5 strategie (che non funzionano), dal Web al PD

di Davide Andriolo.

Foto: ScorciDemocratici Torino2010

Foto: ScorciDemocratici Torino2010

Ispirato dalle giornate di Changes e da un articolo sulle 5 strategie web più popolari (ma che non funzionano) ho pensato che gli stessi consigli, trasposti sul piano politico, sono valevoli per il PD.

Per facilitare il parallelismo manterrò i titoli originali, in inglese, delle diverse strategie, spiegandone nel testo il significato.

Strategy #1: Parity
Questa strategia prevede che ci si guardi attorno per vedere cosa fanno i propri competitor, per poi copiarne le tematiche e spesso anche le soluzioni, quando non se ne propongono di proprie. Metodologia seducente, facile e sicura. Si evitano errori macroscopici e si portano avanti piccoli miglioramenti incrementali. Però se gli altri sbagliano, sbagli anche tu. E, soprattutto, non potrai mai pensare di essere la maggioranza, se insegui i temi altrui. Utile ricordarsene, quando si prova ad inseguire la Lega sul suo terreno.
Takeaway: Non seguire i tuoi competitor. Segui i tuoi elettori.

Strategy #2: Novelty
Tutti vorrebbero essere nuovi e differenti, così molti finiscono col confondere innovazione e novità. Pensano che se introdurranno qualcosa di nuovo, qualunque cosa che gli altri non offrono, si differenzieranno dagli altri e cattureranno l’attenzione. Ma una cosa più nuova non è necessariamente di maggior valore rispetto alle alternative. Se una cosa vecchia funziona non ha senso buttarla via. Prima di rottamare tutto e tutti, cerchiamo di impararlo.
Takeaway: Nuovo non è migliore. Migliore è migliore.

Strategy #3: Usability
Questo termine è tipico del web, ma il problema della fruibilità dei messaggi è spesso al centro del dibattito politico. “Il problema è la comunicazione” è diventato un mantra che nasconde, spesso, mancanze ben più gravi. L’obiettivo principale, prima di essere “usabili”, è essere utili. Prima di “saper comunicare” è necessario che un messaggio da comunicare, forte e coerente, ci sia. Altrimenti neanche la migliore agenzia del mondo potrà aiutarti.
Takeaway: Pensa prima ad avere delle idee utili per i cittadini. Poi a comunicarle.

Strategy #4: Technology
Questo è l’approccio che va per la maggiore nel “partito della buona amministrazione”. Si parte da una base di idee e buone pratiche dal territorio e si disegna il partito attorno ad esse, senza preoccuparsi del passaggio dal locale al globale o di altre contraddizioni interne. L’esperienza finale che si costruisce è un caos orientato ai bisogni interni del partito invece che alle esigenze dei propri elettori. La maggioranza delle persone non è interessata alla struttura, vuole solo un partito che porti avanti le idee in cui crede. La struttura va costruita sulla base di queste idee, non il contrario. Altrimenti, accordo su accordo, si finisce per arrivare al governo dimenticandosi quello che si doveva fare.
Takeaway: Disegna il partito attorno ai tuoi elettori, non basarlo sulle strutture pregresse.

Strategy #5: Epiphany
L’epifania, quell’attesa di un’idea e di una persona che la rappresenti che cambierà per sempre la tua organizzazione, è una delle strategie più seducenti e pericolose. Seduce perché viene glorificata dalla stampa e dalla mitologia popolare quando parlano di come l’innovazione avviene. Pericolosa perché è l’equivalente politico di un tiro dalla metà campo. Anche se a volte capita di segnare il gol della domenica, è una strategia di gioco troppo inaffidabile, perché non può essere controllata.
Takeaway: Non sperare in un messia. I processi che sono ripetibili e controllabili sono la fonte più affidabile dell’innovazione.

