Babbo Natale non esiste, ditelo a Cundari

Foto: *Maya*

Foto: *Maya*

di Cristiana Alicata.

Dopo avere letto alcune riflessioni delle più disparate ed avere ascoltato Radio Vaticana tornando a casa ieri sera, inviterei tutti  a ricondurre il tema del rapporto Chiesa-Stato nell’ambito della logica degli adulti e questo vale anche per alcuni commentatori di provenienza ex-comunista (o di fedeltà riconducibile) e quindi con qualche senso di colpa da espiare per i pregressi bolscevici (vedi editoriale di Francesco Cundari di ieri sull’Unità) .

Dire che la Chiesa in questi anni di buio è stata argine culturale e non riconoscere che è nelle sue durezze gerarchiche è argine al pieno sviluppo democratico e quindi economico del Paese, è quasi come credere a Babbo Natale. Fomentare la discriminazione e l’odio fa arretrare un Paese (vedere alla voce ONU e Paesi con la pena di morte per le persone omosessuali con i quali la Chiesa è praticamente schierata).

E non parlo di preti e frati o di alcuni illuminatissimi porporati di minoranza (lunga vita al cardinal Martini e Dio ci ridia Giovanni XXIII) parlo della gerarchia attualmente al potere e di alcuni politici più papisti del Papa che predicano la Famiglia, chiudono consultori, occupano la Sanità e nel frattempo fornicano allegramente in ogni posizione, ben protetti dalla stampa nostrana. Non ci sarebbe nulla di male se non fosse in contraddizione con ciò che predicano e a cui costringono noi cittadini.

Credere ancora, e diffonderlo come verbo, che le Chiese siano luoghi dove i preti a piedi nudi accolgono i profughi, le donne bisognose e i bambini orfani è una visione della Chiesa infantile, pari appunto al credere che Babbo Natale esista.

Dire che la Chiesa è solo la mensa della Caritas equivarrebbe a dire che ogni profugo, ogni barbone, ogni giorno trovi un piatto ed un giaciglio all’interno delle migliaia di strutture ecclesiastiche, la maggior parte delle quali, invece, a parte nelle ore delle funzioni, sono chiuse. Al massimo si fa del catechismo e qualcuno conserva ancora i campetti di calcio, quelli sì da difendere con unghie e denti (se non fosse che se sei gay l’allenatore non lo puoi fare e ti cacciano).

In Italia, ricordo a tutti, i profughi e gli extracomunitari li deteniamo nei CIE, se a sinistra questo non è chiaro, mi cadono le braccia a terra.

La Chiesa è ANCHE quello, spesso lasciato – come ogni cosa in Italia – alla buona volontà di qualche “don” e di qualche “frà”. Qui il tema è semplicemente che, forse, potremmo pensare ad un esenzione “parrocchiale” per meriti sociali e non all’esenzione tombale ed indiscutibile che basta avere il bollo pontificio. Quello diventa privilegio.

In ultimo, e la questione riguarda fortemente i romani.

Ritengo sia definitivamente arrivato il momento che a Roma e nel Lazio venga fatto un censimento condiviso tra Comune di Roma e Chiesa sugli immobili del Vaticano.

Sulla loro destinazione d’uso. La città è piena di palazzi, di appartamenti di lusso dove certo non risiedono extracomunitari e famiglie indigenti. Ne ho le prove, sacrosante. Ho anche le prove che se non sei raccomandato, se sei ragazza madre, se sei gay dichiarato, lì non puoi entrarci. Vogliamo fare che il prossimo sindaco queste cose le dice o continuiamo a non dirle?

Insomma delle regole illegali sul territorio italiano. E’ tollerabile? Va bene così? Onoriamo così (perdonatemi l’afflato risorgimentale) i gloriosi padri della Patria di cui tutti ci riempiamo la bocca? Ci rendiamo conto che è come se ogni anno che passa da quel giorno, rimettiamo su mattone su mattone Porta Pia in totale dispregio del principio dell’Unità d’Italia?

Mi spiace dare questo brutto risveglio ad alcuni colleghi di partito, ma Babbo Natale non esiste.

p.s. Pur valendo il principio che per me i rapporti Chiesa e Stato non sono da ridurre all’aspetto economico, bensì vanno ricondotti al tema di un pieno sviluppo democratico del nostro Paese, consiglio in ogni caso queste due letture:

L’inchiesta dell’espresso. Qui.

