della Sen. Donatella Poretti, Radicali-Partito Democratico, Commissione bicamerale per l’infanzia.
Le scelte dei genitori non possono e non devono avere delle ricadute sui figli che si traducono in minori diritti e tutele. Bene quindi che questa legislatura Parlamento e Governo si stanno muovendo per porre termine alle discriminazioni tra i figli naturali e legittimi, una discriminazione lessicale che si porta dietro altre disparità in particolare sul riconoscimento, sulla legittimazione, sulla successione (i figli naturali possono essere liquidati in denaro e escluderli dall’eredità), sulla parentela (due fratelli naturali non sono fratelli, e i parenti legittimi prevalgono fino al sesto grado; acquisiscono i nonni, ma non gli zii).
La giusta strada avviata dalla riforma del diritto di famiglia del 1975 è giusto che prosegua nell’ottica non solo di adattare la legge agli stili di vita della società, ma anche di cancellare stigmi sociali.
E infatti la legge appena arrivata al Senato votata dalla Camera nell’articolo 1 recita la formulazione migliore per parificare lo status dei figli stabilendo il principio della parita’ lessicale: Nel codice civile le parole: «figli legittimi» e «figli naturali» sono sostituite, ovunque ricorranno, dalla seguente: «figli».
Eppure anche stavolta il legislatore si è scordato di rimuovere l’ultimo stigma morale presente nel codice, quello dei “figli incestuosi”. Perché questi figli dovranno continuare ad essere seguiti da quell’aggettivazione così peccaminosa?
Se i diritti e i doveri dei cittadini sono individuali, perché scelte altrui producono differenti diritti per soggetti che non hanno in alcun modo influito sul loro status giuridico? Un marchio del peccato evidente e plateale.
Bambini che nascono da genitori incestuosi -fratelli consenzienti, ad esempio- che per il codice civile sono “irriconoscibili”, violando così perfino il diritto costituzionale dello stato filiationis. Il marchio peccaminoso dell’incesto viene impresso a sangue sui figli perfino più che sui genitori. Grazie alla legge che ha trasformato la violenza sessuale da reato contro la morale a reato contro la persona (solo nel 1996), oggi è prevista come aggravante la violenza commessa da un genitore, o un ascendente, in particolare contro un minore, con conseguenza anche della perdita della patria potestà. Eppure è rimasto nel nostro codice penale, a monito di Stato etico, il reato d’incesto come contro la morale della famiglia, tanto che solo la nozione del pubblico scandalo è la condizione necessaria perché sussista l’ipotesi di reato.
Cioè solo se si viene a sapere si può procedere!
Quanti saranno in Italia dei bambini che nascono da relazioni incestuose? Sicuramente pochi, un problema che potrebbe sicuramente essere trattato caso per caso. Ecco perché sarebbe stato utile rimuovere dal nostro Codice Civile quella carica simbolica dei figli incestuosi.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







