Un racconto da Changes

di Emanuela Marchiafava.

Il mio racconto del cambiamento inizia con il momento di più profondo sconforto patito da cittadina italiana, quando fui chiamata a fare il presidente di seggio per il Referendum sulla fecondazione assistita, il 12 e 13 giugno del 2005.

Il referendum non passò perché solo il 25,9% degli aventi diritto si recò alle urne. Di questi, moltissimi erano anziani, pochissimi i giovani.

Ero davvero amareggiata, forse presagivo quanto quella legge schifosa si sarebbe ripresentata come un mantra maledetto in varie forme e occasioni nella mia vita e mi domandavo come fosse possibile che proprio i più giovani non fossero sensibili al problema: una generazione che non si pre-occupa di generare, non si rigenera e non rigenera la società in cui vive, è sterile!

Ormai, avvertivo la mia comunità come popolata di estranei, non conoscevo e non mi ri-conoscevo, guardavo in faccia gli altri e non ci trovavo nulla di simile a me.

Poi, ad agosto, e per la serie “le parole non sono importanti”, lessi l’intervista di Concita De Gregorio a uno sconosciuto Ivan Scalfarotto che si candidava premier alle Primarie del centrosinistra, concorrendo contro Prodi.

Ed io, che non avevo mai fatto politica in vita mia, iniziai prima a raccogliere firme e poi a far politica “vera”: non mi sono più fermata.

Non mi sono più fermata perché mi sono accorta di appartenere a una generazione di autoesclusi che aveva smarrito il concetto di libertà, che forse aveva perfino svenduto i propri talenti per una libertà monca, individuale e privata, cui aveva sacrificato la sua vita pubblica e condivisa.

Con Ivan e via via con molti altri abbiamo iniziato il nostro percorso comune riprendendoci le parole e il loro senso nell’unica area ancora libera: il web. Da lì le abbiamo rimesse in circolo, e nel farlo ci siamo messi finalmente in gioco. Abbiamo versato le nostre esperienze e i nostri saperi lavorando in squadra con caparbietà e tenacia, sempre e soltanto per il bene comune del nostro paese.

Non ci siamo mai contati perché non contavamo.

Nella società pesavamo quanto le farfalle, ma le farfalle hanno le ali e abbiamo sempre lavorato consapevoli del fatto che è sufficiente anche un solo battito di ali qui e ora per provocare un ciclone altrove.

Più partecipavamo, più scoprivamo il valore del prossimo: la prossimità si accorciava mentre la nostra libertà si allargava.

La prima fase di questo cambiamento ha un andamento quasi circolare perché finisce esattamente sei anni dopo il referendum sulla procreazione assistita proprio con un altro referendum, quello sull’acqua-bene comune: il 13 giugno 2011 abbiamo vinto con il 54.81% dei votanti e il 95.35% dei sì ed io, proprio la stessa sera, sono stata nominata assessore provinciale a Pavia per lo sviluppo economico e il turismo.

I cambiamenti sono bilance a due piatti: uno ci aggiunge, l’altro ci toglie.

Ci vuole il coraggio per praticarli, perché i piatti non sono mai in equilibrio, e la consapevolezza di sapere che noi non siamo l’ago di quella bilancia, bensì la differenza, positiva o negativa che sia, tra i due piatti.

Emanuela MarchiafavaiMille.org – Direttore Raoul Minetti

2 Commenti

  1. sati

    E’ ora ed è adesso. Bello. Grazie

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