ne freddo)…bhe io non ho problemi a definirmi tale.

    Forse voi “libertini” o presunti tali dovreste rivedere un pò il vostro sistema valoriale…sperando non facciate mai figlie femmine, non abbiate compagne…etc

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