di Filippo Zuliani.
Mentre in Italia si discute dei tagli alla casta e di problemi legali del governo, in America sta avendo luogo una di quelle discussioni che cambiano il mondo. Dal primo gennaio 2011, infatti, sono divenuti operativi in America i nuovi standard federali sull’efficienza energetica dei veicoli (Corporate Average Fuel Economy, CAFE). Le regole sono semplici: da quest’anno le nuove auto immesse sul mercato americano devono avere un’efficienza sempre maggiore, fino ad arrivare a 35.5 mpg (miles per gallon, sono circa 15 km al litro) nel 2016. In Europa, 15 km al litro è uno standard già acquisito da anni grazie alla CO2 tax, all’impiego dei vari standard Euro1, 2, 3 eccetera e ad una robusta tassazione del combustibile, ma in America girano ancora pickup che consumano 5 km al litro. La decisione che potrebbe portare ad uno svolta epocale per il settore dell’auto è però quella per la definizione dello standard d’efficienza dei veicoli nel periodo 2017-2025.
Al tavolo delle trattative siedono il governo americano, l’EPA, l’ente nazionale responsabile per le emissioni di gas serra in America, i maggiori costruttori d’auto americani e la CARB, la California Air Resources Board. Le proposte sul tavolo sono di fatto due: gli ambientalisti spingono per il raggiungimento dei 62 mpg (26 km/l) nel 2025. Il che vorrebbe dire un aumento dell’efficienza del 6% annuo, dal 2017 al 2025. I costruttori d’auto vorrebbero invece un più mite 47 mpg (20 km/l), sempre con orizzonte 2025, corrispondente ad un incremento medio del 3% all’anno dell’efficienza dei veicoli.
I costruttori d’auto considerano il limite dei 62 mpg per il 2025 fuori luogo, dato che un tale aumento di efficienza si risolverebbe in un aumento del prezzo dei veicoli di oltre 10.000$. Un tale aumento di prezzo causerebbe senza dubbio un crollo di vendite con conseguente perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e scoraggerebbe gli acquisti di nuove auto. Gli utenti, piuttosto che pagare tutti quei quattrini, probabilmente continuerebbero a guidare veicoli vecchi, inquinanti e poco sicuri, vanificando i propositi stessi dell’aumento di efficienza oltre a mettere a repentaglio la sicurezza propria e altrui. A detta degli ambientalisti l’aumento di prezzo dei veicoli sarebbe più contenuto – attorno ai 4.000$ – e verrebbe compensato dal risparmio di carburante nell’intero ciclo vita dell’auto. I costruttori d’auto ribattono che i consumatori generalmente non si affidano all’efficienza energetica, a meno che essa non porti vantaggi tangibili in termini monetari. In questo è emblematico questo studio del MTI, che indica quanto bassa sia l’attenzione all’ambiente e alle emissioni di gas serra nel consumatore medio americano. Insomma, si rischia si forzare i costruttori d’auto a investire e produrre una tecnologia che nessuno vuole, scontentando tutti e rimettendoci un sacco di soldi e posti di lavoro.
Perché tutto questo interesse attorno ad un banale standard per l’efficienza dei veicoli? Presto detto: un incremento dell’efficienza del 3% all’anno – quello proposto dai costruttori d’auto – è molto probabilmente ottenibile tramite motori a combustione interna avanzati (i nuovi motori turbodiesel, ad esempio, o i quattro cilindri BMW). Viceversa, un incremento del 6% annuo – quello proposto dagli ambientalisti – è fuori portata della tecnologia a combustione interna e richiederebbe un impiego massiccio di veicoli ibridi o elettrici. Numeri alla mano, il Center of Automotive Research (CAR), stima una quota di mercato del 64% di veicoli ibridi e elettrici per raggiungere i 62 mpg d’efficienza. Sessantaquattro percento, in 10 anni, quando oggi stiamo all’unovirgola. Una cosa che nemmeno nei sogni più sfrenati degli ambientalisti.
Per il momento il governo americano pare orientato verso lo standard di 62 mpg, probabilmente anche a causa dei problemi di approvvigionamento di petrolio degli ultimi mesi. I carmaker americani, preso atto che molto probabilmente la loro proposta di 47 mpg non verrà accolta, stanno ripiegando su un punto intermedio. I costruttori d’auto americani confidano infatti di poter soddisfare un incremento dell’efficienza del 5% annuo per tutta la prima metà del periodo 2017-25 tramite avanzamenti nella tecnologia dei motori a combustione interna. A quel punto, chiedono un reality check della situazione prima di forzare una produzione massiccia dei veicoli ibridi e elettrici.
Secondo il CARB, infatti, le vendite future dei veicoli ibridi e elettrici sono quantomai incerte e si basano su fattori fuori del controllo dei costruttori d’auto, quali aumenti del prezzo della benzina e disponibilità delle stazioni di ricarica. Oltretutto non è ancora chiaro quanto tecnologia ibrida/elettrica saprà soddisfare le esigenze dei consumatori e in che termini verrà accettata. Ancora oggi, i veicoli elettrici vengono visti dai più come strani balocchi dal prezzo molto salato. Manco a dirlo, gli ambientalisti sono contrari, temendo fregature.
In settembre il governo renderà nota la bozza ufficiale per i nuovi standard CAFE con orizzonte 2025. La decisione finale è fissata per luglio 2012, tra un anno. Da quel momento, i nuovi standard saranno approvati e operativi e si lavorerà per raggiungerli. La domanda cui il governo americano è chiamato a dare risposta è, in fin dei conti, semplice: quanto velocemente si può imporre un cambiamento al sistema, senza scassarlo? Ci sono dodici mesi per rispondere. E noi in Italia cosa aspettiamo?iMille.org – Direttore Raoul Minetti






Ma noi siamo messi meglio, in partenza: oggi consumiamo meno, domani con la crisi in corso posticiperemo il piu’ possibile il rinnovo del cambio macchine. E del 2025 non frega nulla a nessuno perche’ di qui a li’ saranno tutti alle Seychelles…
il parco macchine europeo, in primis quello italiano, è uno dei meno inquinanti.
Fuori bersaglio, Cristiana. Avremo anche il parco auto meno inquinante, ma nei dipendiamo totalmente dal petrolio per la gomma. Che e’ quello che Obama sta cercando di cambiare negli USA.
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