La soluzione: Essere degni di nota
Essere degno di nota ti fa guadagnare voti. Essere degno di nota fa ricevere e trattenere l’attenzione degli elettori. Essere degno di nota fa che ci si ricordi di te, che ti si ritenga unico, che ti si veda come una fonte di ispirazione. Essere degno di nota, però, non è facile, comporta capire i propri elettori e prender strade che prima non si sarebbero previste. Ma se non si prendono queste strade, se non si corrono rischi per emergere dal gruppo, col tempo fra varie vicissitudini e i compromessi che necessariamente un partito deve fare si finisce col perdere del tutto la propria credibilità.
Sembra una cosa ovvia, ma rischiare non è mai facile. In un momento in cui si sente forte la necessità di un cambiamento, ci sarà abbastanza coraggio?iMille.org – Direttore Raoul Minetti

7 Commenti

  1. Ok, ben fatto e stimolante.

    Ho solo un dubbio: non è che sono suggerimenti che dipendono troppo da quelli che chiami “i tuoi elettori”? Li citi tre o quattro volte. Il target di un partito politico (a maggior ragione se “a vocazione maggioritaria”) non dovrebbe essere l’elettorato?

  2. Pienamente d’accordo, soprattutto sul concetto dell’usability, se si hanno buone idee bisogna poi saperle comunicare, altrimenti si finisce così http://goo.gl/P9OoG, anche io quando ho sentito Bersani sono rimasto un attimo perplesso, poi ho collegato quello che ha detto a quello che avrebbe voluto dire e ho capito: intendeva “radicalmente contro l’eutanasia attiva”, ma non si sa esprimere e spesso mi sono sentito rinfacciare ‘sta cosa dell’eutanasia.

  3. Davide

    L’intero elettorato è un obiettivo stimolante, ma poco realistico. Qualunque azienda vorrebbe vendere i suoi prodotti a tutti, ma la targettizzazione serve proprio a capire quali sono i clienti core su cui focalizzarsi maggiormente e quali altri potenziali puoi ragionevolmente raggiungere con particolari mosse mirate a loro.
    Se organizzi focus group, interviste o user test, solitamente il campione che scegli lo prendi in base a queste considerazioni: un tot sono già tuoi clienti, un tot non sono clienti di nessuno ma sono interessati al prodotto, un tot sono del competitor a e un tot del competitor b. Dopo averli ascoltati tutti, cerchi di capire come massimizzare il tuo risultato conquistando nuovi clienti, anche “rubandoli” ai competitors se ti riesce, ma senza entrare in conflitto con quelli che già si affidano a te. Alla fine del processo non avrai accontentato tutti: capita che il sito di un competitor sia pieno di flash e animazioni in home e per questo apprezzato da un suo cliente, mentre i tuoi clienti attuali e potenziali scelgono te per la pulizia e la semplicità di navigazione.
    Quando parlo di “tuoi elettori”, dunque, non intendo solo quel 30% scarso che vota già il PD, ma tutti quelli che potenzialmente potrebbero votarlo, sia che oggi si astengano sia che votino altri partiti. Bene ascoltare il numero maggiore possibile di persone ma coscienti che, per fare un esempio, non si può pensare di inseguire la xenofobia leghista o il bigottismo casiniano, senza poi perdere una buona parte del proprio elettorato di riferimento (senza neanche guadagnarne, a causa della strategia fallimentare numero uno descritta nell’articolo)

  4. Davide

    La risposta di prima era ovviamente per Marco, e aggiungo che il non perdere un cliente/elettore ha un peso maggiore del guadagnarne uno: chi ti abbandona e si sente deluso parlerà male di te, e questo parlar male ne porterà via altri.

  5. Non per fare il pignolo, ma “tutti quelli che potenzialmente potrebbero votare Pd” hanno un nome in letteratura: elettori potenziali. Se intendevi elettori potenziali il ragionamento è molto più condivisibile.

    Ma chi sono gli elettori potenziali? E’ questa la discussione che trovo urgente fare (e prescinde dai contenuti di questo post). La scommessa di Veltroni è stata quella di considerare “elettori potenziali” gli italiani, quella di Bersani considerare tali innanzi tutto i vecchi elettori dell’Ulivo. Fino ad ora ha preso più voti Veltroni, ma ha perso le politiche, mentre Bersani ha ricostruito la coalizione (quella dei Progressisti, però) candidandosi a vincere le politiche.

    Ma se lo scenario muta?

  6. Davide Andriolo (@macondo83)

    Marco, ho usato il termine “elettori” da solo perché mi sembra basti, e che sia in linea con lo statuto del nostro partito. Quando si parla di “elettori” non gli si chiede la fotografia del voto nell’urna, o sbaglio?

