di Lorenzo Tondi.
Scrivo in risposta ad un post del 23/06/2011 di Teresa Vergalli sul finanziamento pubblico ai giornali. Credo sia un argomento fondamentale, perchè la struttura del mercato dell’informazione è il fattore determinante della qualità ultima di questo prodotto.
Nel suo articolo Teresa si lamenta del “moralismo fuori posto” dei radicali, colpevoli di scagliarsi contro le sovvenzioni ai giornali. Sovvenzioni che, secondo Teresa, sarebbero neccessarie per sopravvivere in un mondo dominato dalle “leggi di mercato e dalla concorrenza”. Subito dopo però l’autrice si scaglia contro i “soldi non meritati” che si danno a “testate fasulle e misteriose”, cadendo in una grossa contraddizione. Ora, vero è che vi sono molti giornali inesistenti o letti da quattro gatti che sopravvivono grazie al finanziamento pubblico concesso in quanto “quotidiani di partito” (ne aveva parlato con la consueta precisione e competenza Bernardo Iovene in un’inchiesta andata in onda su Report il 23 aprile 2006); ma siamo sicuri che il problema siano queste testate truffaldine e non, piuttosto, l’esistenza stessa dei finanziamenti pubblici?
Teresa dice che molte testate prendono soldi non meritati: perchè sono non meritati? Soprattutto, CHI decide cosa è meritevole o meno di ricevere finanziamenti? Chiaramente non possiamo adottare come criterio quello delle posizioni politiche espresse: trattare qualcuno con favore perchè dice cose con cui siamo d’accordo significa attuare una grave discriminazione. Forse un criterio quantitativo può essere più utile. O forse no.
“Sapevate che si stampa l’Avanti? Vorrei sapere dov’è, e chi lo legge”, continua Teresa. Probabilmente nessuno, e allora? Perchè, il Manifesto chi lo legge? La sua diffusione media, nel marzo 2011, è di circa 19.000 copie. Ma il punto non è nemmeno questo.
Se anche il Manifesto tirasse 300.000 copie e ne vendesse 150.000, perchè io, che non lo leggo, dovrei finanziarlo indirettamente tramite le imposte? Perchè dovrei dare soldi al Giornale, pur avendo una pessima opinione dei suoi contenuti e di chi ci scrive? Perchè un lettore del Giornale dovrebbe finanziare l’Unità? Il punto centrale è un altro: la sinistra italiana continua a non vedere e comprendere gli effetti benefici della concorrenza nell’economia. Se la stampa italiana è tra le peggiori del mondo occidentale, la colpa è dei finanziamenti statali, non del capitalismo cattivo, che almeno stavolta c’entra ben poco. Senza il sostegno dello Stato, attualmente, la quasi totalità dei giornali sarebbero costretti alla chiusura o ad un drastico ridimensionamento. Accusare il mercato significa accusare i lettori: seguendo il ragionamento di Teresa arriviamo ad affermare che i giornali sono in crisi per colpa dei lettori! Ma non sarà che invece i giornali sono in crisi per colpa dei giornali, e cioè perchè essendo finanziati dalla politica non ne possono parlare liberamente? Se offri un prodotto scadente, la colpa è sempre tua, non di chi non te lo vuole comprare. Che poi, a causa della nuova struttura tecnologica del mercato, la stampa cartacea sia in difficoltà anche in altri paesi, questo è un altro problema, e si risolve passando definitivamente all’online, come il Guardian ha dichiarato di voler fare.
Io non vi invito ad essere dei sognatori, come fa Teresa; io vi invito a riflettere: è proprio necessario dare soldi alla stampa per sottometterla al potere statale? Io dico di no.iMille.org – Direttore Raoul Minetti