I conti che aveva fatto Guido, già l’anno scorso. Qui.

p.s.2 Piccola riflessione. Ho l’impressione che ci sia la corsa al “potere forte”. Da una parte Fiat, da una parte la Chiesa. Da una parte tutte e due. Non si potrebbe invece di rincorrerli, semplicemente dialogarci con dignità istituzionale? Mah.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

9 Commenti

  1. Condivido nella sostanza. C’è solo un punto che secondo me va ripreso, anche per contribuire a non alimentare “guerre di religione”. Tu dici

    La Chiesa è ANCHE quello [aiuto ai poveri e ai diseredati, n.d.r.], spesso lasciato – come ogni cosa in Italia – alla buona volontà di qualche “don” e di qualche “frà”.

    O prendiamo atto che così non è, che la Chiesa fa quello sempre, anche quando a farlo è lo stesso vescovo che licenzia l’insegnante di religione divorziato, oppure sbagliamo analisi.

    E vale anche per l’inciso (perdonami) un po’ qualunquista (“come ogni cosa in Italia”). O prendiamo atto del fatto che non è così: ci sono cose in italia che vengono fatte perché c’è un legislatore che ha organizzato le cose in quel modo. Ha imposto o agevolato la nascita ad esempio di uno stato sociale. Peraltro se pensassimo veramente che tutto è lasciato alla volontà dei singoli, siamo condannati a perdere quel poco che c’è.

    Ma torniamo alla Chiesa. La Chiesa fa cose belle e fa cose brutte. Pretendere di scegliere fior da fiore è quasi come credere a babbo natale :-) Per attaccarla quando impedisce a te di sposarti e a una mia amica di avere figli, per pretendere il censimento sacrosanto (e ridaje!) che tu chiedi, per indignarsi di fronte all’allenatore cacciato perché gay; per tutto questo non serve negare il ruolo che la Chiesa (e non il singolo don o il singolo frà) ha.

  2. Qualche appunto:
    1) Date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio.
    Facciamo che ripartiamo da qui? Che se la chiesa – con il suo denaro – sviluppa opere di solidarietà e pubblica utilità deve essere considerata alla stregua del no-profit e quando invece fa l’imprenditore (banche, negozi, alberghi, etc.) dovrebbe pagare le tasse come qualsiasi altra impresa sul territorio italiano? E su questo punto non credo che ci possa essere distinzione di sorta tra cattolici e laici, perché qui la fede non c’entra nulla. Semmai c’entra la malafede, ma è un altro discorso.

    2) Sul punto della “morale” la penso come champ. La chiesa cattolica pratica e promovuore la morale che ritiene opportuna in base ai propri precetti. Possiamo discutere fino al prossimo millennio le viltà, gli abominii, etc. che in nome di questi precetti ha finito (e in parte ancora finisce) per accettare.
    Ma questo non toglie nulla al fatto che ciò che dice la chiesa riguarda chi si riconosce nella chiesa, ovvero la comunità dei credenti. Che poi alcuni di questi credenti cerchino di tradurre all’interno della discussione politica e dell’indirizzo statuale italiano i valori in cui si riconoscono, questo dobbiamo accettarlo, così come accettiamo che lo facciano gli atei, i buddisti e i Babbani.
    Non è una guerra, ma una concezione democratica del confronto. Quella che in fondo, mi sembra chieda anche Cristiana.

  3. Gianni

    Io mi rendo conto che un’anticlericale che si chiama Cristiana e un’anticomunista che si chiama Alicata sia una persona che ha problemi per due, e io non voglio aggiungergliene altri. Ma bisogna notare che il Francesco Cundari, contro il quale lei se la prende, ha cinque anni meno di lei, e quindi una visione delle cose meno legata a schemi vecchi e superati.
    Uno di questi schemi è appunto l’anticlericalismo, che si perde nelle nebbie della bassa romagnola del secolo scorso (di quello prima ancora, intendo) dove ribolliva il brodo primordiale del progressismo italiano. L’altro è l’anticomunismo-by-mediaset che porta a credere che chi e’ stato o e’ comunista (e Cundari non ha fatto in tempo, la Alicata lo avrebbe) abbia dei complessi di colpa da smaltire, come le avranno spiegato più volte, si vede, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.
    Il cattolicesimo democratico, che la Alicata non riesce ne’ a collocare ne’ a definire per mancanza di strumenti culturali adeguati, e’ un movimento vivo, ampio, profondo della storia e della società italiana. Rappresenta e afferma istanze di solidarietà, fratellanza e accoglienza che si traducono spesso nel lavoro sociale, e che sono “naturalmente” di sinistra.
    Questa particolarità, questa specificità unica della società italiana, è la ragione per la quale è nato il Partito Democratico: un partito che finalmente riunisse i riformismi italiani di ispirazione socialista, cattolica, ed anche liberale ed ecologista.
    E’ un progetto del quale non è obbligatorio essere persuasi, ci mancherebbe. Ma del quale bisognerebbe perlomeno essere al corrente, se si vuole parlare di politica senza essere derisi da tutti, che e’ poi la disavventura capitata alla Alicata e dal cui risentimento e’ nato questo articolo (non più sconclusionato e disinformato di altri, devo ammettere).