    La discussione su chi sono gli elettori potenziali (che sono ovviamente di più di quelli che votano alle primarie) è però interessante, e aggiunge un argomento importante in più alla discussione.

    Mi astraggo un attimo da quello che penso politicamente per cercare di analizzare l’operato di Veltroni e Bersani alla luce delle strategie citate nell’articolo.

    Veltroni è stato un mix delle strategie 2 e 5: nuovismo ed epifania. Si veniva da un governo fallimentare, dunque proporsi in ottica di nuovo e di “io non c’entro con quelli, ora vedrete cosa faccio” ha sicuramente pagato nel breve periodo in termini elettorali. La svolta “messianica” è stata appunto quel tiro da centrocampo, ed è anche andato in rete, ma non è bastato per vincere la partita (mi ricorda questo: http://www.youtube.com/watch?v=XoMReSc_c3Q&feature=related). La mancanza di “sostanza”, però, si è vista. Non tutto il nuovo ha pagato, dalle scelte di alcuni parlamentari all’organizzazione del partito che invece di andare incontro agli elettori si è chiuso nel suo caminetto. E, come dicevo prima, gli elettori delusi sono quanto di peggio ti possa accadere, perché creano un effetto rete trainante che porta ad abbandonarti. Un commento a questo articolo, su G+ (e non viene da un bolscevico), è “l’unica cosa che per me funzionerebbe per il PD è chiudere bottega”. Recuperare quell’elettorato deluso sarà una strada faticosa. Il nuovo non era migliore, la terra promessa era un bluff, ed è stato scoperto.

    Alla luce di questa situazione disastrosa, Bersani ha scelto con forza la strategia 4: il realismo (non pensate cose fantascientifiche, ragazzi, che non abbiamo la tecnologia per farlo). Ha rassicurato lo zoccolo duro degli elettori del partito, quelli rimasti fedeli anche nella delusione, e da quelli è ripartito per rilanciare la sua azione. Il problema è che la sua azione è timida, e non riesce a essere “degna di nota” come nel finale dell’articolo si richiede. Si è partiti da alcuni dati di fatto e su quelli ci si è basati, senza osare oltre. In questo spirito si è abbandonata la vocazione maggioritaria per inseguire improbabili alleanze. La situazione italiana è questa, dice qualcuno (tu sai chi :p ) e con quella bisogna convivere. Si è partiti dalle paure delle persone e le si sono assecondate, come nel referendum sull’acqua, attuando la strategia numero 1 per inseguire dipietristi e grillini, finendo col non poteresene neanche vantare perché derisi dai promotori per il nostro intervento tardivo.

    La soluzione, quell’essere degni di nota, non è semplice. Vuol dire capire le esigenze dei tuoi elettori (potenziali,ok? :p ) e sulla base di queste proporre qualcosa che sia capace di rispondere a quei bisogni in modo diverso e soprattutto migliore rispetto a ciò che fanno gli altri.

    Forse però in questo mi sono anche spiegato male, e preciso: quando si fa ricerca su un sito web non si prende tutto quello che ti dicono le persone per buono, altrimenti la figura del ricercatore non servirebbe neanche. Si cercano di capire i bisogni dietro quella richiesta, e sulla base di quelli si elabora una strategia. La richiesta di un banner lampeggiante spesso nasconde semplicemente il bisogno di sconti e promozioni, e nel progetto può essere letta col dare uno spazio chiaro che spieghi la vantaggiosità del prodotto.
    Parimenti, il “fora de ball” che sento al bar esprime il disagio per la difficoltà di una convivenza con altre culture, e spesso un ancor più prosaico non esser riusciti ad avere la casa popolare perché è andata a un indiano con 10 figli.
    Se compresi i problemi il PD riuscisse a trovare delle soluzioni che parlano a tutti (quindi non solo slogan come W, né politiche “vecchie” come il duo Bersani-Fassina), probabilmente riuscirebbe a riemergere. Ma ci vogliono tempo, capacità di prender rischi e soprattutto, come tu mi insegni, tanta coerenza, per riuscire ad essere di nuovo credibili.

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