Tribunale unico della famiglia: da anni mancano “pochi mesi”

di Diego Sabatinelli.

foto: bupowski

Un unico Tribunale che possa decidere su separazioni e divorzi, adozioni e affidi, coppie miste e reinserimento di minori, ed alter competenze da aggiungere con il tempo. Insomma, quello che oggi è frammentato tra Tribunale dei minori, giudice ordinario e giudice tutelare verrebbe unito in un unico centro giudiziario con notevoli vantaggi: maggiore razionalizzazione, meno spreco di tempo e di risorse e, soprattutto, una specifica competenza in materia di diritto di famiglia per i c.d. “operatori”. Giudici, avvocati e servizi sociali specializzati, consapevoli della delicatezza del ruolo che ricoprono, dovendo entrare per forza di cose nell’intimità dei rapporti familiari avendo una preparazione specifica e, quindi, un rispetto, una sensibilità ed un’onestà adeguata al difficilissimo compito.

E’ sufficiente immaginare la rivoluzione che porterebbe tale riforma rispetto all’attuale sistema, per cui: il Tribunale Civile è competente per le separazioni, i divorzi e per l’affidamento dei minori nati durante il matrimonio; il Tribunale dei Minorenni lo è per i crimini commessi da minori e per le adozioni e gli affidamenti di minori nati da coppia non sposata -in attesa che venga approvata finalmente l’equiparazione tra tutti i figli-; al Giudice Tutelare spettano specifiche competenze relative ai minori ed all’esercizio della potestà genitoriale. Sembrerebbe che davanti ad un tale ginepraio qualsiasi Stato, corporazione o persona di buon senso non possa che condividere la necessità di una riforma dell’attuale arcane e arcaico sistema e chiedere l’immediato accorpamento in unica sede con altrettante uniche figure di riferimento, fosse anche solamente per rendere al cittadino che attraversa un momento difficile della propria vita, come quasi sempre avviene per questioni legate al diritto di famiglia, quella chiarezza che è d’uopo.

Nelle intenzioni di questo Governo il clamoroso ed epocale passo sembrava fosse questione di mesi, cosa che in verità si diceva anche nelle passate legislature, vedi ad esempio con il ministro Rosy Bindi durante il governo Prodi. La stessa sottosegretaria alla Giustizia, Maria Elisabetta Casellati, andava dichiarando nelle varie occasioni d’incontro sul diritto di famiglia, e fin dall’inizio del suo mandato, che la rivoluzione era pronta e sarebbero bastati pochi mesi per attuarla: parliamo ovviamente di inizio legislatura. Ancora ai primi del 2010 dichiarava: “sono più di un milione e mezzo in Italia I bambini figli di genitori separati o divorziati. È cambiato il quadro della famiglia a fronte però di un’organizzazione giudiziaria frammentata”, aggiungendo “e’ necessario agire presto riunificando le attribuzioni in materia di minori e famiglia con figure specifiche dimagistrati ed avvocati”.

Pesantissima la valutazione delle associazioni di cittadini coinvolti nel drammatico vortice della giustizia in ambito familiare. Si leggeva a proposito dell’inadeguatezza dell’attuale sistema in un manifesto redatto nei primi mesi del 2009 da alcune associazioni di genitori e movimenti di cittadini per l’Istituzione del Tribunale Unico per la Famiglia: “Pur reputando improcrastinabile l’intervento del Parlamento, anche su iniziativa del Governo, per arginare l’inarrestabile discredito che il sistema giustizia gode presso la cittadinanza, riteniamo che l’amministrazione della giustizia non possa prescindere da un favorevole rapporto con l’opinione pubblica e debba essere sorretta da un forte consenso, a partire da quel nucleo che costituisce il fondamento sociale: la Famiglia. Ci riferiamo in primis a quella branca del sistema costituita dai Tribunali Minorili, il cui approccio nei confronti del cittadino – in nome di una roboante “tutela del minore” – sembra distinguersi per la sistematica violazione dei suoi diritti, del dettato costituzionale e delle Convenzioni Internazionali”; e ancora “La casistica esaminata dale scriventi Associazioni conferma che quasi sempre giudici sedicenti esperti nelle relazioni familiari problematiche abdicano al proprio ruolo di approfondimento circostanziato, assumendo esclusivamente le conclusioni dei CTU o le relazioni dei Servizi Sociali quale base univoca per le determinazioni assunte. Oltre alla ricorrente sciatteria, tale prassi comporta l’esasperante dilatazione del tempo necessario. Nel corso del quale gli interessati – inclusi i minori che si intende tutelare – vengono sottoposti ad osservazioni e controlli invasivi che vanno ben oltre le difficoltà in questione, e facilmente sconfinano nella coercizione e nel ricatto. Ai quali si aggiunge l’altissimo costo, sostenuto perlopiù dalla famiglia medesima quando è in grado di affrontarlo (CTU nominato dal giudice ordinario, consulente di parte, avvocato) e per il resto dallo Stato”. E’ il caso di chiarire che critiche di questo tipo sono diffusissime nell’ambito della giustizia familiare, e pesantissime sono le accuse di inefficienza ed incapacità dell’attuale sistema di assolvere al
proprio compito.

A questo punto è doveroso confermare anche in questo articolo che una riforma organica e globale del diritto di famiglia, e di tutto il “sistema giustizia” italiano, sia sempre più necessaria per evitare un tracollo delle istituzioni di riferimento. La possibilità che un mare in piena diventi incontrollabile e drammaticamente travolga tutto non è peregrina. Raddoppio dei divorzi e aumento del 64% delle separazioni negli ultimi quindici anni (fonte Istat), aumento dei casi di nuova povertà tra i separati (fonte Caritas) , 8 milioni di euro d’indennizzi inflitti all’Italia dalla Corte europea dei Diritti dell’uomo contro la giustizia lumaca, situazione carceri: non c’è da stare inermi.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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