  4. Meursault

    “Questa particolarità, questa specificità unica della società italiana, è la ragione per la quale è nato il Partito Democratico: un partito che finalmente riunisse i riformismi italiani di ispirazione socialista, cattolica, ed anche liberale ed ecologista”

    Basta che i gay non si sposino e non adottino, sennò frigniamo come bimbi al catechismo:)
    Adulto e maturo un movimento che si ispira ad una figura leggendaria, antilogica e semplicemente emotiva?

    Tornate quando avete raggiunto la pubertà. Crociati con le spade Lego.

  5. se il PD fosse quello di Gianni sarei d’accordo con Mersault.

  6. Meursault

    Ma infatti, Cristiana, non mi riferivo al Pd in questo caso (strano ma vero) ma a questi fantomatici “cattolici progressisti organizzati” che vogliono far salva la loro sudditanza psicologica alla tradizione trovando escamotage tiepidi rifilati quando il prete non guarda. Questa gente che, magari dissentendo su gran parte del magistero, si fregia ancora del gagliardetto dorato con su scritto “cattolico”. Schiere di non più vergini di bianco vestite, fedeli alla pillola, simpatizzanti televisivi e capitalisti indefessi e mai pentiti. Sepolcri imbiancati e pure male. E chi sono gli immaturi poi? Quelli che se la spassano gaudenti, ma prostrati alla buona sotto la lana sintetica del peccatore, tacciano di immoralità chi chiede diritti e garanzie specchiate? Quelli che leggono i testi sacri come fossero libercoli sanitari di facile consultazione? Quelli del dio con l’infinito orizzontale e il tutto del tutto che però non è mai il male (l’immanenza completa che paradossalmente include la sua assenza)? Macchè. Gli immaturi sono quelli che chiedono che le leggi siano dibattute su un terreno di logica comune mentre si tenta di normare la realtà. Perché mica starai contraddicendo il trombone sull’altare? Quello ha studiato per vendere le sue flautolenze.
    E invece no, che il carrozzone di omertà, privilegi e denaro sporco si schianti al suolo (vedere il Belgio per godere).

    Divorzio breve. Unioni civili. Matrimoni e adozioni ai gay e ai single. Ora.

    Guarda un po’…

  7. Gianni

    Soltanto dei reazionari, o degli anziani, o dei preti, possono difendere o addiritura promuovere il matrimonio, un istituto nato con lo scopo della mercificazione della donna e delle sue capacita’ generative, da pagare in solido alla donna stessa, o piu’ spesso alla sua famiglia (i “proprietari” precedenti), con beni materiali o garanzia di protezione.

    Fortunatamente questi bigotti sono in minoranza e stanno calando. In Svizzera, dove vivo, lo scorso anno e’ nato il bambino che sanciva che la maggioranza dei minori del paese ora vive in aggregati non riconducibili alla famiglia tradizionale (e’ un bambino statistico, Alicata, non chiedermi quanto pesava alla nascita per favore), e chiunque, nella propria esperienza personale, ha ben presente che la maggioranza delle coppie, anche in Italia, sta abbandonando questi tristi rituali del passato.

    Tutti fuorche’ i leader dei movimenti omosessuali e il loro portaborse, i quali, alla disperata ricerca di ragioni per avere un palco e un microfono, sono rimasti gli unici assieme ai preti a difendere (anzi, a promuovere) questo cascame di schiavismo. Chi ha veramente a cuore i diritti di tutti si dovrebbe battere invece affinche’ due persone libere, economicamente indipenti, autonome da ogni condizionamento possano vivvere insieme finanto che i loro sentimenti suggeriscano loro di farlo. Insomma bisogna battersi per la fine del matrominio, non per la sua estensione ad altre categorie. Ma non mi illudo con questo argomento di portare in questo secolo un ayatollah come Mersault.

  8. Gianni….aggiungi pure tutta la comunità omosessuale mondiale, grazie….le persone, sai….quali portaborse? Se guardi bene ti accorgi che i gay in carriera preferiscono non parlare manco loro di matrimonio.

    Il tema non è il matrimonio….è l’uguaglianza. Poi se vuoi discutiamo se il matrimonio è giusto, ma lo facciamo per tutti. Questa è democrazia. Il resto è una maschera per discriminare.

Trackbacks / Pings

Lascia un commento

Subscribe without commenting